
Nati per la Libertà è un libro che ha visto la luce il 15 aprile 2025 e, nel giro di una settimana, è arrivato alla seconda ristampa. Notizie così fanno ben sperare, soprattutto oggi che è il 25 aprile. Oggi sono passati ottanta anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Oggi è un giorno importante. Ho deciso di pubblicare questo post proprio oggi perché mi andava di parlare di Resistenza e non vedevo l’ora di buttarmi a pesce dentro questo argomento. Già, perché la Resistenza non è una cosa: è un concetto, è un’emozione, è una vocazione. Lo era dal 1943 in poi e lo dovrebbe essere oggi. Ogni tanto, purtroppo, c’è chi se lo scorda. Non io: mi sembra evidente.
Nati per la Libertà: di cosa parla questo libro?

Diciamo che il sottotitolo “Racconti Resistenti” sia già abbastanza esplicativo. In ogni caso, vale la pena di spendere due parole sull’argomento. Se ne sono scritte e lette tante sulla Resistenza, comprese molte informazioni davvero errate e fuorvianti. La Resistenza è di tutti i colori ed è il movimento che ha permesso all’Italia di essere – anche al giorno d’oggi – libera. Da cosa? Dalla dittatura fascista e dalla relativa presenta nazista nel nostro paese. La data 8 settembre 1943 dovrebbe dirvi qualcosa, così come dovrebbe dirvelo 25 aprile 1945.
Il libro che vi racconto oggi parla proprio di quello accadde nel periodo tra quelle due date. Un periodo in cui una parte d’Italia decise di agire per il proprio bene, divenuto allora bene collettivo. Questo libro è una raccolta di racconti ispirati alla reali vicende storiche di quel momento. L’Emilia è una grande protagonista dei racconti dei Modena City Ramblers e il perché è facile da capire: raccontare della propria terra è sempre stato una base della loro musica e lo è anche a livello di parole.
Nati per la libertà conduce in un viaggio nell’Italia di quei 595 giorni che hanno fatto, per la nostra fortuna, davvero la differenza. Quel libro ci porta dentro le vicende – di ispirazione storica ma con una buona parte volutamente e magistralmente romanzata – di gente che, per dirla tutta, saremmo potuti essere noi. Noi che adesso abbiamo per le mani quel libro.
Mentre leggevo – ve lo dico – mi sono chiesta più volte cosa avrei fatto io se fossi stata, per esempio, una Giovy di quell’epoca. Mi sono chiesta se mai avrei avuto il coraggio di alzare la testa e combattere per costruire una nazione che esisteva solo nei miei sogni e che, successivamente a quel periodo, è nata nel nome della Repubblica e dell’Assemblea Costituente.
Ecco, Nati per la Libertà parla di questo: parla di vicende accadute e parla di sogni. Parla di difficoltà ma anche anche d’amore e di speranza. Parla anche di morte ma racconta un mondo che non si è mai lasciato andare alla disperazione. In primis, perché non se lo poteva permettere. In secondo luogo, perché la speranza era più grande. E da questo dovremmo tutti imparare.
Che sia una storia inventata di sana pianta o no (ma non lo è), poco importa: c’è il seme della speranza che passa di pagina in pagina, mentre si scorrono con gli occhi le parole di Nati per la Libertà. Perché Speranza e Libertà sono sorelle e lo sono da sempre: l’uomo deve solo fermarsi un attimo e sentire la loro presenza dentro al cuore.
Perché è importante leggere, ora, un libro come Nati per la Libertà

Nell’aprile del 2005, i Modena City Ramblers pubblicavano un album dal titolo “Appunti Partigiani“. Un’opera collettiva, dove la collaborazione con altri artisti era presente, evidente e fondamentale per dare alla musica di quel progetto – tutti pezzi legati alla Storia della Resistenza, nuovi o tradizionali – una caratteristica di base imprescindibile: l’essere un qualcosa di collettivo.
La Resistenza è l’esatto contrario di qualsiasi elemento individualista ci possa essere nell’universo in cui viviamo. E il contrario di “individualista” non è comunista. Bensì, collettivo. La Resistenza è un fatto collettivo e, come tale, va raccontato e va fatto percepire e comprendere. Quell’album del 2005 era stato perfetto in quell’intento. Aveva portato negli stereo (aiuto, che immagine vintage!) di tutti noi pezzi cantati dai nostri stessi genitori, ma soprattutto nonni. Mia madre si era innamorata di “Oltre il Ponte” e, ancora oggi quando mi capita di ascoltarla (spesso, direi), penso molto a lei e quanto questo “andare oltre il ponte” sia proprio del mio carattere. Del suo. E di quello di mia nonna a sua volta. Una catena matrilineare che perpetua dei valori che oggi, purtroppo, si stanno perdendo.
Nati per la Libertà torna a essere un progetto collettivo dei Modena City Ramblers, dove la parole si imprimono sulle pagine, ancora prima che dentro a un disco. Dal pentagramma ai tasti di un computer in men che non si dica. Raccontare collettivamente equivale a mettere da parte la propria immagine e lasciare che parli la capacità. Capacità che vuole mettersi al servizio di un bene superiore, che è il messaggio da trasmettere. Raccontare la Resistenza, nel 2025, in modo collettivo è più importante e fondamentale che mai. Ho apprezzato molto il fatto di indicare chi fosse l’autore di ogni racconto solo alla fine del libro. E non di fianco al titolo di oguno di essi. Questo marca nuovamente quanto dicevo prima: Nati per la Libertà è un progetto collettivo.
A noi lettori sta il compito di inoltrarci nelle parole scritte dai “Modeni“, in quei racconti che ci portano dall’Appennino fino alla bassa modenese, passando per un sacco di luoghi che vale la pena di conoscere e ricordare. Oltre ai luoghi – cosa ancora più importante – si passa attraverso la vita di molte persone: vere o no? Non chiedetevelo: qualcuno che ha vissuto qualcosa di simile ci sarà sicuramente stato. Magari proprio nella nostra famiglia, in un’altra provincia ma sempre dentro quel momento pazzesco chiamato Resistenza.
Se non ora, quando?

Sono mesi che, per un sacco di ragioni soprattutto personali, mi preparo alla grande all’arrivo del 25 aprile 2025: 80 anni dalla Liberazione. Ero proprio curiosa di vedere cosa avrebbe combinato l’Italia, dato l’attuale governo. E invece no: ci si è messa la morte del Papa di mezzo. Povero, non che ne abbia colpa né voce in capitolo sulla scelta della data della propria dipartita ma… proprio a ridosso del 25 aprile doveva succedere?
La digressione che ho fatto qui sopra mi porta a concludere questo post ragionando su un qualcosa che mi è entrato in mente mentre ero alla presentazione modenese di Nati per la Libertà. In quel tardo e piovoso pomeriggio di aprile, mi sono guardata attorno e sono rimasta un po’ perplessa perché speravo di vedere molta gente più giovane. Più giovane di me. Confidavo in qualche piccola ma decisa orda di ventenni, che mi avrebbero fatta sentire inesorabilmente troppo matura ma no. Non li ho visti.
Come se la Storia – e lo scrivo sempre maiuscolo per totale rispetto – fosse cosa per vecchi. Ma non lo è. E dovrebbero ricordarselo soprattutto quelli che non hanno più parenti che hanno fatto la Resistenza. Io mi reputo fortunata: tra mia madre e mia nonna, ho raccolto racconti e aneddoti dalla Seconda Guerra Mondiale al 1978, mio anno di nascita. Mia nonna mi parlava di cose incredibili, così come lo ha fatto mia madre. I loro racconti mi hanno preparato a quello che avrei vissuto io, di gran lunga minore (o, almeno, io lo percepisco così) di ciò che hanno fatto loro. Mia nonna ha lottato per la Liberazione dell’Italia; mia madre ha fatto il ’68 e ha lottato per aborto e divorzio. Io sono andata al G8 di Genova e ad altre manifestazioni. Perché ci sono andata? Perché volevo farlo ma, soprattutto, perché potevo farlo. E questo grazie a loro. Un rapporto di causa-effetto al quale sono grata.
Nati per la Libertà va letto ora, prima che sia troppo tardi.
Io sento ancora la forza data da Libertà e Speranza. Penso al fatto che ho già due pronipoti (una di 4 anni e una di 8 mesi) e vorrei che questa forza arrivasse anche a loro. Come fare? Lasciando che il seme della Resistenza continui a germogliare: una pianta cresce e si adatta. La Resistenza del ’45 non sarà mai la stessa di oggi: cambiano le modalità, a volte cambiano le lotte. Ma cambia anche il fascismo e rimane una bestia subdola. Un mutante che si maschera da democrazia, che intorta a parole e che cucina le anime per cibarsene.
Fate qualcosa per voi stessi, per l’Italia, per il nostro presente e per il futuro di chi ci sarà: leggete Nati per la Libertà e lasciate che apra una porta sul fatto di lottare per qualcosa di collettivo, che riguarda tutti, anche chi non ci crede. Quel libro vi farà venire voglia di approfondire, le leggere ancora, di ascoltare una canzone che non avevate mai sentito oppure di prendere la macchina e andare a vedere dei luoghi che ancora esistono (nel nostro paese, magari proprio vicino a casa), dove ottanta anni fa qualcuno ha pensato, per davvero, a noi.
Era il 1942 quando, in una Parigi occupata dai nazisti, Paul Eluard scriveva questi versi:
Et par le pouvoir d’un mot
Je recommence ma vie
Je suis né pour te connaître
Pour te nommerLiberté.
Buon 25 Aprile a tutti e grazie Modeni per Nati per la Libertà!
Tutte le foto sono © Giovy Malfiori – riproduzione vietata.



Ottimo articolo come sempre!
Grazie mille e buone feste – se non e’ troppo tardi!
Non è mai troppo tardi!
Da qualche parte del mondo sarà pur festa!