Lasciarsi andare, respirare...


Settembre è il nuovo gennaio. Nei giorni scorsi ho letto moltissimi post pieni di "farò" o "dirò" o "vivrò" e, malgrado mi salga un po' la glicemia, trovo che sia sempre speciale avere nuovi propostiti e voglia di metterli in pratica. Non è sempre detto, poi, che le cose riescano e che la vita vada dove vogliamo noi. Il mio settembre è iniziato dove i paesaggi sono famigliari e dove tutto, infondo, parla in qualche modo della pasta di cui sono fatta. Scrivo questo post non per raccontarvi un viaggio (anche se un viaggio, infondo, c'è sempre) ma per dirvi un po' cosa ho imparato nella mia prima vera settimana di vacanza dopo più di 300 giorni sempre connessa, sempre disponibile, sempre in modalità "io lavoro". 

Ho chiuso la mia borsa a qualche ora dalla partenza per l'Austria, non prima di aver lavorato come una matta, probabilmente sbagliando in buona fede. Il male al polso mi ha lasciata solo un giorno prima del week-end e dovevo recuperare. Fatto questo mi sono detta che il restante tempo, per almeno sei giorni, sarebbe stato solo mio, di Gian e dei luoghi che avremmo visitato. Quando varco il confine italiano ed entro in Austria il cuore si espande come una spugna a contatto con l'acqua, di quelle spugne naturali ma fatte a cuore. Io e la Carinzia, nei giorni scorsi, ci siamo proprio conosciute a fondo e volute bene ed è nata dentro me la voglia di andare a fondo sulla storia della mia bisononna che, in tutta probabilità, veniva proprio da lì.

Non mi capitava da anni, lo ametto, di partire e di avere poca attenzione al fatto di condividere, scrivere, postare. In Austria, tra laghi, campeggi e terme, ho voluto concermi il lusso (perché di questo si tratta) di non esistere per nessuno se non, in primis, per me stessa. Nessuna sveglia all'alba per programmare i tweet ed eventuali post per la pagina di facebook del blog. Nessuna voglia di digitare repubblica.it per vedere come andassero le cose in Italia. Nessuna voglia di mandare messaggi, leggere le mail, guardare come il mondo stesse andando avanti senza di me. Perché la verità che spesso non vogliamo mai dirci è che il mondo procede anche senza di noi. Tutti sono utili e nessuno indispensabile. Noi stessi, però, siamo indispensabili per noi stessi. E perdonate la ridondanza di prononi personali.

Luglio e agosto sono stati mesi tosti per me. Nella mia mente mi ero immaginata un'estate più lenta, magari vissuta proprio ai piedi delle montagne da cui vi sto scrivendo ora e invece non è stato così. Non mi lamento e ne sono stata felice e sono arrivata alle mie piccole vacanze con la consapevolezza di volermi lasciare andare. Frase sgrammaticata ma piena di senso intenso per la vita. La vita come l'ho intesa io. Se dovessi trovare un'immagine da considerare l'epifania di queste vacanze, questa sarebbe sicuramente una cosa che non ho fotografato: io e Gian che entriamo per la prima volta nell'acqua dell'Ossiachersee. Sembrava freddissima e poi è stato uno di più bei bagni della mia vita. Una cosa così piccola mi ha ricordato che, spesso e non solo qualche volta, dovremmo tutti lasciarci andare dentro un qualcosa di piacevole: un piatto che ci piace, una canzone che fa emozionare, un ricordo, un qualcosa di nuovo come il fatto di provare i laghi della Carinzia.

Tutta la bellezza che ho sentito nel cuore nei giorni scorsi mi ha aiutato a respirare... ed è stato come se non l'avessi mai fatto in vita mia. Ho dimenticato tutto: preoccupazioni, i pensieri sul lavoro, la stanchezza che mi portavo addosso come il più pesante degli zaini, l'agenda sempre super piena e tutto quello che popolerà il mio autunno. E forse anche già i primi giorni d'inverno. Questa sensazione è ciò che voglio portanre in questo capodanno settembrino. 

Manca poco al mio rientro a casa. Anzi, mentre leggete questo post la mia quotidianità, così come la vostra, sarà già iniziata... così come tutti i settembri, tutti gli autunni, tutti i post vacanze. Il rientro per me sarà durissimo perché avverrà lasciando la mia Valdagno e le mie montagne. Mi pizzicano gli occhi anche ora che sto scrivendo questo post e Dio solo sa quanto mi piacerrebbe impacchettare tutta la mia casa emiliana e tornare qui, a vedere il profilo del Baffelan e quello di Marana al tramonto e salutare il nuovo giorno guardando le colline a est. 

Ho imparato a respirare, ho imparato a lasciarmi andare, ho imparato a chiudere i cassetti per riaprirli solo al momento giusto. E ora, per favore, torniamo a vivere senza mai dimenticare questa cosa.
Buon settembre a tutti, anche se in ritardo di 5 giorni.
Io vorrei che tutti i miei mesi a venire fossero tutti così, con questo sorriso.


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