Mi sono fatta un regalo: parto!


Ieri, 19 Gennaio 2017, ho compiuto la bellezza di 39 anni d'età. Ebbene sì, sono entrata nel mio quarantesimo anno di vita e il solo pensiero mi stranisce. Non so se capiti anche a voi ma io mi sento ancora come vent'anni fa. Con un po' d'esperienza e sale in zucca (ma non troppo) in più. Mi guardo allo specchio e non mi vedo così diversa e questo mi fa pensare che, forse, dovrei ritarare molte cose nella mia vita. Sinceramente non ci voglio pensare oggi, domani o dopodomani. Ci penserò prima o poi. Oggi sono più felice del solito perché, non solo per il mio compleanno appena passato, mi sono fatta un regalo: parto. Per un viaggio che può sembrare ordinario e che, nemmeno troppo sul fondo, non lo è.


Farsi dei regali, degli autoregali, fa sempre benissimo. Non credo sia sintomo di presunzione o di chissà che cosa. Farsi dei regali è un modo per ricordarsi di se stessi proprio mentre il mondo ci scorre accanto. Non so voi, ma io negli ultimi mesi mi sono sentita in un frullatore sprovvisto del tasto off. Nulla di così trascendentale o strano: semplice routine quotidiana, routine di una freelance che si barcamena tra lavori in attivo, lavori da prendere e recupero crediti che sembra non finire mai. Nemmeno le recenti feste natalizie mi sono servite da tregua ma io facevo spallucce e andavo avanti. Sapevo che il 21 Gennaio, caschi il mondo, sarei partita. La mia destinazione è Tenerife, nulla di così esotico o lontano... ve l'avevo detto. Per me questo viaggio è molto importante perché, non so se lo ricordate, mio padre da circa sei mesi vive là. Ed io ho una voglia matta di vederlo.

Diventare grandi è una di quelle cose che non smette mai di metterci alla prova. Non so se sono l'unica a pensarla così ma, quando ero piccola, un adulto di 39 o 40 anni mi sembrava una figura salda, decisa, forte e quasi inarrivabile. Io non sono di certo quella figura, eppure ora gli anni sono proprio 39. Forse è la nostra generazione ad essere cresciuta in modo meno forte, non lo so. Forse è solo un'infusione di sensibilità in più, chi lo sa. Quello che ho pensato quando mio padre è partito per vivere alle Canarie è stato che io e lui, infondo, non abbiamo mai fatto un viaggio assieme. Questo mi ha fatto pensare, inevitabilmente, a mia madre, al fatto che se ne sia andata in fretta quattro e anni e mezzo fa e a tutti quei viaggi che, con lei, non sono mai riuscita a fare.

Io e i miei genitori abbiamo viaggiato tanto. Siamo una famiglia immensamente sbrindola, di quelle che prima di chiedersi "come stai" si chiede "dove sei". I miei genitori mi hanno insegnato ad amare il mondo e ad esserne sempre curiosa ma, a conti fatti, ho smesso di viaggiare con loro quando avevo 14 anni circa e, da quel momento, nessun vagabondaggio - vicino o lontano - ci ha mai più visti assieme. Anche mentre scrivo queste parole mi rendo conto di non essere felice di questa cosa. Passiamo la vita a scappare dall'amore incondizionato di un genitore perché è genetico e perché "va così". Poi arriva il momento in cui ti dici "ma se quella volta fossimo partiti assieme". E allora ho deciso che gennaio 2017 doveva essere il mese di un viaggio tra padre e figlia (con annesso nipote ventenne, sarà da ridere). Parto, vado sul quell'isola che già conosco e che ho già profondamente amato, prendo su mio padre e lo porto con me, come se dovessimo scoprire un mondo nuovo, un luogo vergine ai miei occhi e ai suoi.




Voglio fare foto, ridere, provare a fare il bagno malgrado l'acqua fredda. Vorrei provare a vedere le balene, vorrei tornare sul Teide, vorrei trovare tutti i miradores dell'isola e non smettere mai di riempirmi gli occhi di tutta quella bellezza senza fine. E voglio avere al mio fianco mio padre, in primis, per raccontargli il mondo con la mia voce adulta (se adulta mi posso definire), con gli occhi della Giovy così com'è adesso. Quando ero piccola e andai per la prima volta a Innsbruck con i miei, mio padre mi tenne in braccio per spiegarmi la storia della casa del tetto d'oro. Ricordo quel momento come se fosse ieri. Ora vorrei solo sedermi accanto a lui e raccontargli qualcosa che io potrei sapere più di lui. Ecco perché mi sono fatta questo regalo: per raccogliere il mio stesso personale regalo da parte della vita. Ovvero la presenza di mio padre. 

Parto senza troppo programmi nella testa e parto senza obblighi di post, condivisioni o quant'altro. Mi godrò il mondo così, come viene. Penso non possa esserci prospettiva più bella. E tanti auguri a me.


Questo articolo è stato scritto per Emotion Recollected In Tranquillity.
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