In Albania con Alessandro

Viaggio in Albania

Vi ricordare di Alessandro? Ci ha già portati in Groenlandia e Islanda. Poi nel Sud-Est Asiatico, nei Balcani e infine in Giappone. Il post di oggi è suo e ci racconta un recente viaggio in Albania, un luogo capace di raccontare grandi storie di terra e grandi avventure di mare. Prendetevi un minuto e leggete il post, sempre emozionante ed intelligente, del nostro viaggiatore ospite di oggi!

La sera prima di partire ho raccontato a Davide (il bimbo della compagna di Ale n.d.r.) una storia.
Un giovane stava cacciando per le montagne quando un’aquila volteggiando sopra di lui si posò in cima ad una rupe. L’Aquila era straordinariamente maestosa e stringeva nel becco un serpente. Dopo poco volò via dalla cresta dove aveva il nido. Il ragazzo allora si arrampicò sulla cima del dirupo dove vide il piccolo dell’aquila giocare con il serpente morto. Ma presto si accorse che il serpente non lo era affatto! Inaspettatamente si mosse di scatto mostrando i suoi denti aguzzi pronti a penetrare l’aquilotto con un veleno mortale. Prontamente il giovane tirò fuori arco e freccia e uccise il serpente. Poi prese con se il volatile e si avviò verso casa. Ma sentì sopra di lui un fragoroso suono, erano le immense ali del predatore, che gridò “Perché rapisci mio figlio?”. “Il piccolo è mio, perché l’ho salvato dal serpente che tu non avevi ucciso” rispose il ragazzo. “Restituiscimi mio figlio” disse il rapace ”e io ti darò come ricompensa l’acutezza dei miei occhi e la potente forza delle mie ali. Tu diventerai invincibile e nel mio nome sarai osannato.” Così il giovane consegnò l’aquilotto. Quest’ultimo crebbe, e volava sempre sopra la testa del ragazzo, ormai un uomo pienamente cresciuto, che con il suo arco e frecce uccideva molti animali selvatiche e con la sua spada ammazzava i nemici di quelle lande. Durante tutte queste imprese, l’aquila, fedelmente lo guidava dall’alto. Sbalorditi dalle gesta del valoroso cacciatore, le genti di quella terra lo incoronarono re e lo chiamarono Shqipëtar che vuol dire figlio dell’Aquila e il suo regno divenne conosciuto come Shqipëri o Terra delle Aquile.

Così ho detto a Davide che saremmo andati a cercare le aquile, quella bicipite con due teste (una rivolta ad Oriente ed una ad Occidente) e lui mi ha risposto “ok sì andiamo!”. 
Ed eccoci qui, si riparte dunque per i Balcani, si torna al mare, in quello Ionio azzurro giusto ai piedi del Llogora National Park, nell’amata Albania, cercando di trasmettere questo mio forte sentimento e legame anche agli altri componenti del nucleo familiare. Ma non sarà difficile: la gente, i colori ed i sapori saranno miei alleati. Ci si imbarca da Brindisi alla volta di Valona, in una calda notte di fine giugno, giusto il tempo di perderci tra i corridoi della nave alla ricerca della nostra cabina, ci si addormenta tra rumori del motore e un leggero dondolio. La mattina arriva presto e prima di fare colazione in un bar di Valona stipuliamo un assicurazione auto di 15 giorni poiché la stragrande maggioranze delle assicurazioni italiane non coprono il territorio albanese (meno di 30€ e si viaggia più sereni!).



Nei miei diversi viaggi nella terra delle Aquile non ero mai stato a Berat, ne avevo sentito parlare, me ne ero quasi invaghito della sua unicità: la città dalle mille finestre mi era stata descritta la prima volta. Queste appartengono a centinaia di case, attaccate le une alle altre e attraversate da strettissimi vicoli, con muri bianchissimi e tetti rosso scuro, le finestre sono somiglianti a spaccature incise nelle pareti, abbarbicate sulle pendici dei monti Tomorri e Shpirag. La leggenda narra che queste due vette fossero fratelli rivali innamorati della stessa fanciulla, una passione fatale poiché si sfidarono a duello e morirono entrambi. Le lacrime della ragazza diedero origine alle acque del fiume Osum che separa in due la cittadina. Con la luce del sole, i tanti vetri delle case rinviano vivacissimi riflessi, ci si perde quasi in queste stradine dove sembra tutti riposino accompagnati solo dall’echeggiare del commento di una partita dell’europeo, facendo credere a Davide che dietro qualche porta si nascondessero dei cavaliere alla ricerca del drago che vive nel castello sulla collina rocciosa.



Abbiamo conosciuto forse due Berat, la prima è silenziosa, caldissima e praticamente fantasma, tra macchine a scontro e trattorie locali con la vecchia usanza di tenere uccellini in gabbia, dove tornare indietro di qualche decennio, la seconda col calar della sera è incredibilmente viva, quasi a domandarsi dove fosse nascosta tutta quella gente, è piena di luci e risuona la musica, si cena sulla magnifica terrazza di Antigoni, accolti da una cucina tradizionale forse non leggerissima ma straordinariamente buona, tra Japrak (foglie di vite ripiene), Imam Bajalldi (melanzane ripiene), Ferges (con ricotta, pomodori e peperoni), Speca te mbushura (peperoni ripieni di riso) e altro ancora…spendendo l’equivalente di una pizza! Abbiamo pernottato nel centralissimo White City Hotel, inaspettatamente unici clienti di una bellissima struttura dove solo la colazione servita nella terrazza vale la pena per un soggiorno. 


Viaggiare in auto in Albania richiede una certa attenzione, le strade non sono bellissime, ammetto che stanno migliorando ma ancora si incontrano tratti con buche o rallentamenti dovuti a carretti trainati da asini, cortei funebri con un lungo seguito a piedi, lavori in corso e un andatura abbastanza lenta delle auto, insomma non bisogna avere fretta, e guardando fuori dal finestrino non ci si annoia. La prima volta che venni in Albania notai che quasi tutte le auto erano delle Mercedes (soprattutto quelle immatricolare negli anni ‘80), immortali e resistenti perfette per queste strade, e a distanza di 10 anni dalla mia prima visita la scelta per la casa tedesca rimane invariata! Abbiamo percorso parte della nuovissima autostrada che collega Fier a Valona per poi procedere lungo la suggestiva e mitica SH8: si tratta di un passo di montagna tra i più alti di tutto il paese che collega la città di Orikum con Dhërmi, un’esperienza spettacolare e impegnativa considerando la sua conformazione dove poter scoprire il vero sapore di questa terra, tra mandrie di pecore al pascolo, ulivi e allevamenti d’api. Svalicando si comincia a intravedere un mare cristallino e se la giornata è limpida si scorge anche l’isola di Corfu verso sud, ma questo non deve però distogliere lo sguardo dalla strada perché i tornanti per scendere sono ancora tanti. Si incontrano anche alcuni dei migliaia di bunker ancora presenti sul territorio nazionale, costruiti durante l’era comunista per proteggere il paese da un'invasione che non ci sarebbe mai stata. Si arriva così alla nostra destinazione balneare: Dhermi.



In Albania è forse la meta estiva più gettonata per bellezza e vitalità, certo se dovessimo convertirla con i nostri canoni di divertimento rimarremo un poco delusi, ma se siamo alla ricerca di un mare trasparente dove potersi rilassare e fare un pò di snorkeling, godersi il sole e l’ottima frutta che viene venduta in spiaggia, allora si questo è il posto giusto dover fermarsi. Noi ci siamo trovati bene al Royal Blue, una struttura praticamente sul mare dotata di una spiaggia privata con ombrelloni in canna e comodissimi lettini in teak con materassino. La spiaggia quasi incontaminata è in piccoli ciottoli rotondi che diventano più fini allontanandosi dalla riva, sono consigliate le scarpette..lo dice uno che per il secondo anno consecutivo continua a soffrire e a non farne uso! Il Royal Blue ha anche un ottimo ristorante con piatti locali a base di pesce (e non solo), una cucina molto curata, di ottima qualità a prezzi modesti, dove poter passare delle gradevoli serate tra cortesia e il piacevole suono delle onde. 

Alla fine del nostro soggiorno credo proprio che i miei compagni di viaggio abbiano capito perché l’Albania mi è così cara e vicina al cuore: l’ospitalità della gente è ai massimi livelli e si rimane quasi commossi dall’orgoglio dimostrato dagli albanesi verso la loro terra e le loro origini, la trasparenza e la bellezza di questo mare spianano la strada ad un futuro roseo per il turismo, la terra delle Aquile meriterebbe di far parte di quest’Europa al momento debole e demotivata.



Tutte le foto sono © Alessandro Appodia - Riproduzione vietata

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