Rugby: #labuonascuola

Perché giocare a rugby

Tante volte mi ritrovo a rileggere questo blog e a riguardare i miei racconti di viaggio come se stessi sfogliando le pagine di un diario. Ho raccontato molte esperienze, in tanti angoli di mondo. Se ci seguite da molto avrete notato quanto per me e Gian sia fondamentale il rugby: ci ha uniti, ci ha portati in giro per partite, nuove lande e ci ha dato tante emozioni. Per quello che mi riguarda, il rugby è davvero #labuonascuola di vita, quell'occasione che ti permette di capire (anche) il tuo posto nel mondo e ti insegna il significato di una parola magnifica: sostegno.

Mi è capitato più volte di iniziare a scrivere un post (che è ancora in bozza) che racconta di quella volta che, a Ginevra, ho partecipato ad un torneo femminile di rugby a 7. Il "Seven" è una gran bella disciplina sportiva che permette un primo vero incontro con quell'azione speciale che rende il rugby uno sport che, troppo spesso, viene additato come troppo spinto e violento: il contatto.

In passato mi è successo di parlare con qualche mamma preoccupata perché la figlia, invece di fare danza o nuoto, aveva deciso di scendere in campo con la squadra di cui al tempo ero mediano e capitano.
Già, anche le donne giocano a rugby... e come giocano!
E' finito (per fortuna) il tempo il cui il rugby veniva considerato solo come uno sport per maschiacci troppo cresciuti e troppo grossi per altre scelte sportive più comuni come il calcio o il basket.
Il rugby è uno sport così democratico da poter essere affrontato a tutte le età.
Nel mondo aglosassione, dove questa magia sportiva è nata (l'avete letto il posto di quel giorno in cui andai alla Rugby School, vero?), non c'è discriminazione di età o genere per chi ama la palla ovale.
E già questo motivo basterebbe per definire il rugby come il re degli sport.
A renderlo ancora più speciale ci sono i valori che lo contraddistinguono e il fatto che, in questo sport, ogni fisicità ha il suo spazio e il suo ruolo?
Sei ben piazzato o piazzata e forte? Sicuramente sarai un avanti.
Sei veloce come una gazzella? Essere un estremo o un'ala è il tuo destino.

Perché vi dico questo?
Perché recentemente, grazie ad un'iniziativa di Edison e F.I.R. , è stato messo in piedi il "Progetto Scuola" per portare il rugby all'interno delle ore di educazione fisica.
Portare la palla ovale a scuola equivale a introdurre uno sport completo molto meno violento di quel che si pensa e, soprattutto, significa mettere nello zaino degli scolari italiani dei valori che hanno a che fare con la competitività sana, quella che ti fa crescere chiedendo il meglio da te stesso.
Questo tipo di sportività è costituita da due grandi principi, per me: valorizzazione della diversità e capacità di sostegno, due elementi fondamentali anche nella vita di tutti i giorni.

Il rugby, nella mia vita, ha tessuto un filo sottile ma forte che mi tiene salda alle esperienze fatte in campo, a quelle scarpe con i tacchetti rosa che sono sempre con me malgrado non giochi più e a tutte le persone che sono entrate nella mia vita per colpa o per merito della palla ovale.

Il viaggio può essere una scuola di vita pazzesca a qualsiasi età.
Il rugby lo è ugualmente, anzi è #labuonascuola che tutti dovrebbero frequentare prima o poi per segnare una meta per la positività contro le avversità, per l'amicizia e contro il bullismo e per la volontà di sostegno contro l'additare chi non è come noi, per qualsiasi motivo.

Volete cominciare ad entrare in contatto il magico mondo della palla ovale?
Iniziate da un viaggio che abbia a che fare con una città dove il rugby trionfa.
Una tra tutte? Io vi propongo Tolosa, in Francia!

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