
Non è la prima volta che, su questo blog di viaggi, parlo di luoghi come i vari Begjinhof e gli Hofjes che ho incontrato in viaggio nei Paesi Bassi. L’istinto sarebbe quello di scrivere Olanda ma, ormai, mi bacchetto le mani da sola perché non sarebbe corretto: l’Olanda è una provincia dei Paesi Bassi, non i nome della nazione. Rompo tanto a fare la precisetti con la Gran Bretagna… potrei mai essere imprecisa con altri luoghi? Sia mai. Geografia politica a parte, Begjinhof e Hofjes sono due luoghi tipici della cultura fiamminga. Si trovano, infatti, anche nelle Fiandre. Quelli che conosco io, però, sono sparsi nei Paesi Bassi ed è lì che voglio portarvi oggi, in posti che sono in grado, a distanza di secoli da quando sono stati istituiti, a insegnare cosa sia il senso di comunità e il grande valore del silenzio. In un mondo che va sempre più a ramengo, questo ci vuole proprio.
Cosa sono i Begijnhof e gli Hofjes: quando la comunità è messa al centro

Questo mio articolo su Begijnhof e Hofjes nei Paesi Bassi nasce da un ricordo, qualcosa che è tornato alla mia mente grazie a un bellissimo scritto di Marina Tiradritti su Substack. Marina raccontava come e quanto sia necessario un villaggio di donne, anche alla nostra epoca. Io sono tornata con la mente a tanto tempo fa, al mio primo viaggio ad Amsterdam. Ero in compagnia della mia migliore amica ed era autunno. È ancora lampante in me la bellezza di Amsterdam in autunno e, proprio nel cuore di quella bellezza, io e la mia migliore amica varcammo la porta del Begijnhof di Amsterdam. Parlando, ci siamo promesse che, una volta vecchie e se l’avessimo voluto, avremmo vissuto vicine, in totale sostegno l’una dell’altra.
Non sono poco comuni, al giorno d’oggi, le notizie che parlano della volontà, nonché necessità, di abitare insieme o vicini in età avanzata. Questo porta vantaggi, sotto molti punti di vista. Lo sapevano bene già le beghine che, fin dal Medioevo (ma soprattutto dal XVI Secolo) seppero fare del senso di comunità il loro punto di forza.
Un piccolo spiegone storico sulla nascita dei Begijnhof nei Paesi Bassi e Fiandre

Modalità spiegone storico: attivata. Cosa sono i Begijnhof? Letteralmente, quella parola significa luogo delle beghine. E chi erano le beghine? Prendiamo la macchina del tempo (il Tardis, nel mio caso) e andiamo indietro al Medioevo. Più precisamente, al XII Secolo. Al tempo, le beghine erano donne – spesso nubili o vedove – che si ritiravano dalla vita pubblica, senza però entrare in convento. Andavano a vivere in luoghi raccolti, con le porte delle case rivolte verso un cortile interno e non verso l’esterno, dove si trovavano strade e canali. Passavano la loro vita vicino ad altre donne, in case molto piccole, sufficienti però alle loro esigenze. Le beghine erano, solitamente, benestanti.
Nel XVI Secolo, con l’avvento della Riforma protestante in tutta Europa, vennero chiusi o requisiti molti conventi che, a loro volta, divennero Begijnhof. Fu quello il periodo in cui molte donne cercavano nel Begjinhof un’alternativa sia al matrimonio sia alla clausura monastica. Le comunità protestanti avevano mantenuto una forte ispirazione religiosa, ma le beghine restavano, a tutti gli effetti, donne non sposate che vivevano assieme, in comunità organizzate volte al sostegno reciproco. Questo era un punto fondamentale: se eri una beghina, ti occupavi delle altre donne attorno a te, così come loro si occupavano di te. Ognuna secondo ciò che poteva dare, portare, fare. L’ultima beghina ufficiale dei Paesi Bassi visse fino al 1976.
Com’era formato un Begijnhof? La grandezza poteva variare. Il Begijnhof di Amsterdam, per esempio, è grande e il cortile è di ottima misura. Ce n’erano, però, molto più piccoli e raccolti. Gli elementi base sono i seguenti:
- piccole case individuali: si viveva in comunità, ma ogni donna manteneva la propria privacy e vita singola.
- una chiesa o cappella: la parte religiosa era fondamentale. Non erano comunità laiche, benché nessuna prendesse i voti.
- infermeria e ospizio: la cura degli altri è un punto-chiave.
- orti e giardini comuni: autosostentamento, il più possibile.
- mura e portali che venivano chiusi durante la notte.
Perché si sentì l’esigenza di una realtà sociale come il Begijnhof? Semplice: nel Medioevo, per esempio, dopo le Crociate si creò un forte squilibrio sociale in molte nazioni: ecco perché tante donne andavano in convento o diventavano beghine. Le Crociate avevano portato via la fetta consistente della società maschile, lasciando solo vecchi e bambini. Le donne nubili o vedove erano molte più degli uomini.
Cosa si vede oggi nei Begijnhof?

Una curiosità sul Begjinhof di Amsterdam che, come vi dicevo, è uno dei più grandi (e anche belli) da vedere in viaggio nei Paesi Bassi. Dopo la Riforma protestante del 1578, il Begijnhof di Amsterdam rappresentò un caso storico e religioso particolare: pur in una città ormai a maggioranza calvinista, la comunità delle beghine riuscì a sopravvivere e mantenere in città una presenza cattolica. Al suo interno, infatti, c’era anche una chiesa clandestina aperta ai cattolici della città.
Uno degli elementi che caratterizzano i Begijnhof maggiormente sono le case antiche. Come vi dicevo, essi risalgono al Medioevo, ma molti Begijnhof oggi hanno l’immagine tipica dell’Olanda del Secolo D’Oro. Sempre all’interno del Begijnhof di Amsterdam, per esempio, si trova la casa più antica della città olandese. Se non erro, è quella al numero 34.
Cosa si può, quindi, vedere quando si entra in Begijnhof ? Si osserva l’architettura e si immagina la vita di donne forti di un tempo. Attualmente, i Begijnhof sono luoghi in cui la gente vive normalmente. Le case restano piccole e, per questo motivo, sono riservate a chi vive da solo. Molti Begijnhof sono proprietà delle amministrazioni comunali delle rispettive città e le case sono considerate un sistema abitativo sociale: vengono spesso date a chi ne ha bisogno. In cambio di cosa, oltre all’affitto? Chi vive in una casa dentro a un ex Begijnhof deve occuparsi dello spazio del Begijnhof. Proprio come facevano le beghine.
Gli Hofjes, il cuore verde e silenzioso dei Begijnhof

In tempo di pandemia, sei anni fa, scrissi un articolo su di un viaggio alla scoperta degli Hofjes. Che cosa sono? Hofje vuol dire cortile ed è la parola che si usa per parlare del cuore verde dei Begijnhof. Gli Hofjes, attualmente, sono luoghi pubblici. Si può entrare e ci si può passare del tempo, solo se le porte o i cancelli sono aperti. Ci sono due regole:
- Si lascia tutto come lo si è trovato
- Si sta in silenzio
Molti olandesi li usano per passare del tempo in pausa pranzo, per stare all’aria aperta, per riposarsi dopo una passeggiata. O, per l’appunto, perché sono in cerca di pace. Se la porta o il cancello sono aperti, si può entrare e si può vivere un momento che, per come l’ho percepito io, non ha pari in quanto a ricchezza.
Ancora ricordo un Hofjes molto bello d Amsterdam: si chiama Zon’s Hofje. Si trova lungo il Prinsengracht, nello Jordaan, un quartiere che amo davvero tantissimo, soprattutto nelle sue aree proprio vicine a quel dato Hofje. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno dei più storici di Amsterdam, ma ciò non lo rende un luogo dove i turisti si ammassano. Questo mi è piaciuto: sono entrata, in un qualsiasi giorno di giugno, e lì c’era un’atmosfera irreale.
Fuori, lungo il Prinsengracht, c’era il rumore di una città felice: gente che parlava, il vociare di qualcuno, le biciclette che passavano e qualcuno lungo il canale. Dentro quel Hofje, c’era il silenzio totale. Mi sono seduta lì un po’ ed è stata un’esperienza simile a un regalo. Come dicevo all’inizio, in un mondo come il nostro, così caratterizzato dal rumore in ogni dove, trovare un luogo così è molto più che trovare un forziere pieno di dobloni d’oro.
Oltre a ciò, un luogo come un Hofje (e il suo Begjinhof) ci porta a riflettere su quanto abbiamo bisogno di prenderci cura l’uno dell’altro e di metterci al servizio del bene comune. In questo caso è un giardino. Ma potrebbe essere ben altro. La bellezza di un Hofje e il fatto di poterne usufruire liberamente sono frutto delle azioni di tutti. Non si aspetta che la manutenzione cada dal cielo o che una nuova pianta venga piantumata dall’amministrazione locale. Il senso del Begjinhof è questo: essere comunità. Credo sia qualcosa da imparare e, lo sappiamo bene, i viaggi sono le migliori occasioni per imparare. Andate nei Paesi Bassi e lasciatevi avvolgere dal silenzio di Begjinhof e Hojes. Non ve ne pentirete. Parola mia.
La foto senza caption è © Giovy Malfiori – riproduzione vietata.



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