Zocalo: il centro di Città del Messico

Picture by German Moreno @ 500px.com
Le città sono, per me, esseri senzienti con tanto di cuore, anima e cervello. E nervi... sì ci sono anche i nervi.
Quando sono in viaggio mi piace esplorare i luoghi fino alla loro anima: adoro conoscerli e farmi conoscere da loro.
Quando sono arrivata in Messico mi sentivo stordita dalle ore di volo, dall'altitudine mista all'inquinamento di una capitale che sembra non avere fine.
Avevo con me uno zaino di 12 kili eppure faticavo.
Ne avevo lette di ogni sul fatto che atterrare a Città del Messico fosse un po' "sballino" ma provarlo fu davvero qualcosa di inaspettato.
L'ostello dove io e la mia migliore amica dormivamo era in pienissimo centro, nel cuore della città chiamato anche Zocalo.
Tutte le città messicane con un po' di storia possiedono uno zocalo, ovvero un basamento dove di solito è inserita la Bandiera Nazionale.
Avevo visto già un paio di volte Traffic e avevo in mente quella scena in cui lo Zocalo di Città del Messico viene mostrato dall'alto di un elicottero.
Dopo un bel po' di metropolitana (dall'aeroporto) arrivai alla fermata giusta.
Scale, scale, scale, cammina, cammina, cammina, scale, scale, scale ... ecco ... vedevo la luce.
Uscimmo dalla metropolitana mentre il buio ammantava il cielo.
Il cielo era di un colore così intenso che tutto risaltava.
Davanti a noi il Duomo, con le sue pareti così instabili eppure bellissime.
La Bandiera che sventolava al centro della piazza sembrava voler avvolgere il mondo intero data la sua grandezza.
Il Palazzo Presidenziale brillava grazie alle luci gialle che lo illuminavano.
Attorno a noi una masnada di gente che passeggiava, vendeva cibo, si divertiva.
Era settembre, il Mese della Patria e dell'Indipendenza e tutto sembrava essere in piena festa.
Non capivo se mi girasse la testa ancora per quell'effetto "arrivo a Città del Messico" oppure se veramente fossi rimasta stordita da un arrivo così grande in città.
Arrivare dritti al cuore di un luogo può essere un colpo pazzesco ed io in quel momento ero nel mezzo di un turbinio di sensazioni date da una città che sembrava dirmi in tutti i modi: Benvenuta in Messico!


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