Un viaggio a New York

Viaggi a New York
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Fare un viaggio a New York rientra sicuramente tra le esperienze da fare almeno una volta nella vita.
Enorme metropoli cosmopolita, rappresenta una delle mete turistiche internazionali più visitate al mondo, grazie alla sua bellezza, vivacità ed eterogeneità. Data la sua ricchezza di attrazioni, se decidete di partire per New York vale la pena trascorrervi un'intera vacanza – l'ideale sarebbe almeno una settimana piena – in modo da riuscire a conoscere le principali zone della città.

Il vostro tour alla scoperta della Grande Mela può partire da Manhattan, l'isola più importante e nucleo storico della città. Oppure, più semplicemente, potete cominciare dalla zona in cui alloggiate. Oltre a Manhattan, New York comprende i distretti – borough - di Staten Island, Queens, Brooklyn e Bronx: scegliete voi dove prenotare l'hotel, a seconda dell'itinerario che vi interessa seguire. Per trovare una sistemazione adeguata alle vostre esigenze, potete anche aiutarvi con uno dei numerosi siti di viaggio, quali 
Expedia o Trivago, tramite cui è possibile prenotare un albergo, spesso a tariffe scontate, scegliendo da un vastissimo assortimento. Osservando le varie categorie - suddivise anche per zone - e confrontando i diversi commenti degli utenti, non sarà difficile trovare l'hotel che faccia al caso vostro, anche in una città vasta come New York. 

Se decidete di iniziare con Manhattan, potete partire da Midtown, una delle zone più turistiche del distretto. Qui, oltre a Broadway e alla celebre Times Square, si trovano alcuni degli edifici più alti di New York, come il Chrysler Building, l'Empire State Building e il complesso del Rockefeller Center. 
Proseguendo a sud, troverete Downtown, la zona più antica della città e cuore finanziario del Paese, in quanto sede della Borsa di New York. Qui potrete addentrarvi tra gli immensi grattacieli di Wall Street, ma anche esplorare alcuni dei quartieri più famosi di Manhattan, come Little Italy, Soho e Chinatown. 

Spostandovi ad Uptown, a nord, troverete invece Central Park, uno dei parchi pubblici più grandi al mondo, e potrete visitare i musei più famosi della metropoli come, ad esempio, il celeberrimo Metropolitan Museum, la cui collezione permanente raggruppa più di due milioni di opere d'arte. 
Ad Uptown sono inoltre situati alcuni dei quartieri caratteristici di New York, come Harlem e Spanish Harlem.

Uscendo da Manhattan, tappa obbligatoria è sicuramente Brooklyn, il distretto più popoloso della contea, dove potrete ammirare il celebre ponte omonimo che collega a Manhattan. Qui si trovano inoltre molte gallerie d'arte e musei, primo fra tutti il Brooklyn Museum, uno dei più importati degli Stati Uniti d'America.

Hai detto colazione?

British Breakfast
Buona, eh!? Era la nostra colazione in Scozia - © 2013 Giovy
Quante colazioni avete assaggiato in giro per il mondo e qual é la vostra preferita? Io sono una grande fan della classica English Breakfast, in tutte le sue varianti più o meno fantasiose o più o meno locali. Devo ammettere che viaggiare tanto per il mondo mi ha dato la possibilità di assaggiare parecchie cose buone, strane, particolari e chi più ne ha più ne metta.
Oggi vi portiamo a colazione nel mondo. Partite con noi?

Sierra y Jamon

Spain Sierra Nevada
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Eravamo a Granada, io e i miei due Hermanos.
Il giorno prima ci eravamo persi per i vicoli del centro storico ed io mi ero davvero appassionata a questa città così araba e così spagnola allo stesso tempo.
Quella mattina ci saltò in mente di andarcene verso le montagne.
Quando ero piccola pensavo che le montagne fossero sempre tutte a nord di ogni paese.
A sud ci dovevano essere solo le spiagge e il mare.
Poi ebbi modo di capire che non è sempre così, anzi.
Quel giorno partimmo dal campeggio con la sola convinzione di andare verso la Sierra Nevada.
Partimmo con l'intenzione di raggiungere l'esterno di Granada... tanto poi una freccia l'avremmo pur trovata.
E così fu, non ci sbagliavamo affatto.
Le strade di montagna sono sempre state consone al nostro modo di guidare.
Mai paura, salivamo su anche se la strada si stringeva e gli strapiombi aumentavano.
Dall'auto vedevamo una cima con ancora della neve: volevamo arrivare lì e nessuno ci avrebbe fermato.
Arrivammo al punto dove la strada muore: camminammo un po' per goderci quello spettacolo montuoso ad un soffio di vento dall'Africa.
Non mi pareva vero di essere lì.
Cammina cammina, ci venne fame e ci ricordammo che, lungo la salita, c'era una fantastica osteria di quelle che "secondo me lì si mangia bene".
Scendemmo per raggiungerla e chiedemmo se c'era la possibilità di mangiare.
L'Oste era burbero di tono ma ci sorrise come per dire "faccio io, voi non vi preoccupate".
Ci portò del formaggio dal gusto molto intenso, sicuramente era di capra o percora.
Arrivarono poi una marea di crocchette da sembrare di essere approdati nel paradiso dei fritti.
Prima che potessimo dire "pancia mia, fatti capanna" ecco che uscì dalla cucina l'imperatore di ogni bontà iberica: el Jamon.
La Spagna fa dei gran prosciutti, ammettiamolo, che nulla hanno a che vedere con i nostri crudi emiliani.
Sono due cose completamente diverse.
El Jamon va tagliato un po' grosso, sempre ed esclusivamente al coltello.
Quell'oste ci rimpinguò quasi come fosse la strega e noi Hansel e Gretel.
Quando i piatti furono vuoti, ci portò ancora Jamon. 
E noi ne fummo felici.
Mi piace pensare che quello sia il modo in cui l'Andalucia ci salutò.

Una Sera Blu a Monterosso

Visitare le Cinque Terre
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Ho una serie di ricordi molto belli legati alle Cinque Terre e soprattutto a Monterosso.
Due dei miei ricordi più forti sono legati a due momenti precisi della giornata.
Il primo è legato a quell'ora in cui il mare e la spiaggia si spopolano.
Erano circa le 18 di un giorno feriale di settembre di alcuni anni fa.
Io me ne stavo seduta in acqua come una bimba e tutto d'un tratto mi accorsi che in spiaggia eravamo rimasti, forse, in 3.
Adoro quell'ora che ci traghetta verso la sera.
C'è qualcosa di magico nei momenti di passaggio: dall'alba al giorno, dal giorno alla sera, dal crepuscolo alla notte.
Io mi trovavo proprio in uno di quei momenti.
Rimasi lì sul bagnasciuga di quella spiaggia che si trova proprio vicina al viadotto ferroviario.
Non c'era musica, non c'era vociare forte, c'era solo quel fruscio immenso dell'acqua e qualche chiacchiera cordiale.
Il secondo momento risale ad un paio di anni fa, a Luglio.
In un week end pazzesco (eravamo proprio a metà del mese), ogni persona su questo globo sembrava essersi riversata sulle strette spiagge delle Cinque Terre.
Io ero arrivata in treno e il convoglio, da Borgo Taro in poi, sembrava un carro bestiame.
Non avrei desistito per nulla mondo: quello sarebbe stato un week end di reunion tra amici.
Un mio amico di Washington si trovava in Italia e ci saremmo visti lì assieme a molti altri compagni di viaggio sparsi, fino a quel giorno, in tutta la penisola.
Si scherzò, si rise, si pianse, ci si raccontarono molte cose.
Non ero nella spiaggia di qualche anno prima.
Ero in un bagno attrezzato con gli ombrelloni gialli, proprio vicino alla stazione al viale che tutto coloro che approdano a Monterosso percorrono mille volte al giorno.
Ora dopo ora, arrivò di nuovo quel momento in cui la spiaggia diventa malinconica.
Restai lì e non mi mossi.
Poi ci volle una doccia, una cena, altri miliardi di risate e mille promesse di rivedersi.
Era quasi mezzanotte quando camminai di nuovo su quel lungomare, stavolta deserto.
La luna era piena, il mare "una tavola blu". Blu notte però.
Poco dopo il tunnel che separa il paese dalla zona del lungomare mi fermai a guardare la spiaggia e tutta quella bellezza che si trovava davanti a me.
Ora che la stagione sta cambiando, penso a come potrebbe essere in Settembre quella meraviglia di paese.
La mia mente ha solo una risposta: "Bellissimo".

Attraversando Shenton

Il Villaggio di Shenton


L'Inghilterra è piena di villaggi senza tempo. Shenton è un mini villaggio che davvero sembra non avere età. La cosa bella di questo luogo, perso nella campagna del Leicestershire, è che se non lo conosci (o qualcuno non ti ci porta) non lo troverai mai. Il villaggio sembra uscire direttamente dal genio di Jane Austen o da quello di Thomas Hardy. E' composto da una sola strada!

Il mio arrivo a Parigi

Tour Eiffel
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Sono giorni che penso alla prima volta di molti viaggi.
Mi spiego meglio.
C'è sempre la prima volta in cui arrivi in un posto: non molto tempo fa vi ho raccontato il mio approdo a Città del Messico e Edimburgo.
Giorni fa pensavo al mio arrivo a Parigi. Al primo.
Sono stata molte volte nella capitale francese ma il mio primo viaggio da quelle parti è stato quasi un'improvvisata.
Un'amica che viveva là per lavoro, un week end libero e un volo lowcost.
Niente di più invitante per prenotare un bell'aereo e partire.
Arrivata a Beauvais mi sentivo spaesata.
Era buio perché il mio volo atterrava alle 22 circa.
Sapevo di essere distante ma, a quel tempo, avevo meno coscienza di dove fosse il fantomatico aeroporto RyanAir.
Salii sul autobus con la stessa smania e curiosità di una bimba al suo primo viaggio. 
Ero in lotta con me stessa perché sui mezzi pubblici spesso tendo a dormire e, in quel momento stavo per cedere. Controvoglia, chiusi gli occhi e mi lascia cullare dal viaggio.
"Tanto ci vuole un po'", pensai dentro di me.
Complice una buca o non so che strano protettore dei viaggiatori, ci fu un sussulto e mi sveglia.
Guardai fuori dal finestrino e la vidi: vivi lei, in tutto il suo luccichio.
La Tour Eiffel è il simbolo assoluto di Parigi dal 1889 quando il Signor Gustave Eiffel la montò, quasi come fosse un enorme Lego Technik, per l'Esposizione Universale.
A pochi piaceva in quel periodo. Era troppo proiettata nel futuro, era troppo moderna, troppa ferraglia insomma.
Molti dicevano "sopportiamola un anno e tanto poi la smonteranno" ma lei è ancora lì.
Quella sera luccicava come un cristallo illuminato da mille candele.
Era l'essenza della luce in una stanza colma di buio e silenzio.
Era la musica in una accoglienza, quella verso di me, che non poteva essere delle più belle.
Restai attaccata al finestrino a guardarla finché fosse possibile.
Il giorno dopo andai a vederla alla luce del sole.
Restai ore, credo, al suo cospetto e questo genere di litania di ripeté in tutti i miei viaggi parigini.
Mi siedo dalle parti del Trocadero e la osservo.
Poi vado sotto le sue immense quattro gambe e contemplo la sua perfezione.
Sapete una cosa? Non sono mai riuscita a salirla.
Troppa gente, troppo caos.
Occorre prenotare se volete andarci. Oppure armarvi di gambe e pazienza.
Ogni tanto chiudo gli occhi, da qualsiasi parte del mondo io sia, e la rivedo in quel suo sbarluccicare così perfetto, da sembrare un balletto degno dell'Opéra.

Una Gita al Lago di Garda

Una gita al lago di Garda
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Il Lago di Garda è una meta turistica buona per tutte le stagioni, ma è nei mesi più caldi che registra la massima affluenza di viaggiatori. Situato all’incontro di Veneto, Trentino Alto Adige e Lombardia, il Lago di Garda è di gran lunga il maggiore dei laghi italiani, con 370 km² di superficie, ed è anche il più a sud dei laghi prealpini. 
A fare del Lago di Garda una destinazione ideale per un periodo di villeggiatura è proprio la sua posizione, che conferisce alla zona un clima mite e una vegetazione mediterranea, con agrumi, viti e olivi a colorare le sponde lacustri. Inoltre, il lago è cinto, nella fascia meridionale, dalle colline moreniche ed è diviso dal fiume Adige dal Monte Baldo.

Il Lago di Garda è, dunque, un posto ideale per trascorrere una vacanza all’insegna di relax, sport ed escursioni nella natura. Non solo: trovando una sistemazione sul Lago di Garda si possono anche visitare luoghi di grande interesse culturale. Nei pressi del lago, si possono ammirare, infatti, borghi attorniati da mura e protetti da torri, castelli e palazzi antichi e reperti romani. Chi ama i castelli, si dirigerà al Castello di Lazise e al Castello di Malcesine: il primo è una fortificazione che risale al medioevo e domina la sponda orientale del lago e lo storico borgo di Lazise; il secondo sovrasta la riva nord orientale del lago e l’antico borgo omonimo. 


Il Lago di Garda pullula, poi, di rilevanti costruzioni religiose, come il Santuario della Madonna del Frassino, costruito nel Cinquecento e conservato  a Peschiera del Garda, oppure come il Santuario Madonna della Corona, abbarbicato sulle pendici rocciose del Monte Baldo, in uno scenario davvero mozzafiato. 


Non manca l’arte, ovviamente, sulle rive del lago. A Gargnano sul Garda, nella rinomata ed elegante Villa Bettoni, si può contemplare un’importante collezione, che include opere di Canaletto e Il Veronese. Fra le ville se ne trovano alcune di origine romana, come quella nota con il nome di “Grotte di Catullo”, il più grande parco archeologico presente nell’Italia settentrionale.

La villa è ubicata a Sirmione, definita comunemente “la perla del Garda”, per via della sua bellezza: del suo preziosissimo patrimonio storico e architettonico fa parte anche la Rocca Scaligera, tappa obbligata di un itinerario alla scoperta delle meraviglie del Lago di Garda.

La lista delle attrattive di un soggiorno al Lago di Garda potrebbe continuare a lungo.

A voi il piacere di scoprirle.

Il successo di Rimini

Rimini Emilia Romagna

Rimini Rimini Rimini Rimini Rimini, voglia di correre, voglia di vivere, Rimini Rimini Rimini Rimini Rimini, Io questa volta voglio stare con te” recitava la canzone di Raoul Casadei, scritta ormai più di 20 anni fa. 
Come allora, anche oggi Rimini richiama ogni estate migliaia di turisti italiani e stranieri, che trovano nella maggiore stazione balneare della Riviera Adriatica una meta di villeggiatura perfetta per le loro vacanze. 
Ma quali sono le componenti del duraturo successo della regina delle estati romagnole? Rimini, infatti, come una torta ben riuscita, presenta un mix di ingredienti perfettamente amalgamato, capace ogni anno di condurci sulle pagine di Expedia, Edreams e qualche altro sito di viaggio, per cercare la promozione giusta per partire: e un’offerta giusta la si trova sempre, visto che l’insieme di bed & breakfast, residence, 
alloggi turistici e hotel a Rimini è di gran lunga maggiore alle mille unità.

Innanzi tutto, Rimini è spiaggia e mare. La località, infatti, vanta un litorale sabbioso di 15 km, sul quale si distribuiscono circa 230 stabilimenti balneari, dotati di strutture e servizi ideali per rilassarsi al sole, praticare sport acquatici e da spiaggia, partecipare a corsi di ogni genere, concedersi suggestivi aperitivi al tramonto e dedicarsi al piacere delle specialità gastronomiche locali. 

Se Rimini è una delle località balneari predilette dai giovani il merito è anche e soprattutto delle sue famose discoteche. La lista degli storici locali è lunga e comprende discoteche come il Coconuts, che si affaccia sul lungomare ed è immerso in una vegetazione di palme, l'Altro Mondo Studio's, che da quasi 50 anni domina la vita notturna riminese, il Carnaby, anch’esso storico locale, con più di 40 anni di onorata attività, e il Blow Up, discoteca amatissima dai VIP.

Le zone del centro storico e di Borgo San Giuliano brulicano del passeggio di turisti e cittadini locali. Qui, infatti, si succedono luoghi d’interesse, negozi, bar, ristoranti e mercatini. Il centro può contare su Piazza Cavour e Piazza Tre Martiri, dove si possono ammirare edifici storici e monumenti. L’antico quartiere dei pescatori, il Borgo San Giuliano, emana un fascino unico che conquistò un tempo Fellini e continua oggi ad 
essere una delle zone più suggestive della città, ideali per fermarsi verso sera a sorseggiare un bicchiere di Il patrimonio storico e architettonico di Rimini include opere di valore eccelso, fra le quali spiccano testimonianze romane, quali l'Arco d'Augusto e il Ponte di Tiberio, e costruzioni rinascimentali, come il Castel Sismondo e  il Tempio Malatestiano.

Castello di Edimburgo: how to

Castello di Edimburgo
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Allora, merito di essere sgridata.
Ho fatto foto DAL castello, NEL castello ma non AL castello. Si può!?
L'ho guardato, riguardato, ammirato e ho ripetuto con Gian mille volte la scena di Angel's Share in cui i protagonisti vanno proprio nella capitale scozzese. 
Il castello dei Edimburgo è il secondo edificio più visitato di tutta la Gran Bretagna. Gli è davanti solo la Torre di Londra.
Già solo a guardarlo, vengono in mente le atmosfere tanto care a Stevenson e amici.
Il castello poggia le sue radici in tempi ben più antichi ed è stato costruito su una di quelle formazioni rocciose tanto importanti per la conformazione geologica della Scozia.
Ci sono testimonianze che la rocca sovrastante Edimburgo fosse abitata ancora dall'Età del Ferro. 
Già dal primo Medievo, era presente una roccaforte che difendeva la città.
Quello che vediamo ora è il risultato di secoli e secoli di maneggi e rifacimenti secondo il susseguirsi dei gusti e delle mode architettoniche.
Visitare il Castello di Edimburgo è un vero e proprio viaggio nel tempo e nei simboli più importanti di tutta la Gran Bretagna.
Era tradizione, infatti, incoronare i Re Scozzesi facendoli poggiare i piedi sopra la Pietra di Scone. Edoardo I (il re che affrontò William Wallace) rubò questa pietra una volta conquistati i territori Scozzesi. Lo fece per spregio e mise la pietra di Scone sotto la seduta del trono Inglese che si trova a Westminster. Così tutti i re Inglesi si sarebbero comodamente seduti sulla Scozia.
Nel 1996 quella mitica donna, altresì detta Regina Elisabetta I, restituì la pietra agli Scozzesi.
E ora la Pietra di Scone è esposta, assieme agli altri simboli del potere quali scettro e corona della Scozia, in una stanza visitabile all'interno del castello.
Il costo del biglietto è ripagato anche solo da questa cosa. Almeno per me.
Ecco quindi qualche consiglio per voi, perché il Castello è un luogo che va vissuto per bene.

* Prenotate il biglietto online e stampatelo a casa. 
Eviterete fila e sarete sicuri di poter entrare.
C'è la possibilità di fare un pass per il castello e altre attrazioni.

*Arrivate presto al mattino
Il Castello apre alle 9.30 e, a mio avviso, richiede più di 2 ore (minimo) per essere esplorato.

*Portatevi da mangiare. 
Al castello c'è una caffetteria ma ho dato un'occhiata ai prezzi ed è meglio evitare.

*Siate curiosi.
Ho visto orde di gente transitare per alcune sale con faccia annoiata.
Lì s'è fatta la storia di grandi uomini, donne e di una grande nazione.
Prendete l'audioguida se non siete esperti di Storia Britannica e Scozzese.

*Niente Domenica, se volete sentire sparare il cannone delle ore 13.

*Portate rispetto a The Mons Meg. Per gli Scozzesi è importante e ho visto troppa gente deridere quel vecchio cannone.

* Andate a vedere la Stanza della Corona e ammirate la Pietra.
Quello non è un mega sasso, è un pezzo di Storia.


Unica nota stonata di questo immenso gioiello è il prezzo d'entrata che, a mio avviso, è un bel po' alto.
Occorre pagare, infatti, 16£ per gli adulti e 9,60£ per i bimbi.
Chiudete un occhio e godetevi la storia.
Merita moltissimo.

Anguana Inside

Storia delle anguane
Illustrazione di Luca Tarlazzi 
"Te insomeji a un'anguana"
Questo è stato il mio pensiero ieri mattina quando, dopo essermi svegliata, mi sono guardata allo specchio e ho visto i miei capelli.
Ho questo insieme un po' uniforme di capelli tra il mosso e il riccio.
Io li adoro ma mi rendo conto che forse dovrei andare dalla parrucchiera per rendere il tutto un po' più vivibile.
Quella frase in dialetto veneto che ho detto a me stessa era quanto mi diceva mia madre ogni giorno quando, in pieni anni '90, andavo al liceo. 
Anyway, questa sorta di stream of consciousness totalmente personale mi ha fatto tornare in mente ad una figura mitica molto in auge in quel di Valdagno, in ogni epoca: l'anguana.
L'anguana è per sempre, l'anguana è un trend che non passa mai di moda, l'anguana è qualcosa che trascende il tempo e lo spazio.
Mia nonna mi raccontò che l'anguana era figlia di una strega.
Trattasi di una giovane donna di solito (se fosse vecchia sarebbe una "Stria" o comunque una "Betonega"), vive nei boschi ed è capace di incantesimi, guarigioni e malefici.
E' nota per non avere mai vesti e capelli in ordine.
Da qui il paragone con me.
Dalle mie parti esistono leggende che viaggiano di nonna a nipote.
Di solito il tramandare qualcosa salta sempre una generazione.
Poco fuori dal centro di Valdagno c'è una piccola salita che porta ad un quartiere del mio paesello: i Carmini.
Arrivati a questa contrada si prosegue per la strada e si trova il Bosco dei Carmini.
Quando ero piccola io e i miei amichetti eravamo convinti che in quel bosco vivessero le anguane.
Questo era dovuto al fatto che mia nonna Cecilia ci raccontò di stare lontani da quei boschi quando eravamo da soli perché le anguane ci avrebbero rapito.
Ora che sono grande so che il tutto era dovuto al fatto che, vicino a dove giocavamo noi, c'era un sentiero che, camminando... camminando, ci avrebbe portati dritti in quel bosco.
Pensando a questo mi è venuta voglia di tornare là, riaprire quel sentiero che dal Castello (i valdagnesi sanno di cosa parlo) porta al Bosco dei Carmini.
Ripensare alle mie radici mi rimette il fuoco dentro e mi sento viva.
Forse sono davvero un'anguana e mia madre vedeva di là di ogni apparenza.
Forse è solo che senti le tue radici dentro e ti viene voglia di raccontare.

Oggi come oggi ripenso a quei pomeriggi passati a giocare vicino a casa di mia nonna.
Ripenso a quel "cammina cammina" sul sentiero proibito e penso a quanti viaggi avevo già immaginato.

Tutto questo per dirvi che sto meditando ad una serie di racconti sulle mie origini.
Stay Tuned! 
E, in ogni caso, se passate da Valdagno chiamatemi ... vi spiegherò qualcosa sul Bosco delle Anguane.

Il Cairo che ricordo

Picture by Serena Riccardi @ 500 px.com
Giorni fa, in giro per la Scozia, ogni tanto aprivo qualche quotidiano online e non per vedere cosa succedeva nel mondo. 
La mia speranza, quando sono all'estero, è di leggere che gli alieni hanno rapito Berlusconi o cose simili, in modo da allietare il mio infausto ritorno in terra natale.
Anyway quest'anno la mia mente era rapita da quello che succedeva e succede, ahimé, a Il Cairo. 
Quella città mi è entrata nel cuore come un fulmine a ciel sereno.
Già lo raccontavo in un altro post, mi soffermai a guardarla dall'alto e restai immagata da tutta la magia che racchiudeva.
Il Cairo che ricordo risplende al sole e piazza Tahrir altro non è che un luogo dove sono passata non so quante volte al giorno.
Il Cairo che ricordo è chiara, limpida come un bicchiere d'acqua.
Porta in sé i sorrisi della gente che incontravo per strada e che, vedendomi con mio nipote, pensavano fosse mio figlio e mi rispettavano come la migliore delle madri.
Quella città che mi ha fulminato il cuore è dolce come l'accento dell'arabo che parlano da quelle parti.
E' una tavolozza di colori dove prevalgono le tinte dal giallo all'oro, ma dove c'è sempre spazio per quel blu Nilo che mai mi sarei aspettata e il verde di alcuni viali che sembrano racchiusi in una capsula spazio-temporale che li tiene fermi ad una belle époque capace di sopravvivere, spero, ad ogni cosa.
Leggo i quotidiani tutte le mattine e sto male a pensare ad un Il Cairo ferita ed in eterna rivolta.
Certo, è più auspicabile una rivoluzione pericolosa che una pace finta e soggiogata ma guardo all'Egitto e mi chiedo quando di nuovo potrò sentire quella sensazione sabbiosa sui miei piedi che solo quella città mi sapeva regalare.
Ripenso a quella città che mi ha fatto battere il cuore e ai sorrisi della gente incontrata per strada.
Ripenso all'acqua gelata da frigo che buttavo giù come non so cosa per la sete.
Ripenso ai dolcetti al miele che ho acquistato fuori dal Museo Egizio e a quel sole che mi scaldava il viso.
Possa la pace tornare presto in una città che merita di essere assaporata, come il più dolce dei fichi di settembre.

Pensando a Quimper

Francia Bretagna Quimper
Picture by Derek Bembry @ 500 px.com
Nel B&B dove dormivamo alle Ebridi, ogni sera si sentiva il fischio forte del vento.
La mia mente se ne stava lì un po' e poi vagava, sull'onda della forza di quell'aria spettacolare.
Vagava molto mentre me ne stavo sotto il piumone a guardare la notte che non arrivava.
Una sera è approdata su di un ricordo legato ad un libro che pensavo avrei odiato ma che poi amai moltissimo.
Lessi Fede e Bellezza di Niccolò Tommaseo per un esame universitario.
Quando lo comprai mi chiesi come mai ci facevano leggere un romanzo di cui pochi avevano sentito parlare.
La vicenda è molto comune e non sto qui a raccontarla... vi lascio scoprirla.
Vi basti sapere che è stato scritto nel 1842 ed è ambientato a Quimper, in Bretagna.
Io a Quimper non si sono (ancora) stata ma me la sono immaginata mille volte.
E' uno di quei luoghi che evito di guardare su Google Street View perché è ancora ferma dentro me l'immagine di Quimper raccontata in quel romanzo che vi indicato prima.
La Quimper che racconta Tommaseo è quella dell'inverno, del buio, del vento e del mare in tempesta.
La Quimper che vorrei conoscere è proprio quella, in quella data stagione, quando la Bretagna vive meno di turismo e più di uno stato di simil "maggese", mentre aspetta una nuova stagione bella e soleggiata.
Mi piace pensare a quella città che si riparar dalla tempesta dell'Oceano.
Mi piace pensarla al gusto di un tea caldo, magari con del miele di campo.
Mi piace pensare alla lingua bretone e al suono che può avere.

E pensare a tutto ciò mi fa un gran bene perché finché c'è un viaggio nella mente, ci sarà vita nel mio cuore.
Leggete quel libro e partite per Quimper.

Avvolgente Edinburgh

Edimburgo
Edinburgh Landscape - © Giovy 2013
Ma si scriverà Edinburgo o Edimburgo!?
Me lo sono chiesta molte volte e poi sono giunta alla conclusione che entrambe le versioni siano corrette, anche se una sembra stridere con la grammatica italiana.
Anyway, io la chiamo Edinburgh e stamattina mi manca un pochino.
Siamo arrivati in Scozia in un giorno in cui il vento si faceva sentire forte, ed io non potevo chiedere nulla di meglio.
Il cielo era screziato tra l'azzurro e il grigio.
Quei due colori si rincorrevano come fossero due fratelli dispettosi.
Appena scesi dall'autobus che dall'aeroporto ci ha portati al centro, siamo stati avvolti da una moltitudine immensa di persone.
Complice il Fringe Festival, complice il fatto che forse da quelle parte c'è molta gente che viaggia, io mi sono sentita come la prima volta che andai a Londra.
Mi sentivo inglobata in una moltitudine che sembrava una cosa sola con la città.
Ho avuto un piccolo momento di smarrimento: cartina alla mano, non riuscivo ad orientarmi per tutta quella gente che continuava a passarmi davanti.
Nella mia mente e nel mio cuore c'erano però un sacco di cose belle ed una grande felicità per essere arrivata finalmente in quel della Scozia.
In lontananza sentivo un suonatore di cornamusa che mi faceva venire la pelle d'oca.
Forse era il vento, forse il pensiero di aver di nuovo poggiato i piedi in UK, forse era tutto quel frastuono di persone, volti, suoni, pensieri.

Giorni fa, mentre ero ancora su quelle terre, si dialogava con il nostro ospite sul fatto che la capitale della Scozia sia, in Agosto, la città più cara del Regno Unito. 
Ancora più di Londra.
Me ne sono accorta da molte cose: in primis dal prezzo degli alloggi e da quello dei biglietti per le attrazioni turistiche. 
Affidarsi a  GoWithOh potrebbe essere un'ottima idea per trovare la propria casa in mezzo a quella bellissima moltitudine che popola Edimburgo.
Una volta trovato il tuo posto in quella città, essa diventa come una persona che vuole abbracciarti, per non lasciarti andare via mai.



La Scozia, so far...

Viaggio ad Ullapool Scozia
© 2013 Giovy
Sono sul treno che mi porta da Inverness ad Edinburgh. 
Sto lasciando il grande nord di questo paese per tornare in una capitale che mi piace un sacco.
Questo viaggio è stato caratterizzato finora da un graduale distaccamento dalla civiltà intesa come insieme di cose, case, attività e persone. 
Edinburgo ci ha accolti con il fantastico brulicante frastuono del Fringe Festival.
Le strade erano piene di gente e di bellezza.
Inverness ci ha regalato qualche grado in meno, più tranquillità ma troppi turisti.
Le Highlands sono un bel posto ma non così magnifico come immaginavo.
Meritano in ogni caso di essere conosciute ed esplorate dove comincia a mancare la presenza dell'uomo.
Siamo partiti, poi, per le Ebridi, dove c'erano temperature da fine inverno e dove io mi sentivo in totale libertà. 
Quelle isole sono abitate dalla preistoria pur essendo, in apparenza molto inospitali.
Ci sono zone in cui non crescono nemmeno gli alberi per la forza del vento.
Mancano quelle cose che spesso sono comuni in altre zone delle Isole britanniche.
La gente lì vive per se stessa.
I viaggiatori possono sembrare loro dei viandanti stranieri arrivati da chissà dove.
Eppure ieri, mentre il traghetto mi portava via, il cuore mi si stringeva.
Ho voluto bene a quel luogo sperduto al 58º parallelo.
Mi restano poco meno di 2 giorni in questa terra che in gaelico si chiama Alba.
Chissà come mi sentirò non appena la grande civiltà e il frastuono di Edimburgo saranno avvolte attorno a me.
Ci sentiamo presto.

Sulle tracce di un viaggio in Scozia

Giuro, stavolta ci provo a non sparire.
Davvero, faccio la brava e mi faccio sentire.
L'anno scorso, mentre scorrazzavo per l'Isola di Man, la mia amica Ari mi aveva dato per dispersa.
Mentre aspettavo un traghetto, approfittando di una wifi, ho mandato un tweet e lei si è sentita subito rassicurata sulla mia condizione.
Sinceramente non ci avevo pensato agli effetti da sparizione da social.
Non che mi importi essere collegata quando viaggio.
Il racconto di viaggio, per me, è un'emozione richiamata alla mente in un momento di tranquillità... come dice il titolo del mio blog.
Questo però non mi vieta di essere presente.
Faccio la brava e ci provo.
Dovrei avere delle wifi a disposizione lungo le 600 e passa miglia di andata e le altrettante di ritorno.
Volo escluso.
Sarà un viaggione ed io lo sto "gestando" e gestendo da molto.
Me lo voglio godere in ogni attimo e questo non toglie che io lo voglia condividere.
Sicché ... cosa ho in serbo per voi?

- Un bel Hashtag che, come vedere è #ScottishTrip
- Una bella board di Pinterest
- La mia pagina Facebook personale e quella del blog.
- Il mio account Twitter: @Giovyfh
- Il mio profilo di G+

Ovviamente con me c'è sempre Gian, il mio compagno. Seguite anche lui, mi raccomando! (Twitter e Facebook
Già che ci siamo, venite ad aiutarmi a preparare lo zaino!?

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