Pirna-Sonnenstein: la clinica della morte

Visitare Pirna Sonnenstein

Articolo e foto di Gianluca Vecchi

Del regime nazista ci rimangono molte testimonianze e molti luoghi. L'evento sicuramente più ricordato di quell'epoca è il cosiddetto Olocausto, cioè lo sterminio degli Ebrei, mentre il campo di Auschwitz è assurto a simbolo di quella strage diventando meta dei cosiddetti viaggi della memoria, intrapresi da studenti ed adulti provenienti da tutto il mondo. In realtà i nazisti avevano programmato e attuato già molto tempo prima la cattura e l'eliminazione di diversi gruppi etnici e sociali, cosa che (anche se non certo dimenticata) passa spesso in secondo piano e non viene sempre ricordata come dovrebbe. Uno di questi eccidi prese il nome di Aktion T4 [Azione T4] e venne messo in opera non in campi di concentramento ma in cliniche, una delle quali era Pirna-Sonnenstein.


Aktion T4: il Programma Eutanasia

L'Aktion T4 prende il suo nome dall'abbreviazione di Tiergartenstraße 4 (l'indirizzo berlinese del quartier generale dell'operazione) ed era ciò che veniva eufemisticamente chiamato Programma Eutanasia, cioè la liquidazione di tutti quelli che per motivi fisici o psicologici erano ritenuti incurabili ed inabili al lavoro. Malati mentali, deformi, disabili di vario tipo, ma anche bambini con difficoltà comportamentali, ricadevano tutti nella stessa categoria, quella dei "consumatori improduttivi", rei di sprecare denaro pubblico e di non poter lavorare nelle fabbriche del Reich. C'è da specificare che questa non fu un'idea inventata dai nazisti: teorie eugenetiche derivanti dalla distorsione del Darwinismo, testi scientifici che le illustravano al pubblico e medici che le applicavano (uccidendo legalmente i loro pazienti) erano apparsi in Germania ed in altri Paesi già prima della salita al potere di Adolf Hitler.

Questa operazione fu pianificata con cura, accompagnata da una massiccia propaganda mediatica condotta dal Ministro della Propaganda Joseph Göbbels, il quale fece produrre film, pubblicazioni e manifesti dove i disabili venivano mostrati come esseri sgradevoli ed inutili. La vera e propria Aktion T4 fu preceduta da una campagna di sterilizzazione di massa: ma mentre quest'ultima fu addirittura pubblicizzata, la prima venne ovviamente tenuta segreta, prevedendo l'opposizione dei parenti e della Chiesa. Gli omicidi cominciarono tramite iniezioni letali di fenolo o barbiturici, ma il numero di vittime era tale che questo sistema venne ritenuto impraticabile, e sostituito con le camere a gas. Questo tipo di esecuzione aveva anche un suo nome burocratico: veniva detta Sonderbehandlung [Trattamento Speciale] ed era codificata dalla sigla 14 f 13 (ogni tipo di morte in prigionia aveva un suo numero di codice). Come accennato in precedenza, il termine eutanasia era un eufemismo: nelle camere a gas un'essere umano agonizzava anche 30 minuti, prima di morire. L'Aktion T4 servì per affinare e migliorare questo metodo di esecuzione, che sarà successivamente applicato nei campi di sterminio.


Applicazione Della Aktion T4

Il Programma Eutanasia cominciò, in pratica, nel 1940. Per portarlo a termine vennero scelti 6 centri in tutto il Reich (5 in Germania e 1 in Austria), cliniche mentali e/o istituti per disabili che vennero convertiti in luoghi di sterminio, attrezzandoli con camere a gas e forni crematori, creando reparti separati e segreti per l'operazione e fornendo personale specializzato. Le vittime erano trasportate in questi centri dalla Germania e dai territori occupati, dove venivano scelti da medici preposti alla selezione in ospedali, campi di concentramento e famiglie. L'Aktion T4 doveva rimanere segreta, ma nascondere una cosa di tale portata era impossibile: basti pensare al numero di persone coinvolte, alle migliaia di malati che erano visti entrare mentre nessuno usciva mai, ai fumi dei crematori che aleggiavano nei dintorni. Infatti divenne di dominio pubblico e venne attaccata apertamente da famiglie e sacerdoti, con proteste inoltrate ufficialmente agli uffici governativi e con sermoni tenuti in pubblico. 

Il programma venne abolito per ordine di Hitler nell'agosto del 1941, a causa delle rimostranze e del malumore popolare. L'Aktion T4 è forse la prova che il successivo Olocausto non era inevitabile né segreto, che non era solo questione di ordini a cui si era obbligati ad obbedire e che, se la popolazione tedesca si fosse opposta sul serio, anche lo sterminio di Ebrei ed altri gruppi etnici molto probabilmente sarebbe stato fermato (a questo proposito potete consultare I Volenterosi Carnefici Di Hitler, famoso saggio di Daniel Goldhagen). In realtà le uccisioni proseguirono anche dopo la fine del programma, in modo discontinuo a seconda del centro e dei responsabili coinvolti, tornando anche al vecchio metodo dell'iniezione o della semplice morte per denutrizione (sistema, questo, usato in modo particolare per i bambini). Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le vittime ufficiali dell'Aktion T4 saranno circa 70'000.


Le esecuzioni a Pirna-Sonnenstein

Pirna è una cittadina nei pressi di Dresda, lungo le rive dell'Elba, nella cosiddetta Svizzera Sassone. Nell'ex fortezza di Schloss Sonnenstein, il castello ritratto anche da Canaletto, nel 1812 fu aperto un ospedale psichiatrico che negli anni arriverà a curare diversi tipi di disabili mentali e fisici. L'area occupata da questo istituto è vasta e composta da molti edifici, che dovevano servire per i malati, le relative terapie ed il personale. Nel 1940 la clinica di Pirna-Sonnenstein divenne uno dei centri dell'Aktion T4. Come sede operativa venne scelta la Haus C16 [Casa  C16], che era adibita in origine ai pazienti paralitici. Le uccisioni avvenivano nel seminterrato, attrezzato con una camera a monossido di carbonio e due forni crematori alimentati da carbone coke metallurgico.

I malati smistati a Pirna-Sonnenstein venivano trasportati con automezzi e scaricati all'entrata del seminterrato. Condotti all'interno dal personale infermieristico, uomini e donne venivano divisi, fatti spogliare e sottoposti ad una sommaria visita medica che aveva due scopi: tranquillizzare chi era capace di intendere e inventare una finta causa di morte. Poi venivano condotti nella camera a gas, che era mascherata da doccia comune. Medici e personale potevano controllare l'andamento dell'esecuzione e l'agonia dei morenti attraverso una finestrella della porta. Alla fine del trattamento, il gas veniva evacuato con un sistema di ventilazione ed i corpi trasportati nell'adiacente crematorio per essere bruciati, però solo dopo aver estratto tutti i denti d'oro.

Una lettera standard di condoglianze, indicante la finta causa di morte, era inviata ai parenti più prossimi. Le famiglie avevano la facoltà di richiedere le ceneri per un'eventuale inumazione, ma anche se può sembrare strano questo era un caso abbastanza raro. Si poneva quindi il problema dello smaltimento delle ceneri, che venne risolto gettandole semplicemente nei rifiuti oppure disperdendole sul pendio che si trovava dietro la Haus C16. A Pirna-Sonnestein vennero uccise circa 15'000 persone, delle quali 1'000 erano prigionieri di campi di concentramento.


La fine di Pirna-Sonnenstein

Nel 1942 il centro venne chiuso, un anno dopo la cessazione ufficiale del Programma Eutanasia. Camera a gas e crematorio vennero smantellati per non lasciare tracce, mentre il personale fu mandato a sfruttare ed insegnare la propria "esperienza" nei campi di sterminio. Dopo la guerra alcune persone che avevano lavorato per l'Aktion T4 a Pirna-Sonnenstein furono processate e condannate ma, in seguito, su questo massacro venne incredibilmente steso un velo di silenzio e oblio. Pirna si trovava nella Germania Est: negli anni '50 le autorità impiantarono nel complesso dell'ex ospedale una fabbrica per la costruzione di turbine aeronautiche, mentre negli anni '70 fu aperto un nuovo centro di riabilitazione, che verrà trasformato poi in un istituto lavorativo per disabili.

Visitare Pirna
Pirna-Sonnenstein: Haus C16. ©2014 Gianluca Vecchi

La riscoperta della tragedia avvenne per gradi a partire dal 1989, poco prima della caduta del Muro di Berlino, con mostre e ricerche. Il seminterrato della Haus C16 fu restaurato ed adibito a Memoriale per le vittime, mentre il solaio ora ospita una mostra permanente sulla storia del centro eutanasia e delle teorie eugenetiche. Sono stati anche effettuati scavi nel bosco che ricopre il pendio dietro l'edificio, che hanno portato al ritrovamento di ceneri umane e di effetti personali che erano stati gettati assieme ad esse: alcuni di questi ritrovamenti sono esposti nel Memoriale. Il pendio ed il bosco sono stati dichiarati ufficialmente campo di sepoltura, mentre sempre dietro la palazzina è stato eretto un altro monumento a ricordo di ciò. La Haus C16 è diventata un Centro Documentazione.


La mia visita a Pirna-Sonnenstein

Non si dovrebbe mai fare una classifica delle tragedie, ma c'è un particolare che rende la visita qui un pochino più agghiacciante rispetto a quella in un campo di sterminio: l'istituto per disabili di cui accennavo prima è tuttora aperto.

Io e Giovy avevamo programmato la visita a Pirna-Sonnenstein come tappa di #D25. Per arrivarci si deve prendere un treno da Dresda e poi cambiare con un autobus. Già la stazione dei bus di Pirna appare un po' inquietante, con le sue pensiline che sembrano delle lapidi (chi ha visto le stele del Museo al Deportato di Carpi capirà meglio cosa voglio dire).

Giunti a destinazione, si percorre un tratto a piedi e si entra nel parco che contiene il complesso. La prima cosa che attrae la mia attenzione è, assieme a diversi edifici abbandonati e malmessi, una chiesa evidentemente chiusa e probabilmente sconsacrata, cosa che dentro di me dà il via a mille congetture. Quella è la cosiddetta Anstaltskirche [Chiesa dell'Istituto], di rito Luterano, che fu aperta nel 1812 assieme alla clinica psichiatrica originaria. Mi sono chiesto se la sconsacrazione sia stata diretta conseguenza dei fatti che sono accaduti qui, ma in realtà questa parrocchia fu dismessa in precedenza, nel 1940. Non sono riuscito a reperire notizie certe in merito ai motivi, ma la coincidenza di questa data con quella dell'inizio dell'Aktion T4 non lascia adito a molti dubbi: quasi certamente la parrocchia è stata chiusa per evitare gli sguardi indiscreti di sacerdoti e fedeli. Sonnenstein non ha più avuto un'altra chiesa fino a poco prima della caduta del Muro di Berlino. Certo che, in ogni caso, pensare che in un luogo così nemmeno la religione abbia potuto sopravvivere fa venire qualche brivido lungo la schiena.

Dalla  Anstaltskirche ci avviciniamo alla famigerata Haus C16 percorrendo un vialetto, seguendo una strana fila di piccole croci colorate dipinte sul selciato, che sembrano quasi disegnate dalla mano di un bambino. Quello era il percorso fatto dalle vittime verso la morte, dall'entrata del complesso fino alla camera a gas, percorso reso oggi tangibile da quelle piccole croci. Da lontano vediamo un'altra scena abbastanza agghiacciante, quella di un gruppetto di disabili fermi proprio davanti all'entrata del centro dove una volta li si sterminava. La mia mano corre istintivamente alla fotocamera: una scena così varrebbe più di mille parole. La decenza e la prudenza però mi fanno desistere subito, perché in luoghi così bisogna essere sempre molto attenti a come ci si muove, specialmente all'estero. Inutile esprimere la mia incredulità di fronte al fatto che in un posto del genere continuino ad essere ospitati e curati dei disabili, e che le famiglie ce li mandino. In effetti la cosa può lasciare abbastanza esterrefatti, però c'è anche da dire che questo genere di pensieri è irrazionale: non sono i luoghi ad essere malvagi, ma le persone che li abitano (o li hanno abitati).

Architettonicamente, nella Haus C16 è tutto nuovo e ben curato, ma l'atmosfera è comunque dimessa e non molto allegra, e sembra proprio di essere in un ospedale o in un ambulatorio. All'inizio della rampa di scale, un cartello ammonisce chiaramente i visitatori: quello è un luogo dove sono accaduti fatti molto gravi, bisogna tenere un comportamento adeguato e porre particolare attenzione a cosa e come si fotografa. Ci avviamo al primo piano, che ospita la biblioteca e la direzione, per chiedere ad un responsabile qualche notizia in più sull'istituto e su cosa è possibile fotografare. Domandiamo all'impiegato in servizio, ma purtroppo non riusciamo a parlare col direttore perché impegnato. L'impiegato, consultati anche i regolamenti, mi dice comunque che non ho bisogno di permessi e che posso scattare liberamente. Chiediamo anche se è possibile avere la copia della cartina del complesso (che si trova comunque in un tabellone all'esterno) e questo ragazzo non solo ci accontenta, ma ci fotocopia anche una (non richiesta) piantina originale dell'area, così com'era ai tempi del nazismo. Ringraziamo doppiamente, perché nonostante le nostre insistenze non ha voluto che pagassimo le stampe. E ci rendiamo anche conto di aver conversato sottovoce per tutto il tempo.

La mostra permanente si trova nel solaio della Haus C16. L'esposizione non tratta solo della storia di Pirna-Sonnenstein, ma anche delle teorie eugenetiche, di come si sono diffuse e trasformate e di come sono state applicate. Il materiale è corposo ed esaustivo, con foto, testi ed audiovisivi, ma purtroppo è tutto in tedesco: per fortuna Giovy può farmi da traduttore. Il mio iniziale disappunto lascia il posto alla consapevolezza che lo spazio e poco ed esporre testi bilingui potrebbe essere di difficile attuazione. Però questo aspetto è una pecca a cui si dovrebbe rimediare, specie in un Memoriale di questo tipo. In fondo alla sala, quattro sbarre verticali riproducono idealmente il vecchio camino dei forni crematori, ora demolito ma che passava proprio in questo ambiente, a quel tempo occupato da parte del personale.

Finita la visita della mostra scendiamo nel Memoriale, e per farlo stavolta non usiamo le scale ma il moderno ascensore esterno con rivestimento trasparente. Quando le porte si aprono nel seminterrato, troviamo una temperatura un po' più bassa rispetto a quella esterna o degli altri ambienti e questa cosa, unita alla penombra, alle nude lampadine che scendono dal soffitto ed al pensiero di ciò che vi era accaduto, accresce la sensazione negativa che si prova nell'entrare. Persino l'ascensore è strano: la cabina non si ferma completamente sottoterra, ma rimane un po' sollevata dal livello del terreno, dando quasi l'impressione di essere guasta e bloccata. Lì sotto si trovano diverse stanze con pannelli, reperti, ricordi e anche fiori lasciati da qualcuno. Una sala ospita una ventina di fotografie disposte su due file. Sono vittime, un infinitesimo campione rispetto alle 15'000 che hanno trovato la morte qui e, proprio per questo, toccano molto di più il visitatore. Dietro ogni foto è spiegata la storia della persona raffigurata e, almeno quaggiù nel Memoriale, le didascalie sono anche in inglese.

Ciò che si prova nell'entrare all'interno di un luogo dove hanno sterminato deliberatamente migliaia di persone credo sia e debba restare un'esperienza molto personale, quindi non vi dirò ciò che ho sentito io. La camera a gas è la prima di una serie di sale in successione. Qui il "lavoro" era ottimizzato come in una catena di montaggio, così i forni crematori erano adiacenti al luogo dell'uccisione per massimizzare il "rendimento" e la segretezza. L'architettura del seminterrato odierno è un po' diversa da quella originale, ed il percorso che oggi fanno i visitatori era in realtà impossibile. Di fianco alla camera si trova una stanza che ospitava le imboccature dei forni, che erano due e che occupavano la sala successiva. Come ho scritto prima, nel 1942 tutto venne smantellato, quindi a ricordarci dell'esistenza di quell'attrezzatura rimangono delle arcate sui muri ed i basamenti dei forni. Solo uno di questi basamenti è stato scoperto e lasciato a vista, mentre l'altro si trova sotto al pavimento, rivelato solo da una finestra quadrata che ne svela una piccola porzione. Perciò, quando ci si trova in questo ambiente, si cammina letteralmente sopra un crematorio ed idealmente sopra i resti bruciati di 15'000 cadaveri. L'ultima sala è dedicata all'esposizione di alcuni macabri reperti, come resti di ceneri umane, mattoni refrattari ed alcuni effetti personali ritrovati nel pendio dietro la Haus C16.

Finita la visita al Memoriale usciamo all'esterno, attraverso la porta da cui un tempo entravano i condannati e sulle cui scale passa la fila delle croci colorate, giriamo intorno alla palazzina e ci avviamo al pendio. Su questo declivio che si allunga verso l'Elba c'è un bel bosco ed è quasi troppo ovvio stupirsi del fatto che venisse usato come discarica di ceneri umane. Nel bosco si può passeggiare tranquillamente lungo un sentiero che si snoda tra gli alberi e, cosa veramente strana, mentre siamo lì si alza all'improvviso una brezza fresca e tesa, che smette proprio quando ne usciamo. Io non credo ai fantasmi, ma l'esperienza è stato senz'altro singolare e perlomeno inquietante.

Un cartello spiega che qualche anno fa il pendio è stato dichiarato ufficialmente un cimitero. Per ricordare i morti in modo discreto e simbolico, invece di piantare croci o altri simboli religiosi si è deciso di dipingere un segno sugli alberi. In realtà questa notizia risulta un pochino ambigua, perché in un cartello si spiega che l'intero pendio è un campo di sepoltura, mentre altre fonti dicono che lo è solo la parte dietro la Haus C16 (sulla quale sorge infatti un ulteriore monumento). I segni di vernice non fanno che aumentare la nostra confusione: infatti, nel bosco i tronchi hanno un piccolo punto blu o arancione, mentre nella zona ristretta dietro l'edificio hanno la base completamente dipinta di bianco e di nero. Però il cartello con la spiegazione, oltre a non fare menzione di segni in particolare, si trova nella zona dei punti colorati. Quindi, per deduzione logica, penso che siano questi ultimi quelli veri.

Per completare la nostra visita esploriamo il parco di Pirna-Sonnenstein, che è pieno di edifici abbandonati. Questi non hanno niente a che fare con l'Aktion T4 vera e propria, se non per il fatto che in qualcuno di essi abitava il personale coinvolto. In realtà queste costruzioni erano parte della clinica per disabili o sede di altre attività correlate, come alloggi per malati, ambulatori, scuola e alloggi per infermiere. Nel tempo e con la chiusura della struttura (per quanto riguardava i suoi scopi sanitari) sono state destinate ad altri usi. Per esempio la chiesa, nel dopoguerra, serviva da magazzino per la fabbrica aeronautica. Usando la piantina, e conoscendo ovviamente un po' di tedesco, si riesce a decifrare abbastanza bene tutta la zona. Vorrei precisare che, sebbene l'area sia in stato di parziale rovina, sarebbe un errore considerarla come un esempio di degrado e basta. Sicuramente l'esborso finanziario per una completa riqualificazione sarebbe astronomico. E comunque, da quello che ho capito, i vari edifici vuoti attendono di essere presi in carico per qualche attività (infatti sulla cartina questi lotti vengono denominati vacanti), ed essere restaurati o ricostruiti di conseguenza. In ogni caso, trovo questa zona un interessantissimo esempio di archeologia moderna e/o industriale, la cui storia ha attraversato ben due secoli.

Scatto molte fotografie, con l'intenzione di ricavarne un portfolio. La mia attenzione viene catturata da un lungo capannone in rovina e circondato dalla vegetazione incolta. Quella era l'officina dove si producevano turbine per motori d'aereo, impiantata all'epoca della Repubblica Democratica Tedesca. La costruzione è davvero messa male e probabilmente pericolante ma non vedo nessun cartello che vieta l'ingresso e quindi entro. Giro un po' all'interno, scatto qualche foto ed esco, quando Giovy mi avverte che abbiamo suscitato l'attenzione di qualcuno del personale, che guarda con fare incuriosito ed indagatore i nostri movimenti. Forse non vedono molti visitatori interessati ai ruderi, o forse ci credono solo turisti impiccioni e morbosi. Sia come sia, nessuno ci dice niente e comunque per noi è già l'ora di tornare. Ci avviamo verso l'uscita ripercorrendo parzialmente il sentiero di piccole croci, un sentiero che circa 70 anni fa era a senso unico verso la morte e che oggi noi abbiamo la fortuna di poter rifare in direzione contraria.


Info utili per visitare Pirna-Sonnenstein 

Dalla Hauptbahnhof [Stazione Ferroviaria Centrale] di Dresda, in Wiener Platz, prendete il treno della S-Bahn [treno locale / metropolitana di superficie], linea S1, direzione Schona. Scendete alla stazione di Pirna, uscite e proprio nei pressi trovate la Zentraler Omnibusbahnhof o ZOB [Stazione Centrale delle Corriere]. Da qui prendete un autobus delle linee 241, 245 o 246, e scendete alla fermata Landsratamt. Usciti dal mezzo, attraversate la strada e tornate indietro (rispetto alla direzione da cui siete arrivati) fino alla prima rotonda, prendete la prima uscita a destra e seguite i segnali per il Memoriale, che si trova a breve distanza. 

I biglietti della S-Bahn hanno durata di 90 minuti e valgono anche per l'autobus, così come sull'autobus del ritorno potete fare il biglietto direttamente per Dresda ed usarlo poi anche per il treno. Ovviamente le condizioni di viaggio possono cambiare di anno in anno, quindi per sicurezza informatevi bene prima dell'acquisto. Sicuramente esistono anche delle opzioni di andata-ritorno (che noi al momento non abbiamo cercato perché non ci servivano) e sulle quali potete molto facilmente informarvi in stazione.

Essendo un Centro Documentazione, l'ingresso al Memoriale di Pirna-Sonnenstein è gratuito. Se volete, potete lasciare un'offerta libera in una teca che si trova nella mostra, all'ultimo piano.

Il Memoriale di Pirna-Sonnenstein fa parte della Stiftung Sächsische Gedenkstätten [Fondazione per i Memoriali Sassoni], che si occupa di amministrare luoghi della Sassonia che hanno avuto a che fare con guerra, dittature e crimini contro la libertà. Un tour guidato del Memoriale (in tedesco) parte ogni sabato alle 14.00, mentre tour per comitive (anche in inglese) posso essere richiesti su prenotazione. Esiste anche un'Associazione per il Memoriale di Sonnenstein, formata da cittadini di Pirna e parenti delle vittime. Il sito è solo in tedesco, e da quello che si può capire è questa che organizza il tour del sabato, che però viene segnalato alle 14.30 e con richiesta di una donazione libera (anche l'orario di apertura differisce leggermente rispetto a quello della Fondazione).

Se volete chiedere informazioni a qualcuno che non sia una guida, ricordate sempre che in Germania il nazismo è un nervo scoperto e un argomento da prendere con le molle, specie con le persone più anziane. Evitate di fare battute e siate sempre molto cauti in ciò che domandate. Non prendetevela se qualcuno vi risponde negativamente: a me è capitato anche per cose molto meno imbarazzanti (a Rostock, ad esempio, ho ricevuto un "io non sono di qui" per aver chiesto informazioni riguardo un palazzo).


Info utili per chi vuole fotografare o filmare

Se volete scattare fotografie o riprendere video nel Centro Documentazione per vostro ricordo personale, recatevi alla direzione e chiedete il permesso. Se non lo fate quasi sicuramente nessuno vi fermerà ma, nel caso contrario, voi sarete fuori da ogni problema e comunque avrete dimostrato la vostra correttezza. 

Se invece volete utilizzare foto o filmati per pubblicazioni, articoli o altri usi di questo tipo, dovete richiedere una liberatoria ufficiale. Vi ricordo che in Germania vige attualmente la legge della Panoramafreiheit [Libertà di Panorama]. In pratica siete liberi di riprendere ogni cosa che sia posta in modo permanente su suolo pubblico, ma non dentro a luoghi privati. Il Centro Documentazione detiene il copyright per quanto riguarda la sua struttura.

Per esperienza personale vi consiglio di espletare questa pratica in anticipo, prima del vostro arrivo. Richiederla sul momento o a cose già fatte può essere infatti molto difficile, se non impossibile.




Questo articolo è stato scritto per Emotion Recollected In Tranquillity.
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