Cosa vedere a Milano: il Museo del Novecento

Cosa vedere a Milano: il museo del novecento
foto da architetturadelmoderno.it 

Qualche settimana fa io e Gian siamo andati a Milano per un appuntamento di lavoro, dal quale ci è rimasto un po' di tempo libero da passare in città prima che il nostro treno ci riportasse a casa. Cosa fare a Milano quando si ha una mezza giornata libera? La nostra scelta è caduta sul visitare il Museo del Novecento che si trova in piazza Duomo, in uno di quei luoghi meneghini dove la mente e gli occhi hanno solo l'imbarazzo della scelta su quale bellezza cogliere per prima. Vale la pena visitare questo museo e 3 o 4 ore bastano? Sicuramente sì, per entrambe le domande.




Io non sono un' amante delle grandi città come Milano. Sarò impopolare, forse, ma a Milano ho sempre preferito Torino per la sua dimensione più umana e raccolta del centro città. Io e Milano ci siamo frequentate moltissimo e tutte le volte che dovevo andarci (mentre vivevo in Svizzera) le sensazioni che provavo erano un misto di felicità e ansia e domande come "oddio adesso dove parcheggio" oppure affermazioni del tipo "oddio ce la farò ad affrontare la tangenziale a quest'ora" mi prendevano il cuore e governavano il mio cervello. In tanti anni di frequentazioni, un po' abbiamo fatto pace Milano ed io. La zona di piazza Duomo è ancora quella che un po' mi porta via il cuore, quella che mi fa pensare alla Milano d'altri tempi, quella che mi fa spalancare gli occhi quando osservo dal basso le mura del Duomo. 



Proprio lì, a ridosso di Palazzo Reale, si trova il Museo del Novecento, allestito all'interno del Palazzo dell'Arengario, un esempio di architettura razionalista costruito dal 1936 al 1939. Nel 2009, nel centenario della pubblicazione del manifesto del Futurismo di Marinetti, il palazzo ebbe nuova vita (dopo una bella ristrutturazione) divenne il Museo del Novecento. Il "secolo breve" (come lo definifa Eric Hobsbawm) è stato per il nostro paese un periodo assai controverso, dove bene e male si sono intrecciati un sacco di volte. A livello artistico, il Novecento italiano ha visto nel Futurismo la nascita di una grande avanguardia, capace di essere innovativa non solo nel nostro paese ma in tutto il resto dell'Europa. Come spesso accade con i grandi geni o con le idee geniali, etichette non proprio veritiere o esaustive vengono attaccate a personaggi, opere o movimenti facendoli diventare la bandiera di una tale forza politica o dell'altra. Il amo il Futurismo malgrado non rappresenti ciò che politicamente penso e ho sempre pensato e visitare il Museo del Novecento a Milano è una grande scelta per capire di più su quell'epoca e su ciò che ha dato, culturalmente e super partes, al nostro paese.


L'esposizione del Museo del Novecento non può che aprirsi con un'opera realizzata nel 1901, capace di raccontare molto del nostro paese a quell'epoca: si tratta del Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, un'immagine diventata spesso simbolo di lotta sindacale ma che, secondo me, va letta davvero senza nessun significato politico. Quel quadro è immenso e speciale: realista allo stato puro, racconta un'Italia che ha cambiato abito e moda ma che, ahinoi, non se n'è ancora andata. Già solo la vista di questo quadro vale il biglietto d'ingresso che costa 10€. Per me ha sempre rappresentato la raffigurazione di un intero romanzo: Germinal di Emile Zola. L'esposizione è lunga e ben articolata, sicché vi consiglio di prendervi almeno 3 ore piene per vedere tutto. La prima sala è a dir poco strarodinaria perché contiene capolavori di Picasso, Klee, Kandisky e non solo. Quello che ha attirato maggiormente la mia attenzione sono state le opere futuriste, come Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, un vero e proprio capolavoro in bronzo, un qualcosa capace di raccontare la forma umana messa a contatto con il concetto di velocità tanto caro a Futuristi.



Quest'opera è particolarmente importante per la cultura italiana ed è stata utilizzata come retro della moneta da 20 centesimi di euro di conio italiano. Proseguendo il percorso si fa davvero sempre più intenso. Vi consiglio di non perdervi le piccole vetrine utilizzate come archivio per le pubblicazioni futuriste, dove compaiono manuali e libri firmati da Filippo Tommaso Marinetti. Ai muri potrete osservare opere davvero note di Carlo Carrà e non solo. Una delle sale che più ho amato è stata quella dedicata a Giorgio de Chirico, dove spiccava (per mio personale gusto) un meraviglioso e profondo ritratto di donna. 



L'esperienza non può dirsi conclusa senza essersi fermati ad ammirare Piazza Duomo e le sue bellezze dalla sala con i super finestroni che anticipa la visione delle opere di Lucio Fontana. Milano, da quelle finestre è davvero bella e speciale come solo lei sa essere (ogni tanto, almeno per me). Noi abbiamo avuto la fortuna di ammirarla in un perfetto giorno limpido di fine autunno, di quelli con il freddo pungente che fa pizzicare il naso, capaci di metterti addosso una grande voglia di cioccolata calda e caldarroste. La visita al Museo del Novecento di Milano è questo e molto di più. Per me vale un viaggio, vale i 10€ del biglietto, vale le ore passate ad ammirare capolavori eterni. Sicuramente un'ottima meta per un viaggio di un giorno o un pomeriggio libero, così come è stato il nostro.


Tutte le foto sono © Giovy Malfiori, salvo diversamente indicato - riproduzione vietata

Questo articolo è stato scritto per Emotion Recollected In Tranquillity.
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2 commenti:

  1. E ricordiamo che ogni giorno due ore prima della chiusura si entra con 6 Euro (e il martedì pomeriggio)! :-) Una vera meraviglia!

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