Viaggio alle Hawaii tra mare e vulcani: intervista a Matt

Viaggo alle Hawaii
Foto di Matt

Un gran bel ritorno sul blog: quello di Matt, aka @teostarr, nostro amico e grande viaggiatore. Nel settembre del 2015 è stato in viaggio alle Hawaii, per vivere quelle splendide isole del Pacifico con quel pizzico di curiosità che contraddistingue tutti i suoi viaggi: mare, spiaggia, natura incontaminata, vulcani e molto altro. Leggete la sua intervista!


Giovy: Hawai,  non solo mare. È possibile fare un viaggio da quelle parti non per la spiaggia?

Matt: A dire la verità, pensavo alle Hawaii da tanti anni, ma non di certo per il mare e le spiagge, si ok, lo so lo so, non sono una persona molto convenzionale, però per me le Hawaii avevano un fascino tutto particolare per due motivi: i vulcani e Pearl Harbor. Avevo già visitato da vicino i vulcani in Islanda con dei meravigliosi trekking ravvicinati, ma il mio sogno era avvicinarmi a tal punto da poter sentire il caldo della lava attraversami il corpo e, ovviamente, la volevo toccare.  Ok ve lo dico subito: non l’ho toccata con le mani però ma mi sono accontentato di giocare un po’ con un bel bastone di legno. Le Hawaii sono inoltre un paradiso per gli amanti del Birdwatching grazie alla grande quantità di microclima presenti; dal mare alle foreste, dai parchi delle città alle montagne fino a raggiungere le caldere ed i vulcani. Pearl Harbor è invece un vero e proprio monumento alla Seconda Guerra Mondiale, un santuario e allo stesso tempo un museo a cielo aperto, dove è possibile conoscere personalmente alcuni veterani, all’epoca appena ventenni, sopravvissuti all’attacco giapponese. Da precisare che non si tratta di una beatificazione dei militari americani, ancora sepolti nel mare, tra le macerie delle navi sommerse nei fondali, ma un luogo che riesce a sbatterti in faccia cosa sia la guerra, e che attira persone da tutto il mondo ogni giorno; sembra strano, ma i giapponesi che vengono a visitare Pearl Harbor, sono davvero moltissimi.
Per me è stato davvero emozionate salire a bordo della nave da guerra Missouri, famosa per aver ospitato l’Imperatore del Giappone e tutto il suo staff, per firmare la resa e, di fatto, la fine della
Seconda Guerra Mondiale (in quella parte di mondo), camminare nello stesso punto in cui si verificarono i fatti, capire che i Kamikaze non erano dei pazzi suicida, ma erano persone comuni costrette a compiere questi gesti estremi, dalle alte sfere dell’esercito con la promessa di dare un futuro dignitoso alle proprie famiglie; leggere le loro ultime lettere indirizzate ai propri cari, osservare i loro effetti personali, visitare gli hangar, ora museo di aerei d’epoca, con le vetrate ancora crivellate dai colpi di quei terribili giorni di guerra, entrare a bordo di un sottomarino e capire come era difficile la vita a bordo di queste lattine galleggianti, ma soprattutto, la visita al Memoriale della nave Arizona, affondata insieme a molte altre, proprio nella “Baia Perlata”, penso possa non lasciare indifferente nemmeno l’ultimo degli insensibili.

Ok, poi ci sono le bellissime spiagge incontaminate che consiglio di scoprire per conto proprio, chiacchierando con i locali, perché quelle riportate nelle guide di viaggio, possono essere uno spunto per cominciare, ma di certo le persone che ci vivono, vi porteranno ad esplorare zone nascoste ai più, soprattutto perché i nativi, sono molto gelosi del proprio territorio ma anche molto orgogliosi e per questo, davanti ad una tazza di ottimo Kava Coffee, si possono scoprire luoghi paradisiaci che non trovereste mai da soli!.
Il reef dai coralli sgargianti ed i pesci coloratissimi, meravigliosi per praticare lo snorkeling; spiagge dalla sabbia finissima, bianca e lucente, ma anche quelle ricoperte da scogli e rocce, ma le mie preferite...quelle dalla sabbia nera, che crea con i colori dei fondali, un contrasto che è una gioia per gli occhi.


G: Quali isole hai visto?

Matt: Ho diviso il mio viaggio in due parti.
O’ahu, l’isola di Honolulu e Pearl Harbor, quella dei grattacieli e delle serie TV come Hawaii Five0.
Big Island, o Isola Hawaii, la più grande dell’arcipelago, più selvaggia, meno abitata, storicamente devastata da tsunami, eruzioni vulcaniche e terremoti, ma anche la patria del vulcano Kilauea, uno dei più attivi al mondo e dell’ Hawaii Volcanoes National Park, delle caldere e di paesaggi lunari mozzafiato. Purtroppo non è facile spostarsi tra le isole. In genere il mezzo più veloce e pratico è l’aereo che implica ovviamente un aumento delle spese di viaggio. Si possono contattare anche le compagnie di voli charter ma non sono molto più economiche delle compagnie commerciali o di bandiera, certo, magari ti fanno sorvolare più lentamente alcune zone ma io ho scelto di volare con la Hawaiian Airlines, l’ho trovata un buon compromesso per orario, prezzo, tempo e parliamo pure di sicurezza; arrivando da San Francisco, durante un volo di circa 5 ore, non ci siamo accorti di nulla però, il comandante ha cambiato rotta giocando un po’ a “Guardie e Ladri” con quei tre meravigliosi tifoni che stavano circondano l’isola di O’ahu e rischiavano di abbattersi su Honolulu. Siamo venuti a conoscenza della bravura dei piloti solo all’atterraggio. Ho letto che qualche tempo fa era in progetto lo studio per la fattibilità di un collegamento tra le isole, via mare, veloce, ma che è stato bloccato per motivi ecologici al fine di proteggere la flora e la fauna marina.


G: Cosa pensavi di trovare e cosa, invece, hai trovato?

Matt: A dire il vero, tutto quello che pensavo di trovare, l’ho trovato: vulcani, natura, storia. Penso di aver trovato anche qualcosa in più. 
Le persone locali: sempre molto felici ed orgogliose nel darti informazioni e dritte sulle cose da visitare nella propria terra. Ho conosciuto più spiagge, strade panoramiche, cascate, chicche culinarie, chiacchierando con le persone incontrate per strada, che non leggendo la mia fedele guida. In alcune guide avevo letto che gli hawaiani non sono molto socievoli con chi viene da fuori, ma voglio assolutamente sfatare questa affermazione, sbagliatissima! Ho avuto la possibilità di poter godere della gentilezza ed il calore degli abitanti di questa terra, nativi e non.
Il cibo: inutile dire che la frutta da queste parti è dolcissima e succosa, in particolare l’ananas che viene spesso usata per accompagnare anche piatti a base di pesce, carne e riso, beh, ovviamente anche nei dolci. Consiglio il Kalua Pig, carne di maiale cucinata dentro ad una buca scavata nel terreno, ricoperto di foglie di banano. Le foglie di taro, una pianta utilizzatissima nella cucina hawaiana, ma anche la radice (tossica se non adeguatamente cucinata e preparata) le consiglio fortemente. Il taro ha caratteristiche nutrizionali simili a quelle dalla patata, si creano ottimi piatti a base di carne, pesce e una crema molto simile al nostro purè, ottima per accompagnare moltissimi piatti.
Paesaggi, colori, vegetazione, come dicevo poco fa, cambiano nel giro di pochi chilometri per non parlare delle spiagge e delle acque dell’oceano, e comunque, nuotare a pochi centimetri da una tartaruga marina enorme, mi ha divertito davvero molto.


G: Cosa bisogna assolutamente sapere per andare da quelle parti?

M: Sicuramente è una meta un po’ costosa, anche se politicamente ci troviamo nel cinquantesimo stato degli Stati Uniti, in realtà, la vita ha un altro prezzo rispetto ad altri stati americani, credo a causa della distanza da tutto...le Hawaii sono due sassolini, in mezzo all’ Oceano, a 5 ore e più dalla costa ovest degli States. Le autorità locali sono molto severe in fatto di controlli aeroportuali, la paura principale è che si possano importare flora e/o fauna dall’esterno, che possano minare il delicato ambiente delle isole. Pensate che qualche anno fa, è stata importata per caso, una specie piccolissima di rana, la Rana Coqui che, non trovando predatori naturali, è prolificata a dismisura. Questa piccola rana ha la caratteristica di emettere un rumore assordante durante la notte, addirittura fino a 90 decibel. Sono state importante anche alcune specie pericolose di ragni e serpenti. Negli aeroporti, prima di passare i bagagli dentro lo scanner, viene chiesto ad ogni passeggero se sta trasportando frutta, verdura, carne o comunque qualunque cosa di proibito, essere sinceri paga e in caso di dubbio, consiglio di dire la verità, nessuno vi multerà. Le strade alle Hawaii sono cosa rara per cui, se sbagli un’uscita, probabilmente dovrai fare un bel po’ di kilometri per poter ritornare indietro e prendere quella giusta...non vi dico le distanze che ho macinato in più per questo motivo, ma siamo in ferie, per cui...che problemi ci sono???
Se un abitante delle Hawaii, passeggiando, oppure in auto, alza la mano mostrando il pollice ed il mignolo con un rapido e continuo movimento, non vi sta offendendo, ma è il classico saluto amichevole di queste parti, significa: “Tutto bene!” , molto gentile rispondere allo stesso modo. 
Il caffè! Lo so che l’italiano generalmente vuole il caffè espresso e che in genere il caffè americano non è la cosa che più ci attira quando siamo all’estero (a me però piace, con un po’ di latte), ma vi consiglio di assaggiare il Kona Coffe un caffè preparato con le piante coltivate dai contadini locali, non tostato, e dal gusto molto più delicato, ma allo stesso tempo più forte di un caffè americano, provare per credere.


G: A chi consiglieresti il viaggio e a chi lo sconsiglieresti?

M: Consiglio le Hawaii a chi ama la natura, la vita semplice, agli amanti del trekking, del mare ovviamente, ma anche a chi adora conoscere una cultura diversa perché, certo, siamo geograficamente in Polinesia ma queste isole sono un melting pop di culture asiatiche, europee ed americane. La vena antropologica del viaggio, è sempre un particolare che mi affascina. Consiglio questa terra anche a chi vuole rilassarsi ma, a mio avviso, non andate fin là, per stare in spiaggia tutto il giorno, sarebbe davvero uno spreco, lo potete fare tranquillamente a due metri da casa, ma questa, ovviamente, è una mia idea e, chi mi conosce, sa che non sono propriamente un tipo daspiaggia, quindi, forse, non sono particolarmente affidabile.


G: Raccontaci un momento del tuo viaggio che non dimenticherai mai.

M: Facile e magari scontato ma di sicuro quando ho toccato la lava. Ho camminato per ore dentro la foresta tropicale, machete alla mano, per raggiungere questa distesa enorme di lava solida ma ancora molto calda. Le guide (necessarie!!!) ci hanno accompagnato in giro per questo paesaggio lunare, il terreno era caldissimo (ho sciolto letteralmente gli scarponi; sul serio! Li ho dovuti gettare al ritorno! Ogni passo si sentiva questo scricchiolio, molto simile a quando si calpestano dei cocci o dei vetri; spesso tra le colate solide nerissime, spuntava qualche crepa dal cui interno si sprigionava roccia incandescente, dal rosso intenso, oppure vapore caldissimo. Ad un tratto la lava! Ha iniziato a scorrere lentamente, sembrava di vedere il budino oppure, dal momento che sono veneto, mi ricordava, colore a parte, la polenta che mia nonna stendeva sulla tavola per poterla tagliare. Caldo intensissimo, (circa 1300°C) te lo sentivi dentro al corpo fino a penetrare le ossa, mi sentivo un po’ un astronauta precipitato su un altro pianeta. La cosa più divertente è stata però toccare la lava con una pertica di legno raccolta a terra nel bosco e giocare per un’oretta a vedere che succede muovendo nelle varie direzioni la lava, ammirare queste fiamme spuntare qua e là. Il paesaggio cambia continuamente perché la lava si solidifica e quella nuova arriva e ricopre quella più vecchia. Ogni tanto spuntava un elicottero che per 2 minuti sorvolava questo paesaggio infernale, portando con sé i turisti, ma vi garantisco che non è la stessa cosa che camminarci sopra, e che il trekking per raggiungerlo, è stato molto impegnativo, ma ne è valsa la pena. Attenzione! Solo i nativi possono entrare in queste zone, per tutti gli altri, è proibito e si rischia l’arresto oltre a ferirsi o, peggio, morire. Per questo consiglio vivamente di affidarsi ad un’agenzia di esperti per vivere questa esperienza, per due motivi: essendo nativi, possono accompagnare altre persone straniere. In secondo luogo sanno come farvi visitare un ambiente così estremo in totale sicurezza, lasciando a voi solo il compito di divertirvi ed emozionarvi; tra le guide erano presenti un vulcanologo ed un geologo.


G: Consigli per il viaggio: voli, costi, dove dormire

M: Consiglio di prendere in considerazione un volo che si fermi un paio di giorni a San Francisco oppure a Los Angeles poiché, il viaggio è molto lungo, e una tappa intermedia permette di rigenerarsi. Ho viaggiato per la prima volta con AerLingus (compagnia di bandiera irlandese) ed è una compagnia che mi sento di consigliare, sia per la puntualità, l’organizzazione e la qualità del viaggio, sia per il costo del biglietto, decisamente molto più concorrenziale rispetto ad altre compagnie importanti. Consiglio inoltre di volare da Oakland ad Honolulu anziché da San Francisco poiché il prezzo è decisamente inferiore e l’aeroporto di Oakland si raggiunge molto facilmente con i mezzi pubblici. Per il volo andata e ritorno Oakland­/Honolulu mettete comunque in conto 450 dollari circa . Se volate senza fermarvi a San Francisco, il volo fino ad Honolulu avrà comunque lo stesso costo del volo fino a San Francisco più 450 dollari.
Difficile fare una stima dei costi perché per esigenze varie, il mio viaggio è iniziato mentre mi trovavo in Inghilterra ma, come spiegato poco fa, le Hawaii non sono sicuramente una meta economica, un po’ come la California, per cui, tenete conto che un albergo, difficilmente costerà meno di 70­/80€ a notte (camera doppia) e spesso non è compresa la colazione.

La zona periferica di Honolulu non mi ha dato una buona impressione, ed inoltre, con i mezzi pubblici serve un bel po’ di tempo per raggiungere downtown oppure Waikiki, per cui, quello che si risparmia in albergo, lo si perde in tempo e costi per il trasporto. Gli alberghi si trovano facilmente un po’ ovunque, e ci si può sbizzarrire con i prezzi ed i servizi proposti, pur rimanendo mediamente alti. Non ho avuto l’impressione che le Hawaii fossero particolarmente fornite di campeggi.
Per il cibo invece, è molto semplice trovare qualcosa di molto buono ed economico, ogni via, sia in città che nei paesini più dispersi e solitari, è ricca di ristorantini semplici, che offrono piatti tipici a prezzi davvero molto buoni poi, ovviamente, come in tutto il mondo, esistono le innumerevoli catene di fast food, ma...andiamo alle Hawaii per mangiare un BigMac????


Ringraziamo Matt per il suo racconto e per i consigli che ci ha lasciato. Come sempre, volevamo terminare l'intervista con una gallery di foto ma qualcuno dagli alti ranghi di Google ha ben pensato che embeddare un album fosse una funzione superflua, sopprimemendo questo possibilità. Potete però vedere tutte le foto di Matt nell'album apposito che abbiamo creato. Buona visione!


Questo articolo è stato scritto per Emotion Recollected In Tranquillity.
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