Il Cacciatore in favola: intervista a Patrizia Filippi


La Val di Cembra torna sul blog con un'interessante intervista a Patrizia Filippi. Patrizia è Cembrana e, assieme a Luca Gottardi, ha scritto un libro che ha attirato la mia attenzione un po' di tempo fa. Si chiama "Il Cacciatore in favola" e ha destato la mia curiosità per un paio di motivi. Il primis c'è il ribaltamento, almeno dal titolo, di uno dei ruoli solitamente considerati "oscuri" nelle favole: quello del cacciatore. In secondo luogo, il titolo del libro lascia trasparire una grande protagonista sopra tutti: la montagna. Shame on me... non l'ho ancora letto ma scopro tutto oggi assieme a voi con le parole di Patrizia.


Giovy: Ciao Patrizia, ci racconti in poche parole chi sei e da dove vieni? 

Patrizia: Mi chiamo Patrizia Filippi, vivo in Trentino, Val di Cembra, la terra dal paesaggio terrazzato per coltivare ottimi vini, del porfido e delle piramidi di terra, dove uomo e natura convivono palmo a palmo ancora nel 2016. La letturatura caratterizza la mia vita e la colora assieme all'arte, nel mio mondo di regole e numeri. Sono commercialista e revisore legale. Scrivo per comunicare con il genere umano, esprimo e condivido opinioni, informazioni e sentimenti. Sono un pubblico amministratore e la notte quando non ho sonno scrivo anche favole. Undici sono diventate un libro “Il Cacciatore in Favola”. La mia musa ed aiutante si chiama Diana, mia figlia di cinque anni. Lei mi ha fatto riassaporare il mondo della favole. I temi principali di cui racconto sono la natura, i sentimenti che appassionano l'uomo, gli animali ed ogni elemento del cosmo alla ricerca perenne di equilibrio e felicità.

G: "Il Cacciatore in Favola" è stato scritto con altri autori. Da dove nasce la voglia o l'esigenza di scrivere questo libro?

P: L'idea del libro era un sogno di Luca (Gottardi) che mi ha coinvolto assieme a Daniela nella realizzazione de Il Cacciatore in Favola. La mia adesione deriva dal desiderio di rispondere ai nostri bambini innanzitutto a quesiti elementari sul ciclo della vita e la morte e la relazione tra uomo, animali e natura. Non esiste un libro che parli del cacciatore in terza persona dandogli un ruolo sociale da osservatore, che ascolta le azioni e i sentimenti di chi caccia e chi è cacciato, di chi vive in libertà e chi viene allevato in batteria, oppure è muto... come il pesce... l'esigenza quindi era di raccontare, spiegare e riconciliare l'uomo alla natura da cui è circondato da sempre. Il libro inoltre è la prima raccolta di favole illustrate, destinato anche a chi soffre DSA (dislessia e in generale Disturbi Specifici dell’Apprendimento), scritto con font Easyreading® ottimo per tutti ma grazie ad alcuni accorgimenti: la mancata giustificazione del carattere, l'assenza di grazie nei caratteri, la dovuta applicazione di una interlinea maggiore, diventa di facile lettura anche per chi manifesta disabilità linguistiche.




G: Caccia e montagna sono indissolubilmente legati secondo te?

P: L'uomo nasce cacciatore poi divenne agricoltore... La caccia ha permesso all'uomo di abitare l'ambiente montano, di essere resiliente al clima dove l'agricoltura non può essere sufficiente per la sussistenza. La caccia è disciplina, regole, amore per la natura. E' un comportamento che permette l'avanzamento della catena evolutiva dell'uomo soprattutto nell'ambiente montano.


G: Parliamo della Val di Cembra. Perché, secondo te, è un territorio che tutti dovrebbero conoscere?

P: Presento la Valle di Cembra attraverso Albrecht Dürer, pittore tedesco si innamorò degli scorci cembrani, e vi dedicò alcuni dei suoi più prestigiosi acquerelli. Correva allora il 1494, e ancora oggi il paesaggio non appare mutato significativamente. Il ponte denominato non a caso Ponte dell’Amicizia, unisce la sponda destra a quella sinistra: di qui cave create per alimentare l’industria del porfido, di là ovunque viti inerpicate che danno ottimi vini. Oggi l’estrazione del porfido è in crisi, ma non mancano iniziative di cembrani innamorati della cava al pari di uno scultore, tanto da ambientare sotto una pariana un concerto di musica verdiana. Il fascino della valle non ha bisogno di molte parole. Una Valle quella di Cembra divisa a metà, da vivere e da scoprire: chi resta sa che niente paga gli scorci che già fecero innamorare gli artisti, la quiete della sera e l’unione delle genti che vi abitano. La ricettività è pronta a crescere ma non a invadere. Qui non si costruisce ma si recuperano le case in disuso con l’albergo diffuso e il B&B, i cui menù sono a km zero o quasi: patate, polenta, formaggi, piccoli frutti, acqua e vino di montagna. Crescita sostenibile. Non di rado, all’alba o all’imbrunire, capita di dare la precedenza a cervi e caprioli, e qualche galleria anche in pianura può essere invasa da un orso smarrito. L’agricoltura ha lasciato il passo alle industrie per alcuni decenni, tanto che il bosco impetuoso avanza e pure gli animali selvatici stanno bene in Val di Cembra! La gente qui rispetta la natura tanto da non volerla mutare bensì valorizzare, e chi arriva per la prima volta non può immaginare che in questo angolo a molti sconosciuto è difficile non voler tornare.


G: Il libro è stato tradotto in altre lingue: com'è stato accolto all'estero e dove viene distribuito?

Il balzo al di là delle Alpi a luglio 2016 con la collaborazione delle Cacciatrici Suedtirolesi. Il libro è stato tradotto e stampato in inglese “Hunter in Wonderland”, e la prefazione è stata curata e patrocinata da Soňa Dr. Chovanová Supeková Presidente del Working Group Artemis of the CIC International Council for Wildlife and Game Conservation, che l'ha presentato in persona presso il convegno internazionale biennale tenutosi a Wageningen a luglio 2016. Nell'edizione in tedesco, “Es war einst ein Jäger” la prefazione è curata da Ebner Dr. Michl Presidente della Face - Federation of Associations for Hunting and Conservation of the EU. Ambedue gli enti prestigiosi a livello internazionale e di rappresentanza per milioni di cacciatori, hanno deciso di patrocinare la pubblicazione, ritenuta un vero progetto editoriale da elevati risvolti educativi: la prefazione di Michl Ebner recita: "Questa raccolta di favole aiuta il bambino a riflettere su alcune delle leggi della natura riscoprendo il ruolo positivo del cacciatore come primo custode del nostro ambiente e della nostra fauna selvatica"

Attualmente il libro viene distribuito all'estero attraverso il passaparola, che ha l'eco della partnership instaurata con il Working Group Artemis of the CIC International Council for Wildlife and Game Conservation per la versione inglese e la Face - Federation of Associations for Hunting and Conservation of the EU. Nel mese di novembre 2016, siamo stati a Innsbruck partecipando alla giornata sulla Caccia: Innsbruck Tag des Wildes, occasione imperdibile per consolidare nuovi rapporti e la distribuzione del libro in tedesco a partire dal Tirolo. Il riscontro della stampa è positivo: abbiamo ricevuto da poco la recensione del libro Hunter in Wonderland, pubblicata sul mensile di caccia "De Jäger" Jagersvereniging: l'editore è la Royal Dutch Hunters Association la principale organizzazione in rappresentanza degli interessi dei cacciatori dei Paesi Bassi.


Personalmente (e qui torno io, Giovy, a parlare) mi sono sempre sentita distante dai temi legati al mondo della caccia e ancora oggi mi chiedo se sarebbe stato così se fossi nata in un luogo diverso o magari in un'epoca diversa. Quello che mi è piaciuto della pubblicazione del libro e dell'idea che l'ha generato è il voler raccontare la montagna anche da un altro punto di vista. Ora non mi resta che recuperare una copia de "Il cacciatore in favola" e raccontarvi poi la mia opinione.


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