Edimburgo: il giardino botanico

Visitare Giardino Botanico di Edimburgo

Per me e Giovy era l'ultimo giorno di vacanza in Scozia, nell'agosto 2013. Un po' eravamo tristi perché per l'ennesima volta dovevamo abbandonare la nostra amata UK, un po' eravamo delusi da quel viaggio che non era stato esattamente all'altezza delle nostre aspettative, e comunque eravamo abbastanza stanchi dopo due settimane di sveglie all'alba con seguenti 10-12 ore di escursione sempre molto piene. Ci trovavamo ad Edimburgo e l'indomani dovevamo partire. Un po' per rilassarci, ed un po' istigato dalla mia passione per le piante, ho proposto di visitare il locale giardino botanico di cui avevo sentito parlare molto bene. Giovy era d'accordo, e all'orario di apertura eravamo davanti ai cancelli d'ingresso.

Si parla di un giardino botanico, ma forse al Royal Botanic Garden Edinburgh (abbreviato in RBGE per comodità) sta meglio la definizione di paradiso: sia come esatta etimologia—questo nome biblico deriva dal persiano e significa, appunto, giardino—sia come negozio dei balocchi per malati di botanica e giardinaggio. 

Tanto per cominciare il giardino del RBGE, inteso come spazio verde all'aperto, è quasi sterminato: circa 28 ettari di parco con prati, alberi, sentieri e laghetti. L'ingresso è libero, o gratis se preferite, un dato incredibile e sconvolgente per chi ha visitato la costosa capitale scozzese. Unico divieto: non si può fare jogging. Detto questo, all'interno del parco chiunque può trovare quello che cerca: relax, pace, tanta natura e botanica declinata in ogni aspetto. Sparsi al suo interno si trovano numerosi giardini minori tematici, come quello cinese, quello delle piante crittogame, quello dedicato alla defunta Regina Madre e tanti altri. Ogni pianta, che sia un piccolo fiore o un gigantesco albero, è identificata da una targhetta con nome comune e nome scientifico. Alcune di queste esposizioni hanno quasi dell'incredibile: ad esempio quella delle piante alpine ospita massi ed un'intera parete fatti di tufo, nei cui buchi sono state inseriti vegetali degli habitat montani rocciosi. Il RBGE è anche promotore di tante iniziative a sfondo botanico, come la coltivazione di orti e serre per progetti didattici, e workshop per scuole di vario grado.

Vagabondavo in questo parco con l'indecisione tipica di quando hai troppo tra cui scegliere e perciò non riesci a scegliere niente, perché era tutto troppo bello. Ma mi sono messo d'impegno e così ho fatto un piano di esplorazione abbastanza coerente. E non era neanche tanto male, visto che all'ora di pranzo siamo arrivati a circa metà giardino ed al centro visita John Hope Gateway, come volevamo. Questo centro è degno del luogo che lo ospita: al suo interno troviamo uno spazio espositivo dedicato (indovinate un po'?) alla botanica, un negozio di giardinaggio annesso ad uno di souvenir, un ristorante e bagni futuristici. Naturalmente non posso trattenermi, e così un paio di bustine di semi finiscono presto nel mio zaino. Con il sorriso della cassiera, visto che ho comprato sementi di Gunnera manicata, una pianta con foglie che arrivano anche a 3-4 metri di diametro.

Mangiato un panino sui gradini del piccolo auditorium esterno, che ospita spettacoli di vario tipo, ci avviamo verso il clou della nostra visita: la Glasshouse, ovvero la serra. In realtà questa "serra" è un gigantesco impianto formato da 10 ambienti a temperatura controllata, che riproducono altrettanti habitat terrestri. Lungo un percorso guidato si passano in rassegna migliaia di specie, dalle più comuni alle più spettacolari, con l'ausilio di un'audioguida (che, al momento del mio viaggio, non era disponibile in italiano). Tra un ambiente e l'altro ci sono zone di passaggio che diventano anche di riposo, perché stare per un certo tempo in una torrida ed umida foresta tropicale può non essere gradevole o sopportabile per tutti. Ciliegina sulla torta, alla fine del percorso c'è anche un piccolo acquario. L'ingresso alla Glasshouse è a pagamento, ma le 5 sterline del biglietto sono davvero poca cosa rispetto a quello che ti consentono di vedere. E rispetto ai prezzi di altre attrazioni di Edimburgo, se è per questo.

Quando usciamo di nuovo all'aperto sono oramai le 17.00 passate, e siamo entrati alle 10.00. Giovy candidamente mi confessa che non ce la fa più a vedere delle piante, quindi ci avviamo verso l'uscita e la nostra ultima cena scozzese.




Questo articolo è stato scritto per Emotion Recollected In Tranquillity.
La riproduzione è vietata e l'originale si trova solo su Emotion Recollected In Tranquillity.

6 commenti:

  1. Buongiorno Giovy...ma perchè non siete stati contenti di questo viaggio? Mi interessa saperlo, dato che vorremmo ritornarci...
    Comunque sono qui anche per augurarti un 2014 speciale, speiamo proprio che sia così!!
    Un abbraccio, *Maristella*.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Maristella,
      la nostra conoscenza del Regno Unito è partita dal Galles per passare poi all'Inghilterra e alla Scozia solo l'anno scorso.
      Edimburgo è una città in cui tornerei volentieri ma il resto della Scozia ci ha lasciato un po' di amaro in bocca rispetto alle sensazioni che eravamo soliti avere su quell'isola.
      Ti faccio rispondere da Gian, così lui ti spiega bene il suo punto di vista!
      Un 2014 splendido anche per te!

      Elimina
    2. Ciao Maristella,
      in Scozia ci sono capitati alcuni episodi un po' noiosi, ed un paio anche un po' pericolosi (con autisti di autobus che si credevano piloti di rally). Non è che non siamo stati contenti, diciamo che il viaggio non è stato all'altezza delle nostre aspettative. Ed alcune cose lette su guide ed opuscoli promozionali non corrispondevano proprio al vero :-). Ciao e Buon 2014!

      Elimina
  2. Perdonami Giovy...subito ho visto solo il primo pezzo del post....ora vado a leggermi il resto! Un abbraccio, *Maristella*.

    RispondiElimina
  3. La Scozia non all'altezza delle aspettative??? Sarà che io ne sono perdutamente innamorata, sarà che da quando ci ho messo piede per la prima volta la mia vita (purtroppo solo interiore) è completamente cambiata, sarà che da quel giorno il pensiero di quei paesaggi aspri e spazzati dal vento, di quegli spazi infiniti, di quella luce e di quei silenzi non mi hanno più abbandonato, nemmeno per un minuto, ma faccio davvero molta fatica ad immaginare in cosa quella terra vi abbia deluso... Ormai ci sono tornata ben 8 volte e l'ho girata in lungo e in largo...e la amo sempre di più! Perdonate l'intromissione, ma quando si parla di Scozia proprio non resisto...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ilaria, perdonaci ma ci eravamo persi il tuo commento per strada.
      La settimana scorsa ero in fiera e non sono stata presente sul blog come volevo.
      Dunque, la Scozia... io e Gian eravamo carichi di aspettative quando siamo arrivati in Scozia. Dopo tanto tempo a girare il resto della Gran Bretagna ci aspettavamo grandi cose.
      Ma non è stato così... non ci ha sorpreso come volevamo e come ci aspettavamo.
      Io ho trovato il mio motivo e l'ho scritto qui: http://emotionrit.blogspot.it/2014/02/borrowdale-lake-district-inghilterra.html
      Questo non toglie che, però, sia una zona del mondo che val la pena di vedere.
      Il fatto è che non è unica: quegli spazi infiniti, la luce e i silenzi sono molto comuni in tante zone dell'Isola... zone anche più sperdute.
      Se torni da quelle parti, resta in Inghilterra e prova a fare un giro dalle parti del Borrowdale, oppure esplorare la Snowdonia in Galles.

      Elimina

Benvenuto in questo mondo fatto di viaggi e di emozioni.
Siamo tanto felici se ci lasci un commento!
Gli Anonimi non ci piacciano e se ci spammi ti scateniamo contro Torchwood

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...