Il viaggio in Giappone di Alessandro (parte 1)

Cosa vedere in Giappone

Un viaggio in Giappone è come un salto temporale: le 7 ore avanti a noi sono nulla e ciò che ne risulta, più che un viaggio, è una proiezione in un'altra dimensione. È complicato, all'inizio, entrare in sintonia con un paese così diverso dal nostro. Soprattutto per noi europei meridionali risulta difficile capire la quasi perfezione delle cose: non si tratta di gettarsi un futuro con auto volanti o robot dalle sembianze umane, è piuttosto il vivere un presente perfetto, con auto ibride e silenziose, circondati da una tecnologia molto più avanzata. Una dimensione che sembra uscita da un film di Yasujirō Ozu

Un viaggio nella terra del Sol Levante non era nei miei programmi fino a quando mia moglie mi ha regalato il biglietto per il mio compleanno (lo so, lo so molto bene, ho sposato la donna giusta. Grazie Silvia!), il periodo scelto non poteva non essere quello del tanto caro Hanami, ossia la fioritura dei ciliegi, quando il popolo giapponese festeggia con picnic, si diverte e si esalta durante le nevicate di petali e fotografa, fotografa e ancora fotografa boccioli che vanno dal rosa intenso al bianco candido.

Il mio viaggio in Giappone è durato due settimane, durante le quali  mi sono soffermato prima a Tokyo per poi viaggiare con lo Shinkansen verso le Alpi giapponesi, riscendendo lungo la costa ovest a Kyoto, e l’antica capitale Nara con il gigantesco Buddha, fin giù a Hiroshima salpando per l’isoletta di Miyajima col bellissimo Tori galleggiante durante le alte maree, per poi risalire fino su la quinta stazione del Monte Fuji. Un itinerario giapponese molto interessante.

Giappone e la fioritura dei ciliegi


Un passo alla volta, cominciamo a raccontare questo viaggio dall'inizio. Mettendo piede in Giappone, la prima cosa che salta agli occhi è il sorriso di questa gente, l'estrema cortesia e disponibilità delle persone. Anche se, al primo sguardo, sembra che tutti vadano di corsa a qualunque orario della giornata, le persone si fermano volentieri per delle informazioni, un pasto veloce e due chiacchiere. Tirargli fuori quel po' di inglese che conoscono è dura, perché sono estremamente timidi..ma l’insistenza dà, alla lunga, i suoi frutti. 

Kimono Giapponese


E' proprio comunicando con loro che ho scoperto tante cose simpatiche e ho avuto la risposta a domande che mi sono sempre posto. Io faccio parte di quella generazione che ha avuto la fortuna di crescere guardando i famosi cartoni animati giapponesi, ovvergo manga e anime che hanno fatto storia. Ho ritrovato in questo viaggio fatto da adulto molto di quello che avevo assimilato da bambino Gli anime sono ovunque; attraversando il quartiere di Akihabara a Tokyo, mangiando negli izakaya (ristorantini popolari giapponesi) con le caratteristiche noren (tendine/insegne) all’ingresso, pernottando nei ryokan su comodissimi futon distesi sui tatami, lavandomi negli onsen (bagni con vasche di acqua calda proveniente da sorgenti geotermiche), in ogni singolo centimetro di questo incredibile paese ho rivisto immagini calorosamente conservate nei miei cassetti della memoria.

Uno degli elementi che contraddistingue i giapponesi  l'eleganza: sono sempre vestiti bene, soprattutto nelle grandi città, non importa che sia giacca e cravatta o tailleur, e il kimono (indossato soprattutto fra le donne) che piacevolmente ho scoperto non essere vivo solo nel mio ideale nipponico ma è una realtà ancora tanto presente. Non bisogna meravigliarsi di incontrare lottatori di sumo in metropolitana vestiti con yukata e i geta (i tradizionali sandali in legno), anche perché loro finché non diventano professionisti sono tenuti a girare vestiti così sempre. Una curiosità: è proprio il rumore dei geta una di quello cose che questi atleti sperano di lasciarsi alle spalle quanto prima possibile. Il Giappone che si è mostrato ai miei occhi è  un paese quindi fortemente proiettato verso il futuro ma che non molla le sue secolari tradizioni. Che connubbio perfetto! 


L'uso del kimono in Giappone

Camminando per Tokyo in queste pazze giornate primaverili è capitato spesso che piovesse, generando immediatamente la comparsa di tanti ombrelli trasparenti. Queste oggetti vengono usati e abbandonati negli angoli più impensabili della città. Pensate che se me producono più di 100 milioni l'anno! E forse sono un po' troppi. A due studentesse è venuta l'idea di raccogliere tutti questi ombrelli dai ristoranti, stazioni della metro o supermercati, per darli poi in prestito a chi ne ha bisogno al momento. Si contraddistinguono dal logo "Shibuya" e si trovano sparsi nei vari negozi convenzionati. Quindi il consiglio è di evitare di portare l'ombrello dall'Italia e in tal maniera si contribuisce ad aumentare la sensibilità dei cittadini di Tokyo sulle tematiche ambientali.

La prima parte del racconto del mio viaggio in Giappone finisce qui ma ci sono tante altre curiosità da svelare. Si parlerà di onsen, ragazze dalla postura particolare e molto altro. 


di Alessandro Appodia
Twitter: @aleisflying 


Tutte le foto sono © Alessandro Appodia - Riproduzione vietata

Questo articolo è stato scritto per Emotion Recollected In Tranquillity.
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2 commenti:

  1. Sono appena rientrata dal Giappone ed oltre alla bellezza di questo Paese, è proprio la gentilezza del popolo che mi ha sconvolta. Bellissimo articolo :)

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    1. Ciao Roberta, rispodo io a nome di Alessandro e ti ringrazio per i tuoi complimenti. Glieli passo ora via mail! :)

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