Il Falco del Zentralfriedhof

Falco al Zentralfriedhof
Vienna, Zentralfriedhof: la tomba di Falco. ©2014 Gianluca Vecchi.

Non sono mai stato un grande fan del "turismo tombale". Sebbene, specie in UK, mi piaccia molto visitare i cimiteri dal punto di vista storico e culturale, sono meno incline ad andare apposta in un luogo per vedere la sepoltura di un personaggio famoso. Però in occasioni eccezionali l'ho fatto, come ad esempio nel caso del ritrovamento di Riccardo III a Leicester. Oppure nel caso della tomba di Falco, alias Johann Hölzel, a Vienna: che, come racconterò, rappresenta a mio modo di vedere un esempio davvero speciale.

Forse i lettori più giovani non sanno bene chi sia Falco, né ricordano cosa ha rappresentato. Era un cantante viennese, uscito alla ribalta all'inizio degli anni '80 con un famosissimo successo rap intitolato Der Kommissar. Era anche un artista particolare, dagli atteggiamenti peculiari ed a volte esagerati. Le sue canzoni apparivano, specie in Italia, come allegre ed orecchiabili hit da discoteca o da easy listening: Rock Me Amadeus, Jeanny, Wiener Blut, Ganz Wien sono alcuni di questi titoli. Ma spesso i testi, come in Der Kommissar o in Ganz Wien, parlavano di disagio sociale, disperazione e droga. Falco passava per uno di quei cantanti usa e getta, buoni per qualche anno di successo prima di tornare all'oblio. In realtà era un vero musicista e strumentista, che nella sua live band suonava il basso, e che nella natia Austria era molto considerato come artista ed amato dai fan. Sono stato e sono tuttora un suo grande ammiratore. Falco purtroppo ci ha lasciato nel 1998, in un incidente stradale.

Ero a Vienna e sono andato al Zentralfriedhof, il suo grande cimitero monumentale. Giovy ve l'ha raccontato la settimana scorsa. Per gli appassionati, lì vi sono sepolti personaggi famosissimi: tra i tanti cito a caso Beethoven, Mozart, Salieri, Boltzmann, Jürgens e, appunto, Falco. A dire tutta la verità, il desiderio di vedere la tomba di quest'ultimo supera di gran lunga quello di vedere le tombe degli altri. Mi aggiro quindi nella zona dei musicisti, cercando quello che mi interessa. Nonostante alcune concessioni artistiche, come disegni di strumenti e di pentagrammi, le lapidi sono abbastanza formali e nella norma. Ma allungo lo sguardo e vedo qualcosa di diverso: un piccolo obelisco, una lastra circolare trasparente, una figura che sembra disegnata sulla lastra. Intuisco subito che doveva essere la tomba che cercavo.

Ed infatti Falco è là. Non sepolto, intendo, ma là proprio fisicamente: sopra una lastra di plexiglass, un Falco in scala 1:1 spiega le braccia come vere ali, racchiuso in un vestito nero dalle larghe maniche, quasi fosse mascherato da vampiro. Lo sguardo è serio, di quella serietà sarcastica che si usa quando si cerca di fare una scherzo fatto bene, e perso lontano. Tra le sue mani, a formare un arco che segue il profilo della lastra, sono riportati in fila alcuni dei suoi successi musicali. Dietro di lui, in bella mostra, il piccolo obelisco in marmo riporta il suo nome d'arte in alto, ben visibile; il vero nome è inciso sopra una lapide verticale a terra, quasi nascosto come fosse un particolare secondario. E, a sottolineare il gioco tra realtà e finzione, come nome proprio viene riportato il diminutivo di Johann, cioè Hans.

Rimango sorpreso anche dalla quantità di fiori, biglietti, candele e statuine che sono sparsi sopra ed attorno alla sua sepoltura. Non credevo che Falco fosse ancora tanto ricordato. Penso ad una mezz'ora prima, quando ho visto due vecchiette deporre una piccola corona sulla tomba di Beethoven. Lo facevano in modo discreto, formale, quasi come fosse un'inamidata cerimonia ufficiale. Qui, a vedere dagli oggetti lasciati, alcuni visitatori devono essere giovanissimi e probabilmente non hanno mai sentito questo cantante quando era ancora vivo. Sembra quasi la tomba di un bambino o di un adolescente. Penso anche al resto del cimitero. Non l'ho visitato tutto, molte tombe erano ricche ed originali, e qualcuna addirittura un po' sopra le righe. Ma in mezzo a tutte le altre, quella di Falco è sicuramente unica.

Vorrei rimanere ancora un po' ma purtroppo la sera sta calando, e con il suo arrivo si affievolisce la luce e si stanno per chiudere i cancelli del Zentralfriedhof. Ormai è ora di andare e guardo la "tomba" un'ultima volta. Uso le virgolette perché, infatti, non è una semplice tomba: forse, per la prima volta in vita mia, ho visto un mausoleo veramente fatto per ricordare chi vi sta sepolto sotto. Qui non c'è solo un cadavere, ma anche e soprattutto l'essenza della persona che era stato: quando sei lì davanti non ti viene il broncio della tristezza, ma il sorriso di un bel ricordo. Vado via con la pelle d'oca, pensando a Falco che svetta a braccia aperte sul cimitero di Vienna, con il fare irridente di un istrione che sul palco si fa beffe della morte. Questo è davvero Falco, ed è ancora vivo.


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