I Palazzi di Venezia

Peggy Guggenheim Venezia



Se avete intenzione di trascorrere un weekend a Venezia, una delle attività più piacevoli da intraprendere durante una breve vacanza nella Serenissima è percorrere un itinerario alla scoperta dei suoi palazzi antichi. Il panorama della città, infatti, è tappezzato di eleganti edifici, un tempo dimore delle famiglie locali più benestanti. E quasi tutti i palazzi di Venezia portano proprio il nome delle ricche famiglie che furono all’origine della loro costruzione o delle loro più significative modifiche: ad eccezione, infatti, degli edifici destinati a scuole e istituzioni, come ad esempio Palazzo Ducale, nella lista dei palazzi veneziani scorriamo nomi come, ad esempio, Palazzo Fortuny, Ca’ Foscari e Casa Venier.

Alcuni di questi splendidi palazzi ospitano gli hotel e bed and breakfast Venezia dove potete alloggiare durante la vostra permanenza, se volete prenotare il vostro soggiorno online cercate su Venere.com. Altri, invece, sono aperti al pubblico e possono essere visitati durante il vostro soggiorno a Venezia.

Concentriamoci sul sestiere Dorsoduro, dove sono ubicate stupende dimore come Cà Foscari, acquistata dal doge Francesco Foscari nel 1452 e da lui ricostruita all’insegna del gotico veneziano. L’edificio, al cui interno si trovano affreschi di Mario Sironi, ha sedotto e continua a sedurre personaggi celebri, grazie alla sua splendida posizione, che offe un'incantevole vista sul tratto compreso fra il ponte di Rialto e l’Accademia. Si consiglia di approfittare delle visite guidate, che vi permettono di conoscere meravigliose sale come l’Aula Baratto disegnata dall’architetto Carlo Scarpa durante il secolo scorso.

Un altro bellissimo palazzo presente nel sestiere Dorsoduro è la barocca Ca Zenobio degli Armeni, che ospita spesso mostre temporanee. All’interno dell’edificio si possono visitare le due sale più rilevanti, quelle degli Specchi e degli Stucchi: la prima è impreziosita da una decorazione a cui contribuì anche il Tiepolo, mentre la seconda presenta tre tele di Luca Carlevarjis, precursore del vedutismo veneziano del Settecento.

Sempre a Dorsoduro, incontrate, poi, la casa-museo Cini, che conserva dipinti della scuola toscana del XV e del XVI secolo, come  la Madonna con il Bambino di Piero della Francesca, il Ritratto di due amici del Pontormo e la Madonna con il Bambino e santi di Filippo Lippi. Agli appassionati d’arte si consiglia poi di consultare il programma delle esposizioni temporanee, che vengono allestite al secondo piano nobile dell’edificio.

E l’arte ci conduce ad esplorare anche un’altra magnifica costruzione situata a Dorsoduro, il Palazzo Venier dei Leoni, sede della nota Collezione Peggy Guggenheim. Si tratta di un edificio incompiuto, dietro il quale si apre un giardino, dove la famiglia Venier teneva un leone: da qui, l’aggiunta del nome “Leoni”.


L'incanto di Spormaggiore

Spormaggiore
Foto di Veronica Rizzoli @ Life in Travel
A Spormaggiore io ci sono andata d'inverno.
Era in occasione di Paganella Da Urlo, proprio nel momento del mio compleanno.
La Paganella in quei giorni era uno splendore candido e tutti i rumori erano attutiti da un manto bianco che sembrava ovatta leggera.
Adoro la montagna quando è così ma quando mostra tutte le sue tonalità di verde, devo essere sincera, mi prende il cuore.
Il Parco Faunistico di Spormaggiore è uno di quei luoghi che andrebbero visti almeno una volta in tutte le stagioni. La Natura è davvero una grande pittrice e ogni stagione regala un quadro diverso.
Quel giorno di Gennaio per me era tutto sulle tonalità del bianco con qualche macchia di colore qua e là, dove comparivano le lupe, dove i grandi abeti troneggiavano.
Adesso dovrebbe essere un trionfo di mille tonalità di verde.
Avete mai notato quanti verdi è capace di creare il nostro mondo?
Io ne resto sorpresa ogni volta.
Immagino le tre lupe correre felici nel loro spazio.
Immagino le orse godersi questo tiepido maggio.
Per non parlare poi dei Rapaci e della loro voliera, la più grande d'Europa se non erro.
L'area faunistica è un qualcosa di completamente diverso da uno zoo.
Non ci sono gabbie ma ci sono delle zone così grandi che gli animali non si rendono nemmeno conto dei confini.
La sua importanza risiede anche nel fatto che permette a biologi e veterinari di studiare gli animali nel loro ambiente più originario e congeniale.
Io ho adorato quella passeggiata fatta a gennaio e ora gioco con le immagini cercando di cambiare colori, sensazioni, istantanee e incontri.
Avrei davvero tanta voglia di tornare lassù per osservare tutta quella bellezza.
Avrei davvero voglia di mettermi a guardare ogni centimetro di bosco per trovare le orchidee autoctone che saranno sicuramente bellissime.
Ma lo sapete voi che le nostre montagne sono piene di orchidee?
Certo, sono molto diverse da quelle alle quali siamo abituati ma sono opera della natura e sono magnifiche, importanti e perfette.
Ecco, Spormaggiore è un luogo che avvicina l'uomo al concetto di perfezione che il mondo naturale rasenta.
E ti fa capire che il mondo, così, sarebbe bellissimo.
La Paganella lo sa

Ebridi Esterne: dove toccare l'orizzonte

Isola di Lewis
Picture by James Smith @ Outer Hebrides 'page
Una canzone degli Aerosmith dice "Living on the edge" e forse potrebbe essere l'inno adatto a fare da colonna sonora alle Ebridi Esterne o Outer Hebrides per gli amici della lingua inglese.
C'è un post in questo blog che racconta di un mio sogno che si chiama Callanish.
Ecco, quel luogo si trova nella parte ovest dell'Isola di Lewis.
La Scozia è già un posto abbastanza "borderline" per la tipologia di paesaggio e per la comunanza, in primis mentale, con molte zone della scandinavia.
Bisogna portare questo concetto ad un livello superiore per capire le isole che contornano questa splendida nazione.
Tra tutte (Shetland, Orcadi e altre minori), le Ebridi sono le isole del vento... ovvero il luogo in assoluto più ventoso di tutto il territorio scozzese.
C'è da dire che questa parte di Scozia è davvero poco europea, in primis per morfologia.
Questa parte di Scozia, infatti, apparteneva al continente americano ere geologiche fa.
Lo testimoniano la conformazione del territorio e delle rocce... insomma, siamo proprio agli angoli dell'Europa.
Io sogno le Ebridi da Gennaio, da quando ho prenotato il volo che mi porterà proprio nella terra di Sant'Andrea.
La Scozia quest'anno celebra l'anno della Natura e quale migliore occasione per andare alla scoperta di un luogo capace di raccontare la storia di tutto il pianeta?
Lo so, lo so cosa state pensando.
C'è gente che non vede l'ora che arrivi l'estate per godersi il caldo e il sole.
Io non vedo l'ora di sentire sotto i miei piedi la terra delle Ebridi e immagino già quel vento fresco che mi solca il viso.
Per me sono loro la destinazione della mia Estate 2013 e so che sarò emozionata e quasi commossa quando le vedrò dal traghetto che da Ullapool mi porterà a Lewis.
Le Ebridi Esterne sono prati, cerchi di pietre, vecchie leggende e tanta strada da fare a piedi.
Le Ebridi sono come le note di una canzone che non vede l'ora di essere eseguita dentro al mio cuore.
E poi ci sarà quel vento, pronto a prendermi per portarmi dentro il sogno di chissà che altro viaggio.
Ah, io non vedo l'ora!
(ci fosse il teletrasporto o un codice sconto che mi facesse viaggiare anche oggi...io sarei già là)

Il giusto tempo

Visitare Asiago
L'altopiano tra le nuvole - © Giovy 2013
Nessuno è profeta in patria e ci sono mille modi per rendersene conto.
Succede che torni molto vicino a dove sei cresciuta, dove tutto ha un odore, un sapore, una visione familiare.
Succede che ci torni proprio quando ti senti un po' in bilico, un po' così.
Le nuvole si aprono davanti a te e guardi l'Altopiano di Asiago farsi spazio tra le nuvole... e tutto diventa chiaro.
Quel sapore, quell'odore, quella visione e tutto quello che hai dentro te.
Non vivo più nell'Alto Vicentino da dieci anni ormai ed è proprio la lontananza a far si che il mio cuore coltivi l'amore verso la mia terra.
Non è cosa da poco e non è un qualcosa che avrei dato per scontato.
Quando me ne andai fu per lavoro e dentro di me tirai un sospiro di sollievo perché mi sembrava di poter abbracciare, finalmente, il mondo.
Ma c'era qualcosa che restava lì, un po' appeso e mi faceva piangere ogni volta che tornavo e poi ripartivo: le mie montagne.
Giorni fa mi sono trovata davanti ad un panorama che mi ha fatto commuovere e non sarò mai riconoscente a Terranostra, Coldiretti Vicenza e Studio Cru per avermi portato di nuovo a ragionare su quanto amo raccontare la mia terra.
Camminavano sull'Altpiano, pochi passi dietro Malga Spill.
L'aria era fredda ma io stavo bene anche se ero in bermuda. Ero rapita dalla mia terra e da quello che vedevo attorno a me. Ho visto pisacan (tarassaco), maresina (tanaceto) bruscandoli (asparagi selvatici), sciopeti (è un erba chiamata anche carletti).
Ho mangiato (di nuovo) cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.
Scherzi a parte, io alla cosa che racconta Proust relativamente al ricordo legato al sapore ci credo da matti.
Sabato eravamo a pranzo all'Agriturismo al Cucco, un posto imperdibile.
Sul mio piatto si sono presentati polenta e pisacan e a me è scesa una lacrima, anche se forse nessuno se n'è accorto. Quello era il sapore della primavera a casa di mia nonna, dopo aver passato un sabato in giro a campi per trovare erbe selvatiche.
Io sabato scorso sono tornata bambina ascoltando di nuovo qualcuno parlare di Anguane e Salbei.
Mente viaggiavo per tornare a casa, pensavo a tutto questo e mi sono detta che spesso si cerca la bellezza troppo lontano da dove si è "caduti dall'albero".
C'è un tempo per cercare lidi tropicali.
C'è quello delle vacanze estreme e quello, forse di quelle comode.
C'è quello per amare l'Europa più di ogni altra cosa.
C'è quello dei misteri e dei luoghi famosi.
C'è anche quello in cui si torna a casa, almeno col cuore.
E si comincia a raccontare il luogo che ci ha dato forma, sapore, carattere e vita.
Quel tempo per me inizia ora.


Alto Vicentino
Valdastico - © Giovy 2013

Metti una gita a Versailles

Francia Versailles
Picture by Alexandr Brudermann @ 500px.com

Cominciate ad ascoltare Lady Oscar ... oggi ce ne andiamo a Versailles!
La Reggia di Versailles, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO insieme ai suoi spettacolari giardini, è una visita imprescindibile per chi sta pensando di trascorrere le proprie vacanze a Parigi. Magari non riuscirete a includerla nel vostro itinerario a tappe forzate, se il soggiorno è breve o se è la prima volta che visitate la capitale francese. Ma se avete abbastanza tempo, rompete gli indugi e dedicate una giornata a questo luogo celeberrimo.
Fu il re Lugi XIV a trasformare in sontuosa reggia quello che in origine era un semplice padiglione di caccia, un modesto palazzo, creando un vero e proprio simbolo dell’assolutismo nonché uno dei maggiori esempi di arte classica francese del XVII secolo. Luigi XIV, infatti, volle abbandonare il caos della città e scelse Versailles come nuova sede del governo di Francia, trasferendovisi con tutta la corte nel 1682. Ancora più famosi del palazzo sono gli annessi giardini, della cui realizzazione Luigi XIV incaricò André Le Notre: nell’idea del re, i giardini avevano esattamente la stessa importanza del palazzo, e Le Notre rispettò la volontà del sovrano curando il progetto nei minimi dettagli. Oggi, i giardini si estendono su una superficie di ben 800 ettari e costituiscono uno dei massimi esempi di giardini alla francese. Le Notre, esperto di architettura e botanica, si ispirò al modello del giardino cosiddetto all’italiana e, realizzando i giardini di Versailles, di fatto fissò alcuni degli elementi che definiscono ancora oggi il giardino alla francese: la geometria, gli spazi aperti, la prospettiva, alberi e arbusti modellati in forme ben definite…
All’interno della reggia, uno degli spazi più emblematici è senza dubbio la famosa Galleria degli Specchi, che lungo i suoi 63 metri celebra il successo politico, economico e artistico della Francia dell’epoca. La Galleria degli Specchi era il luogo adibito al passeggio e all’incontro, nella quotidianità della vita di corte. La visita del palazzo, che include i Grandi Appartamenti del Re e della Regina, ha inizio nella “galleria della storia del palazzo”, il modo migliore per iniziare la scoperta di questi luoghi, dato che le diverse sale, organizzate secondo un ordine cronologico e tematico, illustrano le varie tappe di creazione e trasformazione della reggia. 
Diverse sono le tipologie di ingresso: se volete la più completa, che dà accesso a tutta la tenuta – reggia, Trianon, l’Hameau di Maria Antonietta, giardini musicali e mostre temporanee – il prezzo è di 18 euro. Ma è possibile anche acquistare solamente l’ingresso per la reggia, a 15 euro, o in alternativa comprare solo l’ingresso al Trianon e all’Hameau, per 10 euro. Date un’occhiata alle offerte, che sono variabili e cambiano in base alla stagione. Ad esempio, nel periodo che va da novembre a marzo, la prima domenica del mese l’entrata è gratuita. Mentre lo è sempre per i residenti nell’Unione Europea fino ai 26 anni. Averli!!
Se siete preoccupati per la sistemazione, datevi da fare cercando su internet, e approfittate delle offerte che spesso si trovano sui siti di viaggi, come Expedia. Grazie al sistema di trasporti della capitale francese, poi, non avrete difficoltà a raggiungere Versailles dal vostro hotel a Parigi, che dista solo una ventina di kilometri: potete viaggiare in RER C (comprando il biglietto “Parigi-Versailles Rive Gauche”) oppure con i treni del SNCF (dalla stazione di Parigi Montparnasse si arriva a Versailles Chantiers, mentre da Parigi Saint Lazare si arriva a Versailles Rive droite).
Bon voyage mes amis!

Something about Genova

Visitare Genova
Foto di Andrea Zanovello @ 500 px.com

Un weekend a Genova è una di quelle brevi vacanze che non deludono mai. Bello o brutto tempo che sia, i turisti che visitano Genova hanno solo l’imbarazzo della scelta, fra mare, cultura, divertimento e gustose specialità gastronomiche locali. Purtroppo o per fortuna, vista la miriadedi luoghi di interesse ed attività a disposizione dei viaggiatori, se il soggiorno a Genova dura solo il tempo di un city break è d’obbligo fare una mirata selezione delle cose da non perdere. 
La prima attrattiva la avvisterete di certo, una volta giunti in albergo, nei depliant della reception del vostro hotel a Genova. Stiamo parlando, naturalmente, del maggior parco marino europeoil celebre Acquario di Genova, al cui interno potrete ammirare più di 10 mila esemplari di circa 800 specie, dai delfini alle tartarughe, dagli squali ai pinguini. L’Aquario sorge sullo storico Ponte Spinola e riceve, ogni anno, più di 1 milione di visitatori, che intraprendono il percorso alla scoperta delle sue numerosissime vasche. 
A Genova, il mare torna, poi, protagonista con il Galata, un enorme museo dedicato al mare. 
Visitando il Galata, vivrete l’emozione di un viaggio nella storia della navigazione, addentrandovi in 17 sale, fra imitazioni di porti e cantieri, strumentazioni nautiche e supporti tecnologici. 
Un’altra meta da includere nel proprio itinerario alla scoperta di Genova è il Palazzo Ducale, un tempo dimora dei Dogi e oggi prestigioso scenario di importanti attività ed eventi. Il Palazzo Ducale venne iniziato a costruire nel 1298, in concomitanza con l’affermazione di Genova nei commerci del Mediterraneo, e ha vissuto una lunghissima storia fatta di ampliamenti, ricostruzioni, distruzioni e restauri. Oggi, occupa uno spazio di circa 300 mila metri cubi e, fra i diversi luoghi di interesse, ricordatevi di visitare le antiche Carceri e la Torre, da cui potrete contemplare uno splendido panorama della città. Fra gli edifici più belli di Genova sono annoverati, poi, senza dubbio, i Palazzi dei Rolli, che costituivano, un tempo, le sfarzose residenze delle classi benestanti e accoglievano gli ospiti più importanti della Repubblica di Genova. I Palazzi dei Rolli, riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, vennero, prima, fatti costruire dai nobili genovesi nei pressi della città antica, sulle cosidette Strade Nuove, e, poi, copiati nel centro storico, dove si integrarono ad architetture medievali. 
Infine, non perdetevi il Palazzo Rosso, il Palazzo Bianco e il Palazzo Tursi, conosciuti come i Musei di Strada Nuova, la meravigliosa Cattedrale di San Lorenzo e palazzi come Palazzo Reale e il Palazzo del Principe Doria.

Quelle due Tipe a Siviglia

Viaggio a Siviglia
Picture by Andres Ambrosio @ 500px.com
Una mia amica oggi parte per Siviglia.
Nell'augurarle buon viaggio mi è venuto in mente che non avevo ancora scritto di Siviglia.
Quando arrivati lì con i miei due Hermanos il caldo era davvero potente.
Arrivavamo da Cordoba, dover davvero la temperatura era una cosa indescrivibile.
A Siviglia si rasentavano i 36° ma c'era un vento bellissimo che risaliva il Guadalquivir e arrivava giusto giusto nel campeggio dove dormivamo noi.
Mi sembrava un sogno!
Giusto per tornare alla realtà, decidemmo di fare una mega lavatrice di tutta la roba sporca che occupava i nostri tre zaini.
Mentre Andre e Michi montavano le tende, io facevo la donna della vacanza.
Ero lì che leggevo, aspettando la fine della lavatrice quando davanti a me si presenta una ragazza.
Ci fissammo perché a me sembrava di averla già vista.
Come in un film, rivedevo dentro di me i momenti in cui incontrai questa sconosciuta.
Con lei c'era sempre una sua amica... ecco che le immagini si delineavano... me la ricordo a Toledo... e poi a Cordoba. Oddio, magari era un agente segreto che ci seguiva!
Ci presentammo e da lì a poco cominciammo a chiacchierare.
Lei e la sua amica erano di Barcellona ed erano in viaggio, on the road, come noi.
Fatalità da viaggiatori, avevano scelto lo stesso nostro itinerario e gli stessi nostri campeggi.
Eh sì che la Spagna è grande!!
Erano simpatiche e decidemmo di uscire a cena tutti e 5 assieme.
La sera era piacevole e mangiammo in un luogo che aveva una terrazza proprio sul fiume.
Il vento continuava ad esserci ed io ne ero più che felice.
Metti Spagnoli e Italiani allo stesso tavolo e, dopo un po', si finisce a parlare di musica italiana.
Dopo aver spiattellato i soluti Pausini e Ramazzoti, una delle due ragazze ci raccontò che lei andava pazza per un altro Italiano: El Nek.
L'aggiunta di quell'articolo spagnolo davanti al nome di Nek ci fece sorridere e a me, personalmente, fece subito provare simpatia per quella ragazza che sembrava un po' scomparire di fianco alla bellezza della sua amica.
Fu proprio un bel momento.
Il giorno dopo loro proseguirono verso Valencia.
Noi prendemmo la via dell'Ovest, puntando decisi verso il Portogallo.
Davvero il mondo è pieno di viaggiatori che non aspettano altro di incontrarsi.
Spesso ci si ostina a voler far accadere le cose, gli incontri, le occasioni.
Forse sarebbe sufficiente solo fare un bel respiro e lasciare che la vita ci indichi, come una bussola, la direzione e i sorrisi da accogliere.

Strade della Val di Gresta

Trentino Val di Gresta
Guardando il Monte Stivo - © Giovy 2013

In Val Di Gresta c'ero già stata a Novembre e vi avevo raccontato questa valle tutta bio sulle pagine di NonSoloTuristi.it.
Giorni fa, ero proprio a Rovereto e, tra una pausa dalla pioggia e l'altra ho guardato Gian e ho detto "Sai che c'è, adesso andiamo in Val di Gresta!".
Prima cosa bella di questa valle: è facilmente raggiungibile in circa 20 minuti di strada da Rovereto.
Vi basterà prendere la direzione di Riva del Garda e poi seguire le indicazioni per la Valle.
La strada sale tranquilla e il paesaggio è davvero tutto da gustare.
Non a caso uso questo verbo: la Valle è il paradiso degli ortaggi Bio.
Ci sono persone che nascono fortunate e valli che nascono fortunate!
Qui impera, è proprio il caso di dirlo, un microclima così particolare da rendere possibile una cosa che altrimenti non lo sarebbe.
Una delle prime cose da fare in Val di Gresta è guardasi attorno.
Noterete tanti campi coltivati. E cosa c'è di strano in questo? 
Nulla, tranne il fatto che ci troviamo a 1000 metri e più.
Avete mai visto l'insalata venir su quell'altitudine? Io personalmente no.
A 1000 metri ci sono le conifere e l'aria fresca mentre in Val di Gresta troverete gli alberi da frutto in fiore e i campi di cavoli e insalata.


Camminando in Val di Gresta - © Giovy 2013

Sabato sono arrivata al Passo Bordala.
Ho messo giù la macchina e ho cominciato a camminare in mezzo al bosco.
Non c'è nulla che mi metta così a posto con il mondo come un bosco di ottima qualità.
Non importano i tipi di alberi presenti. L'importante è la brillantezza del verde, la qualità del profumo di bosco e quell'eterno gioco tra luce e ombra che tanto mi piace.
Camminavo sul sentiero che porta verso il Monte Stivo e mi godevo ogni centimetro di quel bosco che sentivo già dentro al cuore.
Io non faccio testo, ve lo dico.
Mi innamoro mille volte di mille e un bosco e continuerò così in eterno.
L'altro giorno, mentre ero lì,  pensavo al Walden di Thoreau e mi ripetevo nella mente mille pensieri.


Il Bosco - © Giovy 2013
Quando sei dentro a un mondo così, quante meraviglie puoi generare?
Quante decisioni fondamentali puoi prendere?
La Val di Gresta m'ha regalato grande serenità.
Io non so se potrà essere così per tutti voi, ma quello che posso dirvi è "Andateci e provate!"


Quella volta a Kassel

Picture by Albert Videt 

Quando cominciai a studiare seriamente tedesco alle medie, tutte le storie del mio libro di tedesco erano ambientate in una scuola di Kassel. I primi tempi ridevamo come stupidi in classe quando la prof nominava questa città, per la strana assonanza di quel nome. Beata stupidità. Anno dopo anno cominciai a conoscere davvero bene quella città perché il mio libro di tedesco, con la scusa di raccontare la grammatica, faceva un bel esercizio di Storytelling per promuovere quella città.

L'ultima volta ti frega sempre

Giovy Malfiori Blog
Il punto è che l'ultima volta ti frega sempre.
Tu non sai mai quando sarà l'ultima volta.
Si passa tutta la vita a pensare a tante prime volte: al primo giorno di scuola, al primo amore, al primo bacio e così via.
Poi ci sono il primo esame all'università, il primo colloquio, il primo lavoro.
Ma le prime volte non sono sempre positive perchè ci può essere anche la prima volta che soffri, quella in cui per la prima volta ti fai male (dentro o fuori che sia), quella volta in cui un "No" ti può far piangere.
Però ci sono anche quelle prime volte in cui ti senti forte, ti senti pronta a sfidare il mondo.
E quei momenti non hanno pari.
Il problema si pone con le ultime volte, come dicevo prima.

Non si può mai sapere quando un'ultima volta arriva.
Prendiamo ad esempio i viaggi: vai da qualche parte e quando riparti pensi "chissà se tornerò".
Per quanto riguarda Cuba e me, ad esempio, ci sono stati ben tre "incontri".
Tutte le volte che ripartivo pensavo fosse l'ultima volta ed ora mi dico che non si può mai e poi mai sapere.

Lo stesso vale con Liverpool. Tutte le volte mi dico "e se non torno qui?!
La cosa si complica quando entra in gioco il fattore "umano".
Se noi fossimo stati consci che quel dato momento fosse stato il nostro ultimo incontro con qualcuno... l'avremmo vissuto allo stesso modo?
Prima ho scritto su Facebook che oggi è un giorno di ricordi e di pensieri.
Già... un anno fa si apriva il periodo più brutto della mia vita finora.
Il 18 Maggio facevo l'ultima chiacchierata faccia a faccia con mia madre per l'ultima volta.

Mi disse che secondo lei mi ero tagliata troppo i capelli.
Io risi e le dissi che mi avrebbe rivisto anche con i capelli più lunghi.
E invece no.

Un anno fa, il 20 Maggio, io perdevo per strada la mia sicurezza.
Prima un terremoto, poi un altro. Ed io che vacillo.
E se l'avessi saputo prima?

Il 21 Maggio parlai per l'ultima volta assoluta nelle mia vita con mia madre.
Eravamo al telefono.
E oggi mi dico... ma un momento così, non dovrebbe essere annunciato per legge?
Non dovresti arrivare preparato ad un momento così fondamentale?
A me personalmente fa molto pensare e riflettere.
Quando siamo adolescenti riempiamo i diari di frasi e dediche e, di sicuro, ognuno di noi ha scritto da qualche parte "vivi ogni giorno come fosse l'ultimo".
Forse questa frase è l'unica vera grande verità del mondo.
O forse non lo è.

Io però sono davvero girata all'ennesima potenza (per non dire altro) perché mi sento addosso le ingiustizie delle "ultime volte mai annunciate".
E se facessi parte di una qualche leggenda del passato, io sarei quella figura mitica condannata a ricordare sempre le date, anno dopo anno, facendo il conto di miliardi di ultime volte mai annunciate.

Selinunte: vivere la Sicilia lentamente

Visitare Selinunte in Sicilia

Oggi il mio blog si veste di Sicilia, grazie a Francesco di Travel365.it.

Fra tutti i pensieri che vengono in mente quando si pensa alla Sicilia è costante il senso della Storia.
Un viaggio in Sicilia è un tuffo nelle origini, un ritorno al passato che coinvolge non solo la mente ma anche cuore e corpo: un viaggio che trova fra le coste della Sicilia sud-occidentale una sosta
ideale a Marinella di Selinunte, che con la sua vasta area archeologica, le sue spiagge selvagge e incontaminate e la borgata marinara rappresenta il perfetto connubio tra presente e passato.
L'esperienza inizia di buon'ora con l'incanto del pesce che si svolge tutti i giorni nelle prime ore della mattina: uno dei più antichi sistemi di vendita qui diventa routine quotidiana. I pescatori escono in mare nelle ore notturne e appena rientrati sono soliti vendere il pesce appena pescato attraverso un'asta con tanto di banditore urlante e la possibilità di fare buoni affari.
Assolutamente da provare la colazione a base di granita di limone selinuntina, riprendendo un uso degli abitanti del posto che amano trovare refrigerio dalla calura mattutina in questo modo. La granita di Selinunte è diversa per consistenza dalle solite granite siciliane, ed accompagnata da una brioche, affacciati sulla terrazza sul mare costruita sull'antico scalo nel centro del paese, assicura una colazione dal sapore fresco ed antico, su uno sfondo di pura natura che mette l'animo in pace con il mondo.
Per gli appassionati della natura e del mare, nascosta dal promontorio ad ovest, l'avventura si sposta verso la foce del Belice, attorno alla quale è stata realizzata una riserva naturale. La foce del fiume appare fra le dune sabbiose della spiaggia dove la macchia mediterranea cresce selvaggia insieme ai gigli di mare e alle alte piante di agave (Zabbare). In primavera, i più fortunati possono scovare un nido di uova di tartarughe marine, ed assistere alla loro schiusa.
La riserva è accessibile a poche centinaia di metri direttamente dalla borgata marinara oppure la si può raggiungere, nella sua parte più selvaggia, percorrendo pochi chilometri in auto, attraversando i binari della vecchia linea ferroviaria dismessa da alcune decine d'anni.
L'accesso alla spiaggia attraverso la vegetazione è facilitato da un percorso su passerelle in legno, attraverso il quale si giunge sulla riva del mare dove si può fare un bagno nelle acque limpide del mare, se il clima lo permette.
L'antica città greca, come il mitico Achille, ebbe una vita breve ma intensa, riuscendo, in un arco di tempo che va dal V sec. alla metà del III sec., a diventare in poco tempo una delle più ricche e prestigiose città dell'antichità.
Venne poi distrutta dalle guerre, da terremoti e maremoti, ed è oggi racchiusa all'interno del Parco Archeologico.
Il parco ha un interesse storico e archeologico notevole, e la visita è consigliata a chi cerca un weekend in Sicilia in contatto con la storia antica e con le origini della civiltà moderna. Tutta l'area è circondata da "dune" di terra che isolano il parco dal contesto moderno, cosicché entrare nel parco archeologico è come entrare in un mondo passato in cui il tempo sembra essersi fermato.
I suoni, i profumi, la luce hanno il sapore dell'eternità. Partendo dall'Acropoli, l'antico centro della città, fra i resti delle mura delle case e delle botteghe, percorrendo il decumano, si incontra un albero sotto al quale è possibile ripararsi qualche attimo dal sole seduti su una panchina; è questo uno dei posti più suggestivi dove chiudendo gli occhi sembra di sentire i passi e le voci delle persone che 2.500 anni fa hanno percorso quelle stesse strade, giungendo fino ai resti delle antiche porte dove restano ancora percorribili piccoli passaggi sotterranei. Le rovine dei Templi sacri sorgono sulla collina orientale, fuori dal centro abitato e colpiscono per la loro imponenza.
Imperdibile è una pausa nella parte sud del Tempio E, ricostruito agli inizi del secolo, da dove è possibile ammirare tramonti incantevoli e ricchi di fascino. Accanto al Tempio E, probabilmente dedicato ad Era, sorge anche il Tempio G, dedicato a Giove, il più grande mai progettato fra i templi greci, ma mai terminato di costruire, come mostrano le colonne rimaste lisce, senza scanalature, e tutte crollate tranne una, chiamata il Fuso della Vecchia.
La visita all'area archeologica si completa con una visita presso le Cave di Cusa, dove veniva estratto il materiale necessario alla costruzione degli edifici della città. Le cave si trovano a pochi chilometri dal parco archeologico e qui l'impatto col passato, se possibile, è ancora più intenso, poiché tutto sembra in attesa dell'arrivo dei lavoratori, pronti a riprendere da dove hanno lasciato.
Selinunte è un angolo di mondo dove a vita scorre ancora al lento ritmo della natura e del mare: viverla intensamente significa viverla lentamente.


Viaggio in Sicilia

Cose da viaggiatori: Protect Travel System


Oggi vi parlo di un qualcosa che può tornarvi utile.
Viaggiare significa portarsi a casa anche qualche pezzettino del mondo in cui siamo stati.
Quando, nel lontano 2004, sono tornata dal mio viaggione in Messico, ho lavato tutta la mia roba con non so quanto igienizzante.
Non tanto perché io sia schizzinosa quanto piuttosto per la sicurezza di non portare chissà che "germetto" a casa.
Per i vestiti spesso bastano una buona dose di lavatrice e di additivo ... e una bella asciugata al sole.
Spesso il problema sono le scarpe e le nostre borse, borsoni e zaini.
Il mio zainone blu di certo non ci sta in lavatrice e lavarlo è sempre un qualcosa di gravoso.
Per fortuna ora i tempi si sono evoluti ed è nato Protect Travel System.
Si tratta di un metodo testato e comprovato che permette di igienizzare, in modo molto semplice e tranquillo le nostre scarpe e le nostre borse dopo o anche durante un viaggio.
Si può ordinare direttamente online e vi arriverà a casa il kit completo.
Vi basterà riporre le vostre scarpe o zaini dentro le apposite buste (sono di misura diversa e ce n'è per tutti i gusti) e aggiungere ad essere una capsula granulare che troverete nel kit.
La capsula contiene delle sostanze e degli oli essenziali che, nel giro di poco tempo, ripuliranno da germi e batteri il contenuto della busta.
Si tratta di un sistema molto semplice e ottimo anche da portar con se intorno al mondo.
Facile ed essenziale.
Cosa dovrebbe volere di più un viaggiatore?
Provatelo!

La Medicina del Chiapas

Museo della medicina Maya Chiapas
San Cristobal - Chiapas  - © Giovy 2013

Mentre sto scrivendo questo post è un po' tardi.
C'è un telefilm che mi piacerebbe vedere e il divano che mi chiama "Giovy, Giovy ... cosa fai al computer... vieni qui". Sento questa voce lontana, stile Sirene di Ulisse, ma io non cedo.
Faccio l'eroe multiforme perché c'è un post e una storia che sono qui che spingono per uscire.
Si è fatto spazio, nei miei pensieri, un ricordo di un giorno magnifico in quel del Chiapas.
Avevamo passato qualche giorno in Sierra Lacandona e, una volta tornate in città, un bel momento ci siamo messe a camminare fuori dal centro.
La nostra destinazione era il Museo della medicina Maya, che si trova in un quartiere del tutto normale di San Cristobal, dove ho fatto la foto che vedere qui sopra.
Mentre camminavamo ci si chiedeva se fossimo sulla strada giusta.
I quartieri erano squadrati, piccoli e le case cominciavano ad essere meno colorate del solito.
L'orizzonte si era aperto anche se davanti a noi si stagliava una magnifica montagna che io non finivo mai di osservare, puntare e scrutare.
Era mattina, circa le 10 e il museo aveva appena aperto.
Non ci fecero pagare nulla e la signora che era all'entrata ci seguiva, quasi non vedesse l'ora di raccontare tutta la storia del museo a chi arrivava lì e sembrava interessato.
Questo è uno di quei luoghi che o li vai a cercare oppure non li trovi manco pagarli oro.
Per questo quella signora maya era raggiante nel vederci varcare la porta del museo.
L'esposizione è piccola ma ben curata.
Essenziale nelle sue spiegazioni ma spettacolare nel significato che può avere.
Il tutto è nato da un gruppo di medici che hanno capito l'essenza della cultura maya e del potere dei curanderos tradizionali.
Quei medici "standard" hanno capito che la medicina studiata sui banchi dell'Università sarebbe sempre sembrato qualcosa di estraneo alle popolazioni maya del Chiapas.
Hanno quindi aperto una tavola rotonda di confronto con gli "uomini e donne medicina" di ogni agglomerato maya.
E' stato un incontro naturale tra scienza e tradizione a creare quel museo.
Le piccole sale raccontano come i maya si curano tutt'ora e spiegano le evidenze mediche ci certe pratiche.
All'uscita del museo c'è una piccola farmacia naturale dove, a turno, gli uomini-medicina (e le donne-medicina, come vengono chiamate lì) preparano dei rimedi a base naturale.
Io, in previsione di lasciare il Chiapas per Puerto Escondido, chiesi una crema antiscottature.
Non so che pianta o che unguento ci mise dentro ma funzionò alla perfezione.
Ancora oggi rimpiango quella crema.
E un po' rimpiango quell'atmosfera low profile di quel quartiere e ricordo con un sorriso gli occhi di quella signora pieni di entusiasmo.

Cullarsi in Valle Maggia

Viaggio in Svizzera
Picture by Urs Schuepbach @ 500 px.com
La Svizzera per me è un po' come la coperta di Linus.
Ha caratterizzato anni fondamentali per me, per quella che sono ora e sinceramente il sapere che è là, che non si muove, che non devo per forza prenotare un aereo per raggiungerla ... insomma... sono per me tutte informazioni di sicurezza che fanno tanto bene al cuore.
Da casa mia a Lugano ci sono 235 km circa.
E' una distanza che ho imparato bene perché io e Gian la percorrevamo tantissime volte prima di andare a vivere assieme.
La mia mente oggi ha percorso tutti quei 235 kilometri e anche qualcosa in più.
S'è andata a posare dalle parti di Locarno.
Durante l'estate del 2003, io e la mia amica Andrea uscivamo dall'ufficio e partivamo per andare proprio nella zona di Locarno.
In macchina, durante quell'estate, tenevamo sempre costume e asciugamano.
Che fosse il lago di Lugano o che fosse la Valle Maggia, noi ci concedevamo sempre un po' di frescura a fine giornata lavorativa.
Già, la Valle Maggia.
Ne avevo sentito tanto parlare dai miei colleghi svizzeri e mi chiedevo dove fosse.
Un bel giorno ... o meglio, una bella sera, la Andre mi prende in macchina e mi ci porta.
Era giugno e il cielo rimase chiaro a lungo.
Ci fermammo poco più su di Avegno e li ci godemmo il nostro momento di paradiso perché non c'era nessuno, tranne noi.
Immaginatevi un bosco di latifoglie dove la quercia prende il sopravvento su tutti gli altri alberi.
Il profumo è quello dei boschi buoni, belli, ombrosi ma rassicuranti.
Questo luogo è attraversato da un torrente che ruba al bosco il suo verde ma a tratti si colora di azzurro ghiaccio.
Ogni tanto l'acqua lascia il posto a qualche piccola spiaggia di sassolini piccoli.
Noi eravamo solite arrivare lì e buttarci in acqua che, ovviamente, non era mai calda ma, nella sua temperatura fresca, era speciale per ritemprarci dopo tante ore d'ufficio e di caldo.
Un bagno, qualche chiacchiera, qualche risata e la giornata scorreva via con lo scorrere del torrente.
La Svizzera mi ha regalato tanti bei momenti e quelli della Valle Maggia hanno tutto il sapore della libertà di scansare via una giornata di lavoro per riprendersi il gusto di godersi la vita.
Se passate dal Ticino, la tappa in Valle Maggia è più che consigliata.
Portatevi il costume e affrontate il torrente, mi ringrazierete!

PS per la Lindauz e la Lucie: care amiche, se leggete questo post, soffermatevi sul nome del fotografo. Si chiama Urs... vi ricorda nulla?
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...