Il Muro e le sue Storie

Il Muro di Berlino
Picture by Loic Guston @ 500px.com
Quando ero alle medie, in terza, avevamo un piccolo libro con delle letture che accompagnava i nostri studi di grammatica. C'erano racconti di ogni genere: alcuni erano proprio delle storie inventate, altri erano romanzati e altri erano presi da articoli di cronaca.
Di tutti quelli che ho letto e studiato, me ne sono rimasti impressi due: Uno parlava di Udo Lindenberg, un cantautore tedesco famoso dagli anni '60 in poi e della sua canzone Cello. Che tra l'altro mi piace anche.
Il secondo si intitolava Liebe zwischen Ost und West.
Amore tra l'Est e l'Ovest ... era il 1992 quando lessi quel testo.
Il muro era caduto da poco e la Germania doveva ancora nettamente ricomporsi.
Raccontava di una coppia divisa dal muro.
Al momento della costruzione lei era rimasta ad Est e lui a Ovest.
Niente di più facile, nulla di più vero.
La prima volta che sono andata a Berlino dormivo dalle parti di Postdamer Platz.
Non c'è luogo ai miei occhi più bello di quello in tutta la città. 
Io mi "immago" alla sera, quando le luci del Sony Center cominciano a danzare con la dolcezza del cielo che diventa scuro.
La prima volta che arrivai lì e uscii dalla metropolitana, vidi il muro ... lì dove è sempre stato.
Lo guardai come si contempla un'opera d'arte, ben cosciente che invece dell'arte stavo ammirando la storia, con tutti gli annessi e connessi.
Restai lì imbambolata, tanto che la mia amica mi chiamò un paio di volte prima che me ne accorsi.
Restai lì perché di lì non mi volevo muovere.
C'era poca gente in quel momento dalle parti di Postdamer Platz.
Era sera, quasi il crepuscolo.
Le luci cominciavano a danzare ed io ero rapita dal muro.
Mi avvicinai timida, lo toccai ed ebbi un brivido.
Forse ero troppo vicina alla storia, forse era solo la sera che calava.
Ci posai un orecchio.
Il muro era freddo ma parlava... e mi raccontava quella storia di un amore vissuto tra Est e Ovest.

Ecco, ogni volta che torno a Berlino io non posso che pensare, per un istante, a questo.

2 commenti:

  1. Come hai ragione. Appena si tocca il suolo berlinese la presenza del muro è incombente nella mente. Tante le storie, i racconti che si sono letti e sentiti. E vederlo, toccarlo, seguirne le tracce fa sempre molto effetto.

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  2. Quando si calpesta il suolo di Berlino, sia che ci si trovi nella parte est che in quella ovest, un viaggiatore consapevole ha sempre in mente quel che è accaduto e quello che la città ogni giorno testimonia col muro. Amo il muro come forma d'arte, ma mi ha colpito soprattutto per le emozioni che ha suscitato in me in quanto documento di storia. Quello che mi fa ribrezzo è invece l'insensibilità di coloro che vogliono abbattere una parte del muro per ricavarne abitazioni di lusso.

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