Sogni di una Bimba a Strasburgo

Francia Strasburgo
Picture for courtesy of PeaceReporter
Sabato scorso ho fatto un piccolo viaggio che rimandavo da tempo.
A volte l'ho rimandato perché nevicava, poi ci si è messo il fato e mi si è rotto il parabrezza.
Dopo aver fatto una constatazione amichevole con la natura e sostituito il vetro, mi sono fatta coraggio e ho preso la mia super Yaris per tornare al mio paesello natale.
Nei giorni scorsi, lo ammetto, mi era mancato.
Sulla mia pagina di Facebook vi avevo raccontato della tradizione delle mie parti di fare "Fora Febraro" e di passare l'ultima  notte del secondo mese dell'anno a far casino per mandare via l'inverno.
Ho finito anche di scrivere una cosa sul mio paesello vicentino e, cercando delle foto, ho capito davvero che nessuno è profeta in patria e che, infondo, la mia casa natale mi mancava.
Avevo rinviato il viaggio perché dal giorno in cui mia madre morì, io là non ci avevo messo più piede.
Avevo rimandato perché mio padre aveva cambiato casa e, per la prima volta in tutta la mia vita, sarei tornata lì e non avrei messo piede a casa mia.
Vivo lontana da quel luogo da più di 10 anni eppure il cuore mi bruciava.
Mio padre aveva alcune cose da darmi perché non ha più spazio per tenerle ora che vive in una casa più piccola. Tra le tante cose c'era una scatola piena di foto.
Ieri le ho guardate tra una risata e una lacrima e ho rivisto la Giovy a 5 anni mentre correva felice sulla piazza del parlamento Europeo di Strasburgo.
Io, la mia gonnellina di jeans, le mie codine bionde e i miei zoccoli del dottor Scholl che hanno viaggiato con me per mezza Europa.
Guardando quella foto (la vedete qui sotto) io ho ripensato a quel viaggio. 
Di Strasburgo ricordo poco i canali, le case con l'intelaiatura esterna tipiche dell'Alsazia e la Lorena, la quiche lorraine e chissà quante altre cose.
Quello che ricordo di quel viaggio è essenzialmente quella piazza.
Nella mia scatola delle foto ci sono altre immagini di me felice quel giorno.
Correvo, saltavo, ci sono delle foto in cui corro su e giù per le scale di quel luogo che, al tempo, mi sembrava quasi un tempio.
Quando i miei mi portarono lì mi dissero che stavo per vedere un luogo importantissimo per il mio futuro ed io mi sentivo quasi emozionata.
Vedevo in quel luogo il mio futuro, non come politica o deputata, ma come europea.
Quando mi spiegarono che l'Europa era come un abbraccio grande tra tutti quegli stati che a me già piacevano tanto io sorridevo.
In quella piazza sentivo la mia felicità per un qualcosa che vedevo come un'opportunità immensa.
Sono tornata a Strasburgo anni e anni dopo.
Di nuovo vidi quella piazza e ma i miei occhi portavano dentro tanta tantissima incertezza.
Ma la speranza c'era ancora.
Non so come reagirei se tornassi ora a guardare l'entrata del Parlamento Europeo.
Io di Strasburgo ricordo le emozioni, le speranze, i voli pindarici della mia mente, le mie aspettative, le mie idee chiare perché sapevo che avrei imparato tante lingue, sapevo che avrei voluto viaggiare.
Mi piacerebbe tornare a Strasburgo.
Mi piacerebbe da matti riassaporare l'Alsazia in tutti i suoi gusti e poi concludere un bel giro di nuovo in quella piazza.
Mi piacerebbe portare con me la mia foto e sedermi all'entrata nella speranza di poter parlare con qualcuno.
Direi a chiunque mi si sedesse a canto che, 30 anni fa, io ero quella bimba sorridente, saltellante e felice perché sapeva che l'Europa era il suo futuro.
Direi a chiunque che quell'Europa ora è un qualcosa di sorto e senza braccia perché, frontiere a parte, quell'abbraccio tra tutte le nazioni che io amo non lo sento più.
Io ero una di quelle che sognava di imparare l'Esperanto e che sperava in una comunicazione globale ma non globalizzata.
Io ero una di quelle che, con gli zoccoli ai piedi, ha girato tanto fin da piccola imparando da quei giorni lontani che l'Italia di sicuro non mi sarebbe mai bastata.
Io ero una di quelle che immaginava la sua vita in un futuro speciale e grande.
Ora sono una di quelle che a 35 anni vuole guardare avanti, capire che c'è un futuro grande e vedere quel futuro grande.
Ecco cosa fa il ricordo di un viaggio a Strarsburgo.
Guardo la cartina e mi sorprendo ancora che quella città sia così in alto.
Io me la immagino sempre un po' più in basso, non so voi...

8 commenti:

  1. mi ci rivedo in codesto racconto... mi ci rivedo parecchio... speranze fin da piccina e poi... ci lasciano qua, con un pugno di mosche...

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    1. Penso che per gente della nostra età sia davvero un sogno infranto.

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  2. Giovy cara, i tuoi post sono sempre bellissimi, spesso mi fanno sognare a volte "ricordare" ma questo mi ha commossa e toccata profondamente.
    Non ti conosco ma mi sembra che ci sia cosi' tanto di te in ogni sfumatura, in ogni riga e parola. E' come entrare in un scatola dei ricordi e dei sogni.

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    1. Che bel commento che mi hai lasciato Francesca!
      Sono così contenta perché mi sa che anche io e te eravamo amiche in una vita precedente :)

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  3. Bellissimo post Giovy. Comprendo che tornare al tuo paesello non sia stato facile, ma spero per lo meno che sia stato piacevole rivedere luoghi in cui hai trascorso anni felici.
    Strasburgo è stato per noi da bambini quasi una "mecca" dell'Europa. Anche io, parlando con persone che al Parlamento Europeo ci lavoravano come interpreti, sognavo di imparare tutte le lingue del mondo e andarci per parlare con le persone dei vari stati. E spero ancora di andarci,come turista, perchè l'Alsazia mi attrae...

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  4. Un viaggio "diverso" da quelli tuoi soliti che sto imparando a conoscere.
    Un viaggio intimo e delicatissimo che hai condiviso con noi e che ti avrà procurato emozioni forti e contrastanti.
    Ma che dolcezza vedere quella bimbetta che sei stata, correre con le sue codine bionde al vento, in quella piazza...
    Un abbraccio Susanna

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  5. Mi sono emozionata...davvero, grazie.

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  6. @Paola: l'Alsazia è bellissima e anch'io ci vorrei tornare presto. Nell'Europa ancora un po' ci spero ma i sogni sono davvero infranti.

    @Susanna: a volte è la mia anima a voler parlare più che il cervello da viaggiatrice :)

    @Simona: grazie mille. Un'emozione generata è un regalo grandissimo

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