Cavalli al pascolo sul Lago Paduli

Visitare il Lago Paduli

Anni fa ho compiuto una delle mie tante escursioni in solitario nell'Appennino Reggiano, vicino al Passo del Lagastrello. Questa è una delle varie zone appenniniche dove due o più confini provinciali e/o regionali si mescolano: in questo caso quelli di Reggio Emilia, Parma e Massa Carrara, o su di un'altra scala geografica quelli di Emilia e Toscana. Lagastrello è un toponimo che si riferisce al Lago Paduli, bellissimo spot naturalistico circondato da verde e montagne.

Questo è un bacino artificiale molto grande, creato da una diga sul torrente Enza (che nasce poco lontano) all'inizio del XX secolo. Per la cronaca il lago si trova nel comune di Comano, in territorio toscano, ed è meta di pescatori e turisti che passeggiano o prendono il sole. Fare il bagno è vietato.

Quando ci andai quella volta era un'estate molto calda, e me la ricordo in modo particolare perché trovai un nugolo di zanzare tigre a circa 1500-1600 metri di altitudine, che mi hanno ovviamente mangiato vivo. Mentre andavo per i sentieri verso il Rifugio Sarzana continuavo a sentire rumore di campanacci, una cosa molto comune e folkloristica della montagna che fa pensare a pecore o mucche al pascolo su qualche prato tra gli alberi. Raggiunto il rifugio ho mangiato un panino e mi sono poi incamminato verso il sottostante Lago Paduli.

Ad un certo punto il sentiero in discesa aveva da una parte una specie di siepe e dall'altra un ripido strapiombo. Il rumore di campanacci si era fatto vicinissimo e cominciavo a temere di incontrare un branco di pecore. Il sentiero era stretto, e se gli animali fossero stati tanti c'era il pericolo che mi spingessero giù di lato. Se poi ci fossero stati dei montoni, ancora peggio. Ho guardato dietro di me, mi sono rigirato sul davanti e all'improvviso dalla siepe è spuntata una testa di cavallo, con tanto di campanaccio al collo, a poca distanza dalla mia.

Superata la sorpresa, il problema restava lo stesso, o forse peggiorava. Il cavallo rimaneva lì dov'era, la testa bloccava quasi completamente il sentiero e se passavo poteva darmi una spinta verso lo strapiombo. Oppure poteva uscire dalla siepe e venire verso di me. Non che avessi paura del cavallo, ma certi animali anche addomesticati non si sa mai quanto bene o male possono agire e reagire con gli estranei. La situazione era do or die, in qualche modo dovevo passare per arrivare al lago ed alla macchina parcheggiata nei pressi: quindi mi sono buttato (non in modo letterale) e con calma ho oltrepassato la testa equina. Se oggi sono qui a scrivere non è successo niente, ma ancora adesso ogni tanto penso a cosa poteva accadere se l'animale avesse deciso di omaggiarmi con uno dei gesti affettuosi per cui sono noti tali quadrupedi.

L'episodio mi aveva fatto più o meno capire la verità su quei suoni di campanaccio, verità che avrebbe trovato conferma una volta arrivato sulle rive del Lago Paduli, e su cui mi sarei poi documentato in seguito. Tra i turisti domenicali che affollavano la zona, piccoli e grandi gruppi (chiamarli mandrie mi sembra esagerato) di cavalli, con i loro campanacci, pascolavano tranquillamente, si facevano accarezzare e si lasciavano fotografare tranquillamente da tutti. Si vedeva che erano abituati al contatto con l'uomo, e a non temere maltrattamenti.

Quei cavalli che erano lasciati al libero pascolo come mucche o pecore fanno parte di una razza particolare chiamata Cavallo del Ventasso. La razza prende il nome da una famosa montagna dell'Appennino Reggiano, che è poco distante dal Passo del Lagastrello e che lungo la skyline locale è facilmente riconoscibile perché ha una tipica silhouette triangolare. Tale genia equina è originaria proprio di questa zona, l'Alta Val d'Enza, ed è storicamente documentata in quanto ha fornito animali per uso militare e civile sin dal lontano Medioevo. Non per niente questa era conosciuta anche come Valle dei Cavalieri. Nei secoli la razza è stata tramandata, e migliorata tramite incroci, da appassionati allevatori; i cavalli del Ventasso si distinguono per un'elevata resistenza alla fatica ed un marcato adattamento al duro ambiente montano, e sono tuttora protagonisti di un'importante fiera che si tiene annualmente nel paese di Ramiseto, in territorio reggiano.

Questa è davvero una di quelle cose particolari che meritano di essere viste almeno una volta. O anche più: io ci sono ritornato anni dopo la mia prima escursione, e i cavalli muniti dei loro campanacci erano sempre lì.


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