Le bontà della cucina piacentina: Pisarei e Fasò

Dove mangiare Pisarei e Fasò
Foto gentilmente concessa da LaCucinaDiLalla.com

Giorni fa mi sono messa a pensare ad una cosa assaggiata per la prima volta nella mia vita un anno fa: sto parlando di un piatto tipico piacentino chiamato Pisarei e Fasò. Lo conoscete? A volte si gira il mondo pe vedere quella tal città o assaggiare chissà che piatto ma non si conosce a fondo la realtà della regione nella quale viviamo. Io sono "ospite" dell'Emilia-Romagna da circa 8 anni e ancora ci sono luoghi della mia provincia di residenza che non ho ancora incontrato. E' stato così, fino all'anno scorso, per la Val Trebbia e la Val Tidone, due zone della provincia di Piacenza che hanno tantissimo da offrire. Anche a tavola.

Vi siete mai trovati in un posto esclamando increduli "ma perché non ci sono mai venuta prima?".

A me è successo proprio con la provincia di Piacenza, scoperta grazie ad un paio di week-end di vagabondaggio la scorsa primavera. Da quei due brevi viaggi tra la Val Tidone e la Val Trebbia mi sono portata a casa molte belle immagini da tenere nella mente, come promemoria per viaggi futuri da fare chissà quando. E' importante, ogni tanto, ricordarsi che la meraviglia può trovarsi anche dietro casa e la provincia di Piacenza, per quel che mi riguarda, è perfetta da questo punto di vista. La gastronomia locale è sicuramente una delle grandi belle esperienze legate a questa zona dell'Emilia: la coppa piacentina e la pancetta sono solo due delle specialità di questa provincia. La cucina da quelle parti è cosa seria e i Pisarei e Fasò ne sono una delle massime espressioni.

Si tratta di un piatto che deriva dalla povera cucina popolare... che poi povera, a tutti gli effetti, non lo è di certo. Non ci sono documenti certi che attestino la diffusione di questi gnocchetti in sugo di fagioli ma si pensa che la sua origine si perda nella notte dei tempi. I Pisarei sono fatti con pane raffermo ammollato in acqua e non sono quindi gnocchi di patate. Sull'origine del nome ci sono due versioni: la prima ci dice che Pisarei derivi dalla storpiatura di "Bissa", la parola piacentina per dire serpente. La seconda attribuisce la nascita del nome alla lingua spagnola. La Lombardia è qui a due passi ed è facile che, nel XVII Secolo, qualche spagnolo si sia fatto un giro in questo pezzo di Emilia.

Come si preparano i Pisarei e Fasò? 
Come ogni ricetta popolare che si rispetti, la pazienza è uno degli ingredienti da mettere in lista. Gli altri sono i seguenti (per 6 persone, o 4 con tanta fame):

Per i Pisarei
- 500 gr. di farina 
- 150 gr di pane raffermo grattuggiato 
- acqua q.b.

Per il sugo
- 400 gr. di fagioli secchi 
- cipolla, carota, sedano per il soffritto
- 250 gr di passata di pomodoro
- 1 luganega
- 1 cucchiaio di lardo
- una noce di burro

Il pane grattuggiato va amalgamato con l'acqua (meglio se calda) e la farina per ottenere un composto morbido dal quale si possono ottenere i Pisarei. E questa sembra essere la parte più semplice. Una volta prodotti i nostri Pisarei, occorre pensare al sugo che deve cuocere almeno 4 ore (ecco a cosa serve la pazienza). Si inizia dal soffritto per poi aggiungere la luganega, i fagioli e infine il pomodoro. Tenete la fiamma bassa, mescolate ogni tanto e usate una buona pentola.

Se non vi venisse voglia di preparare i Pisarei e Fasò a casa vostra, prendete l'auto e raggiungete la Val Tidone, per la precisione il comune di Vicobarone di Ziano Piacentino. Proprio davanti alla chiesa troverete due realtà che vale la pena di conoscere: la prima è il Podere Casale, che vi abbiamo già raccontato e dove si può soggiornare in tutta bellezza e tranquillità. La seconda è una trattoria di quelle che piacciono a me: semplici e sincere, dove il cibo è nutrimento per corpo e anima. Si chiama Antica Trattoria del Tempio e merita la vostra conoscenza. Come meritano i Pisarei e Fasò che troverete sicuramente nel menù. Per accompagnamento, mi raccomando, un Gutturnio del Podere Casale. Fidatevi!


Questo articolo è stato scritto per Emotion Recollected In Tranquillity.
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