Umbria: visitare la Valnerina

Visitare la Valnerina in Umbria

Umbria: quando ero alle elementari mi dissero che il nome "Umbria" derivava dal fatto che la regione era così piena di foreste da essere spesso in ombra. Che sia questa l'origine oppure no, un viaggio in Umbria è sempre un'ottima scelta. Oggi vi racconto della Valnerina, conosciuta in un giorno caldo d'estate, girando in 5 su una panda, con tanto di antropologo famoso al seguito.

Se potessi iscrivermi di nuovo all'università andrei a fare antropologia.
Perché mi piace capire il mondo, studiarne tradizioni, segni, origini e sviluppi di tantissime popolazioni.
Io e Gian eravamo a Spoleto quando ci proposero un giro attraverso la Valnerina, per capire le ragioni dell'eremitismo tanto diffuso da quelle parti e attivo anche ai giorni nostri.
"Verrà con voi un antropologo", ci dissero e con noi venne il professor Mario Polia, praticamente un'enciclopedia umana.

La Valnerina è quel territorio che occupa una zona importante tra i Sibillini e la zona di Orte.
La sua porzione umbra è davvero un gran bel posto, facilmente raggiungibile partendo da Spoleto.



Il suo nome trae origine dal fiume Nera, che ovviamente ha scavato la valle.
Un tempo, il fiume Nera veniva chiamato Naar da parte dei primi eremiti che arrivarono da queste parti molto prima che il monachesimo si diffondesse.
Questi eremiti arrivavano dalla Siria e portavano con loro la lingua aramaica.
Le zone della Valnerina erano poco cristianizzate, al tempo, e le credenze pagane erano diffuse più di ogni altra cosa.

Lo si capisce visitando l'Abbazia di San Mauro e Felice in a Sant'Anatolia di Narco.
Questi due santi erano 2 eremiti siriani, giunti in Umbria grazie ad una dispensa papale nel primissimo Medioevo (V secolo d.C.). Erano padre e figlio e, secondo la leggenda, seppero sconfiggere un Drago che tormentava gli abitanti di questa zona e che viveva in una palude.
Sulla facciata dell'abbazia a loro intitolata c'è un bassorilievo che racconta questa storia.

Cosa successe in realtà? 
San Mauro era, oltre che un eremita, un medico e aiutò le popolazioni locali a combattere la malaria.
Nei pressi dell'abbazia si trova anche un fonte che si pensava fosse miracolosa. L'acqua di questa fonte era solo più pura di quella che, di norma, veniva bevuta da queste parti.

Le particolarità dell'abbazia non finiscono qui.
L'edificio risale al romanico ed è davvero molto bello nella sua profonda semplicità.
All'interno le pareti sono spoglie, fatta eccezione per quella di destra che riporta un affresco raffigurante San Michele Arcangelo.
San Michele è solitamente la figura cristiana che rappresenta la trasposizione del dio Mitra, divinità ellenistica e persiana, arrivata ai giorni in cui si sviluppò il cristianesimo grazie alle legioni romane.
San Michele, così come Mitra, ha spesso in mano la bilancia perchè pesa la bontà delle anime.
Quel giorno ci fu raccontato che l'affresco venne dipinto proprio per dare una sorta di continuità nel passaggio tra paganesimo e cristianesimo.

Tornando alla Valnerina, venire rapiti dalla bellezza dei suoi boschi non è cosa difficile.
Viaggiare in auto (putroppo i mezzi pubblici non sono proprio diffusissimi) attraverso questa valle regala tutte le tonalità di verde che i boschi appenninici del centro Italia sanno creare.
Un luogo come la Valnerina aiuta davvero molto a capire come possa essere un luogo capace di infondere nell'animo umano misticismo (di qualsiasi tipo), silenzio e ricerca dell'armonia.
In questo l'Umbria e la Valnerina sono sicuramente al primo posto.

L'eremitismo è arrivato in questa parte dell'Umbria proprio nel 400 d.C. con quell'ondata di siriani, dentro la quale troviamo anche San Mauro e San Felice.
Mi è stato detto che in Umbria ci siano ancora 6 eremiti e che almeno 4 di loro vivono proprio negli eremi della Valnerina.
Non oso immaginare quanta forza serva per una scelta di vita simile e quanta ancora ce ne voglia per reggere il peso della bellezza della Natura e del Silenzio.

Ci sono luoghi al mondo capaci di stregare per i loro paesaggi, per quello che viene mostrato ai nostri occhi.
L'innamoramento della Valnerina inizia proprio dalla bellezza del paesaggio, dall'arte, dai colori e dall'alternanza di vecchi paesi con la vastità delle foreste.
Tale sentimento, però, si inoltra nel cuore dei viaggiatori e cresce dopo che hanno toccato con mano quel silenzio che solo il bosco unito alla roccia sa donare.
E' un qualcosa che spaventa per la sua grandezza ma che sa ripulire il cuore da ogni cattiveria e pensiero negativo.

Provate la Valnerina e poi raccontatemi com'è andata!

1 commento:

  1. Sono convinto che ognuno di noi tutti dovrebbe vivere,anche solo per qualche tempo , in questi luoghi solitari e in qualche modo ancora incontaminati , per ritrovare la scintilla che il buon Dio ha acceso in noi . Grazie per l'attenzione , Ivano Maggiolo

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