Una storia che non voglio dimenticare mai


A 18 anni ha voluto un suo appartamento.
E se l'è guadagnato lavorando.
Aveva un diploma di ragioneria, sapeva bene il francese e faceva i conti a memoria come nessun altro al mondo.
Era fiera, caparbia, con lo sguardo grande anche nelle foto in cui era piccola.
Sembrava voler sfidare il mondo in ogni istante ed ha avuto la grande opportunità di vivere quegli anni '60 così tremendi e speciali allo stesso tempo.
Le piaceva andare a ballare, amava le feste danzanti e la musica di tutti i cantanti dell'epoca.
Un giorno scoprì un certo Francesco Guccini e le piacque così tanto da apprezzarlo per tutta la vita.
Conobbe un bel ragazzo, capelli neri e occhi verdi.
Era "foresto" ... ovvero non Veneto ma in quegli anni, a Valdagno, arrivavano molte persone da mezza Italia per via dell'Istituto Tecnico per l'Industria tessile.
Tanti diplomati al liceo, invece di andare all'università, facevano un altro triennio lì... per diventare esperti dell'industria tessile.
Mica si formalizzò lei per quell'accento lombardo!
Lui era un poliziotto e, malgrado divergenze di vedute, si innamorarono.
Diventò madre quasi per caso a 20 anni, e poi di nuovo a 21... quasi 22.
Figli, una famiglia, un posto di tutto rispetto in direzione generale filati.
Uno di quei posti da segretaria per cui tante donne avrebbero fatto la fila.
Ma lei no... lei non si è accontentata di quello e ha voluto seguire i suoi sogni, anche se questo voleva dire tornare a studiare e sacrificare molto tempo.
Cominciò così la scuola infermieri perché quella era per lei una vocazione.
Diventò un'infermiera ... di quelle brave, di quelle che litigano con le suore in corsia e sono anche capaci di tirare loro un piatto di purè in testa perché si comportavano male coi pazienti.
Notti su notti assieme alla sua amica, quella che chiamava la Maria Melina.
Questa ... mora e coi capelli sempre raccolti e tenuti bene.
L'altra, bionda ... un po' come Candy e la sua amica/nemica Fleming.
Ma ante litteram, perché in questo punto della storia siamo all'inzio degli anni '70 ... o giù di lì.
Poi un giorno, magicamente, quella donna bionda resta incinta di nuovo e va in crisi.
Il terzo figlio, siamo sicuri, oddio cosa faccio, e se i soldi non bastano.
Ma quel bimbo, anzi bimba, nacque... e fui io. Era il 1978.
Adoravo le sere in cui mia madre mi raccontava di come sfidava i tempi.
Di quella volta che prese un aereo per andare in Calabria a trovare un amico, prima di mio padre.
E il paese ne parlò per mesi perché una ragazza da sola non poteva fare questo.
Di quella volta che una sua collega infermiera ma suora si innamorò di un dottore, come in un romanzo, e lei le prestò un vestito per lasciare l'ospedale e accogliere una vita assieme a quell'uomo.
Di tutte quelle volte che mi diceva che ero una grafomane perché scrivevo sempre.
L'ho adorata quando sono andata a vivere da sola e lei mi ha fatto gli scatoloni.
Ci ha sempre insegnato ad essere fieri e indipendenti e ci ha sempre voluti liberi.
In tutto quello che facevamo.
A me, personalmente, ha insegnato la bellezza di due occhi aperti sul mondo.
A qualsiasi età, quando le dicevo che volevo viaggiare, lei mi sorrideva e in dialetto mi diceva "Te fe ben, a go caro" ... fai bene, sono felice.
Ci siamo scornate, litigate mille volte o forse più.
Mi ha dato le chiavi di casa a 6 anni e, dato il suo lavoro, era raro per me vederla un giorno intero.
Ora, col senno di poi, penso che, almeno un giorno al mese, avrei voluto una mamma più tradizionale.
Ma solo un giorno al mese ... perché io adoravo il modo che aveva, tutto suo, di volermi davvero bene.
Questa era la mia mamma.
Che un anno fa, proprio oggi, mi ha lasciata.
Adesso di sicuro se ne sta da qualche parte a dire "guarda, grafomane com'è quella scrive anche oggi".
Ma io lo so che è felice perché lei è sempre stata fiera di me.
Ed io di lei.
Grazie di tutto Bruna, sei le mie radici!

8 commenti:

  1. Quanti brividi Giovy.
    Che donna eccezionale la tua mamma, lo avevo capito già quando ne hai parlato altre volte ma la sua storia, la vostra storia, così in dettaglio...davvero dà i brividi.
    Un abbraccio Susanna

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  2. Grazie di averci fatto partecipi , hai scritto con molta semplicita'eppure e' cosi profonda l'emozione che mi hai dato.
    Hai avuto una grande mamma.

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    1. Grazie a te per avermi lasciato il tuo pensiero

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    2. Mitica Bruna!
      Grazie Gio per aver scritto la sua bella storia...ho i lacrimoni!
      Un bacione, a presto

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    3. Grazie per essere passata a leggere Lindauz!!
      Non vedo l'ora di vederti!

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  3. il tuo post e' commovente
    ciao :)
    antonia

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    1. Grazie Antonia,
      mi ha commosso molto anche scriverlo.

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