Islanda: guidati dalla leggenda

Viaggio in Islanda
Picture for courtesy of Isafold Travel
Giorni fa sono inciampata, è proprio il caso di dirlo, nell'ennesima replica di "Viking Sagas" un film molto anni '90 che racconta alcune delle milioni di leggende e antiche storie presenti nelle tradizioni dell'Islanda. Sarà stato il destino, ma ho incrociato virtualmente anche Isafold Travel.
Su Facebook chiedevano quale saga avremmo voluto diventasse il fil rouge per un bellissimo tour in Islanda.
Mi sono illuminata perché mai idea più bella poteva incontrare la sottoscritta.
Io non potrei chiedere di meglio che calcare le orme di antiche leggende per scoprire una terra che ormai mi sogno in tutte le salse.
Mi manca solo di vincere alla lotteria e dopo posso partire.
Diciamocelo qui: l'Islanda è un paese nel cuore di molti ma non sempre è affrontabile dal punto di vista dei costi.
Fortunatamente qualche compagnia low cost comincia a fare la sua comparsa, dimezzando i costi per raggiungere quell'isola che sembra quasi dall'altra parte del mondo per il prezzo dei biglietti.
Ciò che rende difficile la permanenza sull'isola sono poi i cosidetti costi di gestione: su vitto e alloggio ci si può ragionare ma, se si vuole andare all'esplorazione totale del territorio, occorre noleggiare un'auto (leggete direttamente fuoristrada) e il budget lievita un bel po'.
Io però non mi do per vinta e sono pienamente convinta che un giorno o l'altro riuscirò a camminare sul quelle terre così selvagge e nello stesso profonde e piene di cose da raccontare.
Le saghe islandesi sono davvero tantissime e non basterebbe un anno trascorso sull'isola per entrare nel profondo di ognuna di loro.
Quando Isafold Travel mi chiese che saga avrei voluto come tour, io ho risposto la saga di Njal che ora vi racconto.
Siamo nel tredicesimo secolo e questa è la storia di due uomini: Nijal e Gunnar.
Njal è un uomo molto importate, un legislatore mentre Gunnar è un guerriero molto forte e potente.
Durante una sorta di guerra civile per difendere il proprio feudo, Gunnar uccide crudelmente molti uomini e, benché probabilmente nel giusto, viene punito per la crudeltà esposta in battaglia.
Viene esiliato e mandato via dall'Islanda.
Per alcuni restò un ramingo, per altri si stabilì in Norvegia. 
Gunnar non tornerà più in Islanda.
Anni dopo, proprio a causa di una vendetta, Njal verrà sepolto vivo in casa sua.
Njal e Gunnar sono due parti di un solo ipotetico uomo e questa saga ci insegna che la crudeltà e la brama di potere non sono una cosa buona per il quieto vivere in sintonia con la Natura.
Un tour ispirato a questa saga porterebbe i viaggiatori su di un campo di battaglia a picco sul mare.
Porterebbe a lasciarsi incantare dai tramonti che non finiscono mai e da colori intensi capaci di ricordare le cose importanti per tutta l'umanità.
La società islandese è ancora fortemente legata a tutta quella sfera tribale che ci porta indietro fino al dodicesimo e tredicesimo secolo.
Pensiamo all'uso del patronimico ... in Islanda non esistono cognomi e l'elenco telefonico è in ordine di nome proprio.
Spesso, quando guardiamo un film fantasy o ispirato a leggende antiche sorridiamo quando i personaggi si presentano con "Sono Gunnar, il figlio di Gudmund" ma queste locuzioni che ci sembrano tanto da cavalieri non sono altro che la perfetta traduzione dei patronimici islandesi.
Pensiamo ad una islandese famosa: Bjiork.
Lei si chiama Bjork Gudmundsdottir, ovvero Bjork figlia di Gudmund.
Non so voi, ma io mi esalto nel comprendere come certi legami così forti col passato siano capaci di trascendere il tempo e di arrivare nel terzo millennio.
Per questo, se solo potessi, partirei per l'Islanda ora.
Chiamerei Isafold Travel e chiederi loro di raccontarmi tutto il passato di un'isola così meravigliosa.


Landing in Leeds

Leeds volo low cost

Eccoci qui, col morale un po' a terra per le ultime elezioni.
Eccoci qui a riprendere la nostra rubrica del mercoledì. Ora più che mai sognamo un bel biglietto che ci porti dritti dritti verso nuovi lidi.
La settimana scorsa abbiamo parlato di Bristol e del Sud Ovest dell'Inghilterra.
Ora cambiamo decisamente regione e dirigiamo lo sguardo verso nord.
Oggi atterriamo a Leeds!
La città in se già varrebbe un bel viaggio... che ne sono... un bel tre giorni in perfetto stile British dove gustarsi un po'.
In questa bella cittadina universitaria si sono formati i Kaiser Chiefs che ci ricordano in una loro canzone che gli abitanti di Leeds sono detti Loiner o Leodesian, quest'ultimo per la certa presenza dei romani fin quassù.
Eh già, l'impero, nella sua età migliore, si spinse fin qui e oltre.
Dando un primo occhio alla città, però, ci troverete in pieno dentro la grandezza dell'Ottocento Inglese. Leeds e tutto il circondario furono infatti importanti centri per l'industria tessile e non britannica e la cosa è ben visibile seguendo la linea ferroviaria che da Liverpool porta a Scarborough.
Sarà proprio questa linea a portarvi, una volta visitata Leeds, verso quella che è la seconda città più visitata d'Inghilterra: York.
Se Paris vaut bien un livre, York vale almeno tre viaggi o forse più.
Prima cosa bella di York: è casa di Riccardo III ... e ho già detto tutto.
E' una cittadina piccola, girabile a piedi e piena della storia più bella di Britannia.
Qui i Vichinghi fondarono Jorvik (da cui deriva il nome York), qui regnò la casata degli York, per l'appunto. Qui la storia di è resa davvero protagonista.
Guy Fawkes nacque qui e pensate che ora la sua casa è uno splendido pub!
La cattedrale di York, inoltre, è l'unica in tutta l'Inghilterra ad avere il solo appellativo di The Minster. Vero, c'è Westminster ... ma un solo vero e unico Minster.
Per anni e anni fu la cattedrale più importante del Regno, ancor più di quella di Canterbury.
York dista da Leeds circa 40 minuti di treno.
Come se tutto questo non bastasse a giustificare un viaggio fino a Leeds, vi dico anche che a mezz'ora di mezzi pubblici dalla città si trova Haworth, luogo che vide la vita, il dolore, la scrittura e la morte delle grandiose Sorelle Bronte.
Una gita fino a qui vi porterà dritti dentro alle atmosfere di Cime Tempestose e Jane Eyre.
Per tutti gli amanti delle atmosfere gotiche, da Leeds (sempre con il mitico treno verso Scarborough) si può raggiungere Whitby. Ci vuole poco più di un'ora e mezza sicché non è un giro da fare in giornata.
Cosa succede a Whitby? Lì c'è un bellissimo villaggio di pescatori e il pesce è fantastico.
Ci sono dei gamberetti che vengono pescati solo lì ma non è per questo che ve la sto indicando.
Girando per il porto di Whitby è molto facile imbattersi nei vampiri e questo perché il grande Bram Stocker fece approdare qui la nave che trasportava Dracula dal Mar Nero al Regno Unito.
Molta gente si reca a Whitby in piena parte di vampiro in omaggio al libro, al Conte, allo scrittore, alla leggenda e a tutto quello che può simboleggiare.
Sono ragioni sufficienti per giustificare un biglietto verso Leeds?
Spero di sì ... stay tuned!
La prossima settimana, sempre mercoledì, andremo ad esplorare un parte di Inghilterra molto "difficile", anche ora: atterreremo a Birmingham!

The Chasms: natura e mistero

Giovy Malfiori Isola di Man
Picture by Gianluca Vecchi ©
Gian mi ha fatto questa foto durante uno degli ultimi giorni sull'Isola di Man.
Avevamo appena visitato il villaggio di Cregneash (qui il racconto di Gian) e avevamo già gli occhi e il cuore pieni di cose belle.

In realtà, quel giorno raggiungemmo Cregneash per un altro motivo, oltre alla visita a quel villaggio: da lì partivano i sentieri per ben due stone circles molto misteriosi.
Il primo, alla destra rispetto alla fermata dell'autobus che porta a Cregneash, si chiama Mull Hill Hut Circle e ve lo racconterò prossimamente.
Il secondo, che era quello che mi incuriosiva di più, non ha un vero e proprio nome ufficiale: c'è chi lo chiama Cronk Karran e si trova in corrispondenza del Chasms, che per la cronaca si pronuncia Casim (dove la i è molto muta ma serve giusto a scindere il suono sm).
I Chasms sono una conformazione geologica molto particolare rispetto all'assetto naturale dell'Isola di Man. Sono un tratto di costa molto frastagliato, dall'aspetto quasi carsico ... non saprei come altro spiegarvelo.
Il resto dell'Isola è duro, basaltico, compatto mentre i Chasms rivelano subito la loro natura più morbida ma non friabile.
Sono un pezzo di isola in constante dialogo con le onde e con il mare.
Dai Chasms, in molti giorni, si vede una punta d'Irlanda e quel giorno fu così.
Quel luogo è una vera e propria fabbrica di nuvole.
Avete mai visto nascere una nuvola?
Lì potete farlo, semplicemente guardando il mare.
In quei punti del Mare d'Irlanda si formano moltissime perturbazioni e quello è proprio il luogo della loro nascita. Nella foto qui sopra c'è una leggera nebbiolina ... non è nebbia, è una nuvola che sale dal mare che si trova circa 100 metri lì sotto.
Se si guarda bene il mare si nota una certa foschia che sale dall'acqua fino al punto in cui la scogliera finisce. Lì si alza maggiormente e si condensa, diventando nuvola e lasciandosi trasportare dal vento.
I Chasms sono un luogo magico e forse per questo motivo, in pieno neolitico, qualcuno si installò qui e decise di fare di un promontorio di questa scogliera il suo luogo di culto.
Quello che vi sto dicendo è una supposizione storica perché, come già vi scrissi, non si sono ancora stati scavi archeologici profondi sull'Isola.
Quello che vedete è quello che la natura ha deciso di mostrare ancora e tutto ciò è magnifico.
Io immagino il cerchio di pietre dei Chasms come una sorta di altare al quale rivolgere i pensieri più alti. Un luogo così bilanciato tra terra, mare e cielo non poteva essere qualcosa di diverso.
La cosa bellissima del cerchio dei Chasms è che è davvero antico.

Si dice che abbia almeno 1000 anni più di Stonehenge.
Sarò un'invasata di storia ma io mi emoziono al cospetto di un luogo così e immagino chi ci viveva. Mi chiedo cosa pensassero e che mondo immaginassero.
Tutta questa bellezza è free, sia da orari che da pagamento di biglietti.
Occorre solo un po' gamba, da Cregneash ci vuole circa una mezz'ora poco più e la strada non è complicata, almeno fino al bordo della scogliera.
Per scendere verso il cerchio di pietre ci vogliono le scarpe giuste perché tutto è molto ripido e scivoloso.
Certi giorni, quando le cose non vanno come voglio e mi sento giù, io mi immagino ancora lì, proprio mentre faccio col mio telefono la foto che vedete qui sotto e mi stupisco che ci sia ancora tanta magia nel mondo in cui viviamo.


The Chasms Isola di Man
Picture by Giovy ©

Saint Cyprien, Tolosa

Fracia Tolosa Saint Cyrpien
© 2013 Giovy
...On a beau être né
Rive gauche de la Garonne
Converser avec l'accent des cigales...

Zebda - Le Bruit et l'odeur



Tolosa è una città davvero multiforme.
Ha mille volti, mille nazionalità, parla mille lingue diverse.
Questo è uno dei suoi aspettai che io amo davvero moltissimo. Negli ultimi giorni penso molto alla città occitana.
Il mio Itunes non perde occasioni di farmi ascoltare qualche pezzo degli Zebda, gruppo tolosano d.o.c. dove per "d.o.c." non intendo una certificazione della provenienza bensì una sorta di autenticità territoriale.
Questo gruppo è formato da baschi cresciuti in Francia, da Tolosani di nascita e da magrebini francesi di ormai quarta generazione.
Tolosa è davvero un eterno mix & match di stili e modi di vivere ma c'è un luogo, in pieno centro, dove Tolosa mostra tutta la sua identità come città.
Sto parlando del quartiere di Saint Cyprien, sulla riva sinistra della Garonna.
Trovarlo è facilissimo: basta raggiungere Pont Neuf, il ponte più celebre di Tolosa e poi passarlo.
Non appena i vostri piedi calpesteranno i primi centimetri al di là del ponte ... ecco, sarete arrivati a Saint Cyprien. Io ci arrivai in un mattina di metà agosto.
Mi alzai molto presto perché faceva davvero caldo ed io e il caldo non siamo proprio molto amici, diciamo.
Attraversai tutto il centro di Tolosa a piedi.
Io dormivo in un albergo vicino a Matabiau, la stazione principale della città.
Di lì mi diressi al Capitol National e poi dritta fino a Pont Neuf.
C'era un'atmosfera molto irreale perché era da poco passato ferragosto e la città sembrava continuare a dormire dal giorno prima.
Saint Cyprien era deserto.
C'era un bar dal nome molto buffo, La Couleur de la Culotte, e il responsabile si mise a ridere quando mi vide fotografare l'insegna.
Mi offrì una spremuta di pompelmo e un croissant buonissimo.
Facemmo quattro chiacchiere e mi raccontò di come, quel quartiere, di notte si animi da matti.
Mi disse inoltre di adorare Saint Cyprien perché era un qualcosa di totalmente autentico.
Dopo quella buona colazione mi misi a camminare per quelle vie che, a differenza del centro storico al di là di Pont Neuf, presentano tante casette basse, a pochi piani. Sono tutte fatte di mattoni rossi come tutta la città di Tolosa.
Sarà la dimensione di quelle case o il fatto che le vie fossero vuote ... ma io mi sentivo come se avessi Saint Cyprien in pugno.
La cosa cerca è che mi era entrato nel cuore per quella sua dimensione di vita quotidiana che era riuscito a farmi assaporare.
Camminai per circa un'ora e mezza poi un messaggio sul mio cellulare mi riportò alla realtà. Erano i miei amici.
Ci saremmo dovuti incontrare poco dopo, corsi al di là del ponte, tornai alla realtà di una città immensa e di un centro storico che aveva voglia di farsi conoscere.
Place du Capitol era così piena che sembrava una spiaggia in Costa Azzurra.
Io sorridevo, dal cuore al volto, perché Tolosa mi piaceva da matti ed avevo capito che avevo almeno 100 motivi per tenerla dentro me.



© 2013 Giovy

Peel: l'approdo di Saint Patrick

Spiaggia di Peel Isola di Man
Picture by Gianluca Vecchi 

Non so se vi siate mai chiesti che fine abbia fatto il buon San Patrizio (sì, quello che si festeggia il 17 Febbraio) dopo aver cristianizzato l'Irlanda.
Il buon Patrick s'è messo a viaggiare, proprio come facevano molti uomini a quel tempo.
A dirla tutta, il suo intento era quello di cristianizzare moltissime terre ed è riuscito molto bene nel suo intento.
In quel tempo, l'Isola di Man era abitata da popolazioni celtiche locali che facevano del Paganesimo più puro la loro religione e il loro motivo di unione più sacra.
Un bel giorno, però, arrivo Patrick su di una barca che dall'Irlanda navigava verso Nord-Est.
La leggenda volle che approdasse proprio nella zona dove ora si trova il bellissimo villaggio di Peel.
Come Cregneash, anche Peel è una perla preziosissima dell'Isola di Man.
Davanti alla baia del villaggio c'è una piccola isola collegata alla terra ferma con un ponte.
Un tempo non era così e bastava un piccolo tragitto su di una barca per arrivare (oppure ci si arrivava a nuoto!)
Quest'isola si chiama oggi Saint Patrick Isle.
Arrivare a Peel dalla capitale Douglas è come fare un viaggio attraverso tuttta la Storia dell'Isola, anche se un po' a ritroso.
Douglas è la parte dell'epoca vittoriana, dove signore tutte merletti e abiti parigini, passeggiavano sul lungo mare per trarre beneficio dell'aria buona dell'Isola.
A metà strada tra Douglas e Peel c'è St.John, proprio dove si erge Tynwald Hill.
E qui siamo in proprio in epoca Vichinga, intorno all'anno 1000.
Ancora pochi minuti di Autobus e saremo a Peel, circa nel sesto Secolo dopo Cristo.
Dalla fermata dell'autobus si scende verso il lungo mare e davanti ai nostri oggi appare Saint Patrick Isle in tutta la sua bellezza, in tutto il suo mistero.
Sull'isola ora si trovano le rovine di una costruzione che, un tempo, doveva essere magnifica.
I monaci, arrivati per seguire l'opera di evangelizzazione di San Patrizio, si trasferirono in parte qui e in parte a Rushen Abbey, luogo di cui vi ho già parlato.
Su entrambi i siti costruirono dei monasteri ma su Saint Patrick Isle anche fecero altro. Integrarono un sito religioso con uno civile perché, un secolo dopo circa, il primo re Vichingo dell'Isola volle costruire lì il suo castello.
Un tempo doveva essere qualcosa di indescrivibile.
Per entrare nel complesso di Peel, si pagano 6£ che comprendono l'entrata nel sito e anche una splendida audioguida.
Il vostro "Virgilio" sarà niente di meno che Manannan, il Dio più importante della mitologia presente sull'Isola di Man.
Per vistare Peel Castle è necessario prendersi del tempo per assaporare ogni centimetro delle rovine e gustare ogni parola che sentirete dall'audioguida.
Una delle cose che non si possono non fare lì è perdersi nell'orizzonte.
Il percorso, completamente libero e autogestibile, è disseminato di panchine che vi daranno un momento di tregua perchè, non so a voi, ma a me in mezzo a tanta bellezza spesso tremavano le gambe.
Non potevo fare a meno di perdermi nel blu di quel cielo che si confondeva con il Mare.
Non potevo esimermi dal pensare allo stupore di uomini del 500 d.c. nell'accorgersi di terre nuove oltre la loro Irlanda.
E come fare a non pensare alla reazione delle popolazioni celtiche locali all'arrivo di tali persone?
Ai giorni nostri siamo abituati alle notizie che corrono velocissime e ormai poche cose sanno sorprenderci.
Lo stupore negli occhi di un uomo che vede una cosa per la prima volta sono uno di quei motivi che mi farebbe costruire la macchina del tempo.
A Peel tornerei proprio nel momento di splendore totale del suo complesso monastico e del suo castello.
Mi metterei lì in un angolo e ascolterei ogni storia da quel mondo lontano.


Isola di Man castello di Peel
Picture by Gianluca Vecchi 

Torino é musica

L'angelo di Piazza Statuto Torino
Piazza Statuto - Picture by Gianluca Vecchi

...Un altro giorno, un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento

Il Cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco...
Subsonica - Il Cielo su Torino

Quando sono arrivata a Torino, in Dicembre, guardavo il cielo e c'era la nebbia.
Solo il primo giorno però. 
Io avevo voglia di guardare il Cielo su Torino e cantare dentro me i versi che ho messo all'inizio di questo post.
Adesso che sono tornata m'è venuta voglia di scrivere un post che parlasse di tutta la musica che c'è dentro la città.
Stavo intitolando questo post Torino e Musica ... quando mi sono accorta che in realtà Torino è Davvero Musica in toto. Torino trasuda musica, soprattutto quella contemporanea e le note di gruppi più o meno noti ci possono portare in giro a spasso per la città in un modo molto bello.
Ma andiamo per gradi... seguitemi in questo viaggio a suon di note.
Siamo negli anni '80 e stiamo passeggiando in centro, a Piazza Statuto, proprio dove c'è l'Angelo Nero. Sulle panchine di questa piazza vediamo moltissimi ragazzi, forse vestiti in un modo un po' particolare per i nostri gusti.
Sono i Mod, che sta per Modernism.
Tra questi ragazzi ce ne sono 4 in particolare che, sempre in pieni anni '80, formeranno una band che prenderà il nome proprio dalla piazza: Gli Statuto.
E lo Ska si fa sentire a Torino e anche sul palco di Sanremo, believe me!
Da Piazza Statuto, con il ritmo in levare che ci accompagna, camminiamo per via Garibaldi e arrivamo in Piazza Castello. Proseguiamo giù per via Po, raggiungiamo Piazza Vittorio e andiamo a passeggiare sulle Rive del Po dove ci sono (ahimé devo dire c'erano) i Murazzi.
Un simile ambiente un po' underground, se lo vogliamo dire, è stato terreno fertile per moltissimi gruppi torinesi.
Adesso siamo tra gli anni '80 e i '90 e siamo in compagnia di due personaggi di Pinerolo, Bunna e Madaski. Con loro Torino diventa Jamaica e viaggia su note dub fantastiche.
Queste sono le notti dei Murazzi in cui si formeranno, a metà anni '90, i Subsonica.
Una costola degli Africa, Max Casacci, lascia la band e segue nuovi progetti.
I Subsonica sono per me totale espressione di Torino, tanto che mentre ero là non vedevo l'ora di camminare in centro e dirmi "tra il fiume e i portici, già buio alle sei...".
La città si trova in moltissimi versi delle loro canzoni e l'accento di Samuel è inconfondibile mentre canta. E' Torino che si racconta in musica.
I Subsonica sono uno dei motivi che mi hanno spinto a prendere la metro a Torino l'ultima mattina che ero lì. Proprio sul nuovissimo mezzo di trasporto della città è stato girato il video de "La Funzione".
Ci sarebbero altre mille storie da raccontare e chissà quanta musica da citare.
Usciamo dal centro e entriamo nell'hiterland.
Siamo a Venaria, dove c'è la Reggia ma dove ci sono anche tante case normali di gente comunissima, come noi, come i nostri nonni e i nostri genitori.
Di lì passa un autobus che porta fiero il numero 77. Di lì passa la Linea 77.
Non ci vuole un genio a fare due più due e capire che quell'autobus ha molto da spartire con 6 ragazzi che da Venaria prendevano spesso quel mezzo per raggiungere le vie più centrali della città.
I Linea 77 prendono il nome proprio da quel bus che faceva viaggiare loro e i tanti sogni che avevano in testa.
Ultima nota musicale Torinese. 
Se gli Africa Unite hanno portato la Jamaica sotto le Alpi, i Mau Mau hanno portato un pezzo di Brasile con il ritmo di una canzone che racconta una passione tutta Italiana: il calcio.
E con questo torniamo in città, rendendo omaggio a chi perse la vita a Superga e a chi gioca tutt'ora nel nuovo, nuovissimo stadio che si vede bene dalla Mole.
Mettiamo tutta questa musica in una playlist e chiamiamola semplicemente con il nome della magnifica città che l'ha ispirata: Torino.

Landing in Bristol

Bristol volo low cost


Come promesso, eccoci a Bristol, splendida cittadina molto universitaria e viva in quel del South West England. Per la precisone, Bristol fa provincia a se... o meglio dovrei dire che è una county e una LUZ, ovvero Large Urban Zone. Curiosità locale, gli abitanti di Bristol sono detti ciderheads, per il molto sidro che viene prodotto nei dintorni della città. E' di sicuro uno dei centri principali della zona e lo si capisce benissimo dal grande aeroporto servito da non so quante compagnie low-cost e non.

Fontaine de Vaucluse: il giorno giusto

Francia Fontaine de Vaucluse
Picture by Stephaine_R @500px.com

Fontaine de Vaucluse, o solo Vaucluse, er gli amici, è uno di quei luoghi in Provenza dove se ci arrivi il giorno sbagliato è proprio una brutta cosa.
E' uno di quei posti che, a prima vista, o adori o non sopporti.
Se non la sopporti rischi di non tornarci più. E sarebbe un grande errore.
Ci andai la prima volta con i miei genitori, avevo 5 anni e facevamo una vacanza in Camper tra Svizzera e Francia.
Arrivammo a Vaucluse di domenica, in agosto, e mai errore fu più grande.
C'era tanta di quella gente che avevo paura di perdermi tra la folla.
Ad un certo punto ci sedemmo per bere qualcosa ad un tavolino del bar presente lì vicino che, quasi per miracolo, si era liberato.
Volevo la Lemonsoda ma non ce l'avevano, lo ricordo ancora malgrado siano passati 30 anni. Faceva caldo e dai tavolini guardavo l'acqua che scorre copiosa proprio lì sotto.
Chiesi a mia madre se quella fosse una piscina e se potessi fare il bagno visto che faceva caldo.
Lei ovviamente rispose no e sorrise ed io imparai il valore di quel luogo e soprattutto di quell'acqua un bel po' di anni dopo.
"Chiare, fresche et dolci acque..." scriveva un italiano di nome Francesco nel 1300 circa.
Io cominciai ad amare Petrarca già dal Liceo ma la vera e propria folgorazione arrivò al primo anno di università quando, studiando per Italiano I, scoprii il Secretum e capii quanto quell'uomo fosse contemporaneo, moderno, adatto al terzo millennio che arrivava.
Petrarca era un gran viaggiatore, come molti uomini di quell'epoca, e da Padova se ne partì alla volta della Provenza dove conobbe Laura.
La leggenda volle che si conobbero proprio a Vaucluse, proprio in quel luogo dove io volevo fare il bagno e dove le donne nobili dell'epoca andava a rinfrescarsi durante le caldi estati provenzali.
Ciò che rende quel luogo magico è proprio lo spirito di un uomo così grande e di un amore che si perde nella leggenda e nei giorni che scorrono.
Non so perché ma quando penso a Vaucluse mi viene in mente la Colazione dei Canottieri di Renoir.
Quel giorno che ci andai per la prima volta c'era davvero tanta gente, come vi dicevo, ma il bello di questa gente è che mi sembrava vivesse l'estate in pieno.
Anni dopo, nel vedere per la prima volta il Favoloso Mondo di Amélie, mi stupii nel vedere il vecchietto vicino di casa di Amélie parlare di quel quadro.
Tornai poi a Vaucluse, sempre d'estate ma era un giorno feriale.
Ero in viaggio verso la Camargue e chiesi ai miei amici di fare una deviazione in Provenza perché volevo dare un'altra possibilità a quel posto.
Sarà stato il caldo che quel giorno era davvero insistente, sarà stato che forse molti non avevano già iniziato le vacanze, sarà stato per quella strana magia che a volte segue il cuore dei viaggiatori e ne legge i desideri... non lo so... ma quel giorno a Vaucluse c'eravamo solo noi e le persone che lavoravano nel ristorante/bar che si trova lì vicino.
Di nuovo provai quella forte voglia di lanciarmi dentro l'acqua.
Per la prima volta sentii un bel tuffo al cuore perché, a differenza di quando avevo 5 anni, quel giorno portavo Petrarca dentro al mio cuore.
Sentivo le sue parole esplodermi negli occhi e per me era gioia pura.
Da quel giorno provo un desiderio incredibile di tornare in quel pezzo di Provenza.
Devo solo trovare il giorno giusto e portare il Canzoniere con me.

Il Fado dalla finestra

Ascoltare il Fado a Lisbona
Picture by Carlos Garcia Sanchez @500px.com

Non c'è volta che pensi a Lisbona e che mi riveda almeno mille volte sul mio divano blu a guardare Lisbon Story.
Ho visto quel film non so quante volte e non mi stancherò mai di vederlo.
Come se questo non bastasse, ascolto spesso la colonna sonora dei Madredeus.
Forse in una vita passata ho cercato di essere una cantante di Fado.
Quel modo di esprimersi, quella sorta di sofferenza fatta musica, quella voce così chiara e calda allo stesso tempo sono un qualcosa che invidio puramente.
Probabilmente io non so essere così "patetica" come lo era Amalia Rodrigues o come lo è ancora la bravissima Teresa Salgueiro.
E per patetita intendo piena di patos, passione, espressione, sentimento.
Certe popolazioni hanno una sorta di marcia in più nell'espressione di tutti i sentimenti dell'animo umano.
Forse è un qualcosa di tipicamente mediterraneo, iberico e lusitano.
Forse questo Sud d'Europa è davvero in grado di leggere dentro il nostro cuore e di portare alla luce la splendida poesia che alberga in noi.
Ho fatto questo pensiero per la prima volta quando finii in Portogallo con i miei due Hermanos.
Eravamo in Spagna e la decisione di sconfinare verso la capitale del Portogallo fu presa d'impulso una sera a Cordoba.
Arrivati a Lisbona e trovata la nostra casa per quei giorni, cominciammo a prendere confidenza con la città.
Una sera, appena dopo la nostra bellissima cena in stile capoverdiano in piena Alfama, il nostro Hermano Michi decise di tornare in camera perché era stanco.
Fu così che io e il mio amico Hermano Andre ci dirigemmo verso uno di quei luoghi che tutti dovrebbero vivere almeno una volta nella vita: il Barrio Alto.
C'era un bel vento quella sera e camminare sulle ripide salite di Lisbona era un piacere.
Arrivammo in zona Barrio Alto e, nel buio della sera, venni attirata da una voce bellissima che arrivava da una delle case delle vie che stavo percorrendo.
Chiesi al mio Hermano Andre se la sentisse anche lui (lo ammetto, credevo di essere ubriaca!) e camminammo quasi in silenzio verso quel canto che ci attirava come succedeva ad Ulisse con quello delle sirene.
C'era una casa bianca con le finestre aperte.
Da esse si vedeva chiaramente dentro una sala da pranzo dove una famiglia (o almeno io pensavo lo fosse) aveva appena cenato.
Sulla tavola c'erano ancora i piatti sporchi e il pane avanzato.
Io e Andre rimanemmo come bloccati per magia fuori da questa finestra 
Dentro quella stanza c'era una giovane donna che cantava accompagnata da un uomo che suonava una chitarra un po' più piccola del normale.
La sua voce era un qualcosa di emozionante per me ed io ne rimasi quasi stregata.
Mi sembrava di essere davanti ad uno schermo cinematografico durante una proiezione fatta solamente per me.
Rimasi lì e la ascoltai cantare.
Alla fine la ringrazia e chiesi scusa per quel nostro curiosare fuori di misura.
Lei mi disse semplicemente che il Fado è anche quello.
Dentro la mia mente di piccola viaggiatrice pensavo di poter vivere una scena del genere solo in piena Alfama.
Avevo letto ovunque che era l'Alfama il vero e proprio centro del Fado e non ero pronta a vedere altre zone di Lisbona contaminate da una simile arte.
Fu un qualcosa che non dimenticai mai.
La serata continuò in pieno Barrio Alto, tra risante, tanta ginja e quel ricordo che risuonava nelle mie orecchie per tante, tantissime ore.

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