Il Tarawera Trail

Visitare Rotorua e Tarawera Lake in Nuova Zelanda
Picture from Wikimedia Commons
Oggi facciamo un viaggio lungo e arriviamo in Nuova Zelanda, più precisamente sull'Isola del Nord che, tra le due, è quella più maori, dove i paesi e le città hanno nomi molto polinesiani. Lo saprete benissimo, la Nuova Zelanda è composta da due isole che, dicono, siano molto diverse tra loro per abitanti, tradizioni, abitudini e cose da poter fare.


Io in Nuova Zelanda non si sono ancora andata ma (guardate a fine del post) ho un promemoria ben impresso sulla pelle e nel cuore. Al di là delle scelte personali, mi hanno sempre detto che quelle due isole siano davvero un piccolo paradiso dove vivere, lavorare e, magari rifarsi una vita.
Solitamente non scrivo post sulla base di comunicati stampa perché mi piace raccontare di esperienze vissute oppure sognate... ma pur sempre provenienti dal mio cuore.
Qualche giorno fa, però, ho ricevuto un comunicato stampa che raccontava di un zona che è sempre stata lì in pole position nella lista dei miei viaggi da fare.
Ecco perché nasce questo post: perché è un gran mega post-it giallo affisso sulla lista di ciò che vorrei per il mio futuro viaggiante.
La foto che vedete qui sopra ci porta nella zona di Rotorua e più precisamente sulle rive del Tarawera Lake. Qui è stato da poco aperto un sentiero, il Tarawera Trail, che permette di esplorare questa zona a piedi oppure in Mountain Bike.
Un tratto di questo sentiero (circa 15 km) ci porterà fino ad una spiaggia lacustre nota come "Hot Water Beach". Eh già... il lago Tarawera si trova proprio dentro ad un cratere vulcanico e l'attività geotermica si fa felicemente sentire nell'acqua che viene riscaldata.
Fare il bagno da queste parti dev'essere proprio piacevole e rilassante.
Qui però sono successe anche cose particolarmente tremende.
Pensate che a fine '800 da queste parti c'era un villaggio Maori molto antico che, a causa di un'eruzione venne completamente seppellito. Vi ricorda nulla questa storia?
Similitudini, o nemo, con la nostra italica penisola, quello che il mio cuore mi dice è che qui io ci devo arrivare prima o poi.
Questa zona della Nuova Zelanda è la più adatta per osservare la geologia e la fauna dell'isola del Nord. Qui i boschi sono proprio libri aperti pronti a raccontarci millenni e ere passate.
Quando cammino da qualche parte io mi guardo attorno cercando di raccogliere con lo sguardo più informazioni e meraviglia possibile.
Questi boschi sono pieni di felci (che non a caso sono il simbolo della Nuova Zelanda) e queste piante (anche quelle dei nostri boschi) sono dei veri propri fossili viventi.
Sono piante antichissime e sono sempre capaci di incantarmi.
Quando sono andata alle serre del Giardino Botanico di Ebimburgo non sarei mai uscita da quella che conteneva le felci.
Mi piacciono così tanto che me ne sono tatuata una (ve lo dicevo ad inizio post che avevo un promemoria ben saldo addosso a me) sul piede destro e quel tatuaggio per me vuol dire tante cose.
Quando sono qui a casa e magari mi rilasso guardando un film o leggendo ogni tanto me lo guardo e penso che quello è davvero il post-it più marcato che io abbia mai scritto.
Quello è l'augurio più grande che io abbia potuto formulare per me stessa e so che un giorno poterò questo piede destro dall'altra parte del mondo e presenterò questa Black Fern alle sue sorelle tutte spore e clorofilla. Dite che sia sufficiente come promemoria?

Giovy Malfiori
La mia Black Fern

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