Visitare l'Antartide: intervista a Davide

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L'Antartide - © Davide Malfiori

Avete mai pensato di fare un viaggio in Antartide? Credo che in molti stiate annuendo ora. Sicuramente è una terra estrema sognata da molti, ma non proprio alla portata di tutti. L'Antartide è forse l'unico posto che ci permetta di capire il cosa sta succedendo alla nostra Terra in questi anni e va preservata. C'è chi, però, riesce a mettervi piede. Uno di questi è il mio fratello maggiore: Davide.  Siamo davvero una famiglia di vagabondi e giramondo e lui ha fatto parte della XXVI Spedizione Italiana in Antartide. Oggi ci racconta come sono stati quei mesi alla Stazione Mario Zucchelli.



Giovy: L'Antartide è una terra sicuramente non facile e non vicina. Non esistono voli diretti per quella terra agli antipodi. Raccontaci il tuo viaggio. Come ci sei arrivato?

Davide: Ci sono arrivato in nave, con un rompighiaccio Francese, l’Astrolabe.
Durante il corso di preparazione, presso l’ENEA, ci stavano informando sul viaggio che ci avrebbe portato alla nostra base, la Mario Zucchelli Station (ex “Baia Terra Nova”).
Normalmente la maggior parte del personale vola dall’Italia verso qualche destinazione Europea che poi ha un collegamento diretto con la Nuova Zelanda, a Christchurch, per poi prendere un aereo da trasporto dell’aviazione militare Neozelandese che li condurrà alla base antartica Statunitense di McMurdo dalla quale con dei piccoli aerei bimotori verranno poi trasferiti alla Mario Zucchelli.
Io invece avevo sentito dire che c’era la possibilità di andare con la nave partendo dall’Australia, quindi ho chiesto informazioni, e visto che questo tipo di viaggio non è molto “gettonato” dai ricercatori, non ho trovato difficoltà a trovare un posto.

Quindi il mio piano di volo è stato cambiato con un Pisa-London-Sidney-Hobart, in quanto la nave partiva dalla capitale della Tasmania.

Il viaggio in nave è durato 5 giorni (contro le 5-6 ore del volo Christchurch-McMurdo), durante il quale ho visto gradualmente mutare le condizioni meteorologiche.
Sono partito da Hobart all’inizio di dicembre, quindi nella primavera australe, e mano a mano che ci avvicinavamo ai “40 ruggenti” ed ai “50 urlanti” sembrava di sprofondare nell’inverno, visto lo stato del mare crescente e la neve che si abbatteva su di noi in mare aperto.
Unica forma di vita presente, oltre a noi in quella landa desolata, erano i grandi Albatros che ci seguivano e che planavano sulle onde enormi toccando con la punta delle ali la superficie dell’oceano.
Poi una mattina, molto presto, un colpo secco, proveniente da prua, mi ha fatto capire che eravamo arrivati nella fascia più esterna dell’Oceano Antartico, dove si cominciano a trovare i lastroni di ghiaccio che si creano dalla rottura del pack.

Ero arrivato in Antartide!
Gli ultimi due giorni di viaggio con l’Astrolabe sono stati indimenticabili, lastroni di ghiaccio con sopra foche che si riposavano, Iceberg giganteschi che cominciavano la loro deriva, Balene che si immergevano tra i ghiacci in cerca del loro cibo preferito, il krill, il sole che a mezzanotte arrivava a toccare la superficie del mare per poi risalire.
Ogni tanto il Comandante si fermava per studiare le cartine che scaricava dal satellite per vedere la rotta migliore da seguire per raggiungere la nostra destinazione evitando gli iceberg più grandi.
Infine abbiamo avvistato la terraferma, e nel giro di poche ore eravamo a destinazione, la base Francese di Dumont d’Urville.
Qui inizia la seconda parte del mio avventuroso viaggio, perché dovevano venirci a prendere con il piccolo bimotore che utilizzano per gli spostamenti interni, ma essendo arrivati noi con un giorno di ritardo, abbiamo fatto saltare tutti i piani di volo.
Quindi ci siamo fermati tre giorni in compagnia dei cugini transalpini (abbastanza simpatici), e abbiamo potuto visitare un po’ quella zona, interessante per una colonia di pinguini di Adelia che vivono ormai in simbiosi con la base.
E poi la splendida visione del distacco dei giganteschi iceberg dalle pareti di ghiaccio del plateau che termina direttamente a mare (tipo Perito Moreno, ma moooolto più in grande).

Finalmente è arrivato il nostro aereo, ma piano di volo è stato nuovamente cambiato per una medevac (Medical Evacuation)  nella base Italo-Francese di Dome Concordia.
Partiamo quindi da Dumont d’Urville alla volta di Dome C, 1500 km sorvolando un paesaggio monotono di plateau antartico, atterrando poi nei pressi di quella che è una base tra le più avveniristiche e sicuramente affascinanti dell’Antartide.

Qui le temperature e le condizioni meteo sono sicuramente estreme!
Tre giorni trascorsi anche qui, per permettere ai piloti di effettuare i loro trasporti ed effettuare le ore di riposo obbligatorio, mi hanno permesso di vedere cose che normalmente chi viene destinato alla Mario Zucchelli, non vede, soprattutto un marinaio, visto che quassù a quasi 4000 mt di quota e -45°C d’estate, non c’è acqua in forma liquida dove poter utilizzare una barca.
C’è l’avanguardia degli studi sulla glaciologia, con più di 3000 mt di calotta ghiacciata da carotare e dei telescopi che sono posizionati nel luogo più idoneo, vista l’altitudine e la presenza quasi nulla di umidità.
E pensare che prima sella costruzione delle due torri, i ricercatori vivevano praticamente all’interno di tensostrutture (ancora utilizzate come “campo estivo”).
Dopo questi splendidi giorni “realmente antartici”, è arrivata l’ora di partire in direzione Mario Zucchelli Station.

Il viaggio, inizialmente monotono, è diventato interessante quando siamo arrivati nei pressi dei Monti Transantartici, la catena montuosa che divide l’Antartide occidentale da quella orientale.
Bellissimo sorvolare a bassa quota quelle splendide montagne, per poi intravedere in lontananza l’oceano ancora separato dalla terraferma da km di banchisa.
Banchisa che, nei pressi della nostra Base, non era più idonea all’atterraggio degli aerei, in quanto troppo assottigliata, e quindi ci fanno atterrare in una valle alle spalle della base, per poi trasferirci mediante dei fuoristrada nella nostra Base (finalmente!).
Insomma, quasi due settimane splendide passando da aerei, navi, altri aerei e basi diverse, per giungere a destinazione.
Tutta un’altra cosa rispetto a chi si è fatto un tranquillo viaggetto di 5-6 ore di aereo e poi si è trovato comodamente seduto nei divani della Mario Zucchelli Station.


G: Cosa ti aspettavi di trovare e cosa hai trovato.
D: Mi aspettavo di trovare un luogo leggermente diverso.
Per essere un continente disabitato è stranamente affollato.
Tutte queste basi e persone creano sicuramente qualche tipo di inquinamente, ma sarebbe utopistico pensare che l’uomo riesca a rispettare veramente questo continente meraviglioso.
Ci sono troppe le nazioni che rivendicano la loro sovranità sui territori antartici; c'e solo da sperare che rinnovino per altri 40 o più il Trattato Antartico, altrimenti il rischio di conflitti è dietro l’angolo, Ci sono troppi interessi e materie prime in gioco.


G: Cosa bisogna sapere per intraprendere un viaggio da quelle parti. Ci sono dei pericoli da tener presente (foche leopardo... o la temperatura dell'acqua)? Bisogna essere fisicamente preparati? Tu hai superato delle selezioni?
D: Essendo effettivamente una destinazione “estrema” è giusto prepararsi adeguatamente a quello che si può incontrare laggiù, ed è fondamentale che ci siano delle selezioni.
Più che fisicamente preparati, è importante essere addestrati ed informati.
Tutti noi, partecipanti alle spedizioni, abbiamo fatto una serie di visite specialistiche presso l’ospedale militare dell’Aeronautica, dove, per esempio hanno giudicato non idonei persone con problematiche odontoiatriche o cardiache (una medevac reale per un dente cariato sarebbe alquanto “imbarazzante” da spiegare).
Abbiamo fatto un corso diviso in due parti, la prima sull’Appennino Bolognese, nella sede dell’ENEA vicina al lago del Brasimone, dove abbiamo studiato il trattato antartico che regola le leggi che tutelano quel continente, abbiamo fatto diverse attività addestrative con personale militare sull’utilizzo di vestizioni, materiali ed attrezzature varie (attività sicuramente più a favore del personale scientifico che si trovava per la prima volta ad utilizzare attrezzature ed abbigliamento “diverso” da quello che normalmente usa in laboratorio).
La seconda parte si è svolta in Valle d’Aosta, a La Thuile, presso il Comando delle guide alpine dell’Esercito.
Abbiamo fatto un campo base con le tende vicino al passo del piccolo San Bernardo con attività che andavano dall’arrampicata su roccia, e quindi utilizzo e conoscenza dell’attrezzatura da alpinismo, alla camminata su ghiacciaio, questa sul monte Bianco con anche la costruzione di diversi tipi di ripari di fortuna per sopravvivere in mancanza di tende o strutture più idonee.
Una volta arrivati laggiù bisogna tener presente che l’ambiente che ci circonda può prendere il sopravvento su di noi in maniera inaspettata.
Quelle cose che diamo per scontate nella vita quotidiana alle nostre latitudini non hanno lo stesso valore in un ambiente con quelle caratteristiche meteorologiche.
E’ molto facile farsi male senza accorgesene, per esempio sbattendo una mano inavvertitamente. La temperatura molto bassa ha un effetto anestetizzante e potrebbe coprire la frattura di un dito.
Anche andare a fare una passeggiata nei pressi della base potrebbe avere effetti indesiderati, sottovalutare le condizioni meteo potrebbe essere molto pericoloso, non coprirsi adeguatamente o peggio ancora l’arrivo di una perturbazione con il cosidetto “whiteout”, vietato allontanarsi dalle installazioni senza portare con se un vhf ed un gps portatile.

G: L'Antartide è una terra di grandi ricerche scientifiche. Come lo vedi il fatto che sembra che si stia aprendo al turismo? Ho letto di alcune navi da crociera che fanno sbarcare i turisti con i tender.

D: Personalmente non sono molto favorevole alle crociere che fanno scendere il personale a terra.
Come ho già detto prima, per essere un continente disabitato dall’uomo è anche troppo affollato!
La sola presenza dell’uomo porta già mutazioni dell’ambiente ed inquinamento.
Noi che eravamo lì per scopi scientifici avevamo un Environment Officer che vigilava su tutte le attività, raccoglievamo ogni tipo di rifiuto e lo stivavamo in diversi containers che poi venivano rimpatriati con una nave. (una volta ho fatto un cazziatone ad uno dei nostri che ha buttato la cicca in mare dalla mia barca!!! >:( grrrr…)
Immagina cosa possono fare un pugno di turisti liberi di scorrazzare tra i ghiacci.
In effetti, un richiamo alle compagnia da crociera è già stato fatto dalla comunità scientifica, perché nelle prime crociere i ricercatori avevano scoperto, con “orrore”, che i turisti scendevano nelle pinguinaie a rincorrere i pinguini per farsi la foto ricordo, creando, a dir loro, dei traumi indelebili nelle giovani menti dei pinguini.
Hanno quindi richiesto che le navi da crociera si fermassero alla fonda (ormeggio all’ancora n.d.r.) nei pressi delle basi scientifiche, così da sfruttare un molo attrezzato per far scendere a terra i turisti che successivamente venivano accompagnati dai ricercatori nei vari luoghi di interesse, ed informati del comportamento da adottare nell’avvicinarsi agli animali.

G: Raccontaci un momento che non scorderai mai.
D: L’ingresso nell’Oceano Antartico, successivamente al colpo sentito dopo il primo impatto con i ghiacci. Vedere questa distesa infinita di acqua e ghiaccio calmissimo (noi marinai lo definiamo “mare olio”) che andava in contrapposizione con il mare mosso e nero di qualche ora prima.
Anche il contrasto tra l’azzurro del cielo, il bianco dei ghiacci e il blu del mare era indescrivibile.
E poi il silenzio! La sera quando scendevo da solo sulla mia barca a guardare il paesaggio ed ascoltare un po’ di musica. Non esiste posto più silenzioso.
E al ritorno in Australia, vedere di nuovo alberi e fiori!

E' stato bello leggere e pubblicare qui sul blog i ricordi di mio fratello su una terra così speciale come l'Antartide. Lo ringrazio ancora perché, mentre era là, è riuscito a telefonarmi col satellitare per farmi gli auguri di compleanno. Per un minuto, anche la mia voce è arrivata in Antartide.
Quelle che vedete qui sotto sono alcune delle sue foto! Grazie Davide



2 commenti:

  1. Penso che questo sia l'unico viaggio in cui mi sento di dire di essere invidioso!
    Un luogo che sogno da sempre.
    Ho letto ogni diario di viaggio dei grandi esploratori del '900: Amundsen, Shackleton, Scott.
    Sono d'accordo con Davide, queste terre non dovrebbero essere aperte al turismo di massa perchè solo chi è disposto a fatiche e sacrifici non da poco per raggiungerle, può rispettarle veramente senza danneggiarle. Complimenti Davide!

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    1. Caro Matt, forse lui invidia il tuo in Groenlandia, chi lo sa. Spero che mio fratello passi di qui a leggere il tuo commento :-)

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