Viaggiare e Scrivere


Scrivere mi è sempre piaciuto un sacco e non ve ne facevo mistero anche qualche giorno fa quando il mio ebook ha visto la luce.
Sono ancora qui che saltello zompettante come un folletto parente di Memole quando qualcuno mi scrive per dirmi che ha comprato il mio piccolo libretto.
Mi sento così felice che pagherei caffé a mezzo mondo.
Mi sono sentita ancora più felice quando la mia amica Ari mi ha parlato di questa serata alla Scuola Holden.
Io tornerei ventenne (o giù di lì) per andare a studiare in quella scuola ed uscire pensando al mondo che c'è davanti a me.
Ora, a 35 anni, probabilmente non ho il mondo davanti.
Ci sono sopra, ci cammino, lo vivo e lo racconto.
Lo racconto da viaggiatrice e da grafomane quale sono sempre stata.
C'è un'occasione per la quale mi piacerebbe sdoppiarmi.
Vorrei essere spettatrice per sentire i miei fiumi di parole e capire che effetto possano avere.
Vorrei essere spettatrice di me stessa il 2 Maggio, alle ore 21, proprio presso la Scuola Holden.
Cosa succede quella sera?
Beh, vi racconto un po' come scrivo di viaggi, perché scrivo di viaggi e quello che sento quando racconto un viaggio.
Sperando di non annoiare nessuno, anzi ... vi aspetto numerosi quella sera.
Mi farebbe piacere conoscere i vostri sguardi e chiedervi ... ma non vi annoio a volte?

Scherzi a parte ... tutti a Torino giovedì sera.
Ci conto!


Il mio cuore parla inglese

Leicester England

Non è mai facile tornare da un viaggio.
Tante volte mi sono chiesta il perché del ritorno.
E il ritorno fa parte del viaggio, altrimenti non sarebbe tale.
Personalmente per me non è mai facile tornare da quella isola chiamata Gran Bretagna.
E' là, in mezzo alla corrente del Golfo, punta a nord ed è sferzata (almeno nei giorni scorsi) da venti che ti fanno volare via.
Poi ti capita di trovarti in mezzo ad un campo, di camminare per la campagna ed arrivi al punto che ha fatto da scenografia alla morte di Riccardo III. In quel punto l'Inghilterra metteva la parola fine al suo medioevo e iniziava il Rinascimento dei Tudor.
La foto qui sopra è stata scattata proprio lì, mentre ero seduta su di una panchina in mezzo a tutto e al nulla. A Bosworth l'altro ieri il cielo sembrava volermi ricordare quanto ami io questa splendida isola.
E non c'è stato solo il cielo. No no...



Capita di andare a vedere una città di cui si sa poco: Leicester. Che si dice Lester.
Sapevo dei Tigers (immensa squadra di Rugby), sapevo che Riccardo III vi aveva passato gli ultimi giorni di vita, prima della Battaglia di Bosworth.
Quello che non sapevo è che avrei trovato una città immensamente multiculturale, piena di mille razze e incontri diversi.
Leicester è una città con alcune grandi università e pullula di gente e di luoghi pieni di studenti.
Poi ti capita di essere a pochi metri da un'università grandissima e trovi una vietta come questa.
Sullo sfondo St.Mary de Castro, costruita sul sito del castello Normanno che un tempo dominava la città.
Ero nella città ma allo stesso tempo ero fuori.



Poi, già che ero lì sono andata a Rugby... villaggio splendido nella campagna inglese dove c'è la Rugby School e dove il gioco del Rugby ha visto la sua nascita.
E' stata un'emozione visitare la Prep School fondata alla fine del 1500.
E' stata ancora di più un'emozione trovarmi davanti alla statura di Sir William Webb Ellis, studente di questa scuola che un bel giorno prese la palla in mano e inventò il Rugby.

Una di quelle cose irrinunciabili per me è il fish & chips.
E' un tutt'uno con la Britannia e mi racconta sempre mille storie belle: le storie dei Chippy, luoghi mitici dove viene fritto tutto il merluzzo possibile.
A Leicester ho trovato un Chippy davvero incredibile.


Stasera ho mille pensieri in testa e una sola grande certezza: il mio cuore parla davvero la lingua di quei luoghi.
Sto già morendo di nostalgia, ve lo dico.
Per oggi i racconti di fermano qui.
Ho mille e passa post per voi tutti dentro all'anima.

Contaminazioni e Misteri Biellesi


Brich di Zumaglia Biella
Verso il Brich -© Giovy 2013
Comincio col raccontarvi alcuni misteri Biellesi parlandovi del Brich di Zumaglia.
Se c'è una cosa che ho imparato da #BiellaStoria è proprio che, in certe terre come questa, il meltin' pot è stato fondamentale.
Il Brich è una fortezza, fondata in epoca medievale sul colle di Zumaglia.
La posizione è ottima perché permette alla gente di godere a pieno della vista dalla pianura alle montagne.
Brich di Zumaglia
Il Brich tra la nebbia - © Giovy 2013

Il giorno che ci siamo stati noi, come potete vedere, sembrava novembre e se non fosse stato per le primule nel bosco, avrei creduto davvero che fosse esistita una qualche macchina del tempo.
Oppure m'ero svegliata io il giorno sbagliato, non si sa mai.
Brich vuol dire rocca, castello, fortezza.
La cosa che ha fatto destare le mie orecchie da viaggiatrice è stato il fatto che Brich potrebbe derivare anche dal Gallese (o cmq di lingua celtica) Brig, che per l'appunto delinea una fortezza.
La cosa ha generato in me una certa curiosità e mi sono messa a fantasticare su chissà che condottiero d'origine Celtica arrivato da queste parti per amore di chissà chi o chissà che cosa.
A dirla tutta, il grillo nelle orecchie ce l'avevo già dal giorno prima quando abbiamo visitato il Ricetto di Candelo.
La storia del Ricetto mi ha proprio entusiasmato.
L'origine del Ricetto mi ha reso una donna felice.
Sapere che in pieno medioevo, della gente comune si è "corporata" e ha fondato quello che doveva essere un luogo di rifugio in caso di attacco nemico per loro stessi e per il raccolto ... e che l'ha fatto per volere popolare mi è sembrata proprio una cosa fuori dal tempo.
Il Ricetto è un luogo silente, dove è vietato abitare, ma dove si deve camminare con gli occhi ben aperti.
Il Ricetto di Candelo
Le vie del Ricetto - © Giovy 2013
E proprio qui arriva un altro pezzo di meltin' pot delle origini biellesi.
La guida che ci ha accompagnato alla scoperta del Ricetto si è lasciata sfuggire la parola Isengarda.
L'origine di questa parola è chiaramente barbarica, celtica e potrei dire anche Longobarda.
Gard in certe lingue antiche significa città, insediamento e, secondo alcuni, nella foresta vicino al Ricetto doveva trovarsi la base di quello che era l'insediamento più antico in zona.
Io mi aspettavo che in una zona come quella le influenze maggiori fossero francesi e probabilmente provenzali-occitane.
Mi sono trovata di fronte a qualcosa che proprio non avrei pensato.
Adesso mi sono messa in testa di scoprire di più relativamente ad Isengarda.
Per ora mi accontento di riguardare le foto di quel luogo, sperando che duri davvero ancora a  lungo per poter raccontare la sua storia anche ad altri.
E caro Giacobbo, stavolta sono arrivata prima io a scoprire certe cose!

Misteri nel Ricetto
Misteriosi disegni al Ricetto - © Giovy 2013

La gestazione di un viaggio

Viaggiare
Picture by Mirko Rubaltelli @ 500px.com
Stamattina, venendo al lavoro, cantavo tra me e la mia Super Yaris "La descrizione di un attimo", dei Tiromancino (quando facevano bella musica).
Al posto di dire "la descrizione di un attimo, le convinzioni che cambiano..." ho detto "la gestazione di un viaggio".
Nel giro di un minuto ho fatto tantissimi pensieri che nemmeno Mrs Bloom nello Ulysses di Joyce sarebbe capace.
Ho pensato che, con tutto rispetto per tutte le mamme del mondo, il viaggio necessita proprio di una gestazione.
Ogni viaggio dev'essere gestato per essere gestito nel migliore dei modi.
Anche la partenza compulsiva ha in se una che di gestazione.
Il viaggio è scatenato da una serie di pensieri che si mescolano e diventano una sola cosa: la voglia di partire.
La voglia di partire dev'essere protetta, nutrita ma soprattutto ascoltata.
Spesso ci mettiamo in testa di fare un viaggio non so dove e ci ostiniamo ad organizzarlo, arrancando, notando che le cose non vengono fuori naturalmente.

Quando sentiamo questa difficoltà vuol dire che non siamo nella direzione giusta.
La nostra voglia di partire ci parla fin dal primo istante.

Siamo noi che a volte la confondiamo con altri pensieri che, chissà come, arrivano alla nostra mente.
L'ascolto di noi stessi dev'essere sempre profondo, attento e partecipativo.
Più abbiamo paura di partire, meno la nostra voglia ci parlerà.
Più ci sentiremo liberi, meglio avverranno i nostri dialoghi, la pianificazione e meglio vivremo tutta la strada che dovremo percorrere.
Pensate all'attesa di un viaggio come la vita di un seme che, cullato dalla terra, diventa fiore e poi frutto.
Sentite tutto questo crescere in voi.
Sentitevi terra fertile e non abbiate mai paura di tutti i viaggi che vorrete partorire.

Rimini: una casa supergiovane

Rimini
Picture for courtesy of solestatehotels.it
Le vacanze di quando sei super-giovane non si scordano davvero mai.
Io sono sempre stata abituata ad andare in campeggio e non so quante ne abbiamo combinate io e la mia tenda.
Se c'è un concetto che, però, mi scalda il cuore è quello di "Pensione".
Mi ricordo quando ero piccola e vedevo queste pensioncine anni '80, con la gente seduta fuori a chiacchierare la sera.
Mi piaceva il fatto che la gente trovasse una nuova casa dove passare la vacanza al mare.
Ricordo benissimo che chiesi a mia madre la differenza tra pensione e albergo: lei mi disse proprio che la pensione è un po' come stare a casa, ma da un'altra parte.
Gironzolando tempo fa per Rimini mi sono trovata a fare la conoscenza con l'Hotel Sabrina, che ricorda moltissimo quel concetto vintage di Pensione ... trasportata però nel nostro millennio.
Questo luogo è carino, low cost, pulito, comodo e confortevole ma soprattutto adatto a tutte quelle schiere di giovani che se ne vanno in vacanza da soli per la prima volta.
Nel mese di Agosto diventa infatti un luogo d'incontro per molta gente under 30.
Sarà per la posizione centrale, sarà per il buon collegamento tra l'hotel e tutte le attrazioni della zona, sarà perché qui con i giovani ci sanno proprio fare perché ci tengono da matti a questi clienti giovani e lanciati nelle loro magnifiche avventure estive.
Io mi sento super giovane dentro (e infondo lo sono anche) ma forse sarei fuori target in mezzo alle schiere di frequentatori dell'Hotel Sabrina.
Sapere una cosa però? Per un week end vorrei tornare ventenne.
E se potessi scegliere di passare dei gran giorni in Riviera, vorrei davvero avere "quell'altra casa", quella del mare, quella dell'Estate.
E si chiamerebbe proprio Hotel Sabrina.

Volevo essere Joe March

Quando ero piccola, se avessi avuto un'amica immaginaria, questa sarebbe stata Joe March, quella di Piccole Donne.
Lei è sempre stata uno dei miei miti e tante volte mi sono vista vivere come lei.
Non nell'Ottocento ma ai miei giorni.
Ho sempre scritto moltissimo ... e questo blog ne è la prova.
Voi che mi leggete tutti i giorni adesso siete i miei miti perché mi sopportate e mi supportate molto di più di quello che io possa fare con me stessa.
Ieri vi parlavo di una sorpresa.
Ecco, la sorpresa è in primis per me stessa perché a brevissimo (se non già oggi, chi lo sa) uscirà il primo vero libro della sottoscritta.
Si tratta di un ebook non troppo lungo, non ho di certo scritto Guerra e Pace!
E' però una bella parte di me e mi è costato un po' di fatica ma mi ha reso, anche ora prima di nascere, tanto felice.
Mi sono ritrovata a scrivere di sera, avvolta nella coperta e con una bella tazza di tisana a spronarmi.
Ho fatto piccole e grandi scalette, le ho rivoluzionate, ricomposte, ho messo giù parole a caso per poi rileggerle e capire che avevano pienamente senso.
Di cosa parla questo ebook?
Ma di viaggi no?! Che domande sono.
Vi ho raccontato un po' di più di quella che sono.
Non vi dico altro perché non voglio spoilerare me stessa.
L'ebook costerà 0,99€ ... e se lo comprate poi vi offro il caffé!

Aggiornamento delle 10.19: Habemus Librum! E' finalmente online e non sapete che emozione sia per me. Ecco a voi "Manuale per viaggiare a piedi" (ma non solo)!

Maresina is all around

Tanaceto Partenio Maresina


Eh già, la buona, cara, vecchia Maresina. Dicesi Maresina una pianta spontanea che nasce in grandi quantità dove io sono nata. Ovvero a Valdagno, in provincia di Vicenza. Maresina è il nome veneto del Tanaceto e Gian ne ha già fatto un bellissimo post perché l'estate scorsa l'abbiamo improvvisamente trovata sull'Isola Di Man. Per me è stata una sorpresa immensa perché la Maresina è per me un mondo intero, un gusto che riporta alla mente tanti ricordi belli.

Landing in the East Midlands

Voli low cost East Midlands

Oggi è un po' come se questo giretto virtuale per gran parte dell'Inghilterra finisse.
Da un lato sono triste, dall'altro sono elettrizzata.
La settimana scorsa vi dicevo che oggi la Giovy Airlines vi avrebbe portati all' East Midlands Airport.
Le Midlands si dividono in due: le West Midlands che fanno capo a Birmingham e le East Midlands che fanno capo a due città molto vicine tra di loro: Leicester (che si pronuncia Leister) e Nottingham, ben famosa per il caro buon vecchio sceriffo e quel furbacchione di Robin Hood.
Ma perchè pensare all'aeroporto delle East Midlands mi elettrizza?
Perché mercoledì prossimo, in mattinata, un aereo mi porterà proprio lì.
Se mi leggete da un po' conoscete di certo il livello di "Britannite" acuta che mi affligge.
Manco dalle terre di Britannia dall'estate scorsa e ormai non ce la facevo più: soffrivo per la mancanza della Real Ale e di tante buone cose che solo la Perfida Albione sa dirmi.
Si sa, l'occasione fa l'uomo ladro e in quel di febbraio ho approfittato di una notiziona per prenotare due posti su di un volo per l'aeroporto di Nottingham.
Sotto un parcheggio in costruzione a Leicester sono state trovate delle ossa del tutto particolare: trattavasi di una figura curva, piccola, molto storpia e sicuramente uccisa nel periodo della battaglia di Bosworth. Tramite mille cose e ricerche che non sto qui a spiegarvi e che sono durate ben un anno, degli studiosi dell'Università di Leicester hanno stabilito che quelle ossa appartenevano a Riccardo III, ultimo degli York e ultimo della dinastia dei Plantageneti.
Non esiste un parallelo per importanza con la Storia d'Italia ma diciamo che è come se avessero scoperto che Garibaldi fu ferito ad una gamba e avessero trovato il proiettile.
Riccardo III riecheggia nelle parole immortali di quel genio di Shakespeare che lo definisce "the sun of York", giocando sull'assonanza tra le parole Sun e Son.
Questo personaggio crudele, pazzesco, machiavellico è stato capace di soggiogare l'Inghilterra al suo volere e al suo desiderio di potere.
Tutti sapevano fosse stato ucciso a Bosworth ma nessuno aveva mai trovato il suo scheletro.
Ora è lì, in mostra a Leicester ed io e Gian andremo ad incontrarlo.
Leicester è anche la città inglese con la più alta concentrazione di indiani di tutto il Regno Unito. 
Questa caratteristica di riflette in pieno sulla cucina della zona ed io non vedo l'ora di provarla.
La zona dell East Midlands è davvero ricca di luoghi interessanti ed è lì, a portata di aereo.
Tra Leicester e la mitica Nottingham ci sono circa 40 minuti di strada.
Da lì alla Foresta di Sherwood il passo è breve e la storia è tanta.
Io e Gian partiamo il 24 Aprile.
Spero di riuscire a twittare e inviarvi foto di questa spedizione alla scoperta di un re che tutti pensavano già consegnato sia al mito che all'oblio.
L'hashtag con il quale cercherò di twittare (wifi permettendo) sarà #LFR che sta per Looking for Richard.
Un altro luogo mi attenderà in quei giorni e sono già tutta in fermento.
A circa un'oretta di autobus da Leicester c'è Rugby.
Lì, nel lontano 1863, Sir Webb Ellis inventò quel mitico sport che mi gira tanto dentro al cuore.
Spero di riuscire a raccontarvi in diretta anche il mio incontro con quel luogo.
E se non mi sentite, non vi preoccupate.
Sarò felice e saltellante dalle parti delle East Midlands, intenta a vivere al meglio il viaggio che mi attende e pronta a tornare a casa (forse) con tante storie per voi.



La Cioccolata di Ingolstadt

Ingolstadt - Baviera
Picture for courtesy of Wikipedia
Sono passati tantissimi anni ormai da quel giorno in cui andai per la prima volta ad Ingolstadt.
Io e questa città della Baviera ci siamo conosciute nel lontano 1992, quella volta che fui spedita a Neustadt an der Donau per migliorare il mio tedesco.
Un bel giorno decisi di partire da Neustadt e presi un bell'autobus tutta sola soletta.
La direzione era Ingolstadt ed io ero curiosissima relativamente a questa città.
Avevo 14 anni, è vero, ma avevo già letto Frankenstein di Mary Shelley e già sapevo che l'origine del Dottor Frankenstein era proprio Ingolstadt.
In questa città della Baviera si trova infatti una grande e importante università nella quale, secondo Mary Shelley, il Dottor Frankenstein insegnava.
Sicuramente ero fiera del mio tedesco ... molto fiera perché a 14 anni sono riuscita ad arrivare da sola in questo luogo, trovare il centro turistico e mettermi a girare tutte le viuzze da sola.
Ancora una volta mi sentivo la Regina del Mondo.
La città offre davvero moltissime cose.
A quel tempo non potevo coglierle tutte (come le mitiche Stube dove si serve della Helles Bier superba)  ma potevo senza dubbio ammirare l'architettura tedesca medievale tipica di quella zona.
Nei miei sogni di ragazzina, immaginavo Ingolstadt cupa, nera e piena di temporali.
Nella realtà di quel luglio lontano era splendente sotto un sole davvero speciale.
Ad Ingolstadt ci sono palazzi, mura, chiese spettacolari e alcune piazze che sembrano uscite da chissà quale mente perfetta.
Ad Ingolstadt tutto è pulito, ordinato, preciso e rassicurante.
Anni dopo, quando vi tornai in età adulta, la vidi esattamente come la lasciai quando ero adolescente e tirai un sospiro di sollievo.
Trovo bellissimo il parallelismo (usato poi da molti scrittori di romanzi horror e gotici) tra città e luoghi assolutamente bianchi, luminosi e rassicuranti e storie alquanto pesanti, oscure e torbide.
Una cosa che feci quando tornai ad Ingolstadt in età adulta fu quella di andare nella Rathausplatzt alla ricerca di una Eisdiele (gelateria) della quale approfittai quando ero piccolina.
Quel giorno, nel lontano 1992, capii in pieno l'importanza delle declinazioni in tedesco.
Capii alla grande il perché dell'esistenza di alcune desinenze.
Mi sedetti alla stessa gelateria quando avevo 14 anni. Avevo qualche Deutsche Mark (ah ... le vecchie valute, fa così "altro secolo") in più e decisi di prendere un gelato.
Dei Marchi Tedeschi adoravo il "doblone" da cinque. Sembrava un soldo finto.
Quel giorno volevo un gelato e dissi alla cameriera "Ein Eis Chocolade".
Poco dopo lei tornò indietro da me chiedendomi "Eisse oder Eis" ... quella lettera e buttata lì mi gettò nel dubbio più totale. Lo ammetto, tirai ad indovinare e ribadii Eis, senza e.
Non ci volle molto e mi arrivò un bel gelato al cioccolato, proprio come volevo.
Poco male! Avessi sbagliato desinenza mi sarebbe arrivata una cioccolata calda ... in pieno luglio ... troppo tedesca come ordinazione!
Scherzi a parte, tutte le volte che penso ad Ingolstadt nella mia mente si accavallano le seguenti immagine, in ordine preciso: Frankenstein, la cioccolata e quella piazza assolata impressa nella mia mente da quel luglio lontano.
Penso proprio che metterò Ingolstadt nei luoghi dove tornare a breve perché un po' di Baviera ogni tanto dovrebbe essere obbligatoria per tutti. Già ... già.

L'odore di un luogo

Il profumo di un luogo
Picture by Paulo Flop @500px.com

L'altro giorno, approfittando del sole, sono andata a fare un giro nella speranza che mi si asciugassero le ossa che ormai facevano la muffa.
Ero qui vicino a Carpi, niente di che, ma sono passata davanti ad una cartoleria (sì, esistono ancora) e sono stata rapita da quell'odore tipico delle cartolerie.
E' stato un attimo un po' di spleen ma è stato bellissimo.
Quell'istante mi ha fatto pensare ad un momento davvero imperdibile, impagabile, unico e irripetibile per ogni viaggiatore. Uno di quegli istanti che ti fan dire "per tutto il resto c'è la carta di credito, ma per questo proprio no".
Sto parlando dell'incontro con un luogo, il primo incontro.

Voglio vedere la Battaglia di Gettysburg

La Battaglia di Gettysburg
Picture by Jim Williams @500px.com 
Chi legge questo blog forse avrà intravisto una delle mie passioni grandi (oltre ai viaggi): la storia.
Anni fa, quando la mia migliore amica si è sposata ed io sono volata a New York da lei, uno dei programmi che avevamo fatto assieme ad un po' di amici con i quali condividevo un appartamento su Amsterdam Avenue era di andarcene qualche giorno a Washington.
Uno dei miei amici, italo-americano, viveva e lavorava là e volevamo approfittarne per vedere un po' la capitale.
Discorrendo del viaggio in programma, io sottolineavo forte la mia volontà di andare a Gettysburg.
"Andiamo a vedere la battaglia di Gettysburg!!" dicevo forte via Skype in quelle molte conversazioni tra il vecchio e il nuovo continente.
"L'hanno già fatta, tanti anni fa", mi rispondeva il mio interlocutore da Washington, con un italiano perfetto da fare invidia al migliore Bastianich!
La battaglia che infervora il mio cuore si svolse ad inizio del Luglio del 1863 e fu probabilmente la battaglia più imponente della storia degli Stati Uniti fino alla Seconda Guerra Mondiale.
Gettysburg si trova a metà strada tra quella che è la Storia Americana con la S maiuscola: Washington, Baltimora, Philadelphia.
Più storia di così, negli Stati Uniti proprio non si può.
Sul campo di battaglia di Gettysburg non c'è praticamente nulla: un prato recitato e i pannelli che raccontano la storia di quei giorni.
Attorno la campagna è magnifica ... o almeno così mi ha detto il mio amico di Washington ... e ci sono mille B&B pronti a raccontare ai viaggiatori il passato più passato che gli Stati Uniti possano ricordare.
Considerata la crudeltà della battaglia, si dice che Gettysburg brulichi di fantasmi da tutte le parti.
Ci sono addirittura dei tour appositi per andare alla ricerca delle varie attività paranormali della zona.
Io voglio andare alla battaglia di Gettysburg.
Non tanto per vedere i figuranti rimettere in scena quell'inferno.
Non ci tengo proprio tanto alla guerra.
Io ci tengo a sedermi per terra su quel prato, chiudere gli occhi e ascoltare cosa il passato.
Vorrei riaprire gli occhi e trovarmi davanti una distesa verde capace di trasmettermi le sensazioni di giorni in cui onore e gloria erano tutto per quegli uomini disposti a lottare per difendere chi il Nord, chi il Sud.
Chissà se andrò a Gettysburg prima o poi.
Anni fa non ci sono andata perché il famoso vulcano islandese si è messo tra me e i miei giorni americani. A New York ci sono arrivata ma non mi era rimasto abbastanza tempo per andare a Gettysburg.
Poco male, la storia non si sposta.

Se vai a Biella


Biella dall'alto - © Giovy 2013

Biella è uno di quei posti che se non ci vai apposta proprio non ti viene in mente di passarci.
Biella per me voleva dire industria tessile, un po' come Valdagno, dove sono cresciuta io.
Poi arrivano Gianluca e Lele, aka Sphimm's Trip, che mi scrivono "perché non vieni a Biella?"
Non ci ho messo più di due minuti a rispondere perché, a dirla tutta, mi piace esplorare quei pezzi d'Italia che di solito viene relegata ai sussidiari delle elementari.
Sono arrivata a Biella con il cuore pieno di voglia di cose nuove.
Lo sapete anche voi ... la settimana scorsa pioveva come non so cosa.
Arrivando a Biella dall'Emilia, il cielo ci ha regalato un tramonto meraviglioso.
Il giorno dopo, però, ha fatto il cattivello ma questo non ci ha vietato di capire la vera essenza di ciò che stavamo per scoprire.
Prima cosa che mi ha stupito: mi immaginavo Biella nel mezzo di una pianura che non finiva più.
Potete immaginarvi la mia sorpresa nel vedere montagne e colline vicino a questa città.
Mi sento davvero stupida perché ho girato mezzo mondo eppure mi mancava questo pezzo meraviglioso di Piemonte.

La Funicolare- © Giovy 2013
Biella è divisa in due parti e in questo mi è piaciuta davvero molto ... perché c'è la funicolare!!!
Io amo le funicolari perché mi sanno di tempi antichi.
La parte alta della città è detta Biella Piazzo ed io ci ho lasciato un pezzettino di cuore perché si vedono le montagne e sono così vicine che ti sembra di toccarle.
Amo questa specie di "poggi" dove hai la natura grandiosa da un lato e la città che si apre dall'altro.
Mi immaginavo che cosa fosse in tempi medievali, quanto i bellissimi portici sono stati costruiti per garantire alle persone il mercato anche nei giorni in cui il tempo non era dei migliori.
I portici di Biella Piazzo- © Giovy 2013
Ciò che Biella mi ha lasciato più nel cuore è una di quelle cose che davvero impagabili: Biella è una città che non ha paura di credere nelle proprie capacità.
Le persone incontrate durante questo blog tour mi hanno raccontato la loro situazione e la loro volontà di rendere più bella e accogliente una zona che forse molti hanno dimenticato.
Biella è una città che offre molto e che probabilmente si è assopita per molti, troppi anni.
Adesso è come la Bella Addormentata, risvegliata dall'incontro con qualcuno che non è un principe.
Biella si è risvegliata dall'incontro con chi le vuole bene come il Signor Aondio della tenuta La Mandria.
Come, ad esempio, il personale del Ristorante Il Mulino che ha saputo mettere in piedi un pranzo davvero speciale nel gusto e nell'ambientazione.
Mi viene da pensare alla guida ch ci ha illustrato il Ricetto di Candelo che ogni tanto ci interrogava come fosse una prof.
Penso a Sergio il liutaio che impiega 240 ore della sua vita per far nascere un suono.
Penso anche a chi ha voluto portare il gusto del Friuli in pieno Piemonte.
Tutte queste sono le persone che fanno grande un territorio che molti hanno dimenticato.
Noi siamo stati lì solo un week end ma loro credono in Biella e dintorni tutti i giorni.
Ultimi, ma solo perché con qualcuno dovevo pur finire il post, ci sono gli Sphimm ... come sono stati soprannominati in questi giorni.
Guardarli fieri mentre raccontano la loro città è stato un regalo grande.
Se vai a Biella e ti viene voglia di tornare sarà sì per le bellezze del territorio e per tutte le cose buone che la città offre.
Se torni a Biella è perché davvero hai capito il valore di chi crede nella propria città.
Ed io ci tornerò.

Landing in London

Atterrare a  Londra

Oh ... eccoci qui.
Finalmente la Giovy racconta di un volo Low Cost verso Londra.
Ma mica ci fermiamo nella capitale!?!
Ve l'avevo detto, questa rubrica del mercoledì vi vuole portare in giro per tutta quella Britannia fuori Londra. A Londra al massimo ci atterriamo, come oggi.
Poco importa che sia Luton, Stansted, Heathrow, Gatwick.
Poco importa quanto distanti dal Tower Bridge ci troviamo.
Quello non è proprio il nostro obiettivo.
Noi vogliamo andare via.
La prima cosa che mi viene in mente è che atterrando a nord di Londra, ovvero Luton, siamo nel luogo perfetto per andare all'esplorazione di questa parte di Britannia.
Invece di pensare "Oddio mi tocca atterrare a Luton, che distante che sono da Londra" provate a considerare quanto vicini siete a due luoghi chiave della cultura e società Britanniche.
Siete ad un'ora di strada da Oxford e ad un'ora da Cambridge.
Molta gente atterra a Luton, va a Londra e da lì va ad Oxford non pensando allo spreco di tempo, risorse e chissà quante altre cose.
Se invece il vostro aereo vi porta a Stansted, non pensate di essere chissà quanto distanti da Londra.
Stansted si trova in pieno Essex, un po' più ad Est di di Luton ma sempre molto vicino a Cambridge.
Visualizzando sulla carta geografica l'aeroporto di Stansted, la prima cosa che mi viene in mente è il Norfolk
Questa regione del Regno Unito ha il vanto, forse a furor di popolo, di essere la regione britannica con più sole in tutto l'anno. E scusate se è poco.
Proprio nel Sud Est dell'Inghilterra è quel luogo magico in cui vengono coltivati quei cereali, quali grano e orzo, che poi finiscono nella mitica Real Ale Britannica.
Il Norfolk e l'Essex sono un po' il granaio dell'Inghilterra e sono terre piene di storia.
Proprio in queste terre vivevano gli Iceni,  capeggiati dalla splendida Boudicca, regina di origini antiche che seppe sfidare i Romani ed è rimasta nel cuore degli Inglesi dall'alba della storia di quest'isola.
Cambiamo Aeroporto e atterriamo a Gatwick: avete visto dov'é?
Siamo ad un passo dalla costa, siamo ad un passo da Hasting ma io voglio portarvi ancora più ad est, rimanendo sempre a Sud di Londra.
In pieno Kent, regione di grandi nobili (e delle loro immense dimore), si trova Canterbury... città dai mille misteri Medievali (avete presente la storia di Thomas Becket o quanto scrisse Chaucer nei Canterbury Tales?)
L'ombra della cattedrale di questa città è stata capace di intimorire un popolo per secoli. 
Restiamo nel Kent: vi porto a Ramsgate.
Si tratta di una piccola cittadina dove il pesce è superbo e le ostriche ti saltano dentro al secchiello da sole, direttamente dal mare.
Da lì, se vi va potete prendere dei traghetti per la Francia e il Belgio.
Ci manca un Aeroporto, quello a Ovest di Londra: sto parlando di Heathrow.
Questo è forse l'approdo più comodo e immediato per raggiungere the Big City.
Quello che pochi considerano è la posizione ferroviaria di questo approdo.
Siamo sulla Western Line e di qui passano treni diretti verso Bristol, Bath e anche il Galles.
Heathrow è perfettamente vicina a Greenwich ... che per la cronaca si dice Grenich e non Grinuich.
Volete mettere la magia della visita al luogo del meridiano fondamentale?
Vorrete mica andare in centro a Londra per poi tornare indietro, no?
Mi manca solo un aeroporto per completare questo giro della Gran Bretagna che pochi considerano.
Si tratta dell'aeroporto delle East Midlands, quello di Nottingham per essere chiari.
Ve lo racconterò mercoledì prossimo, con tanto di sorpresina.
This is England!!

Cartoline dal futuro


Giorni fa mi sono imbattuta in una mail interessante.
Mi avvertiva che sarebbe stata online di lì a poco una nuova App che solletica le voglie di ogni viaggiatore: sto parlando di Traveller Card, l'app ideata dal mensile Traveller, di Condé Nast.
Io ho un dispositivo Android e questa App è disponibile per ora solo per Iphone e Ipad ma spero davvero venga sviluppata presto anche la versione per Android.
Scaricando gratuitamente questa App, ogni utente riceverà delle bellissime cartoline virtuali.
Ammetto che guardare certe immagini aumenti la voglia di viaggiare e Traveller ha pensato anche a questo.
Ogni immagine è integrata con delle mappe, in modo da non sognare solamente qualche luogo da sogno ma rendendosi conto di dove esso si trovi.
Non so voi, ma io sono facilmente influenzabile dalle immagini dei luoghi di viaggio.
Lo so ... lo so... ho già così tanti viaggi per la testa che sarebbero abbastanza per tutta questa vita.
Avere un' App che ogni mattina mi ricordi che ci sono posti nuovi dove andare sarebbe uno stimolo in più per affrontare ogni giornata.

Traveller Card è scaricabile da ITunes.

Vi ricordo che esiste una bellissima pagina di Facebook alla quale mettere un bel mi piace (vi migliorerà la giornata) e un account di Twitter da seguire.

Cosa aspettate? Siete già in pieno download!?
 

Stay Free

Sto ascoltando una canzone dei Clash che amo immensamente.
Amo la canzone, amo i Clash: si tratta di Stay Free.
Ad alcuni può sembrare una canzone da ragazzini, a me sembra invece l'incontro dopo molti anni di amici che non si sono mai dimenticati.
La ascolto sempre quando mi sento un po' come stessi andando in barca a vela, contromano. E controvento.
La canzone contiene una massima che per me è così facile da non poter essere confutata: Go Easy, Step Light, Stay Free.
Pensavo a questa canzone mentre, ieri sera, io e Gian lasciavamo Biella.
L'esperienza di #BiellaStoria è stata grandiosa perché è nata dal cuore di due Blogger fieri della loro città. Ha riunito le persone perché, in primis, abbiamo creduto in due come noi.
Due che si fanno il mazzo e girano in ogni giorno possibile.
Due che guardano il mondo con occhi chiari, sinceri, curiosi.
Ieri ho salutato tutti a malincuore perché sono stata davvero bene.
E non parlo di alberghi, ristoranti o chissà che cosa (malgrado tutto fosse grandioso, davvero ... e ve lo racconterò).
Parlo di feeling, di quell'affinità elettiva che ti fa incontrare qualcuno e ti sembra di conoscerlo da sempre.
E queste sono le cose che fanno bene al cuore di ogni persona.
Viaggiare è anche salutarsi e quella è la parte difficile.
Ieri, partendo da Biella, avrei diffuso in tutta la città questa canzone.
Quando vi capiterà un lunedì difficile, di quelli in cui avreste voluto fare altro, questi sono i versi da cantare, per portare le belle esperienze e quel feeling del tutto unico dentro di voi.
Stay tuned perché #BiellaStoria farà nascere tanti bei post.



...and I never forget the feeling I got
when I heard that you'd got home

and I'll never forget the smile on my face
'cause I knew where you would be
an' if you're in the Crown tonight
have a drink on me
Go easy, step light, stay free

Cose che impari per un viaggio (e per la vita)

Amsterdam Panni stesi
Foto © 2013 Giovy
Anni fa vivevo in Svizzera.
E' cosa ormai più che risaputa per i lettori di questo blog.
In Svizzera ho imparato tante cose belle e tante cose che mi sono servite.
Il giorno che ho lasciato la casa dei miei per andare a vivere in Confederazione Elvetica mi sentivo la regina del mondo perché sapevo già fare molte cose.
Mia madre mi ha resa autonoma con la lavatrice quando avevo 15 anni.
Il giorno del mio quindicesimo compleanno e come tutte le adolescenti mi sentivo su di giri.
Ho sempre adorato il mio compleanno e quel lontano giorno ero sulle stelle come sempre.
Tornata da scuola, corro in camera mia per vedere se mia madre, che al tempo lavorava, mi aveva lasciato un regalino... qualcosa.
In mezzo alla mia stanza c'era un bel cesto di vimini tipo quelli da bucato.
Ma bello, con tutti i fiocchetti fatti di nastro bianco e azzurro.
Lo apro con molta smania e curiosità, convinta di trovare dentro chissà che cosa.
Dentro non c'era nulla. Era un cesto "tipo quelli del bucato" vuoto.
Sull'interno del coperchio c'erano scritte per bene tante belle istruzioni come "jeans, 40° programma C" oppure "cotone 60°, metti l'ammorbidente, programma B". 
Vicino a quel biglietto c'era un bel post it rosa, lo ricordo ancora, dove c'erano scritte delle parole con la calligrafia della Bruna (la mia mamma): "Buon Compleanno... questo è il tuo primo passo per diventare grande. Da oggi il tuo bucato verrà raccolto qui".
Da quel giorno il mio bucato non veniva più gettato nel cesto di famiglia della roba sporta.
Quel cesto di vimini che mi sembrava "tipo quelli da bucato" era diventato il mio cesto del bucato.
Anni di lavatrici prima di uscire di casa mi avevano resa la Regina del Mondo.
Ci fu però un giorno in cui diventai l'Imperatrice dell'Universo.
Ero in Svizzera e lì non si tiene la lavatrice in casa: c'è quella del condominio, più grande. Ognuno ha il suo turno di lavaggio (il mio era il mercoledì) e ci sono grandi spazi per stendere le lenzuola. C'è una di quelle cose che io mai avrei provato: l'asciugatrice.
"Sei matta ad usare l'asciugatrice?" mi dicevo. Già vedevo le mie magliette entrare in quella cosa girevole ed uscire in misura "vestiti della Barbie".
E' andata così finché non arrivò il giorno della partenza del mio primo viaggio per Liverpool.
Era il Dicembre del 2007. Avevo l'aereo venerdì mattina.
Lava il mercoledì sera, stendi, è inverno, nulla si asciugherà per giovedì sera in modo da fare lo zaino.
Ero già sulla via della disperazione quando mi venne in mente che potevo usare l'asciugatrice.
Restai in ansia per circa tutte le due ore che ci vollero per asciugare il mio bucato.
Quando aprii l'oblò non credevo ai miei occhi alla bellezza e alla morbidezza di ciò che stavo toccando.
Sembrava un peccato anche fare lo zaino.
Da quel giorno io e l'asciugatrice diventammo grandi amiche. Ed ora un po' mi manca.
Mi manca in giornate come questa quando l'umidità è così forte che in due giorni le magliette non si sono asciugate.
Ed io ora devo prepararmi a partire. Perché #BiellaStoria mi attende ed io ora mi metterò lì col phon ad asciugare quanto la natura non è riuscita a fare.
Una delle cose che ho imparato per viaggiare è che bisogna sempre arrivare col bucato fatto.
Una delle cose che ho imparato è che forse a volte la natura ti rema contro e il bucato non si asciuga.
Ma a te poco importa, sei felice per il week end che ti attende e ti sorprendi nostalgica a pensare alla tua vecchia asciugatrice svizzera.
Infondo tutti i pezzettini della nostra vita sono parte di un grande viaggio. 
Anche l'asciugatrice.

La serendipità dell'Auvergne

Puy en Velay Auvergne Francia
Picture by Julien Ranc @500px.com
Capita di essere in giro per la Francia e di fermarmi ad ammirare il viadotto di Millau, senza dimenticare che la tua destinazione è Lyon.
La Francia è un paese davvero fantastico da girare per "vie traverse".
Le autostrade sono ottime anche se un po' costose.
Spesso mi capita di dire che un paese si po' definire civile e democratico quando ti dà la possibilità di scegliere. E questo in tutti gli ambi della vita umana.
Comprese le strade da scegliere per un viaggio.
La Francia offre autostrade a pagamento e strade nazionali gratuite.
Spesso quest'ultime sono quasi parallele alle autostrade, si va un po' più piano (anche se fuori dai centri abitati si può raggiungere una buona velocità) ma si attraversa il meglio del meglio del paesaggio francese.
Ripartendo da Millau abbiamo deciso di andare un po' a sentimento e le nostre sensazioni ci hanno portati dritti dritti dentro una zona di cui avevo sentito parlare molto ma che non avevo mai pensato di poter vedere, figuriamoci così per caso: sto parlando dell' Auvergne.
Dicesi Auvergne quella Regione della Francia identificata con i territori del Massiccio Centrale. La città principale di questa zona che conta quattro dipartimenti è Clermont Ferrand.
La mia strada non mi stava portando verso quella città bensì verso un villaggio un po' più verso est, sulla direttrice che poi mi avrebbe condotto a Lyon.
Improvvisamente, sul mio cammino, si è manifestato Puy en Velay e, ve lo giuro, mi sembrava di essere su di un altro pianeta.
Non appena si arriva dalle parti dell'Auvergne diventa chiaro, agli occhi dei viaggiatori, che si ci trova su di un altipiano.
Il territorio verso Puy è proprio così e fanno eccezione alcuni "pennacchi" rocciosi che sembrano essere disergnati.
L'Auvergne è fatta di boschi e di roccia, di prati e di radure che si aprono improvvisamente.
E' dolce e aspra allo stesso tempo.
Non so dove fossi di preciso, ma ad un certo punto mi sembrava di essere dentro ad un disegno di chissà quale mente.
Arrivati a Puy en Velay non ho potuto non fermare il mio viaggio per godermi un po' delle viuzze di questa splendida cittadina nata da un sogno.
Ci ho trovato ogni immagine possibile che portasse al mio cuore il significato di Francia.
Quello che più mi è piaciuto è che tutta quella bellezza fosse solo per me.
L'Auvergne non mi è sembrato molto frequentato e per questo l'ho adorato dal primo minuto.
Sono rimasta a Puy finché c'è stata luce e me ne sono andata solo accompagnata dai colori del crepuscolo.
Non starò qui a dirvi "mangiate qui" o "andate là" perché ogni angolo di quel paesino merita.
Ogni viaggiatore merita di trovare il suo angolo in questa Francia un po' nascosta, quasi fosse una gemma preziosa da proteggere.

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