
Tempo fa, nel raccontarvi la mia passeggiata per scoprire il centro di Günzburg, in Germania, ho accennato alla storia pazzesca dell’area in cui si trova la Frauenkirche. La chiesa stessa è – va detto – bellissima ma, al di là di questo, vale la pena di fare un giro da quelle parti per tirar fuori dal dimenticatoio una di quelle storie di femminismo che poche volte si considerano. Quando si pensa al femminismo e ai gesti fatti per opporsi al patriarcato, di immaginano sempre avvenimenti contemporanei o recenti. Il passato, però, potrebbe consegnarci una valanga di questo genere di fatti. Basta cercarli e ascoltare quelle storie. A volte, sono quelle storie che vengono da noi. Proprio come è successo a me quando ho visitato la Frauenkirche di Günzburg.
Dove si trova la Frauenkirche a Günzburg

Il centro di Günzburg non è per niente grande e non vi sarà difficile girarlo e orientarvi. L’area in cui si trova la Frauenkirche è praticamente parallela alla Marktplatz, solo spostata leggermente all’interno. Tenendovi la Torre Bianca simbolo di Günzburg alle vostre spalle, la zona della Frauekirche è alla vostra destra. Nulla di più facile.
Per raggiungerla, vi consiglio di percorrere a piedi il Frauengaßchen, ovvero il vicolo delle donne, per arrivare – guarda caso – alla Frauenplaz. Il Frauengaßchen è uno dei vicoli con le case più antiche di tutta Günzburg.
Günzburg: la storia delle Dame Inglesi è un fatto che ci riguarda anche ora

La Frauenplatz di Günzburg è un ambiente che – lo si nota subito – un tempo era il cortile di un convento, al quale la Frauenkirche era unita. Questo convento altro non era che la casa di quelle che, in italiano, chiamiamo Dame Inglesi ma che tutto il resto del mondo chiama “Signorine Inglesi“. Chi erano? Stiamo parlando di Mary Ward – inglese, appunto – e delle sue consorelle. Ma facciamo un passo indietro: vi racconto chi fosse Mary Ward e perché la sua vita e le sue decisioni ci riguardano anche ora.
Mary Ward è stata una figura rivoluzionaria nella storia della Chiesa cattolica e dell’educazione femminile. Nata in Inghilterra nel 1585, è ricordata proprio per la fondazione della sua congregazione, formata da donne religiose dedite all’istruzione di altre donne. Mary Ward fu ispirata dalla spiritualità dei Gesuiti, ordine maschile nato nel 1540. Alle donne, al tempo, era vietata qualsiasi forma di apostolato attivo. L’unica cosa che una donna che si legava alla chiesa potesse fare era stare in clausura e pregare. L’imposizione clausura fu un’invenzione maschile del Medioevo. Fu Papa Gregorio IX che impose alle clarisse – dedite a una vita attiva come i Francescani – la clausura.
Nel 1585, Mary Ward decise di fondare il suo ordine per istruire le ragazze e venne osteggiata dal Vaticano. Se ne andò dall’Inghilterra, per via delle persecuzioni religiose contro i cattolici, e trovò casa in giro per l’Europa. Arrivò a Günzburg e aprì una sua scuola. Questa iniziò a funzionare e la cara Mary andò, quindi, dal Papa. Venne imprigionata e torturata per fare ammettere l’abominio della sua opera: insegnare alle donne, renderle dotte, farle parlare.
La sua figura venne rivalutata dalla Chiesa Cattolica solo alla fine del XIX Secolo. Ora viene definita “Venerabile” ma non credo le sia mai stato chiesto scusa. Mary riuscì a fuggire dalla prigione vaticana grazie all’intercessione di una nobile che ebbe a cuore la sua storia e la sua opera. Fu sempre grazie ad appoggi privati che riuscì a mantenere attiva la sua scuola.
Oggi, la scuola delle Dame Inglesi di Günzburg è ancora là: insegna a tutti e non smette di far presente chi fosse Mary Ward.
Viviamo in un mondo in cui sembra normale andare a scuola. Anzi è obbligatorio e c’è chi ci va controvoglia. Chi nasceva donna, nel passato, spesso non sapeva nemmeno cosa fosse la scuola: se eri ricca, studiavi a casa per poi andare in sposa a qualcuno. Se eri normalmente abbiente, andavi a lavorare appena potevi finché non ti sposavi. Mary Ward, all’inizio del 1600, fu la prima a battersi affinché le donne trovassero voce.
La bellezza della Frauenkirche di Günzburg

La Frauenkirche che vediamo oggi non è quella che vide anche Mary Ward, quando arrivò in Germania. La chiesa attuale è stata costruita in Stile Rococò all’inizio del XVIII Secolo, secondo l’estetica tanto in voga in quel momento storico. Il colore predominante, al suo interno, è il rosa. Le decorazioni sono ricchissime ma non risultano pesanti.
Ho perso il conto, là dentro, delle tipologie di fiori che sono rappresentate negli stucchi, tutti originali. Io non amo particolarmente quello stile ma, quel giorno, mi sono lasciata stupire.
Perché Barocco e Rococò sono così presenti in Germania?

Quello che vedete in questa foto è il Nonnenempore della Frauenkirche di Günzburg. In italiano si chiama Galleria delle Monache ed è un elemento architettonico tipico di certi conventi, affinché le monache potessero assistere alla messa in un luogo pubblico senza problemi di incroci di sguardi altrui. Lo troverete in moltissime chiese Barocche e Rococò, sparse in alcune aree della Germania. E sono davvero tante. Come quei due stili sono così presenti da quelle parti?
La risposta è più di ordine storico che artistico: alcuni Land della Germania (Baden-Württemberg e Baviera, in primis) hanno vissuto concretamente la Guerra dei Trent’anni, conflitto che ha colpito molte nazioni europee dal 1618 al 1648. Questa guerra visse varie fasi e si spostò su vari fronti, distruggendo moltissimi dei territori che ha toccato.
La Guerra dei Trent’anni, a modo suo, ha cancellato quel tanto di Medievale che c’era in una parte d’Europa. Alla fine del conflitto, la ricostruzione è stata fatta secondo le mode del tempo. Se dovesse mai capitarvi di fare un giro in quella che, un tempo, era la Svevia, sappiate che c’è addirittura una Strada del Barocco da seguire.
Siate curiosi anche verso l’esterno della Frauenkirche

La Frauenplatz del giorno d’oggi, un tempo, era un chiostro. E si vede. Al centro di questa piazza, oggi come ieri, c’è un albero che potrebbe essere il più vecchio, di cui è certificata l’esistenza in quel di Günzburg. Uso il condizionale perché, quel giorno, la notizia mi è stata data quasi per certa, ma senza una sicurezza totale.
La cosa bella di un luogo così sta nella ricchezza di una chiesa che ha tanto da raccontare ma anche in un esterno che ha le sue cose da dire. Secondo me, se quell’albero (che si intravvede leggermente dalla foto qui sopra) potesse parlare, ci racconterebbe di una donna che, quattrocento anni fa, aveva già capito che ciò che avrebbe cambiato il mondo sarebbe nato da una donna. Non era un nuovo Messia, bensì la capacità di dire “no“.
Tutte le foto sono © Giovy Malfiori – riproduzione vietata.



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