Parliamo della Marmolada

Viaggiare sulla Marmolada
La Marmolada - foto da Skiforum.it 
Sono Veneta di nascita e di crescita. E anche di testa, mi viene anche da dire.
Citare le province della mia regione è sempre stato come citare i nomi dei sette nani: me ne scordavo sempre una. A turno, succedeva con Rovigo oppure Belluno, che sono due province di confine, molto ibride e che rompono lo schema lineare delle altre province del Veneto. L'unica cosa che, in in nanosecondo, mi fa ricordare che la pronvicia di Belluno esiste (Bellunesi, perdonatemi e vogliatemi bene lo stesso) è la presenza della Marmolada.

Quella montagna è davvero capace di ricordarmi il suo capoluogo.
E non solo... mi ricorda di quando ero piccola e con i miei ho fatto un giro da quelle parti.
Ogni tanto riguardo quelle foto... non avevo ancora gli occhiali (avrò avuto 3 anni circa) e la luce che portavo negli occhi era proprio bella.
Per raccontarvela in modo serio, questo gruppo alpino si trova tra le province di Belluno e di Trento ed è delimitato dallaVal Pettorina (a est) e dalla Val di Fassa (a ovest). La vetta più alta dell’intero gruppo montuoso è Punta Penia, con i suoi 3.343 metri di altezza. Non male, direi.

La Marmolada è un gran posto per trascorrere dei giorni in periodo invernale.
Qui si scia che è un piacere, quasi sempre fino a Maggio. La storica pista “Bellunese”, con i suoi 12 kilometri di lunghezza, è considerata da molti la più bella dell’intero arco alpino.
Qui un tempo si svolgeva la gara di sci più lunga al mondo, il celebre Gigantissimo della Marmolada, competizione riservata a veri professionisti.
Passare del tempo qui non è di certo difficile e si trovano spesso delle buone proposte, come per esempio, le offerte per la Marmolada di Expedia o tour operator e associazioni che operano in zona.

Quello che ho imparato ad amare, crescendo, di questo luogo è la sua Storia. Che è davvero forte, grande, capace ancora oggi di urlare vicende, momenti di vita e attimi di morte.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, la Marmolada fu utilizzata per delimitare una parte del confine italo-austriaco. La montagna fu teatro di scontri, i cui segni sono ancora perfettamente visibili sui versanti est e nord del massiccio. All'interno del ghiacciaio fu perfino costruito un groviglio di tunnel sotterranei (conosciuto come “La città di ghiaccio”) che raggiungevano i 40 metri di profondità e che gli austriaci utilizzavano come sistema difensivo. Gli appassionati di storia, come me,  potranno visitare il Museo della Grande Guerra di Serauta, che ospita una ricca collezione di preziosi cimeli del primo conflitto mondiale.
In un momento come questo, in cui il Centenario imperversa, un giro da quelle parti ha davvero molto significato.

La provincia di Belluno per me resta un mistero ma la sue montagne lo sono un po' meno.
Marmolada in primis.
Scrivendo questo post ho pensato subito che dovrei tornare da quelle parti... per farmi di nuovo fotografare mentre osservo quel territorio e per capire quale sia, ora, la luce dei miei occhi. 

3 commenti:

  1. Sì, parliamone della Marmolada: per me che a fine anni sessanta andavo in vacanza estiva 15 giorni a Penia di Canazei (qui http://www.villarosella.it/), la Marmolada era "la" montagna: ci giravo attorno salendo al rifugio Contrin e da lì al Passo Ombretta, cercando i cimeli della I guerra mondiale che potevano appassionare un ragazzino di 13-14 anni e intanto farlo riflettere su quante vite era costata quella guerra... Poi un bel giorno, nell'estate 1967 (avevo 14 anni), la salita in vetta a Punta Penia: allora non c'erano funivie, solo una seggiovia dal Lago Fedaia a Pian dei Fiacconi, sdegnosamente ignorata da mio padre, mio fratello maggiore (che aveva fatto scuola di roccia ed era "capocordata") e, di conseguenza, anche da me. A piedi dunque dal Lago Fedaia alla vetta, con l'intenzione di ridiscendere dalla ferrata del versante sud. Bel tempo per buona parte della salita, un po' di nuvole sulle roccette e la cresta prima di arrivare in cima. Il custode del rifugio di Punta Penia che mi complimenta dicendomi che ero uno dei più giovani "non locali" ad essere arrivato lì a piedi. Non so se era vero e se faceva parte della gentilezza verso i non abbondanti camminatori che arrivavano lassù, comunque io allora presi il complimento per oro colato. L'intenzione era poi di scendere dal versante sud tramite la "ferrata", ma un temporale in arrivo ci sconsigliò quella via di ritorno e rientrammo per lo stesso percorso della salita: ma che gioia quando, ufficialmente finita la zona dei possibili crepacci e quindi liberato dalla corda, potei correre come un pazzo sull'ultimo tratto innevato (sì, allora il ghiacciaio arrivava molto più in basso di oggi)...
    Credo che anche nei miei occhi azzurri ci fosse davvero una bella luce...
    Grazie
    Guido

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    Risposte
    1. È sempre bello leggere i ricordi altrui

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    2. Vero, molto bello leggere i ricordi altrui.

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