Sono fiera del mio vagare

il mio viaggio
© 2015 Giovy
Parafrasando un verso di una canzone di Guccini che amo molto "io sono fiera del mio vagare, di questo eterno incespicare". Il buon Francesco diceva sognare, io ci ho messo vagare. Me lo dico spesso quando ho momenti un po' così, quelli in cui ti fermi a pensare a quel che fai, quel che hai fatto e vedi della nebbia ma dietro di essa sai che c'è quel che farai nel tuo futuro. Oggi per me non è un giorno qualunque. Ecco perché voglio scrivere un post che parli un po' a cuore aperto di ciò che sono... e lo faccio rivolgendomi alla persona che, prima di tutte, mi ha insegnato a viaggiare: la mia mamma.

Cara Bruna,
sono tornata domenica sera da un viaggio in Bretagna.
Ero da sola... anzi, con me c'era Yoda che si è divertito a farsi scattare foto in ogni dove.
Mentre guidavo in giro per la campagna del nord della Francia ho pensato spesso ad una cosa alla quale, ahimé, ora non posso più riparare: io e te non abbiamo mai fatto un viaggio tra noi.
Noi due, madre e figlia e basta.
Hai cominciato a portarmi in giro per il mondo praticamente subito e mai ti sarò grata abbastanza per avermi dato un calcio nel posteriore e, a 7 anni, mandata al primo campo della mia vita.
Una settimana intera senza te, col mio zaino, i boschi, gli scout e tante cose da imparare.

A 14 anni mi hai dato un altro bel calcio nel posteriore e mi hai spedita nella campagna della Baviera.
Per te era difficile pensare alle cose normali, a quelle attività che facevano tutti i miei amici tipo le vacanze-studio di gruppo. Tu volevi fare le cose a modo tuo e così hai sempre fatto, anche con me.
Mi ricordo ancora quel giorno in cui arrivai a Neustadt and der Donau e in giro c'ero solo io.
L'anno dopo mi hai permesso di partire per gli Stati Uniti con amici più grandi e già maggiorenne per quello che fu, probababilmente, come una sorta di battesimo del viaggio.
Ricordo ancora il colore del mio sacco a pelo quando arrivai a casa e non scorderò mai le uniche 2 telefonate che ti feci in viaggio negli USA.
Al mio arrivo ti dissi che andò tutto bene, volevo parlare ma tu riagganciasti in fretta.
In principio ci rimasi male... ma poi capii il tuo gesto.
Ti richiamai quasi 3 settimane dopo e lì venni a sapere che, nel frattempo, ero diventata zia.
Ricordo tutto: dov'ero, cosa indossavo e anche l'emozione che mi passò la schiena longitudinalmente perché mi sembrò, improvvisamente, di essere diventata grande. E avevo solo 15 anni.

Quello che mi chiedo, mamma, è se tutto sarebbe ancora così se avessi cominciato a viaggiare nell'epoca attuale, con molta più possibilità di comunicazione.
A pensarci bene, sicuramente avresti continuato a mettere quel pizzico di giusto distacco tra te e la me stessa in viaggio, quel distacco che voleva solo dire "fatti la tua vita Giovy, goditela! Se non mi chiami è perché stai bene!"
Sono cose che comprendo solo ora, all'alba dei 37 anni e mezzo, quando mi piacerebbe ancora ricevere un tuo scarno "ok" ad un mio sms per dire "volo tutto ok. Sono arrivata".

Mi ricordo come fosse ieri il primo viaggio a Cuba, nel lontano 1999 (Come passa il tempo).
Ci ho messo quasi un giorno a dirti che ero arrivata e, a dirla tutta, mi aspettavo un cazziatone da parte tua. La tua risposta, invece, fu solo "Dimmi che lì è tutto bellissimo", con quel pizzico di tono nostalgico che tu, sessantottina abbastanza infervorata, mettevi sempre nella tua voce quando si parlava di un luogo o qualcuno che avesse voluto dire qualcosa per te.

Tutto questo mi manca da matti, lo sai?
Mi mancano i tuoi sms ridotti all'osso e i tuoi "a go caro" (per i non veneti vuol dire "mi fa piacere") quando ti dicevo che sarei partita per questa o quell'altra parte del mondo.
Oggi sono 3 anni che non ci sei più e devo ammettere, a me stessa per prima, che è davvero dura senza di te.
Per quanto uno si prepari, non c'è cura ad una nostalgia simile.
Io qualcosa che mi faccia bene l'ho trovato: scrivo... e lo sai che l'ho sempre fatto.
A volte sono triste, mille altre sono allegra e mi comporto come tu mi hai sempre insegnato: salda, tutta d'un pezzo e fiera di quel sognare (e anche del vagare) che mi ha portata dove sono ora.
In questi anni in cui tu non si sei più stata, ho fatto delle scelte di vita importanti e Dio solo sa quanto avrei voluto un tuo consiglio e un tuo "te fe ben!".

Wild, young and free - estate 1980 (l'ultima della mia vita senza occhiali)
C'è un'ultima cosa che mi preme dirti, anche se ne potrei scrivere un miliardo: ho nostalgia di te ma so che tu ci sei. Lo vedo nella mia quotidianità, in piccole cose che il mondo mi mostra o che i miei occhi vanno a cercare.
Lo vedo in quello che sto cercando di diventare, perché anche a 37 anni si deve pretendere di crescere ancora.
Lo vedo nel mio eterno vagare, nelle nuove partenze che mi aspettano e in quelle che non conosco ancora... ma so che ci saranno.

Hai messo dentro di me la grande voglia di scoprire il mondo... e davvero sono fiera del mio vagare, perché tutto questo arriva da te.


Per chi legge questo blog tutti i giorni:
Scusate il momento personale... ma per me era più che doveroso.
Domani si torna a parlare di grandi luoghi, vicini o lontani
.

3 commenti:

  1. Che bello leggerti Giovy.
    Ti abbraccio, non smettere di vagare!

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  2. Un post bellissimo e commovente...
    Un ritratto di tua madre che, in pochi tratti netti ed efficaci, ce la mostra per come era, per quello che è stata e sempre sarà per te!
    Sono fiera del tuo vagare e del tuo meraviglioso comunicare...
    Ti abbraccio forte Ilaria

    RispondiElimina

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