Impressioni di Val Venosta

Vacanza in Val Venosta
© 2013 Giovy
Mentre vi sto scrivendo è ancora notte in Val Venosta.
Il vento soffia forte, lo ha fatto per tutta la notte. Come ieri.
Io sono sveglia perché amo vedere il cielo che si desta dal torpore della notte.
Qui le tinte di blu e di azzurro sono così forti da sembrare dei barattoli di colore dove poter intingere la mano. Una cosa così va vista, anche se il mio bel piumone caldo era altrettanto invitante.
Sono 3 giorni che osservo questa valle e queste montagne.


Arrivando ho avuto l'impressione di entrare in una Valle che d'inverno un po' si discosta dalle note località sciistiche dell'Alto Adige.
Qui regna una tranquillità pazzesca e sembra che i giorni trascorrano come se il mondo non esistesse.
Di neve ce n'è davvero pochissima e l'atmosfera tipica di Dicembre si coglie dagli odori e dai sapori che ho avuto l'occasione di assaggiare.
La Val Venosta è ampia e per me ricopre una posizione ideale: a pochi kilometri c'è la Svizzera e a pochi l'Austria. Vivessi qui, sarei sempre combattuta e mi chiederei in ogni istante dove stessi andando.
Descrizioni geografiche a parte, qui mi ci sento proprio bene.
Questa è un Valle che trabocca di storia.
La statale che si utilizza ora è sul tracciato dell'antica via Giulia Augusta, tracciata dai Romani.
La Val Venosta è sempre stata abitata fin da tempi antichissimi e vide la sua esplosione di arte nel Romanico: qui si trova infatti (vicino Laas) la chiesa romanica più vecchia di tutto l'Alto Adige.
Qui vissero i Reti e anche alcune popolazioni Celtiche, spinte da queste parti durante le loro migrazioni.
Qui si fondò nel 1300 circa quella che è ancora ora la città fortificata meglio conservata di tutta questa zona: Glorenza.
Ci sono stata ieri e, passeggiando per le vie all'interno delle mura, leggevo nel suo aspetto quel pizzico di Svizzera che mi toccava il cuore.
Quando sento le persone del posto parlare con il loro accento, io non riesco a non pensare alla Svizzera.
Guardo i monti e penso che è qui dietro e credo che domani andrò a dire "Ciao" a quel confine.
Divagazioni sui miei sentimenti elvetici a parte, qui io ci sto bene.
Comincio a disegnare con gli occhi i profili di queste montagne.
Hanno nomi che trasudano di saggezza popolare e di tradizione antica e questo mi piace: c'è il Monte Sole e anche il Monte Mezzodì... secondo voi perché si chiamano così?
Qui tutto è permeato della presenza umana che da secoli popola questi luoghi.
Questa non è una Valle che ci è formata e poi l'uomo ha cercato di conquistarla.
Questo è un territorio che è cresciuto mano nella mano con la gente.
E questa gente ha reso grande quello che il territorio poteva offrire: le albicocche, il marmo, la segale ... e molte altre cose.
Questo è in luogo dove la montagna è capace di dare tanto di se stessa.

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