Il Memoriale dell'Olocausto di Berlino: ricordo o divertimento?



Il Denkmal für die ermordeten Juden Europas [Memoriale per gli Ebrei Assassinati in Europa] è uno dei luoghi più conosciuti e visitati di Berlino. Si trova di fronte all'ambasciata degli Stati Uniti, poco lontano da Pariser Platz e dalla Porta di Brandeburgo. É un monumento famoso, ma anche controverso, a causa della sua struttura: 2'711 blocchi di cemento di diverse dimensioni, distribuiti su 19'000 metri quadrati di superficie non pianeggiante, a formare una sorta di griglia-labirinto. L'intento del progettista Peter Eisenmann era quello di destabilizzare la percezione dei visitatori, oltre a ricordare un grande cimitero pieno di pietre tombali.


Per quello che ho visto di persona, il risultato più evidente è stato invece quello di avere costruito una sorta di parco ricreativo, dove in molti (anche adulti) si divertono a girare o a rincorrersi tra i corridoi del labirinto e/o ad arrampicarsi sui blocchi, piuttosto che raccogliersi nel ricordo dell'Olocausto. Già il fatto che ci siano dei guardiani a dover vigilare sul comportamento dei visitatori, per controllare che non salgano in piedi sui blocchi, la dice lunga su quanto sia in realtà "destabilizzante" e commemorativo il monumento. 

Io sono un sostenitore dell'arte concettuale e del fatto che le opere debbano possedere significati che vanno al di là la semplice apparenza (cosa che implicherebbe un lavoro mentale sia da parte del creatore che dello spettatore) ma, secondo me, in questo caso ci si è spinti troppo oltre. Quando ci si reca in memoriali di stragi o omicidi e, invece di essere naturalmente portati al ricordo e al raccoglimento, ci si deve sforzare per farlo (o addirittura ci si trova a giocare e scherzare al suo interno), forse l'obiettivo non è stato raggiunto al 100%. Detto questo, non voglio assolutamente stroncare questo memoriale: il mio era un giudizio riguardante lo scopo primario della sua costruzione. Visto come spazio architettonico a sé stante e come opera d'arredo urbanistico, il Denkmal è senz'altro un oggetto visionario, che merita di essere visto e visitato, se non altro per la sua grandezza dimensionale e la particolarità della sua progettazione.

Già che ci siamo, e per riallacciarmi alle critiche fatte all'inizio, voglio parlarvi della mia foto e del perché l'ho scattata in questo modo. Le ragioni sono essenzialmente due. La prima, molto semplice, è quella di riprendere il contrasto tra la pianta ed il cemento, cioè tra l'animato e l'inanimato, tra la vita e la morte (che è il tema di luoghi come questo). La seconda invece è che l'albero è un'immagine associata alla memoria dello sterminio degli Ebrei, a causa del famoso Giardino dei Giusti tra le Nazioni nello Yad Vashem (il Memoriale dell'Olocausto di Gerusalemme). Come molti di voi sapranno, nel Giardino dei Giusti si è piantato un albero per ogni non-Ebreo che ha cercato di salvare gli Ebrei dal genocidio. In questo modo ho cercato di contestualizzare maggiormente il luogo, visto che non lo è già abbastanza di suo.

Concludo ricordandovi che il Denkmal non è fatto di sole lastre di cemento, ma anche di un centro documentazione. Per chi viene dalla Porta di Brandeburgo la sua entrata è un po' mimetizzata: tenendo l'ambasciata degli USA alle vostre spalle, l'ingresso è sul lato opposto del labirinto, nell'angolo a sinistra.


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