Una sera a Fulton Street

Cosa fare a Fulton Street

C'è stato un periodo in cui non mi perdevo nessuna delle righe che Gabriele Romagnoli pubblicava su Vanity Fair. La sua rubrica si intitolava proprio Fulton Street ed io adoravo perdermi tra i suoi racconti così belli.
Parlava spesso della gente che girava, viveva, passava, abitava attorno a questa via di Lower Manhattan.
Succede così che un giorno mi ritrovo proprio a Manhattan perché la mia migliore amica ha deciso di sposarsi. Avevo passato una giornata davvero pazzesca.
Sveglia non troppo tardi, il fuso orario che ancora mi batteva in testa.
Una colazione di quelle memorabili nell'Upper Westside, con il mio amico di Washington che ordinava ogni genere di piatto di uova presente sul menù.
Io avevo tantissima voglia di girare la città.
Quel giorno sarei andata a zonzo sulla Sesta Avenue per cercare qualche negozietto speciale, dove comprare cose bellissime a poco e poi sarei andata da Macy's.
Avrei girato come una trottola alla scoperta della zona di Hell's Kitchen perché, dopo aver visto The Sleepers, quel luogo mi solleticava molto.
Non so quanto ho camminato quel giorno, con lo zaino pieno di tutti gli acquisti fatti sulla Sesta Strada.
La Quinta è per i sogni, la Sesta è per la realtà.
Le mie gambe trovarono pace solo quando presi il ferry per Staten Island.
Andata e ritorno nel giro di poco: volevo ammirare Manhattan dall'acqua.
Non appena rimisi piede in quel di Lower Manhattan, spinsi un po' sui miei amici per andare a vedere Ground Zero.
In quel momento in me scese il silenzio perché mi ricordavo bene le torri dalla mia prima visita a New York. Vedere quel cantieri fu un po' uno shock e subito sentii di nuovo il bisogno di bighellonare per la città che mai è stanca, mai si ferma.
Restai nella zona del Financial District, ammirando vecchi edifici in mattoni rossi vicino a grattacieli futuristi arrivati da chissà che galassia.
Dopo una giornata così, vuoi arrenderti al buio che arriva?
Proprio no.
Dopo una giornata così, cose vuoi fare?
Se ti trovi a Lower Manhattan ti guardi attorno e cerchi Fulton Street.
Per me fu come una specie di calamita, una forza che mi attirava a se nell'ora del crepuscolo.
Il cielo si tingeva di blu ma io riuscivo ancora a vedere netto il verde del cartello col nome della strada.
Cominciai a camminare verso il Pier 17 per andare ad ammirare il Ponte dei Brooklyn.
Dopo i primi passi mi tornarono alla mente tutti i personaggi raccontati da Romagnoli e, dentro di me, pensai "Sai che bello se finissi in quei racconti anch'io?"
Ecco cosa fare di sera, a Lower Manhattan.
Vai a Fulton Street, cammini, ti siedi ... e sogni.
Cosa non lo so. Ma sogni.


Gotland: un viaggio nella storia

Viaggio a Gotland in Svezia
Picture by Ulf Benjaminsson @500px.com
Sono giorni che ho questo post in mente e giorni che penso a cari Wyw, sperduti nella splendida Asia.
Penso a loro perché sono le uniche persone che conosco, finora, ad aver vistato per bene un luogo che occupa potentemente i miei sogni da un bel po'.
Sto parlando dell'Isola di Gotland.
Ve lo dicevo ieri nel post su Southampton ... io sono un bel po' la donna delle isole.
Le amo, le voglio, le sento mie, soprattutto quando la latitudine si avvicina ampliamente ai poli.

Ho letto un bel po' di cose sulla storia di Gotland e molti potrebbero sorprendersi di tutto ciò che è accaduto su questo bellissimo territorio
Chi pensa ad un'isoletta con pochissimi abitanti si sbaglia di grosso.
Visby, il capoluogo e la città più importante, fa quasi 22 mila abitanti.
Non male per questo pezzo di terra in mezzo al Baltico!
Visby e Gotland hanno visto il meglio della loro vita in un passato ormai andato: sto parlando del periodo delle grandi città anseatiche tedesche.
La Lega Anseatica fu fondata a metà del dodicesimo secolo per proteggere i commerci e le navi che transitavano nel Baltico.
Le città anseatiche hanno tutte un'impronta davvero riconoscibile. Alcune di loro, come Amburgo, sono state pesantemente bombardate durante l'ultimo conflitto mondiale e quindi hanno perso un po' di quel fascino medievale tipico di questa parte d'Europa.
Visby ha mantenuto intatta la sua immagine e, stanto a quel che mi è stato riferito, nel visitarla sembra proprio di essere in una città dell'Alta Germania.
Gotland è stata inoltre un punto di osservazione strategia durante la Guerra Fredda.
E' stata abitata per anni anche da militari americani portati lì proprio per tenere d'occhio i Russi, di loro volta piazzati nelle Repubbliche Baltiche.
Quello che di sicuro non manca a Gotland è lo splendore della natura.

Dicono che proprio quest'isola sia il luogo con il clima più estivo di tutta la Scandinavia.
Posso sicuramente garantire per il sole che a Nord splende spesso in modo magnifico ma non garantisco sulla temperatura dell'acqua!
In ogni caso, sulle spiagge di Gotland sono presenti alcuni monoliti scavati da vento, acqua e salsedine. C'è chi dice che si tratti di statue di antenati lontani ... un po' come i Moai dell'Isola di Pasqua. Molti studiosi sono dell'opinione che non si tratti dell'opera dell'uomo.
Bensì del semplice trionfo della natura.
Quando si visita un luogo come Gotland è bene aver chiaro davvero chi è The Queen in un posto così.
La Regina è la Natura, seguita a ruota da sua cugina La Storia.
Taccuino di viaggi pronto: metto un bel + di fianco al nome Gotland perché io ci voglio andare molto presto. Ve lo dico...

Landing in Southampton

Landing in Southampton

Dopo tanto Nord, eccoci finalmente in arrivo nel bellissimo Sud dell'Inghilterra.
Se prendete i cataloghi per i soggiorni studio, alla voce "Inglese" troverete moltissime località del Sud dell'Inghilterra.
Atterrando a Southampton andremo proprio alla scoperta di alcune di queste frequentate località.
Cominciamo dalla città del nostro atterraggio.
Siamo nell'Hampshire e ci troviamo esattamente davanti all'isola di Wight.
Prendendo un aereo da Liverpool all'Italia, si vola proprio sopra la foce dove sorge la città.
Pochi minuti dopo, sempre dall'aereo, si nota una bellissima isola dai confini ben definiti e netti.
Quella è proprio l'Isola di Wight, dove negli anni '60 si teneva il famosissimo festival che richiamava migliaia di hippies da tutta l'Europa.
L'Isola di Wight è facilmente raggiungibile da Portsmouth via traghetto e merita davvero una grande visita per una caratteristica che le ha fatto meritare il nome di "Inghilterra in Miniatura".
Pur essendo piccolina, l'isola vanta infatti una serie di paesaggi molto diversi fra loro.
Io sono "la donna delle isole" e, inutile dirvi che l'Isola di Wight è ampiamente dentro i miei programmi di viaggi futuri.
Ma lasciamo l'isola e torniamo sulla costa, spostandoci gradatamente verso est.
La costa sud dell'Inghilterra è costellata di piccole grandi città che sembrano delle vecchie signore felici.
Molti pensionati si spostano a vivere qui perché sulla costa il clima è molto più gentile e soleggiato che nell'interno dell'Inghilterra. Tanta gente è anche attirata dalla vicinanza con la Francia.
Tanti Inglesi sognano un giretto a Parigi di tanto in tanto!
Uno dei paesini di cui vi voglio parlare è non è tanto un paesino, è una città.
Sto parlando di Brighton che, come dice il nome, è davvero bright and sunny!
Lì il sole splende, c'è il molo, c'è lungo mare e The Channel (La Manica, come viene chiamata dagli inglesi) si infrange fragoroso sulla costa.
L'odore del mare è forte e il pesce è praticamente divino.
Brighton è un po' la Costiera Amalfitana made in England!
Spostiamoci ancora più ad Est e arriviamo fino ad Hastings!
Per me Hastings è uno di quei luoghi in cui la storia dell'Inghilterra è scritta sulla pietra.
Se mai visiterete questa cittadina, sentirete echeggiare nell'aria i rimasugli della battaglia che si compì nel 1066 e che ancora rode nel cuore di tutti gli Inglesi.
Sassoni e Normanni si scontrarono su questa costa e i Normanni ebbero la meglio: Gugliemo il Conquistatore prese il controllo dell'Inghilterra e ne divenne re.
Gli Inglesi vennero definitivamente conquistati per la terza volta.
In principio furono i Romani, poi i Vichinghi da Nord Est ed ora i Normanni.
Hastings è un po' la Caporetto degli Inglesi ... in salsa medievale! 
La costa sud dell'Inghilterra è davvero un concentrato di colori, sole, odore di mare e tanta storia.
Se siete tentati da una vacanza nella Perfida Albione ma avete paura di affrontare il clima tipicamente inglese, il luogo che fa per voi è proprio la costa meridionale della Gran Bretagna.
Non lasciate a casa la crema solare, potreste scottarvi!
La prossima settimana torniamo a volare verso Nord: we'll landing in Liverpool!

Voglio lo Spring Break

Questo è stato il pensiero di ieri sera quando, tornata a casa, sono crollata sul divano perché il mal di testa non mi dava tregua.
Io sono ipermetrope, ci vedo troppo.
Porto gli occhiali per calarmi la vista e farla arrivare a 10 decimi.
Quando arriva il cambio di stagione (soprattutto la primavera) io soffro perché i miei occhi di indeboliscono ed è come se i miei occhiali fossero troppo forti.
Una volta mi è capitato di parlare con una mia collega del fatto che, per come vengono concepite le vacanze in Italia, passi troppo tempo tra il periodo di Natale e quello estivo.
Proprio per questo, in molte nazioni, è di uso comune staccare quando arriva la primavera ... e non solo 3 giorni a Pasqua, come capita spesso nella nostra Italica penisola.
Sinceramente, lo Spring Break non è una cavolata e per una volta mi trovo d'accordo con una pratica americana. Di solito non mi piacciono le tradizioni importate (leggasi Halloween) ma per questa protrei fare un'eccezione.
Vi capita mai di sentirvi davvero al limite?
Questo era il mio pensiero di ieri e il fatto di non riuscire a trovare nemmeno un po' di forza per scrivere ne è stata la riprova.
Cosa ho fatto? Mi sono fermata, sono stata sul divano, con la mia coperta lilla, tranquilla ad ascoltare il mondo.
Trovo che la radio sia la cosa migliore quando si è stanchi.
Io mi metto lì nella penombra e penso a tutto quello che spesso non ha la possibilità di entrarmi in testa perché è troppo piena.
Ecco quindi qualche consiglio per non arrivare al limite e per fermarsi prima che la testa vi martelli di più che in un concerto dei Metallica.
  • Respirate a fondo e imponetevi almeno 10 minuti di pausa ogni due ore di lavoro
  • Non abusate mai del caffè
  • Mettetevi bene in testa che siamo umani e soggetti alla stanchezza. La stanchezza è parte della vita e va lasciata scorrere
  • Il tempo passa: non abbiamo più la stessa resistenza di quando avevamo 20 anni (argh!!)
  • Fate un bagno caldo, bevete una tisana
  • Fate quello che più vi piace senza badare al tempo che impiegate
  • Chiudete gli occhi e lasciate che la vostra mente vi porti in un luogo che vi ha fatto sentire sereni e felici.
Ieri sera, nella mia lotta contro il mio mal di testa da occhi, ero ad  Aberdaron.
Sentivo sul mio viso il vento percepito sulla scogliera di quel luogo.
C'era il profumo del mare del Galles nel mio salotto ieri sera.
E come per magia, alle 22 il mal di testa mi ha lasciato ed io ho dormito come una bimba.


Oggi forse dovrò fare tutto da capo per il mal di testa e il male agli occhi sono qui che bussano.
Ah, ultimo consiglio: inutile resistere. Vinceranno loro!
Meglio pensare ad un Break vero e proprio per il prossimo cambio di stagione.

Petäjävesi: nel mezzo del nulla

Chiesa di Petajavesi
Picture by 
Quando sono stata in Finlandia, il mio obiettivo era puntare verso Nord e guardare verso la Lapponia.
Avevo fatto un bel po' di piani di viaggio e l'andata verso la Lapponia prevedeva di costeggiare il Golfo di Botnia e così si fece.
Il ritorno era un'incognita, come in molti viaggi, fino al giorno in cui decidemmo che sarebbe stata ora di tornare a Helsinki.
Dunque... la Finlandia è scarsamente popolata ma è non è di certo piccola e per andare dalla zona di Rovaniemi fino a Sud ci vuole un bel giorno intero di viaggio senza soste.
Dato che a noi piaceva da matti guidare in giro per la Finlandia (leggete: che bello non c'è nessuno per strada) decidemmo di fare almeno una tappa.
La città preposta al nostro riposto fu Jyvaskyla, che si legge Iuvascula.
Quella fu la città in cui scoprii che anche certi fast food sono capaci di sfamare in modo decente e dove riuscii a vedere un piccolo pezzettino di aurora boreale.
Non è per questo che vi sto parlando di Jyvaskyla.
A pochi km ad ovest della città c'è la chiesa di Petäjävesi, la chiesa in legno più vecchia della Finlandia (secondo alcuni).
Le chiese in legno sono un qualcosa di sorprendente e possono essere viste in moltissimi luoghi scandinavi. 
Spesso sono state fondate nel XVIII secolo ma l'origine dei culti in qui luoghi sono ben più antiche.
Come molte altre sue "colleghe", la chiesa di Petäjävesi sorge su quelli che un tempo erano luoghi di culti pagani. La chiesa poggia su fondamenta di pietra ma è costruita in legno per integrarsi totalmente con l'ambiente circostante e per non spezzare il dialogo con la natura circostante.
Tutto dentro è in legno e conserva un'atmosfera d'altri tempi, a cominciare dal forte profumo di resina mista a cera che si sprigiona nell'aria.
Dentro la costruzione è semplice, come lo sarebbe qualsiasi casa contadina della zona.
Ci sono solo delle bellissime sculture di angeli e santi con la faccia paffuta e gli occhi bene aperti sul mondo. Io ho amato quell'ambiente, non tanto per la devozione che ci ho visto, ma per la semplicità con cui è stata resa una comunione così grande come quella fra l'uomo e il Divino.
Dentro tutto quel legno ho quasi avuto l'impressione di una continuità speciale tra quelli che erano i culti pagani e un cristianesimo molto puro che punta all'ortodossia.
Oggi, mentre scrivo questo post è domenica e fuori piove. Il cielo è grigio ed io sogno quello di quel giorno a Petäjävesi.
Sogno quell'aria lieve di un giorno di fine estate, sogno il profumo della natura che solo in certi territori si fa sentire massicciamente.
Se avete in mente un giro in Finlandia e pensare di andare ben oltre Helsinki, segnatevi quella città dal nome impronunciabile di Jyvaskyla. 
Ci sono luoghi capaci di sorprendere e questo lo è.

Maryport: la sorella timida

Inghilterra Maryport
Picture by Les Arnott @500px.com

Questo è un luogo che meriterebbe proprio essere visto, durante un viaggio alla scoperta dell'Inghilterra del nord. Questo è un luogo che, malgrado meriti di essere visto, spesso si nasconde come fa un bimbo timido. Quel gabbiano è appollaiato nell'area del porto di Maryport. Sembra una ripetizione. Maryport è un paesino della Cumbria, quella regione inglese che un tempo veniva chiamata Cumberland. La stessa regione del Lake District. Proprio a "causa"della presenza del Lake District, la costa marittima di questa zona è un po' un qualcosa di serie B. Apparentemente.

Crosshaven: just a perfect day

Viaggio in Irlanda
Picture by Kieran Glavi @500px.com
Metti che uno si sveglia a Cork in un giorno in cui piove davvero tanto.
C'è una finestra bellissima nell'ostello. Una di quelle a nicchia, che fanno tanto Isole Britanniche, così diverse da quelle delle case italiane.
E tu ami quel piccolo pezzo di quella stanza dell'ostello, una stanza grande, con il pavimento in legno dove sedersi a scrivere tante cose.
Siete tu e il tuo Hermano Michi e continuate a guardare fuori dalla finestra per poi chiedervi "che facciamo?"
Mai paura! Ci sono luoghi della terra in cui la pioggia te la porti dietro, quasi come fosse un libro dentro lo zaino.
Con te c'è sempre quel poncho rosso che tanto adori e che tante tempeste ha tenuto lontane da te.
Sandali, pantaloni che arrivano al ginocchio, t-shirt e una bella felpa.
Il tutto sovrastato da quella cerata rossa che sembra inglobare un mondo intero.
Via, verso l'autobus che porta a Crosshaven.
Avevi letto di quel luogo non so dove, ma non sulla guida.
Sapevi che il Titanic era passato di lì e ti immaginavi quella nave grande e immensa fare ombra ad una costa che, ancora prima di vederla, immaginavi dolce, sinuosa e tranquilla allo stesso tempo.
Osservavi ogni centimetro del paesaggio che ti passava davanti.
Ti sentivi curiosa verso un posto sul quale avevi letto solo poche righe e ti chiedevi perché.
Magicamente, in quella mezz'ora o poco più di strada, il sole era tornato a splendere e tu ne eri tanto felice.
Crosshaven sembrava uscito da una favola.
A te piaceva giocare con l'assonanza tra haven e heaven, pur sapendo che haven è un termine germanico e significa porto.
Ti piaceva quell'assonanza perché ti sembrava di essere approdata in un luogo che aveva del paradisiaco: le case ordinate e colorate, i fiori ... tanti, belli, profumati come se fosse un'eterna primavera. Il porto placido e tranquillo.
Poche barche ancorate ed un pub proprio sulla banchina dove erano legate alcune splendide barche a vela.
Un pranzo speciale: soup of the day e pane con burro salato e salmone.
Il tutto innaffiato da una Stout che mi sembra di ricordare ancora.
Dopo pranzo una passeggiata e l'approdo in una caletta dove il mare splendeva come una gemma.
Da lì ancora passi su di una scogliera che cominciava ad inerpicarsi.
I cespugli d'erica ti segnavano le gambe e quasi quasi non ti accorgevi che pioveva di nuovo a dirotto.
Su il poncho e la trasformazione tra te e Cappuccetto Rosso era ultimata.
Quando tornasti con il tuo Hermano Michi in quella stanza di ostello che tanto ti piaceva, ti guardasti allo specchio e ti accorgesti che quel sole d'Irlanda ti aveva fatto uscire le lentiggini.
Un sorriso, una doccia, qualche pinta e tanto sonno.
Era stata una bellissima giornata.

Landing in Manchester

Manchester volo low cost

Ah beh... oggi sfondiamo una porta aperta e atterriamo a Manchester.
Manchester è una città pazzesca.
Se tu trovi uno per strada, qui in Italia, e gli chiedi "come pensi sia Manchester?" lui ti dice "brutta, grigia, sporca e fredda". Poi tu gli dici che Manchester è un po' la Milano d'Inghilterra e allora il quadro si compie in toto.
E' vero che Manchester è a Nord dell'Inghiltera, è vero anche che ha un passato industriale pesante e presente. E' vero che a Manchester si concentra molta della produzione della BBC, tanto che è nata una sorta di città dei media, che però non ha niente a che spartire con Cologno Monzese.
Manchester è una città che sorprende, perché fatta di un'alternanza di luci, ombre, cieli chiarissimi e grigio che assume mille tonalità.
Manchester è una città che ha scelto di raccontare la guerra per promuovere la cultura della pace.
E' un luogo che mantiene saldo il suo passato ma guarda dritto ad un futuro che noi possiamo solo immaginare.
E' una città che ha vissuto momenti duri e chissà quanti ne vivrà ma che non perde di certo la voglia di restare a testa alta e conquistarsi un'identità.
Quindi guardi a chiamarla la Londra del Nord. Perché lei è solo Manchester, con l'accento sulla prima e.
L'aeroporto è una cosa immensa: quasi tutti i voli low costa arrivano al Terminal 3.
Da lì alla stazione ferroviaria che vi potrà portare in centro ci vorranno circa 10 minuti a piedi. Il percorso è ben segnalato e non ci si può perdere.
La stazione migliore alla quale approdare per visitare la città è Manchester Piccadilly.
Poi armatevi di voglia di esplorare perché merita.
E se io non volessi restare lì?
Beh, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Proprio da Manchester Piccadilly partono i treni per il Lake District, la zona inglese con più alta frequenza turista. Soprattutto non italiana. Tra le pagine di questo blog troverete tutto il Lake District che desiderate.
Non vi vanno laghi e montagne?
Manchester è comoda anche per raggiungere quello splendore chiamato Yorkshire o per perdervi in quel del Lancashire.
Questa contea vanta la città universitaria di Lancaster, che merita sempre una visitina e, se siete appassionati di pesce buono, non potete mancare un giro verso i paesini della Morecambe Bay.
Dati alcuni cambi di rotta di certe compagnie low cost molto conosciute, volare su Manchester vuol dire anche andare a Liverpool.
Io potrei parlarvi ore della città del Merseyside perché la amo con tutta me stessa.
Manchester e Liverpool distano solo una 40 di minuti di treno tra di loro e, credete a me, Liverpool è una città che vale almeno mille viaggi.
Ultimi due consigli: che siate o meno (come me) amanti del calcio, un giro all'Old Trafford di Manchester è un qualcosa che scalda il cuore.
Sembra di stare al cospetto di un tempio sportivo e proverete la stessa sensazione quando visiterete il Museo del Calcio che è un qualcosa di incredibile. E ve lo dice una che non ama quello sport.
Il museo si trova in super centro (mentre l'Old Trafford no) ed è gratuito.
Ultimo consiglio riguardo questo bella città del Nord: amatela, datele una possibilità.
C'è un monumento moderno vicino alla stazione di Piccadilly che dice che non importa quale sia la tua provenienza. L'importante è che tu sia Mancunian.
Ed è un Mancunian chi ama Manchester.
E' una città generosa, credetemi!
Come sempre ... this is England baby!
La prossima settimana torniamo a sud. Si atterra a Southampton.


Delizie dallo Yorkshire

Yorkie

Questa sorta di funghetto strano è uno Yorkshire Pudding.
E' una delle delizie più grandi della cucina Inglese e porta con se tutta la tradizione del Nord dell'Inghilterra. Le sue case natali sono due zone dello Yorkshire: una fa capo a York e una fa capo a Leeds.
Ne avevo già parlato tanto tempo fa, raccontandovi quanto buono è.
Gli inglesi tendono a chiamare "Pudding" moltissime cose e non fare l'errore di molti pensando che tutti i pudding siano uguali al black pudding che trovate a colazione.
Quello di solito schifa molti perché si tratta di un sanguinaccio che, a dirla tutta, nemmeno a me piace.
Lo Yorkshire Pudding è sepolto nei miei ricordi un po' come la madeleine di Proust e riemerge ogni qual volta metto piede nel Regno Unito. Non c'è santo che tenga... devo trovare un pub e mangiarne almeno un pezzettino.
Ma di che cosa stiamo parlando?
Non saprei come definirlo... è una pasta soffice cotta la forno che accompagna di solito piatti di carne con tanto gravy. Il Gravy è il sughetto dell'arrosto o un condensato derivato dalla cottura della carne.
Il Pudding di York sostituisce di solito il pane.
Non a caso è nato in una zona dell'Inghilterra dove magari la farina non era troppissima ma dove uova e latte c'erano in gran quantità.
Siamo distanti dalle distese di cereali del sud Est dell'Inghilterra e siamo distanti da porti grossi dove le grandi navi colme di cereali arrivavano.
Ci troviamo però in una terra operosa, dove ha avuto inizio la rivoluzione industriale e dove, grazie a corsi d'acqua, l'industria tessile inglese ha visto la sua nascita.
Siamo proprio in quei luoghi che tutti immaginate quando si parla di storie "alla Dickens" o cose simili al "Piccolo Lord".
La gente si nutriva di molte proteine perchè, grazie all'allevamento, la carne non mancava.
Lo Yorshire pudding nasce proprio per supplire l'esigenza di un "companatico".
Giorni fa ho visto uno dei programmi di Jamie Oliver e la memoria del gusto di questo Pudding mi si è riversata addosso.
Jamie Oliver è fantastico perché ha un modo tutto suo di spiegare le ricette e le rende così semplici da doverle per forza provare.
Così mi sono decisa e Domenica ho sfornato i miei primi 4 Yorkie, come vengono comunemente chiamati.
Vi lascio la ricetta, nel caso voleste portare un po' di England sulla vostra tavola.

INGREDIENTI PER 4 YORKSHIRE PUDDING
  • 3 uova
  • farina
  • latte
  • sale e pepe
Come avrete notato non ho messo quantità.
Il consiglio di Jamie Oliver è di rompere le uova in un contenitore trasparente per vedere a che livello arrivano. Poi si misura lo stesso livello di latte e lo stesso di farina.
Mescolate le uova col latte, sbattendo per bene. Incorporate poi la farina facendo attenzione continuare a sbattere il tutto fino a farvi venire due bicipiti enormi.
Nel frattempo, accendete il forno a 220°, statico, e mettere a scaldare gli stampini, tipo quelli dei muffin. Dentro gli stampini mettete una noce di burro.
Quando il forno sarà caldo e gli stampini roventi, estraeteli e versateci il composto.
Rimettete subito in forno e non aprite più quella porticina per nessun motivo, fino a cottura avventua.
Il composto si gonfierà e se aprirete il forno si affloscerà tutto.

Ci vorranno circa una ventina di minuti.
Lo Yorkshire Pudding viene servito come accompagnamento ad arrosti.


E' perfetto per pucciare la salsina della carne.
Io l'ho servito come antipasto, abbinandolo ad una cremina fresca fatta con formaggio spalmabile, erba cipollina e buccia di limone gratuggiata.
Una delizia!

In Inghilterra non si mangia male.
Si mangia solo molto diverso da quello a cui siamo abituati.
E' o non è uno dei plus di un viaggio quello di andare alla scoperta dei sapori di un luogo?


La Sfida del Monte Taishan

Cina Monte Taishan
Picture for courtesy of Jan
Lo ammetto. C'è stata una sera tempo fa in cui mi sono persa a guardare Pechino Express.
Più che persa, mi ci sono proprio appassionata.
Non che credessi a molto di quella gara (tranne l'intento benefico), non che credessi che un po' fossero pilotati quei loro passaggi trovati a caso e quei ripari per la notte che, fatalità, arrivavano sempre.
Mi piaceva però guardare dove fossero.
Soprattutto in Cina... perché, infondo, la Cina è enorme ed io ne avevo solo visto un pezzettino con i miei occhi.
Una cosa che mi tornava familiare era quel cielo completamente lattiginoso, dal quale non si riusciva mai a capire che tempo facesse.
A Pechino, i primi tre giorni del mio viaggio, era proprio così.
Mi sentivo completamente dentro il mio viaggio quando vedevo i partecipanti di Pechino Express tentare di parlare a gesti con le persone che incontravano.
A me è successo la stessa cosa: in Cina sono arrivata a parlare a disegnini e Dio solo sa come ci sia riuscita. Sono momenti che ricordo con immenso piacere e con un sorriso grande perché, per la prima volta in vita mia, mi sono ritrovata a dire "ed io ora che lingua parlo!?"
La Cina è un luogo che insegna ad essere creativi in ogni km quadrado visitato e si impara a fare di necessità virtù.
Io sono una persona curiosissima e chiedo tutto ciò che può essere chiesto, soprattutto in viaggio.
In Cina, però, ho imparato a farmi i fatti miei mentre mangiavo.
Se l'odore era buono  e il gusto mi piaceva, mandavo giù tutto senza chiedermi cosa fosse.
Ecco, ho riportato alla mente tutti questi ricordi mentre, tempo fa, guardavo Pechino Express.
Strano cosa può fare un programma televisivo.
Un regalo, però, Pechino Express me l'ha fatto: mi ha istigato la voglia di tornare in Cina per andare, per la precisione, alla scoperta del Monte Taishan.
Siamo un bel po' distanti da Pechino e dove sorge una grande città, un polo industriale cresciuto negli ultimi dieci anni e divenuto molto importante.
Qui il cielo è spesso lattiginoso e le montagne non si vedono.
Ma arrivano orde di visitatori per salire le non-so-quante scale del Monte Taishan.
Il viaggio per salire (ovviamente a piedi) è davvero duro e molto lungo.
Per la strada si possono incrociare portatori e tanti punti di ristoro pronti ad sollevare i viaggiatori da molte fatiche. Sulla cima del monte c'è un piccolo tempio, sacro per moltissimi cinesi.
La Salita al Monte Taishan è una sorta di pellegrinaggio ed io vorrei tantissimo poter salire quella montagna prima o poi e passare la notte lì.
Non è una cosa che si concede facilmente ma val la pena di provare.
E' bello trovare una nuova ragione per raggiungere un luogo del mondo che, per un po', si è era accantonato. Avevo messo la Cina in un angolino del mio cuore, l'avevo lasciata dormire ma c'è qualcosa che mi dice che prima o poi ci tornerò.

Cymru am byth

E come sempre ... Forza Galles!
Cymru am byth


E' una questione di Sandali

I sandali della Giovy - In Egitto -© Giovy 2013 

Non vi é mai capitato di pensare ai vostri feticci da viaggio? Tutti ne abbiamo almeno uno: una maglietta dalla quale non ci separiamo mai, un paio di scarpe, un nastro per capelli o un quaderno dove segnare le nostre esperienze Io, non so come mai ho pensato a loro ... ai miei vecchi sandali da trekking, quelli che da un po' di tempo mi hanno lasciata ma che mi sono rimasti fedeli per tanti, tantissimi viaggi. 

Il Grande fiume

Viaggiare sul Mississippi
Picture of Kujaja Jaja @500px.com
Ho sempre amato i luoghi pieni di leggende e anche certe istituzioni che sono vere e proprie milestones per molti viaggiatori.
Quando ero più piccolina ho passato un periodo in cui mi affascinavano da matti i grandi fiumi.
Lo ammetto, è stata un po' colpa di Sissi e della mia mamma che mi faceva spesso vedere i film sulla vita (non vera ma romanzata) dell'imperatrice Austriaca.
Guardavo i film e pensavo a lei che arrivava a Vienna attraverso il Danubio.
Poi, durante un viaggio in camper per mezza Europa con i miei genitori, scoprii l'esistenza del Reno e la mia vita non fu più la stessa.
Non so quanto lessi su quel fiume e quando ebbi la possibilità di fare una ricerca, la feci subito.
Oddio che cosa antica la ricerca da portare a scuola...
Quando andai a vivere in Svizzera, mi recavo spesso nel luogo dove nasce uno dei rami principali di questo fiume. Guardavo l'acqua e sognavo per un momento (ma facciamo anche due) di percorrere tutto il suo corso.
C'è un fiume che mi è apparso quasi come fosse una visione onirica.
Sto parlando del Mississippi.
Ecco, il nome di questo fiume si scrive con tutte le lettere consonanti doppie.
Strano no? Chissà quante volte l'ho sbagliato!
Il suo nome deriva da una lingua nativa americana e significa Padre delle Acque.
Quando andai per la prima volta negli Stati Uniti, sapevo che avrei incontrato il fiume prima o poi sulla mia strada.
L'intenzione (e quello che poi si fece) fu di percorrere la via dei grandi laghi e poi andare verso il Colorado. 
Incontrai il Grande Fiume quando arrivammo al confine tra Illinois e Iowa ed era un'ora assurda del mattino.
La luce era fioca e molto ovattata, sembrava un mondo tutto blu.
C'era un ponte di ferro da passare ed io avevo gli occhi ben fissi sul finestrino.
Quando ero piccola guardavo sempre il cartone animato di Huckleberry Finn e mi immaginavo quel fiume come un insieme di zattere e barche con le grandi ruote.
Quella mattina era difficile distinguere il fiume ma, per fortuna, il nostro pullman si fermò proprio all'altezza del ponte per una sorta di pit stop dell'autista.
Io ne approfittai e scesi un attimo.
Era agosto e mi arrivò addosso una sorta di valanga di umidità.
Potevo tagliarla col coltello, potevo sentirla perfettamente addosso in ogni centimetro.
Arrivai fino al ponte che, a quell'ora, era quasi deserto.
Solo lì, tra la nebbia percepii che sotto di me c'era il Mississippi.
Risalii a malincuore sul bus e, durante il passaggio sul ponte, non staccai mai gli occhi da quella massa d'acqua che a me sembrava un mondo più grande di me.
Non so dirvi esattamente quanto fosse largo il fiume in quel punto ma, lo ricordo ancora benissimo, era un qualcosa di totalmente vasto.
Una cosa così grande io non l'avevo mai vista.
Se chiudo gli occhi sento ancora quel momento dentro di me.
Avevo voglia di raccontarvi questa emozione perché amo ancora da matti i fiumi e il loro scorrere.
E' come se portassero con sé tutta la vita delle persone che li guardano e li amano. Come me.


Landing in Newcastle

Newcastle volo low cost

Ah però dove ci troviamo oggi!?
Il nostro aereo della Giovy Airlines ci porta dritti dritti verso una di quelle città che solo a sentirla nominare ad alcuni vengono i capelli bianchi e dritti.
Ladies and Gentlemen ci troviamo a circa un giorno (e dico un giorno) di viaggio in autobus da Londra.
Più lontano di così non è più Inghilterra.
Eccoci atterrati a Newcastle.
Il nome completo di questa città è Newcastle upon Tyne e si tratta di una città che sta vivendo un forte periodo di rinascita.
Se esistesse un "Benvenuti al Nord" inglese, di sicuro sarebbe ambientato da queste parti.
Più in là di questa città c'è solo la Scozia.
Questi territori, fin dai tempi passati, erano conosciuti come Border Territories proprio perché per tutti il mondo finiva qui.
Non a caso, da Carlisle a Newcastle si estende quell'ultima frontiera già ben nota nel mondo antico: il Vallum Adrianum.
Qui e non plus ultra ... al di là del confine solo i Pitti e i Caledoni, antenati fondatori dei vecchi Clan Scozzesi.
Al di là del muro solo l'immensa wilderness di un territorio dove non si osava mettere piede.
Pensate un po' che Newcastle è così "in là" che non ci sono ancora voli low cost (a mia conoscenza) per questo luogo.
Ammessa la loro presenza, vi dico fin da subito che se Billy Elliott vi è piaciuto ... è proprio qui vicino che dovrete recarvi per vedere il villaggio dove è ambientata tutta la storia.
Si tratta di Easington, circa 60 miglia a sud di Newcastle, nella contea di Durham.
Questi sono luoghi pazzeschi in cui si possono notare villaggi e villaggi nati attorno a quello che era un bacino immenso per l'industria pesante britannica.
Con il crollo di questo genere di produzione, è crollato anche un certo modo di vivere che contraddistingueva queste parti.
Ciò che invece non è mai passato di moda e non tramonta in quel de Northumberland (la regione si chiama così) sono i castelli.
Tempo fa scrissi un post su Lindisfarne, luogo mitologico dove cominciò la conquista vichinga dell'Inghilterra. Lindisfarne si trova proprio a Nord di Newcastle.
Atterrando a Newcastle si possono percorre strade dove incontrare castelli pazzeschi almeno ogni 20 miglia.
Il mio itinerario dei sogni parte da Berwick upon Tweed, praticamente la città di confine con la scozia.
Scendendo lungo la costa si incontra Lindisfarne e poco più giù il Castello di Anlwick.
Praticamente uno splendore!
La meraviglia continua attraversando il Northumberland National Park fino ad arrivare ad Hexham.
In quest'ultima cittadina si ha la possibilità di entrare nella storia.
Di lì passa una linea di trasporto pubblico molto particolare.
Si chiama AD122, come anno domini 122 ... l'anno in cui fu costruito il Vallum, e percorre tutta la lunghezza del Vallum da Est a Ovest e ritorno.
E' un ottimo mezzo per viaggiare attraverso queste terre, sia come percorso che come costo del biglietto.
L'autobus ferma vicino a tutti i luoghi di interesse storico come le zone dei forti romani o tratti interi del muro vicino al quale camminare.
E' il modo più comodo per avere il Nord a portata di piede!
Una piccola curiosità sulla gente che vive da queste parti.
Gli abitanti di Newcastle sono detti "Geordie" e parlano con una cadenza davvero particolare.
Il termine Geordie nacque nel diciottesimo secolo circa quando gli abitanti di questa regione, durante momenti di ribellione nella vicina Scozia, dichiararono ferma fedeltà al Re d'Inghilterra che, al tempo, era Giorgio I.
I Geordie sono fieri del loro soprannome, della loro città e del loro Nord.
Spero di aver sfatato un po' il mito che lassù al nord è tutto buio, grigio ed industriale.
Giusto per cavalcare quest'onda, la settimana prossima atterreremo a Manchester.
This is England, baby!


Le pietre di Carnac

Pietre di Carnac Francia
Picture by Olivier Fouillard @500px.com
Oggi si vola verso una terra di nome Bretagna, verso le Pietre di Carnac.
Una terra che probabilmente amerei con tutta la mia forza.
Uso il condizionale perché questo è un fantaviaggio, uno di quelli che ho sognato molto ma che non ho ancora potuto fare.
Uno si immagina un travel blogger sempre con lo zaino in spalla o la valigia pronta.
Ci sono momenti in cui è così ma io, infondo, sono proprio una trentacinquenne molto comune.
Un compagno che adoro, una casa che per ora va bene, un lavoro, tanti sogni e un'agenda che straripa di sogni e di appuntamenti fissati e da fissare.
Vorrei una giornata di 36 ore almeno perché così almeno riuscirei a fare tutto e a riposarmi un po' di più. Quando mi fermo succede una di quelle cose che adoro fare: la mia mente parte e macina viaggi.
C'è chi macina ricette, poesie, cose fare o chissà quante altre cose.
La mia testa macina viaggi.
L'altro giorno ero sul divano (ah caro divano!) e sono partita per il mio viaggio mentale.
Ho volato sopra mezza Francia e sono arrivata a Carnac.
Chi mi conosce e mi legge da un po' sa quanto sono appassionata di stone circles, soprattutto quelli senza nome, come sull'Isola di Man, o quelli di cui ancora non si è capito molto, come Castlerigg.
Carnac è un qualcosa senza tempo, Carnac è qualcosa di così perfetto e di così antico che quando si parla di neolitico e di culti misteriosi, tutti partono da lì.
Siamo in Bretagna, ve lo dicevo prima, alla fine di una penisola non distantissima da Nantes.
Si tratta di una cittadina molto piccola e praticamente sul mare.
D'estate dev'essere incantevole e il pesce sarà sicuramente ottimo e da provare.
Ciò che porta la gente a Carnac, per lo più, non sono i freschi venti del Nord e il soffio gentile dell'Atlantico. Non c'è Capasanta che tenga a Carnac di fronte i megaliti di quella zona.
Non c'è pezzo di merluzzo che possa attirare di più della spianata geometrica e regolare che si trova a pochissimi kilometri dal centro abitato.
Ho letto di tutto su quel luogo e ho visto non so quanti documentari.
Il complesso di megaliti di Carnac è forse il più grande al mondo.
Quando si parla di antichità così misteriose un piccolo dubbio è sempre d'obbligo ma quello che non viene di certo discusso è che Carnaca sia capace di stupire.
Si calcola che il sito risalga al 6500 a.C. ... non so se avete presente!??!?
Circa 3000 anni in più rispetto alle piramidi.
Spesso si va in cerca del mistero in chissà che giungla o terra lontana quando ad un'oretta e mezza di volo dall'Italia c'è stupore per tutti i nostri occhi messi assieme.
Inutile dirvi che Carnac, come molti altri siti del neolitico, sia presa d'assalto in certi giorni dell'anno come i due solstizi.
Inutile anche ribadire che luoghi come questo non sono stati fondati per ritualità celtiche o simili.
I celti e i bretoni veneravano luoghi come questo perché capace di richiamare qualcosa di ancestrale.
La preistoria di Carnac è qui che solletica i miei sogni in un modo che nemmeno vi dico.
Mi piace guardare il passato per poterlo capire, forse a modo mio.
Mi piace guardare il passato perché chi aveva posato queste pietre aveva sogni, un futuro, un Dio in cui sperare.

Il Paesaggio... dov'è?!

La perdita del paesaggio Italiano

Ho fatto questa foto (ignobile) sabato mattina dal treno.
Era una vita che non prendevo un treno in Italia. Se penso alle ferrovie italiane mi viene l'orticaria e, a dirla tutta, ho poche occasioni per usare il treno.
E mi piacerebbe poterne usufruire di più.
Dovevo andare in Veneto a riprendermi la macchina che, dopo una settimana dal "dottore", era tornata viva.
Una delle parti del mio viaggio era Carpi-Verona, circa 80 kilometri di passione perché per quella breve distanza c'ho messo circa due ore.
Anyway, ero lì con la mia musica e twittavo ai partecipanti di #unterzociascuno, bellissimo blogtour che aveva come protagonista Siena.
Una delle cose che amo del viaggiare coi mezzi pubblici è perdermi nel paesaggio come se stessi guardando un magnifico film.
C'è sempre, mentre viaggi, quel pezzettino di paesaggio che non ti dice niente: tipo appena fuori dalle stazioni o appena fuori da una zona iper-industriale.
Non tutto può destare meraviglia, me lo dico sempre, ma ... caspita ... in Italia dovrebbe essere tutto un "wow" dietro l'altro!
Come mai, allora, un viaggio tra l'Emilia e il Veneto ha fatto scaturire in me un solo ed unico "wow" quando sono passata sui laghi del Mincio a Mantova?
Dov'era il risveglio della primavera, dov'era la campagna sterminata capace di raccontarmi che la primavera sta arrivando?
Sono rimasta un po' allibita a dirla tutta perché mi sono proprio resa conto che ciò che dice il FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) da anni è pura e sacrosanta verità.
In Italia il Paesaggio sta sparendo.
Il Italia la ricchezza che la natura ci ha regalato non esiste più.
Concordo con molti nel dire che ci possono essere zone più interessanti di altre ma quello che ci deve fare aprire gli occhi (e anche molto in fretta) è che non ci preoccupiamo per nulla del paesaggio del nostro paese.
Lungo la ferrovia ho visto cataste di sterpaglie, ho visto le rive dei fiumi praticamente inagibili, ho visto boschi non percorribili, ho visto mucche rinchiuse in stalle piccolissime perché il prato di fianco alla fattoria è concesso all'industria... o lasciato incolto.
Un tempo eravamo il paese dove la gente veniva a deliziarsi gli occhi.
I grandi scrittori si secoli passati non vedevano l'ora di fare il loro grand tour in Italia per tornare a casa pieni di appunti per nuovi libri e bozzetti per ricordare in che paesaggio ambientare le loro storie.
L'Italia è un paese di grandi musei e di bellezze artistiche immense... ma cosa succederà se non cominceremo a trattare il nostro paesaggio come qualcosa da preservare?
L'attività del FAI è molto importante e va sostenuta.
Mettete in agenda che il 23-24 Marzo si terrà la XXI Giornata di Primavera, per andare a scoprire luoghi che, per tutto il resto dell'anno sono chiusi, magari per mancanza di fondi.
Le giornate di primavera ci aiutano a ad aprire gli occhi verso la nostra Italia perché è come una vecchia signora che si deve rifare il trucco. Non trovate?

Oaxaca: il mio mosaico messicano

Viaggio a Oaxaca in Messico
Picture for courtesy of Wikipedia
Se ripenso a Oaxaca è nella mia mente si formano tante piccole tesserine da incastrare. Come se fosse un immenso puzzle.
Oaxaca ... non so nemmeno io perché divenne parte del mio itinerario in Messico.
Successe che si doveva trovare una tappa intermedia tra Città del Messico e il Chiapas.
Oaxaca sembrava interessante e poi lessi che lì c'è la più alta percentuale di avvistamenti UFO di tutto il Messico. Leggi una cosa così e vuoi non andare a vedere?
Il viaggio che mi portò lì fu lungo ma immensamente più piccolo di tutti gli altri spostamenti messicani.
Stavamo per arrivare quando il pullman venne bloccato per strata.
Era tutto allagato.
Guardavamo tutti dalle finestre del pullman, c'era così tanta acqua nella strada che sembrava di stare in mezzo al fiume.
"A pensarci bene, l'alluvione ci mancava come esperienza", mi disse la mia amica.
Io sorrisi nell'incoscienza dei miei 26 anni.
Probabilmente ora non so se riderei così tanto.
Non so come, ma l'autista riuscì a portarci dritti, sani e salvi alla stazione delle corriere di Oaxaca.
Forse sotto quella divisa da guidatore di autobus c'era un super eroe.
Una volta scese ci avviammo a cercare il nostro ostello sotto una pioggia battente.
Ecco una seconda tessera di quel mosaico: la pioggia battente, l'odore della strada calda bagnata dall'acqua che si propagava ovunque.
Un altro pezzettino è rappresentato dal colore dell'ostello. In mezzo a tutta quella pioggia, il colore giallo ocra di quelle mura e quello delle amache colorate si è conficcato nella mia testa portando nel cassetto della mia memoria mille sorrisi.
Il giorno dopo il sole era tornato a splendere e il mosaico prosegue con una tesserina che riporta il nome di una via: J.P. Garcia.
Non so chi fosse quel "J.P.", ho studiato Storia dell'America Latina all'università e forse dovrei informarmi ma per noi, per me e la mia migliore amica, quella via era "Juan Paddy Garcia".
Ci era venuto in mente canticchiando una canzone dei Modena City Ramblers, così fu battezzata e così resterà sempre.
Oaxaca ha costruito nella mia mente anche una tesserina musicale: è il suono di un'orchestra mariachi che, dopo il tramonto, occupava il gazebo della piazza principale, vicino alla cattedrale e suonava per chiunque passasse.
La prima sera che passammo in città restammo a guardare le coppie, giovani, vecchie, improvvisate o di lunga data ballare assieme.
Era bellissimo.
Di Oaxaca porto ancora dentro il senso della ribellione, della rivoluzione, della rivalsa.
Molti striscioni di protesta erano appesi in giro per la città, quasi volessero essere legittimati da tutti gli sguardi che vi passavano davanti.
Di Oaxaca mi porto dentro il gusto forte del mezcal, per me mille volte meglio della tequila, magari sorseggiato con calma gustando qualche fetta di frutta con il peperoncino piccante.
Di Oaxaca mi porto nel cuore gli occhi di una dolce sarta maya che, con pazienza, ha cucito una gonna che porto ancora con tanto tantissimo orgoglio.
Di Oaxaca ricordo l'aqua de Jamaica che riusciva a dissetarmi, il formaggio a palline comprato al mercato e il gusto del cacao impastato con lo zucchero.
Ricordo ancora i marciapieidi altissimi in alcuni punti ed inesistenti in altri.
Mi porto ancora dentro il momento in cui, in piena notte, io giravo ancora per delle strade vuote come quelle della foto qui sopra.
Ricordo il rumore della pioggia che stava ricominciando a scendere.
E il giorno dopo sarei partita per San Cristobal.
Il Messico è davvero un mosaico nel mio cuore!

Lausanne, la Molteplice

Viaggio a Lausanne (Svizzera)
Picture of Maurizio Crespi @500px.com
Il mondo è grande e la mia testa troppo piccola.
Mi sono accorta solo ora che non vi ho mai raccontato di Losanna.
Imperdonabile da parte mia perchè quella città della Svizzera, nel canton Vaud, mi ha davvero sorpreso.
Era un giorno di giugno e la mia amica Andrea (sì, si chiama Andrea) mi invitò al lago.
Tra un momento di relax e un bagnetto mi chiese se volevo accompagnare lei e sua madre in quel di Losanna per una visita.
Avremmo lasciato sua madre all'ospedale e noi via libere per la città.
Accolsi con entusiasmo l'invito, soprattutto perché io là non ci ero mai stata.
Guidai per tutta la Svizzera con gli occhi pieni di curiosità e attenzione per la strada che facevo.
Da Lugano a Losanna si attraversa tutta la Svizzera e ci si rende conto di quanti paesaggi, di quante nazioni, di quante realtà ci siano nell'anima elvetica.
Si tratta di poco meno di 380 kilometri costellati di una bellezza totalmente disarmante.
Non vi dico qual è stato il mio pezzo preferito perché ve lo racconterò in un altro post.
Se la strada verso Losanna meraviglia, l'arrivo in città strabilia.
La mia idea di Losanna era data da alcune immagini presenti nel film Merci pour le Chocolat, di Claude Chabrol, con Isabelle Huppert. Un film pazzesco dove veniva spesso mostrata un'auto che scendeva dolcemente dalle colline attorno alla città.
Quando fu la mia di auto a scendere da quelle colline io non smettevo di sorridere.
Ammiravo il lago Lemano (si chiama così il Lago di Ginevra, che tocca anche Losanna) e sorridevo come una stupida perché me ne stavo innamorando.
Non me ne vogliano gli altri, ma il Lago Lemano vanta il più bel paesaggio di tutti i laghi della Svizzera.
La città di Losanna è qualcosa di atipicamente svizzero.
Ha un'anima francese con una grande attinenza svizzera.
Non so se mi sono spiegata.
Lì, più che in altre città, ho vissuto la molteplicità di carattere tipica delle grandi città francesi.
Ho visto pezzi d'Africa convivere con l'Estremo Oriente.
Ho visto la Svizzera più ricca dialogare con la controcultura.
Ho potuto ammirare il totale dialogo tra l'internazionale più grande e lo svizzero più svizzero.
Losanna è un caleidoscopio che ama farsi ammirare.

Non vi dirò "andate qua", "vedete questa roba", "mangiate qui".
Vi dirò solamente: Andateci!
Poi mi direte.
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