Il Palazzo d'Estate ... in inverno



Chengde Palazzo d'Estate Cina
Picture by Raymond Lee @500px.com
Ho cercato a lungo delle foto del mio giorno al Palazzo d'Estate di Chengde.
Erano tempi diversi, circa 13 anni fa, e la digitale era davvero un miraggio per tutti.
Spulciando in rete, però, ho trovato una foto che ben si abbina al ricordo di quei giorni a nord della Cina.
Era inizio Marzo, proprio come ora, e magari in Italia cominciavano a farsi sentire quei 15 gradi proprio come è successo ieri.
Io, in Cina, quel giorno a Chengde battevo i denti ed era una giornata davvero uggiosa.
Camminavo assieme alle mie amiche verso il Palazzo d'Estate. 
Avevo letto che quel luogo era un vero gioiello e cercavo di immaginarlo ai tempi degli imperatori Ming. Vedevo feste sfarzose alternarsi a momenti di disciplina ferrea, vedevo scene dipinte di rosso lacca e altre perdersi nel blu della notte.
La nebbia di quella mattina era davvero intensa.
Cominciai a girare per un giardino ancora dormiente e mettevo avanti la mia fantasia nel vederlo fiorito, colorato, in un tripudio di profumi.
Fu quello il momento in cui capii che la visita a quel luogo non era solo una gioia per gli occhi ma stava diventando un esercizio per la mia fantasia e per la mia immaginazione.
Arrivai in prossimità di una finta barca che gli imperatori si fecero costruire.
Era una struttura bellissima, alta, imponente ma leggera nello stesso tempo.
La vedevo colorata d'oro, illuminata dalle lanterne in una notte d'estate.
La visita al palazzo mi prese poi tutta l'attenzione.
Stanza dopo stanza, geometria dopo geometria, mi sembrava di essere tornata nella Città Proibita in versione più contenuta, più umana ... non saprei come spiegarvelo.
Visitai gli interni del Palazzo d'Estate curiosa ma contenuta.
Avevo voglia di tornare ai miei esercizi di fantasia.
Avevo voglia di tornare in giardino.
L'inverno era talmente presente che tra gli alberi c'erano anche delle bellissime sculture di ghiaccio.
C'era una guida nel parco e chiesi qualche delucidazione sul luogo.
Il lago lì presente si stava sghiaccianto e ci si cominciavano a vedere le carpe.
Sembravano dei pesci dorati, danzanti in mezzo ai cubetti di ghiaccio.
In barba al freddo, trovai una panchina non ghiacciata e mi sedetti.
Guardavo il lago, proprio come mostrato nella foto qui sopra, e immaginavo quell'estate rigogliosa che avrebbe dato sicuramente un altro volto a quel luogo.
Me ne andai a malincuore da quel giardino perché credo dovrebbe essere un sacrosanto diritto di ognuno avere un luogo, vicino o lontano, reale o immaginario, dove sedersi su di una panchina ghiacciata e immaginare l'estate.
E' catartico, fa bene all'anima.
E per quest'opportunità, ho amato la Cina.

5 commenti:

  1. Fascino indiscusso della Cina.
    Grazie! Ciao e buon inizio di settimana
    Susanna

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  2. meraviglioso il tuo racconto, che si fonde con il mio ricordo! a me è toccato fine aprile, qualche ciliegio in fiore ma le carpe dorate erano le stesse... un luogo come hai scritto tu che fa bene all'anima!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Mille Cri!
      Anche in primavera dev'essere stato magnifico! :)

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