Itinerario in Lessinia: da Giazza a Valdagno

Itinerario in Lessinia

Ci sono delle domeniche in cui, oltre al fresco, hai voglia di recuperare un po' di sensazione di radice, quella sorta di filo sottile che ti fa illuminare gli occhi e allargare il cuore quando raggiungi un luogo capace di essersi infilato nel tuo DNA, non si sa quando... ma sicuramente è così.
Una decina di giorni fa io e Gian abbiamo passato una giornata in Lessinia, tra l'alta provincia di Verona e la stessa fetta di quella di Vicenza. Una giornata al sapore di montagna, di storia e, appunto, di radici cimbre che in me sono piuttosto evidenti. Sapete nulla dei Cimbri?

I Cimbri sono una popolazione originaria del nord Europa (si dice siano partiti dallo Jutland, in Danimarca), stanziatasi prima in alcune zone della Baviera con relativa "tedeschizzazione" e approdata poi in alcune zone della Lessinia e dell'Altopiano di Asiago.
Parte della mia famiglia materna viene da zone cimbre vicentine.

Ultimamente, anche grazie all'opera di gente brava e interessata, le mie zone d'origine stanno riscoprendo l'appartenenza Zimbar, cosa che io ho sempre sentito forte nel cuore benché sia un "misto" visto che mio padre è lombardo (al quale aggiungo un pizzico di bisnonna materna Austriaca).

Uno dei centri cimbri più importanti è Giazza, ovvero Ljetzan, un paesino incastonato tra le montagna dell'Alta Veronese. Poche case, una lingua mantenuta viva grazie a chi se ne interessa, un museo etnografico da scoprire e l'acqua più fresca e buona che si potesse desiderare.
Questa è Giazza al primo sguardo, un luogo da raggiungere di prima mattina perché, dato il piacevole clima estivo, è spesso presa d'assalto da chi non ne può più del caldo asfissiante della pianura.
Giazza è interessante (tra le altre) per due cose: la Foresta di Giazza e il versante veronese del Carega.

Cominciamo con la Foresta, una delle aree di rimboschimento più importanti d'Italia, ha 110 anni e rappresenta un luogo denso di sentieri e passeggiate, nonché di resti storici della Prima Guerra Mondiale. Noi abbiamo seguito il sentiero 186 dal Rifugio Boschetto, percorso che può essere solcato lungo la strada e tagliando i tornanti con vari passaggi nel bosco.
Non difficile in quanto dislivello, va però affrontato con adeguati scarponi che proteggano la caviglia. Ci sono un bel po' di scalini naturali per i quali è bene essere attrezzati.

Seguendo il sentiero 186 si arriva al Rifugio Revolto, luogo-chiave per affrontare passeggiate più impegnative verso i Rifugi del Carega: da questo lato del monte troviamo nell'ordine il Pertica, lo Scalorbi e il Fraccaroli.
Sono nomi che chiunque sia nato in quelle zone conosce.
Il Monte Carega è una sorta di triangolo tra le province di Verona, Vicenza e Trento.
Io lo conosco da che sono piccola e ho sempre affrontato la risalita verso Scalorbi e Fraccaroli dal lato vicentino... una passeggiata impegnativa che parte da Campogrosso, poco più su di Recoaro Terme.
Dicono - e ripeto dicono - che dal lato veronese sia più facile approdare ai rifugi che vi ho indicato.

Se la vostra giornata non è all'insegna del trekking con la T maiuscola, potete riprendere la vostra auto dal rifugio Boschetto, 5 km a nord di Giazza, e scendere la valle dell'Illasi sulla SP 10 fino all'altezza di Sant'Andrea.
Lì troverete l'indicazione per Bolca: seguitela!
Vi porterà attraverso colline molto dolci e paesini interessanti.
Il primo è sicuramente Sprea, il secondo Bolca.

Se sei nato nell'Alto Vicentino alla fine degli anni '70 o all'inizio degli anni '80 sicuramente sarai andato in gita a Bolca alle elementari.
Perché? Bolca si trova su una delle più generose zone d'Italia in quanto a fossili antichissimi.
Il museo dedicato ai ritrovamenti merita una visita, se non altro per meravigliarsi di quanto possa dare un piccolo paesino di montagna all'insaputa del resto della penisola.

Per dovere di cronaca, ecco la cartina con l'itinerario in Lessinia.

Itinerario in Lessinia

Bolca si trova vicinissima al territorio che scollina verso il mio paese natale, Valdagno.
Di collina in collina, giorni fa, il cuore mi si riempiva di gioia nel sentirmi a casa, in una domenica d'estate, quasi come non fossi mai andata via di là e non aspettassi altro che tirar su il telefono per chiamare qualche amica storica e dire "Pizza stasera?".
E' pazzesco quello che combinano certi territori mescolati alla potenza del ricordo e di quel senso di appartenenza che, per quanto spesso lo si voglia celare, sarà sempre dentro di noi.

E' stata una giornata tra montagne, colline, colori d'estate e vento caldo.
C'è stato il profumo del bosco, la vista del Carega, la voglia di fermarsi e non tornare più nella pianura caldissima.

C'è sicuramente la voglia di tornare a rifare lo stesso giro che, su di me, ha un fascino forte. Se avete voglia di un viaggio tra natura, bellezza e tanta preistoria in un territorio che, troppo spesso, non viene raccontato come si deve... partite e seguite la strada che vi ho raccontato.
Fermatevi a mangiare, respirate quell'aria anche per me, emozionatevi alla vista dei monti e delle colline e, per un momento, sentitevi a casa.
La Lessinia fa sempre un gran bene.

PS: E' possibile andare anche a piedi da Giazza a Valdagno... spero di potervi raccontare tutto al più presto!

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