Castle Grounds: camminare alle Ebridi

Stornoway Castle Grounds
Camminando sui Castle Grounds - © 2013 Giovy
Questo è uno di quei trekking che possono tenervi impegnati da un'ora a tutta la giornata, per qualche kilometro o per oltre 20, come è successo a me.
Come scrivevo nella mia mini-guida per viaggiare alle Ebridi Esterne, alla domenica è meglio mettersi le gambe in spalla e cominciare a camminare, perché l'isola di Lewis e le altre Ebridi si fermano e, potesse cascare il mondo, non c'è nulla di aperto e nessun mezzo pubblico gira in quella giornata.
Era di domenica ed io e Gian avevamo già messo in conto che sarebbero state le gambe le nostre migliori amiche quel giorno. E così fu.
Di primo mattino abbiamo preparato i nostri zaini e abbiamo raggiunto la zona del Castello.
Stornoway vanta un castello che, una volta, fu il college ed la scuola per quest'isola.
Da qui parte un dedalo di sentieri che formano quelli che sono detti Castle Grounds.
Il parco del castello è davvero immenso e, col senno di poi, avrei fatto bene a chiedere all'ufficio turistico la piantina (disegnata a mano) di questa zona.
L'occorrente per percorrere tutte le strade che questa zona offre sono tanta voglia di camminare e un senso dell'orientamento ottimo (o una bussola, scegliete voi).
Tornando a noi, si partì circa alle 8 del mattino, quando poche persone stavano correndo per quei sentiri.
L'idea era quella di raggiungere un faro che si trovava dall'altra parte della Baia del Porto.
Chiedemmo ai proprietari del B&B dove dormivamo e l'indicazione fu "seguite il sentiero principale dei Castle Grounds, ad un certo punto troverete un ponte di legno sulla vostra sinistra, attraversatelo e seguite poi la strada".
Camminammo un bel po' con quel pensiero in testa finché arrivammo in quello che viene chiamato Iron Well. Questo nome è dovuto al fatto che il fiume Creed è estremamente pieno di ferro.
L'acqua vi sembrerà sporca perché di colore scuro ma in realtà tutto ciò è dovuto alla gran quantità di minerali contenuti in essa. Le rocce attraverso la quale l'acqua scorre sono color arancio.
Arrivati vicino al fiume lo seguimmo fino al ponte.
Lì trovammo un sentiero che ci portò fuori dal bosco per poi prendere la strada verso sinistra fino a Loch Arnish, località dove si trovava il faro.
I km fatti erano già molti, tornammo indietro fino a ritrovare il bosco e lì ci colse il dilemma: torniamo per la strada già fatta o andiamo avanti?
Andammo avanti e, tutto d'un tratto, le indicazioni sparirono.
Camminammo ancora per un paio d'ore, come minimo finché, svolta dopo svolta, il mio senso dell'orientamento non si offuscò. I rumori del porto e i colori di un traghetto della CalMac corsero in mio sostegno e, ve lo dico, tirai un sospiro di sollievo quando riconobbi la zona in cui eravamo approdati.
Fu una lunga giornata di cammino ma fu facile percorrere quella strada.
Il dislivello è praticamente assente ... l'unica cosa è camminare per ore e ore.
Guardai l'orologio quando fui di nuovo sul pezzo di sentiero che guarda il castello.
Erano le 18 passate da poco.
Quel giorno si camminò per ben 10 ore.
Stanchezza a parte, fu davvero splendido scoprire a piedi quel pezzo di Isola di Lewis che sembrò averci inghiottito, fagocitato e completamente digerito.
Alla sera andai a dormire come una bimba stanca ma felice.
Ero totalmente fiera del mio camminare, del mio dubitare della strada e di quelle piccole grandi certezze che erano arrivate a tranquillizzare il mio cuore.

Questa è un'esperienza che vi consiglio caldamente!

Walking on the Isle of Lewis
Alcuni pezzi di quella giornata camminante - © 2013 Giovy


Alla Scoperta di Tain

Scotland Tain
Tain- © 2013 Giovy
Approdammo a Tain perché solo da lì ci sono gli autobus che portano a Edderton, località dove si deve scendere per poi camminare per raggiungere la Balblair Distillery.
Tain è un piccolo villaggio delle Highlands e si trova proprio sul Dornoch Forth, questo importantissimo fiordo del nord della Scozia.
Perché è importante? Perché la qualità e le proprietà dell'aria che la vicinanza mare e monti riescono a creare sono perfette per far maturare nel modo giusto i pregiati whisky che solo da queste parti si riescono a produrre.
Dopo la Speyside, quella zona lungo il fiume Spey, questo è il sito di distillazione più importante della Scozia.
Secondo dati storici, la zona del Forth vanta le distillerie più antiche del mondo, una delle quali è la Blablair, come vi ho già raccontato in un altro post.
Tain è davvero composto da una strada o poco più.
Arrivata qui, stavo quasi per fare pace con le Highlands: finalmente mi sembrò di aver trovato un paesino con tutte le caratteristiche che cercavo.
Ne mancava solo una per renderlo davvero perfetto: i pub.
Anche qui, la mancanza di pub era evidente come un cammello rosa in mezzo ad kili di gelato al limone.
Anche qui, il Signor John Knox aveva colpito.
Anyway, ci lanciammo all'esplorazione di quella sola strada e, pochi passi più in là trovammo la chiesa di St. Duthac, santo davvero molto venerato da queste parti.
Tain vanta una storia pazzesca ed è considerata Royal Burgh, ovvero un villaggio con privilegi particolari. La vita da queste parti vanta origine antiche: i celti vivano qui e poi arrivarono i Vichinghi.
Il clan dei Munro vede in Tain il suo centro principale e la città che tiene alto il nome di questa famiglia.
E' proprio visitando la chiesa di St.Duthac e il piccolo museo adiacente che abbiamo scoperto tutto questo e molte altre cose capaci di legare queste poche case al destino di Scozia.
Questi luoghi erano vissuti con estrema devozione, tanto che, molte persone venivano da queste parti per morire e farsi seppellire.
Il cimitero che contorna la chiesa è davvero una piccola chicca: vi si trovano tombe vichinghe davvero antiche (nella foto sopra, quella tomba fatta a "missile") e, come se questo non bastasse, si può osservare una Standing Stone piazzata lì dai Pitti.
Viaggiando ho visto tanti luoghi funerari più o meno famosi e devo dire che Tain mi ha dato qualche emozione in più. Forse perché non mi aspettavo nulla di quello che ho visto e contemplato.
Entrare nel complesso della Chiesa e del museo costa davvero poco (3£) ma regala un bel po' di storia e di folklore locale.
Tain è davvero un luogo sperduto... che apre la porta a luoghi ancora più sperduti ma, a modo suo, merita. Soprattutto perché è poco frequentato e molto autentico.
Anche nella sua mancanza di pub.

Le Feste di Novembre

Mendrisio San Martino
Grazie a Lady Mendrisiotto per la foto
Quella che vedete qui sopra è la chiesetta di San Martino, nei pressi di Mendrisio, Svizzera.
Ho osservato questa pieve di epoca romanica per quasi tre anni dalla finestra dell'ufficio dove lavoravo ed è stata uno primi momenti di interesse totale verso il Ticino.
La chiesa ha una storia davvero antica ed è molto bella al suo interno.
Come ho scritto prima, è intitolata a San Martino e ai primi di Novembre qui è festa grande!
E che festa!
Ci sono stand gastronomici con cucina tipica ticinese (luganega e polenta a go-go!) e, cosa più importante, c'è una mostra-mercato di animali da bestiame che dura dalla notte dei tempi.
La Fiera di San Martino è stato per molto tempo il mercato di bestiame più importante del Ticino.
Un giorno, giravo per gli stand della fiera, quando sono capitata sotto al tendone dove si svolgeva una gara di bellezza delle mucche... che spasso!
Se mi avessero raccontato che mi sarei divertita, non ci avrei creduto ma fortunatamente la realtà ha superato ogni aspettativa.
Per me, la Fiera di San Martino era quel momento dell'anno in cui mi avvolgevo nella sciarpa di lana più cara che avevo. Mettevo la mia giacca di velluto e giravo per quegli stand assaporando tutto il profumo di un Autunno ormai inoltrato. Sognando già quello che sarebbe stato l'inverno.
Mi manca molto quella festa!

Altro giro... altra festa... che mi manca!
Ma quest'anno rimedio.
Sul mio blog Anguana Inside ho raccontato della Festa d'Autunno di Valdagno.
Ci sono andata per anni e poi, per altrettanti anni, l'ho sostituita proprio con la Fiera di San Martino.
Quest'anno ho deciso di tornare a casa mia, tra i miei monti (anche se un po' di Svizzera resta sempre nel cuore) e tra la mia gente.
Quest'anno ho deciso di fare il "profeta in patria", per quanto difficile possa essere, e raccontare la mia Valdagno in un momento di festa grande.
Domani parto e vado là. Con Gian, ovviamente.
Ci metteremo d'impegno per far girare in rete immagini e pensieri di tutto quello che succederà a Valdagno e dintorni. Voglio raccontare la mia valle!
E l'hashtag per seguirci è #ValdagnoSonoIo.
Intanto guardate questa foto, trovatemi e... Stay Tuned!

Valdagno Festa d'Autunno


I Treni per Tozeur

Tunisia Tozeur
Foto da www.tunisiaturismo.it
Nei villaggi di frontiera
guardano passare i treni 
le strade deserte di Tozeur...
F.Battiato-Alice "I treni per Tozeur"

Ieri mattina ho visto questa foto, per l'ennesima volta, su un settimanale che leggo.
Ogni volta che la vedo ci sono due pensieri a che arrivano alla mia mente.
Il primo riguarda la canzone citata proprio sotto la foto.
Comincio a cantarla e non mi fermo più.
Il secondo pensiero è il tentativo assoluto di trasportarmi dentro la foto, nella situazione che ritrae.
Tozeur è sempre stata protagonista del mio immaginario di viaggiatrice, proprio per colpa o merito della canzone di Battiato.
Anni fa, un mio carissimo amico, arrivò proprio a Tozeur via treno, attraversando il deserto e, quando mi raccontò del suo viaggio, io pendevo dalle sue labbra e soppesavo ogni parola catalogandola dentro la mia mente.
Tozeur è uno di quei posti in cui non so se ci andrò mai.
In apparenza è così diverso dai luoghi che di solito popolano le mie fantasie di viaggiatrice.
Una cosa in comune con i luoghi del mio cuore c'è: è un luogo estremo, lontano, ci si deve impegnare per raggiungerla.
I Treni per Tozeur esistono davvero... anche se l'ultima fermata è a 80 km dalla mitica oasi nel deserto.
Si viaggia da Tunisi a Gadsa per non so quante ore e arrivati lì si possono prendere degli autobus o dei fuoristrada che portano fino a Tozeur.
All'occorrenza, se volete metterci meno (ma con poca poesia però) ci sono dei voli giornalieri tra Monastir e Tozeur:
Io, se potessi scegliere, ci andrei davvero in treno perché vorrei provare nuovamente quella sensazione che provai attraversando il Deserto del Gobi, in Mongolia.
Un treno che si snoda attraverso il deserto è come un serpente capace di trasportare persone, emozioni, storie e pensieri.
Tozeur è il mondo alla fine del mondo tunisimo.
Ed io amo questi luoghi, che rappresentano a modo loro un "finisterre" anche dove non c'è il mare.
Tozeur è un'oasi e si trova davvero in mezzo al nulla.
A Tozeur si potranno vedere le stelle in tutto il loro splendore.
Se dovessi scegliere di fare un'esperienza in mezzo al Sahara (che dopo il Gobi e il Sinai ci potrebbe anche stare) io me ne andrei proprio da quelle parti.
Nella mia mente Tozeur è ancora una terra mitica.
E per sfatare i miti (o consacrarli del tutto) ci vuole solo un viaggio vissuto intensamente.
Voi che dite?

In the Mood for Liverpool

Merseyside Liverpool
Picture by Lee Carus @ 500px.com
Oggi mi sono messa a pensare che quest'anno non ho ancora messo piede a Liverpool.
Cosa c'è di strano, direte voi?
Primo, sono proprio in the mood for Liverpool.
Ho proprio voglia di un po' di quella città.
In secondo luogo, è dal 2007 che ogni anno metto piede, almeno per qualche giorno nella città del Merseyside.
E mi manca, quest'anno mi manca un sacco.
Io non so che cosa mi abbia fatto quella città, è l'unica di tutte quelle che ho visto in giro per il mondo ad essersi meritata un tag apposito su questo blog.
E' come se fosse una parte di me e, semplicemente chiudendo gli occhi, la mia mente corre là.
Una volta mi è stato chiesto cosa ci trovassi in una città così.
Mi dissero "una volta che hai fatto il Beatles Tour, hai visto tutto".
Ma ci fu torto più grande di questo.
Ecco quindi qualche consiglio per affrontare al meglio questa città in tutta la sua pienezza e bellezza.

- Se è la prima volta che vai a Liverpool, goditi l'atmosfera legata ai Beatles.
Ricorda sempre che Mathew Street è in pieno centro, come il Cavern. Ma Penny Lane no.
Non fare tour organizzati, ma prenditi i mezzi pubblici e cammina.
Penny Lane è raggiungibile in autobus (con poco più di una sterlina) e da lì, camminando, puoi raggiungere Newcastle road, dove abitava John Lennon.
In circa mezz'ora di cammino, in quartieri veri e non pericolosi, puoi arrivare ai cancelli di Strawberry Fields per poi riprendere l'autobus e tornare verso il centro.

- Consiglio legato a quanto scritto qui sopra: tutte le strade (e gli autobus) portano a Liverpool One, la nuova stazione dei bus o a Queen Square, la stazione più vicina a Lime street.
In un modo o nell'altro tornerete in centro.

- La periferia di Liverpool non è molto un luogo da turisti ma lo per i viaggiatori che osservano e non disturbano. Io vi consiglierei solo di evitare Toxteth, solo perché spesso è centro di qualche casino.

- Se hai già visto tutto dei Beatles e vuoi un po' di cose nuove, ti consiglio di gironzolare per China Town (dalle parti di Berry Street) e non perderti due cose magnifiche da quelle parti: la prima è il Dispensary, un pub davvero bello con ottime birre, molto frequentato dalla gente della città.
La seconda è la Saint Luke's Church, edificio in rovina, dove ora vengono proiettati film e dove ci sono spesso concerti di musica indie.

- Liverpool ha un sacco di attrattive culturali e una delle mie preferite è il Western Approaches, un museo ricavato da un ex bunker della Seconda Guerra Mondiale. Da questa città si sono decise le sorti della Battaglia dell'Atlantico. Questo museo è molto economico e non è molto frequentato.
Vi regalerà uno spaccato di Anni '40 davvero incredibile.

- Se vi viene fame, non dimenticate mai queste due parole: Lobster Pot, il chippy migliore della città. Economico, pulito e... il pesce è davvero buono.
Molto vicino al Lobster Pot, su Paradise Street e nelle traverse vicine, ci sono un sacco di Sandwich Stores. Non si tratta di fast food ma di luoghi dove confezionano panini freschi, ovviamente british style. Con poche sterline, passa la fame e la qualità è ottima!

- Goditi l'Albert Dock perché é uno dei migliori esempi di architettura portuale britannica.
Sarà pur patrimonio dell'Unesco per qualcosa, no?
Passeggia, osserva le house boat ormeggiate qui.
Guarda il Mersey e pensa per un attimo a tutta la vita che ha portato qui e a tutta quella che ha portato via.

Quando arriva la sera poi, prenditi del tempo e fermati proprio all'Albert Dock.
Siediti su quelle panchine che guardano l'acqua e lascia che tutta la città ti scorra davanti.
Vedrai, appena al di là del fiume, i camion in fila al molo di Birkenhead.
Forse qualche traghetto proveniente dall'Isola di Man avrà attraccato e un aereo starà facendo manovra per atterrare al John Lennon Airport.
Quando sarete lì ci penserà il tramonto sul Mersey a rapirvi e portarvi via.

Ed ora il mio cuore piange un po'.
Mancano due mesi alla fine del 2013.
Riuscirò ad andare a Liverpool anche quest'anno così da non spezzare la tradizione?
Magari sì, magari no... ma io credo ai miracoli.

Se voi state partendo, guardate a destra nell'indice degli argomenti.
Trovate tutto proprio tutto su Liverpool e dintorni.
Leggete e ... viaggiate!


Una giornata a Urquhart Castle

Scozia Urquhart Castle
Urquhart Castle - © 2013 Giovy
Il racconto di oggi ci riporta in Scozia, in quello #ScottishTrip che io e Gian abbiamo vissuto in Agosto. La giornata dedicata a Loch Ness e dintorni è un grande classico dei viaggi in terra scozzese e anche noi non ce la siamo fatti mancare. Spesso andiamo alla ricerca di qualcosa di più riservato e nascosto, magari facendo leva sulla nostra passione per civiltà lontane e per la storia, ma stavolta non c'era gara. Ci sono luoghi che, volente o nolente, vanno visti e Urquhart Castle è così.

L'armonia di Pechino

Pechino Cina
Picture from 500px.com
Se l'ultimo giorno a Pechino andai a vedere cosa succedeva all'alba in Piazza Tian'anmen, il primo mattino cinese mi vide sveglia all'alba perché il fuso non mi lasciava proprio in pace.
Era presto per la colazione ed io avevo voglia di respirare.
Mi succede spesso quando faccio viaggi lunghi in aereo.
Misi su la tuta che avevo usato in viaggio.
Presi il giubbotto perché faceva davvero freschino e cominciai a camminare nell'unica direzione cinese che conoscevo: Piazza Tian'anmen.
L'albergo era vicino e quello era l'unico punto di riferimento che io avessi prima di conoscere un po' quella mega nazione chiamata Cina.
Le prime luci e i raggi di sole si facevano spazio in una nebbia densa.
Io seguivo il marciapiedi senza dare troppa importanza alla città che mi scorreva accanto.
D'un tratto mi fermai perché fui sorpresa dal silenzio.
Pechino non è una città silenziosa, anzi.
Pechino sembra tutto, a prima vista, tranne che armonica e in pace con l'universo.
Però in quell'istante, solo per qualche secondo, non c'erano auto a passare per strada, non c'erano autobus a strombazzarsi l'uno dietro l'altro.
Non c'erano bici in attesa ai semafori.
Io mi fermai perché ero rapita da quell'istante e fu proprio in quel momento che notai di essere in prossimità di un piccolo parco.
C'era una panchina e mi sedetti perché cominciai ad ammirare con molta partecipazione la scena davanti a me.
Era il 2000 e certe pratiche orientali non erano così comuni in Italia.
Era la prima volta che vedevo mettere in atto il Tai Chi e ne fui quasi rapita.
Io di me dico sempre che sono un disastro (ed è vero).
Io sono quella che trova l'armonia col mondo quando è in luoghi remoti e molto ventosi, quando è la natura a prendere il sopravvento facendomi sentire piccola ma parte di un universo bellissimo.
Io sono quella che si sporca sempre e che, a mio avviso, non è capace di trasmettere armonia con un gesto perché sono maldestra e buffa. Un po' come un folletto insomma!
Fu proprio per questa totale differenza con me stessa che rimasi come rapita da quella quasi danza in perfetta comunione con tutto ciò che la circondava.
I movimenti fluidi, la perfezione dei tempi, il sembrare tutto parte dello stesso universo.
Rimasi lì per circa mezz'ora.
Poi tornai in albergo, andai in doccia e poi mi preparai per la mia prima vera giornata in Cina.
A colazione raccontai tutto alle mie compagne di viaggio e, nel farlo, capii ancora una volta quella grande differenza tra l'armonia del Tai Chi e quella che sono io.
In quel momento avevo compreso in pieno quanto Pechino possa essere armonica e quanto sappia inglobarti nel suo universo che, per qualche istante, è proprio perfetto.

Camminando sul Garajonay

La Gomera Garajonay
Picture from Google Images
Mio padre è un grande!
Ha deciso che il 12 Dicembre parte e se ne va alle Canarie fino a fine Febbraio!
Ah, sta gente in pensione!
Giorni fa, mentre pranzavamo assieme, mi chiedeva dei consigli per non restare sempre a Gran Canaria, dove ha in mente di atterrare e dove, alloggerà almeno per il primo periodo.
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata di consigliargli di esplorare il Garajonay a La Gomera.
Gli ho detto che, in tutto quel tempo da quelle parti, vale davvero la pena di cambiare isola e che, secondo me, è molto bello vedere sia Tenerife che La Gomera, proprio per rendersi conto di quanto diverse possono essere le Canarie tra di loro.
Gli ho descritto Tenerife come molto lunare e, lo ammetto, quello è stato l'aspetto che più mi è rimasto impresso di questa grande isola.
Quando arrivai a La Gomera, capii subito quanto possa essere rigogliosa un'isola in questa posizione geografica.
Uno degli ambienti che più di altri ha preso il mio cuore è stato il Parco Nazionale del Garajonay.
In primis, mi piace come suona la parola Garajonay.
In secondo luogo, ho capito di adorare i vulcani e questo è quello che domina sull'isola de La Gomera.
Una delle cose che mi dissero del Garajonay fu che, da quelle parti, a volte piove in modo orizzontale.
Non ci credevo e sono salita, camminando camminando, su quei pendii.
Di per sé non è pioggia orizzontale ma è "umidità speciale".
Non vi dico altro perché rischierei di rovinarvi la sorpresa.
A mio padre, grande appassionato d'Africa, piacerà un sacco La Gomera per il suo essere così rigogliosa e così piena di alberi di ogni genere.
Io giravo per quell'isola e, lo ammetto, ho rubato qualche banana dagli alberi nascondendomi poi proprio tra le fronde di quel frutteto che aveva visto il fattaccio.
Ho girato su quei sentieri con i miei scarponi rosa con la bandana che teneva strette le mie trecce che, puntuali, arrivano a farmi compagnia ad ogni viaggio.
La Gomera mi ha insegnato, più di ogni altra "Canaria", la bellezza del monte che si tuffa nell'oceano e la fatica di risalire sulla strada dopo essere stati in spiaggia.
Certe sere camminavo il salita un po' arrancando ma poi mi giravo e davanti a me vedevo la perfetta immagine di come il paradiso dovrebbe essere.
Questo parco nazionale, questa isola hanno qualcosa di incredibile e di fantastico per me.
E sono felice che mio padre possa vederlo con i suoi occhi in modo da trasformare le mie parole di viaggiatrice in una realtà anche per il suo cuore.
Buon viaggio Papà!

York dall'alto...

Picture by CK Lam @ 500px.com
Quella che vedete qui sopra è la Clifford Tower. Si trova a York ed è una delle attrazioni principali della città. E' un luogo davvero molto importante per York e per questa parte di Inghilterra perché simboleggia quell'epoca in cui la città cominciò ad essere davvero qualcosa di importante. A York ci passarono davvero tante popolazioni: i Romani romani la fondarono, i Vichinghi plasmarono la sua impronta più forte (a partire dal nome) e poi arrivarono i Normanni. E poi fu il tempo degli York e della Rosa Bianca.

Trova il tuo Stone Circle!

Stone Circles
Stonehenge - © 2013 Giovy
Quella che vedete qui sopra è Stonehenge e non vi dico davvero nulla di nuovo scrivendo che è un posto sempre pieno di gente. Ci sono andata poche settimane fa con un pizzico di ansia nel cuore.
Sono molto interessata agli Stone Circle e alle Standing Stone che si possono trovare in giro per la Gran Bretagna e questo luogo era nei miei programmi da un po'.

Semplicemente Leith

Scotland Leith
Leith Harbour - © 2013 Giovy
Un bel giorno sei ad Edimburgo e non ha troppo tempo per scandagliare la città a fondo e non hai nemmeno così poco tempo da dedicarlo ad una buona birra al pub.
E così prendi un autobus, uno di quelli che dovrebbe portare dritti all'Ocean Terminal, luogo dove c'è il Britannia.
Il Britannia è lo Yatch che un tempo fu della famiglia reale.
Ora si può visitare come museo ma io l'ho visto solo da fuori perché, a dirla tutta, costava davvero molto.
Io e Gian pensavamo che Leith fosse molto più vicina al terminal dove si trova il Britannia ma ci sbagliavamo. 
Abbiamo camminato per un po' in uno splendido giorno scozzese.
Passo dopo passo siamo arrivati finalmente al luogo che volevamo vedere: Leith.
Non che ci sia nulla di speciale in questo paesino di pescatori a pochissime miglia da Edimburgo.
E' un paesino placido e tranquillamente affacciato sul Firth of Forth e, a saperlo, è proprio quel luogo che si sorvola con l'aereo in fase di atterraggio nella capitale scozzese.
Leith è conosciuta per il suo pesce e per i suoi Fish Mongers, ovvero i pescivendoli e la gente che lavora il pescato.
Io sono arrivata lì di domenica e non mi sono goduta l'indaffarato scambio tra mercanti e avventori ma ho potuto in ogni caso cogliere l'essenza di questo posto davvero piccolo e pacifico.
Quello che non tradisce mai è la presenza di alcuni pub, anche se in Scozia latitano molto di più che nel resto del Regno Unito.
Ce ne sono due molto interessanti da queste parti.
Il primo e l'Old Chain Pier, citato anche in molte guide.
E' ottimo per la sua posizione e la vista panoramica sul Forth.
La birra è buona e l'ambiente cordiale ma, per quanto riguarda il cibo, la parvenza è più quella del ristorante che del classico pub costiero.
Non tradisce le aspettative lo Starbank Inn, dove si mangia davvero bene e dove tutti sono perfettamente cordiali. 
Proprio davanti a questi due pub c'è la fermata dell'Autobus per tornare diretti in centro ad Edimburgo, dalle parti di Princess Street. Con 3 sterline tornate dritti in città.
Di quel giorno mi resta dentro il passeggiare spinta dal vento e quella continua alternanza tra nuvole e sole che rende magnifico il cielo da quelle parti.

Il Giro di Svizzera continua

Svizzera

Dove eravamo rimasti col Giro di Svizzera!?
Ah sì, ero ferma in a Basilea.
Se c'è una cosa che mi fa proprio impazzire della Confederazione Elvetica è che ci sono 4 identità, almeno, in un territorio unico.
Quando ero piccola ero convinta che le lingue in Svizzera sono solo tre.
Poi scoprii la quarta e ne divenni pazza.
Quando vivevo in Ticino, cercavo spesso di beccare sulla RSI (che al tempo era TSI) il telegiornale dei Grigioni, la regione che si trova al confine con la Valtellina, per intenderci.
Adoravo quel telegiornale e cercavo di capire le parole in Romancio.
Questa lingua, la quarta ufficiale della Confederazione Elvetica, è parlata non da molte persone ma è una risorsa culturale pazzesca.
Una volta lessi anche un annuncio di lavoro dove si richiedeva il Romancio e sorrisi.
Tornando al mio giro di Svizzera, Basilea è davvero interessante e ve l'ho raccontata in un post pieno di profumo di Tea.
Da qui mi sposterei dritta in quelle zone Svizzera che ora come ora, un po' ignoro.
La Turgovia, o Thurgau, è un cantone a Ovest della Confederazione, vicinissimo al lago di Costanza.
E' un cantone che un po' mi incuriosisce e me lo immagino calmo, rilassato e con qualche castello qui e lì.
Da questa zona al Cantone San Gallo il passo è davvero breve e qui mi fermerei qualche giorno.
Giusto per gustarmi le Cascate del Reno e la bellezza di una zona di confine.
Lo sapete, io amo i confini. Sanno di buono e di cose che in zone centrali di una nazione non ci sono.
Da San Gallo, muovendosi verso sud, l'itinerario porta dritto in uno di quei cantoni Svizzeri divisi a metà: l'Alpenzellen, interno e esterno.
Conobbi questo cantone dai racconti di una collega.
Sorridevo al nome Alpenzellen perché mi sembrava un nome comico.
Poi assaggiai il formaggio che viene da lì, e capii quanto serio possa essere questo cantone spartito in due.
Alpenzellen chiama poi Grigioni, e da qui sarebbe davvero difficile venire via.
Lo farei solo per concludere il giro, ritornare in Ticino e riempirmi il cuore con la vista del "mio" lago di Lugano che, quando vivevo lì, prendeva le mie preoccupazioni ogni sera e le trasformava in perfetta serenità.
Sarei pazza a non farmi mancare un luogo così!

Il Gusto e il Benessere

Show cooking al Falkensteiner Balance Resort - © 2013 Giovy
Gli Show Cooking mi sono sempre piaciuti un sacco.
Adoro certi chef (mica tutti) e pendo dalle loro labbra quando raccontano qualche piccolo segreto del loro magico operare.
La cucina per me è una forma di magia, sui generis.
Si crea, si trasforma, si cambia gusto alle cose.
Durante i miei giorni al Balance Resort di Stegersbach ho avuto l'opportunità di seguire uno show cooking dello chef Peter Jungbauer, giovane ed estremamente sapiente.
Cucinare per un Resort, il motto del quale è porre l'io al centro con salute ed estrema cura, non è proprio facile.
I clienti di questo Resort possono essere persone in cerca di una nuvola di riposo totale oppure pionieri di una nuova forma fisica. 
Proprio per questo è nato un programma che si chiama Metabolic Balance®, dove si pone particolare attenzione al bilanciamento degli alimenti e all'attività fisica proposta al cliente.
Al di là di ciò, la cucina studiata da Jungbauer è davvero perfetta sia se si pensa alla salute che al gusto.
Durante lo show cooking, lo chef ci ha spiegato di usare moltissimo sia piatti di gusto (e fattura) orientale che occidentale.
Non avrebbe potuto affermare nulla di più vero: la sera, a cena, ho avuto l'occasione di assaggiare un pollo "yin e yang"dove la salsa di soia e le verdure trionfavano in un insieme di sapori.
Il ristorante Imago, proprio dove cucina Jungbauer, è a disposizione dei clienti ogni sera con tre menù diversi, studiati e bilanciati appositamente dallo chef.
Si tratta di 3 portate, un giro di insalate al buffet (c'è di tutto, credetemi), per finire con un trionfo di formaggi da mangiare proprio dopo il dolce.
Una cena all'Imago è una delizia per il palato e per lo spirito.
La settimana scorsa vi raccontavo di come la persona si senta coccolata e si stia bene tra le mura del Falkensteiner. A quelle parole aggiungete ora quelle di questo nuovo post.
L'anima si rilassa, lo stomaco si allieta senza diventare pensate.
Gli occhi si perdono tra le colline del Burgenland e tutto diventa, improvvisamente, bellissimo.
Ecco perché il Balance Resort Falkensteiner di Stegersbach fa bene alla salute!

Bradford-on-Avon: la magia del Wiltshire

Bradford-on-Avon
Bradford-on-Avon - © 2013 Giovy
Quando sei in giro per il Witshire hai l'imbarazzo della scelta su cosa fare.
E' un pezzo d'Inghilterra davvero pieno di villaggi da vedere.
Molti si trovano più vicini a Bath e al Somerset che a Salisbury e al resto del Wiltshire, ma le ottime linee di trasporto pubblico aiutano di certo i viaggiatori (e la sottoscritta) ad andare alla conquista di un così bel pezzo di mondo.
Uno dei villaggi più accessibili sia da Bath che da Salisbury è Bradford-on-Avon.
Occhio a metterci sempre i trattini in mezzo, lo dice la grammatica Inglese!
In UK, esistono ben 7 fiumi Avon.
A cosa si deve tutto ciò? Al fatto che, quando arrivarono i Romani da queste parti, essi chiesero ai locali come si chiamassero i corsi d'acqua che passavano nelle zone occupate. La risposta era sempre "Avon", parola che nelle lingue celtiche (Gallese in primis) vuol dire "fiume". Nel Gallese contemporaneo, fiume si dice Hafon, e quella F diventa un V. 
Svelato il mistero linguistico, vi dico che gli inglesi hanno fiumi davvero belli e ben curati, sia nei loro tratti cittadini che in quelli di campagna.
La cosa è ben visibile a Bradford che è un piccolo gioiellino che sembra uscito da storie del secolo scorso.
La città crebbe molto tra '700 e '800, con il proliferare dell'industria laniera.
Bradford, infatti, accoglie tutti con un bel ponte di foggia ottocentesca e con un mulino, ora restaurato e adibito a ristorante, dove un tempo si filava della gran lana.
A me piacciono le città laniere, perché sono nata in una di esse e ho una specie di simpatia per i paesi che le assomigliano. 
Il fiume è stato sempre vita per questa città e l'ha fatta crescere tanto che, a metà Ottocento, vivere da queste parti era davvero una cosa da fighi.
Il villaggio ora è ben conservato ed estremamente piacevole da visitare.
Vi consiglio di seguire il Town Path: troverete la cartina del sentiero all'ufficio turistico (per 20p).
Questo sentiero vi porterà dentro la storia di questo luogo dove c'è un unicum di tutta l'Inghilterra: una vecchissima chiesa di impianto Sassone che merita davvero di essere vista.
Una giornata a Bradford è un buon modo per dedicarsi del tempo e conoscere una realtà nuova.
Io sono stata davvero bene da queste parti e ho adorato la calma che impera nella tranquilla campagna di questa parte d'Inghilterra.
Se pensate di andare alla scoperta del Wiltshire, includete Bradford nel vostro itinerario.


La bellezza di Bradford on Avon
Le stradine di Bradford - © 2013 Giovy

Al Settimo Cielo con Air Dolomiti

Contest Settimo Cielo

Quante volte vi siete sentiti al Settimo Cielo?
Io ci sto pensando da quando ho letto che Air Dolomiti invita tutti i viaggiatori a riflettere su questa cosa.
E' online, infatti, un contest molto allettante.
Sono in palio ben 10 voli A/R per Monaco di Baviera o per Francoforte e, atterrando in questi due mega-aeroporti si possono visitare zone molto interessanti della Germania.
Come fare per vincere questi voli?
Il tutto è molto semplice.
Collegatevi alla pagina #AlSettimoCielo del sito di Air Dolomiti.
Scegliete una foto che, per voi, significhi "Sono al settimo cielo!" oppure che siano state scattate da luoghi molto alti, dove l'orizzonte è aperto e sterminato.
Essere al settimo cielo vuol dire molte cose.
E' una sensazione personale e le immagini sono un buon mezzo per raccontare cosa proviamo.
Io sono qui che sto pensando a che foto inviare.
Ah, c'è tempo fino a fine Novembre!

Riassumendo E-TourismLab 2013


Io, a E-TourismLab 2013, ci dovevo andare.
Frase un po' sgrammaticata, in apparenza, ma vera.
Ci dovevo essere e non sono riuscita a raggiungere Levico in quei giorni.
Un po' mi sono girate, lo ammetto.
Per riuscire a far girare il mondo nel verso giusto, in quei giorni mi sono incollata alla mia timeline di Twitter per vedere cosa avrebbe partorito il grande hashtag ufficiale dell'evento.
Leggevo i tweet di gente che avevo incontrato durante #MeetETL, ai primi di settembre.
Vedevo twittare persone che, via web, mi sembra di conoscere da una vita e che avrei incontrato di persona molto volentieri.

Riassumente un'esperienza alla quale non si è partecipato non è facile ma il web è magico anche in questo senso. Vince la distanza e lo spazio-tempo.
Non ho sentito voci ma ho letto parole piene di senso, scaturite anche successivamente dai post dei chi era proprio a Levico in quelle ore.

Cosa ho capito da quanto ho letto?
Cosa è stato detto alle strutture alberghiere e agli operatori in campo dell'ospitalità?

- Bisogna essere presenti sul Web e bisogna esserlo nel modo giusto.
- Meglio un bel sito fatto come si deve che migliaia di euro spesi in chissà che brochure.
- E' sempre necessario lavorare bene sulla propria reputazione online.
- Destination Marketing: entrano in campo due giocatori fondamentali. 
Sto parlando del Microblogging e del Social Media Markenting. Occorre tener presente tutta la squadra.
- Professionalità: ci sono molte persone volenterose, brave e preparate che possono affiancare gli operatori del settore in questioni di Marketing Territoriale.
Colei che sta scrivendo è, ad esempio, una di queste.
- Mai dimenticare di buttare 10 mila occhi all'Usabilità del vostro sito. E' fondamentale!

Le cose da dire sarebbero migliaia ed io aggiungo la mia: qualità, in primis, e un pizzico di pazzia. L'innovazione e la crescita passano anche da qui.

Il Giro di Svizzera

Schweiz

Uno dei pensieri che mi gira in testa da un po' è quello di poter fare il Giro di Svizzera con la Posta.
Per chi non ha mai vissuto in Svizzera, specifico che la Posta è in realtà l'Autopostale, ovvero la compagnia nazionale di trasporto pubblico.
"Vado ad aspettare la Posta", diceva ogni tanto la mia amica Linda.
E molti pensavano che scendesse sotto casa ad attendere il postino... invece si recava alla fermata dell'Autobus.
Il bus della posta hanno fatto poco parte della mia quotidianità Elvetica, così vorrei rimediare con un bel viaggio in giro per tutti i Cantoni.
Quello che sto per raccontarvi non è ancora un viaggio ma è pienamente un fantaviaggio che, prima o poi, vorrei che diventasse realtà.

Sceglierei un mese di tarda primavera, così da avere un buon clima ma ancora quel che di non definito sulle montagne.

Comincerei ovviamente dal Ticino, dalla zona del Lago di Lugano che tanto amo.
Mi sposterei poi, con la Posta, nella Val Leventina e valicherei poi il Gottardo.
Una volta di là, mi dedicherei a quella che viene chiamata, storicamente, Svizzera Interna.
Percorrerei, scegliendo un bel paesino come base, la zona del Lago di Quattro Cantoni e salirei di su Rigi, la montagna che sovrasta Lucerna.
Mi godrei un po' questa città e le sue bellissime collezioni d'arte per poi andare a Zurigo.
Passerei le mie serate a guardare il lago scintillare e mi sposterei solo dopo aver colto ogni colore di questa splendida città.
Vorrei esplorare l'Oberland Bernese, dove si trova la tipica Svizzera che tutti immaginano e vorrei passare qualche giorno a Grindelwald o nei paesini limitrofi per godermi tutti i più grandi ghiacciai delle Alpi.
Dopo l'asprezza dei Monti, ci penserebbero le colline dolci del Vallese e del Canton Vaud a coccolarmi.
Qui la Svizzera è davvero particolare: ci sono delle colline che farebbero invidia a zone come la Borgogna, in Francia.
Una volta qui, partirei alla scoperta di Basilea, sia città che "Land". 
Basilea, infatti da il nome a due cantoni: Basel Stadt e Basel Land.
A questo punto sarei solo a metà del mio viaggio e, a conti fatti, sarei già via di casa da quasi un mese.

Che dite, continuo e faccio anche l'altra metà della Svizzera?
Sono già pronta per il fantaviaggio nr.2.

La mia terra


Quelle che vedete in questo video sono le mie care montagne. Quei rilievi che ho conosciuto giorno dopo giorno, finché non sono diventata grande. Campogrosso è un territorio che si trova proprio al confine tra Veneto e Trentino. Dopo Campogrosso, per intenderci, inizia la Vallarsa e poi c'è Rovereto. Per me la visione di quelle montagne equivale alla visione di casa.

La pioggia più bella

Viaggiare con la pioggia
Picture by Dragan Todorovic @ 500px.com
In questi giorni piove un sacco, non sono io di certo il genio che vi sta dicendo una novità.
Ho sempre avuto delle opinioni contrastanti sulla pioggia finché non ho capito che io e l'ombrello non andiamo d'accordo e che camminare sotto l'acqua in sandali e col poncho è una grande cosa.
Se non ci credete, leggete questo post sullo Snowdon, nel nord del Galles, dove la pioggia era così intensa da sembrare quasi orizzontale.
Pensando un po' a questo tempo umido e poco allettante, m'è venuta in mente una cosa.
Giriamo il mondo, spesso, inseguendo il sole e il bel tempo.
Ma se invertissimo la prospettiva e andassimo in cerca dei momenti di pioggia più belli di sempre?
Non prendetemi per matta! La pioggia serve alla terra per rigenerarsi e dovremmo cominciare a guardarla con accezione positiva.
Senza di essa, non ci sarebbe vita.
Guardate poi la foto qui sopra: è o non è magnifica con quella pioggia che scende copiosa dal cielo?
A volte un mondo nuovo si può creare semplicemente con un cambio di prospettiva.
Vi racconterò quindi quella pioggia che, in giro per il mondo, non ho mai dimenticato.
Ero in Brasile alla mia prima conoscenza con quello che sono i Tropici.
Avevo letto molte cose sui temporali in quelle zone ma mai nulla fu più bello di quando, in sandali e canottiera, presi l'acqua per la prima volta.
Ero in strada e stavo giocando con i bimbi dell'associazione alla quale collaboravo.
D'un tratto, cominciarono a venir giù dei goccioloni pazzeschi ed io rimasi coi bimbi, a giocare come fossimo dentro una doccia immensa. L'acqua era calda ed io ridevo come non mai.
Un quarto d'ora dopo tornò il sole e nel giro di poco ci asciugammo.
Fu quello il momento in cui capii che è meglio avere i sandali che le scarpe chiuse sotto la pioggia battente.
La seconda pioggia che non scorderò mai fu quella a Santa Clara, a Cuba
Era il mio primo viaggio sull'isola ed era quasi sera in quel della città dove la Rivoluzione trionfò.
Le nuvole si addensavano in cielo con una velocità pazzesca e il loro colore era nuovo ai miei occhi di viaggiatrice: erano viola e nere. Una cosa mai vista.
Il temporale fu violentissimo, i fulmini non perdonavano e fui costretta a stare al coperto, osservando da un vetro quella quantità grande d'acqua riversarsi a terra.
Le nuvole sembravano danzare, cedendosi il passo l'una con l'altra, quasi fossero a ritmo.
Non dimenticherò mai nemmeno la pioggia di Callanish, alle Ebridi.
Avevo provato molte volte la pioggia delle Isole Britanniche ma mai ci fu pioggia più soffice di quella di quel giorno. Sembrava vaporizzata, sebbene costante.
Era magica, come magico il luogo sul quale cadeva.
E' bello conoscere il mondo attraverso le sue peculiarità... e la pioggia potrebbe essere una di quelle.
E voi, che acquazzone ricordate?

Io e il Falkensteiner Balance Resort

Infinity Pool - © 2013 Giovy
Nei giorni scorsi ho vissuto un piccolo sogno.
Guidando per 700 km circa, da Carpi, io e Gian abbiamo raggiunto il piccolo villaggio di Stegersbach.
Questo piccolo paesino sembra proprio uscito da qualche favola a lieto fine.
Si trova a circa un'ora a est di Graz ed è molto vicino all'Ungheria.
Nell'arrivare lì dall'autostrada, si coglie subito la bellezza della Regione del Burgenland, un pezzo d'Austria che proprio non conoscevo.
Dolci colline, vigneti e meleti fanno da cornice al Falkensteiner Balance Resort, un hotel di classe nato nel 2006, con oltre cento camere e uno stile davvero impeccabile.
La zona è perfetta per qualche giorno (ma io direi anche qualche settimana) per dedicarsi a se stessi: qui c'è tutto quello che serve per stare bene e passare delle ore all'aria aperta.
Nella prossimità del Resort partono molti sentieri, ben segnalati, adatti sia alle passeggiate tranquille che al Nordic Walking.
L'hotel mette inoltre a disposizione delle e-bike, bici a pedalata assistita, per dimenticarsi di avere un'auto e godersi in pieno la natura. Queste bici sono anche un ottimo pretesto per concedersi una degustazione dell'ottimo vino locale. La zona è, infatti, piena di cantine.
Tutto questo è "fuori". Veniamo ora a "dentro".
L'architettura del Resort a me è piaciuta molto: legno, colori chiari e minimalismo misurato.
Le stanze sono grandi e davvero ben arredate.
Io mi sentivo davvero una piccola principessa nella mia stanza con vista sulle colline del Burgenland.
La favola si completa e si rende magnifica quando entra in gioco l'Acquapura Spa.
Lo ammetto, ho un certo debole per le Spa ben fatte e dove posso prendermi del tempo per me... ma questa superava ogni mia aspettativa.
"In der mitte Ich", questa era la frase scritta sulla porta del centro benessere. L'Acquapura Spa è un luogo dove l'io viene messo al centro, e il mondo resta a scorrere al di fuori.
Qui il tempo si ferma e tutto diventa silenzio, riposo, relax e benessere.
La Spa offre anche dei trattamenti estetici in perfetto equilibrio tra la conoscenza europea e la sapienza del benessere di stampo orientale.
Se chiudo gli occhi la mia mente mi riporta lì, dentro quel momento di totale sospensione da tutto ciò che è brutto e di grande immersione in tutto quello che è meraviglioso.
E, come dicono al Falkensteiner, al centro ci sono solo io.


Falkensteiner collage - © 2013 Giovy

Valsugana: un po' di Storia e molta Natura

Visitare la Valsugana
Val di Sella in Autunno - Foto da VisitValsugana.it
Nei giorni scorsi sono stata un po' vagabonda.
Non ho fatto a tempo a mettere a posto lo zaino dal viaggio in Inghilterra che ho preparato la versione "sto via pochi giorni" e sono partita per l'Austria.
Non mi lamento di certo, sarei stupida a farlo, ma ora come ora ci vorrebbe un luogo per decomprimere la sensazione del viaggio e del ritorno.
Avevo già scritto qualcosa a riguardo raccontando di Flensburg, in Germania.
Senza volare fino all'estremo nord del paese teutonico, c'è un altro luogo che sarebbe perfetto per questo genere di riposo attivo e molto rigenerante.
Sto parlando della Valsugana che, d'autunno, diventa ancora più bella.
In autunno si tende un po' a dirsi "ma cosa vuoi che esca, piove" oppure "sta venendo freddo, non è momento per andare in giro". Dicendosi così ci si sbaglia di grosso.
L'autunno è perfetto per viaggiare perché la temperatura non è ancora troppo pungente, non c'è ghiaccio per strada, la gente in giro è poca, i prezzi convenienti e i colori incredibili.
Io adoro i fianchi delle montagne, quei fianchi dove ci sono i larici.
I larici sono tra le poche conifere che perdono tutti gli aghi e cambiano colore in autunno.
A mio avviso quelle macchie gialle in mezzo al verde intenso degli abeti sono un qualcosa di speciale.
Ok, direte voi, andiamo in Valsugana ... ma cosa facciamo?
Ve lo dico io. Intanto voi preparate i bagagli.

- Giorno 1: arrivate a Levico e vi dedicate alla scoperta di questo paesino davvero gradevole.
Prendetevi il tempo per guardare il lago, seppur malinconico e, se vi resta un pomeriggio libero, puntate dritti verso Arte Sella.

- Giorno 2: alzatevi di buon ora, fate una gran bella colazione e dirigetevi verso la Kaiserjägerweg.
D'estate è un paradiso per i motociclisti ma d'autunno è più calma e tranquilla.
Si tratta di una strada storica, di fondamentale importanza durante la Prima Guerra Mondiale, dalla quale ammirare la Valsugana e i territori circostanti.

- Giorno 3: regalatevi un viaggio in un altro tempo e in un altro mondo e dedicatevi alla Valle dei Mocheni, vicinissima alla Valsugana ma unica nel suo genere.
E' una valle abitata dai discendenti di un antico insediamento bavarese.
Qui viene parlato un dialetto davvero speciale che arriva dritto dalla Baviera.

Lasciare tutta questa bellezza e tornare a casa non sarà facile.
Dentro di voi ci sarà una grande energia, come quella nata e cresciuta da queste parti in occasione di E-TourismLab2013. Io non c'ero in quei giorni ma seguivo da Twitter.
Proprio come seguo i consigli di VisitValsugana, sperando di tornare presto da quelle parti per respirare un po' di sana vita.

Fermiamoci a Salisbury

Cattedrale di Salisbury
Il panorama ritratto anche da Constable - © 2013 Giovy

Lo so, questa foto l'avete già vista. Ma a me, Salisbury è proprio rimasta nel cuore e oggi vi racconto come mai è proprio bello fermarsi qualche giorno in questa città del Wiltshire. Riguardo questa foto e penso che ho avuto quasi la fortuna di avere lo stesso punto di vista del grande Constable, pittore inglese che, assieme a Turner, racchiude tutta l'anima del romanticismo pittorico made in Britain.

Corniglia: la terra di mezzo


Corniglia Cinque Terre
Picture by Angelo Ferraris @500 px.com
Corniglia ... ah mi è tornata in mente giorni fa, chiacchierando con i miei ospiti Scozzesi.
Si parlava di Cinque Terre che sono sempre un must del grand tour in Italia.
Raccontavo loro di quanto ho amato Corniglia e di quanto mi piaccia definirla "la terra di mezzo".
Essa è, in realtà, la terra di mezzo delle Cinque che formano quel meraviglioso luogo che tutti conosciamo. 
Arrivando da La Spezia, prima di lei, si trovano Riomaggiore e Manarola.
Dopo di lei, Vernazza e Monterosso.
Corniglia è lì, placida e tranquilla, arrocatissima su quello sperone di roccia.
Di tutte le Cinque Terre, Corniglia è quella che per conformazione fisica e morfologia mi intriga di più.
Mi sembra davvero un qualcosa in bilico sul mare ma lei è là, arrocata e salda.
Dal treno non si nota ma dal mare si vede benissimo quanto sia impervia e riservata.
Questo piccolo villaggio non è luogo per molti turisti, a differenza di Monterosso e Vernazza.
Scoprii Corniglia anni fa quando, con mio fratello, decidemmo di andare al mare proprio là.
Dalla fermata del treno è sufficiente scendere verso la spiaggia di ciotoli che si trova proprio sotto la stazione e il gioco è fatto.
I ciotoli sono duri sotto la schiena ma sono molto arrotondati e sono gentili a modo loro.
Di questa zona ho amato molto il fatto che il mare si subito molto profondo una volta messi i piedi in acqua. State quindi attenti quando farete il bagno e non rischiate se il mare è troppo mosso e non vi sentiti sicuri del vostro modo di nuotare.
A Corniglia il mare è di un blu intenso capace di avvolgerti.
Questo è un luogo che ti mette alla prova perché le salite sono impervie e non perdonano le gambe di nessuno.
Un giorno decisi di andare verso il paese prima di scendere in spiaggia.
Ci vuole gamba, ci vuole fiato ma una volta arrivati alla Terrazza di Santa Maria lo sforzo viene ripagato in ogni suo centesimo.
Un sorso d'acqua, un po' di focaccia recuperata strada facendo e la spiaggia è a pochi passi.
Certo, in discesa è tutto più facile! 
Ho amato questo luogo e lo ritengo il mio preferito tra i cinque. 
Mi piacerebbe vederla d'inverno, magari in un giorno in cui il mare è in burrasca.

Le stagioni a Les Tuileries

Giardino delle Tuileries
Picture by Adrien C @ 500px.com
Parigi è una città che non ha bisogno di certo di pubblicità.
Non so quanti miliardi di post girino sul web a riguardo della Capitale Francese e, per me, è uno di quei luoghi che davvero ho visto parecchie volte.
Ve lo raccontai già in passato: una volta volai a Parigi solo per recuperare un libro e non me ne pentii affatto. 
Ripensando alle giornate Parigine che ho vissuto, ce n'è stata soltanto una che ha seguito il classico modus vivendi del viaggiatore che vuole scoprire ogni cosa.
Quel giorno girai come una matta e alla sera crollai sul letto come una pera cotta.
Se mi chiedessero cosa non vorrei e potrei mai perdermi dell'antica Lutetia, la mia risposta sarebbe certamente duplice.
Non mancherei mai di stare un po' di tempo sul Pont des Arts, a guardare la vita della città che scorre tutta attorno a me.
Non so che ha quel luogo... ma è capace di ipnotizzarmi e tenermi lì, ad osservare lo scorrere deciso della Senna.
La seconda risposta riguarderebbe sicuramente il Jardin des Tuileries con le sue sedie reclinate dipinte di verde.
C'è chi le trova orride, io le trovo oggetti di altri tempi.
E' come se ci fossi affezionata.
I giardini sono stati pensati dalla mente poliedrica di Francesco I, simbolo di un rinascimento francese davvero potente e che sapeva il fatto suo.
Questo luogo ne passò di ogni, in tutte le epoche. Venne rimodernato, furono applicati altri stili e gusti ma rimase sempre un punto di incontro per la città che contava.
Fu anche un luogo molto importante durante la Rivoluzione Francese.
Potrei stare qui ore ad elencarvi quante cose sono successe a Les Tuileries ma non è quello che voglio scrivere oggi.
Questo luogo per me è una sorta di calendario visivo.
Io arrivavo qui, sceglievo la mia sedia verde reclinata, la giravo in modo che guardasse gli alberi e non la fontana e poi mi ci accomodavo.
Da lì avevo la vista su un momento che diventava un incontro tra me e Parigi.
Guardavo la natura dentro la città e ci vedevo il tempo che scorreva.
Una volta le foglie erano piccole e appena nate. Una volta erano verde intenso, simbolo dell'estate.
Poi arrivò quel giorno in cui, in un tardo ottobre, mi misi lì a recuperare il fiato dopo una giornata davvero intensa in giro per la città.
Non so quanto camminai ma quando arrivai lì, sulla mia sedia, tutto si fermò.
Fu la prima volta che conobbi l'autunno a Parigi e lo trovai bellissimo.
Ecco perchè quando qualcuno mi chiede qual è la stagione migliore per vedere la Capitale Francese io rispondo sempre "Ottobre".
Perché porto nel cuore ancora quei colori caldi, capaci di farmi vedere Parigi sotto una luce nuova.
Io vi consiglio di cercare il vostro alloggio a Parigi con All-Paris-Apartments.
Fantaviaggiavo un po', poco fa, su questo sito e l'ho trovato fenomenale.
Ho scelto almeno 10 case dove vorrei stare!
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