Torino: mille e un gusto


Antipasti tipici torinesi
© 2013 Giovy
Quando viaggio sono sempre molto attenta a godermi anche un bel po' di "gusto" del luogo che visito.
Sembra un luogo comune ma, per me, non lo è.
Il gusto è esplorazione così come lo è una camminata di una giornata intera o la visita ad un museo interessante.
A Torino abbiamo cercato di non farci mancare niente: avevamo kilometri e kilometri di portici per vistare la città, avevamo musei pazzeschi... ci mancava solo il gusto.
Ci ha soccorso TurismoTorino che ci ha spediti dritti dritti a cogliere al volo un occasione che faceva proprio il piatto ricco.
L'Ente Turistico di Torino e Provincia ha fatto davvero una grande cosa.
Si è reso ambasciatore del gusto della propria zona ed ha raggruppato e recuperato ricette tradizionali.
Oltre a ciò, ha selezionato una serie di ristoranti che, in sere diverse, propongono un ottimo menù della tradizione.
E questo non è poco in un epoca in tutto corre veloce e spesso ci si dimentica la ricchezza che può dare il gusto completo di un piatto che arriva dalla tradizione.Così, io e Gian ci siamo seduti ad un tavolo della Locanda del Sorriso, in via Saluzzo a Torino, per gustare davvero un bel po' di Piemonte ... nel piatto.
L'iniziativa prende il nome di Sapori Torinesi e, ve lo assicuro con la mano sul cuore, merita alla grande.
Torino Locanda del Sorriso via Saluzzo
© 2013 Giovy
Conoscevo l'origine piemontese di certi piatti più che conosciuti a livello nazionale ora ma non mi aspettavo, ad esempio, che il Vitello Tonnato fosse prettamente torinese.
Nel nostro piatto si trovavano anche un ottimo sformatino di topinambour e del peperone di Carmagnola con della bagna cauda che rasentava la bontà divina.
E questo era solo l'inizio perché poco dopo sono arrivati gli Agnolotti conditi con il sugo dell'arrosto.
E' un classico della domenica... uno di quei piatti in cui ti devi mettere lì con calma e pazienza dal giorno prima per preparare tutto.
Questi piatti per me non sono semplice cibo ma sono una sorta di piccolo rito meticoloso, più preciso di alcune leggi della matematica.


Agnolotti col sugo d'arrosto
© 2013 Giovy
Mangiati gli agnolotti, lo stomaco mio e di Gian di preparava per il secondo.
Io andai con un altro grande classico della cucina piemontese tradizionale: il brasato.
Ecco, il brasato è uno di quei piatti che non preparo mai perché davvero è un qualcosa capace di misurare la pazienza di chi si mette lì a comporlo.
Non è un piatto; è una sinfonia suonata con dovizia di particolari dall'inizio alla fine.
Brasato con purè
© 2013 Giovy
La fame di Gian, invece, si è affidata ad un piatto iper-tradizionale di mezzo Piemonte ma davvero per palati coraggiosi: la Finanziera.
Questo piatto era molto in auge tra i banchieri torinesi del periodo dell'Unità d'Italia.
La moda di quel tempo voleva che i banchieri portassero un certo tipo di giacca, chiamato per l'appunto la Finanziera.
Il piatto prende il nome da lì ed è composto da una serie di frattaglie cucinate assieme, con tanto di puccio per la scarpetta.
Gian se l'è gustato fino all'ultimo ed ha molto gradito.


La Finanziera
© 2013 Giovy
Non esiste buona cena senza un ottimo dolce e, in questo frangente, il Piemonte prende a braccetto il cioccolato e si appresta a deliziare i palati di mezzo mondo.
Mezzo mondo forse no ma quello mio e di Gian sì.
E la delizia prende il nome di Bonet.
Definirlo budino è essenzialmente riduttivo.
E' una bontà fatta di cioccolato, nocciole, amaretti e tuorli d'uovo.
Come accade per tutte le altre ricette, anche il Bonet richiede davvero tempo.
Il bonnet
© 2013 Giovy
Scrivendo questo post mi è venuto davvero da riflettere sul fatto che troppo spesso rinunciamo a piatti confortanti o semplicemente tradizionali perché il tempo ci fugge da sotto i piedi.
Proprio l'altra sera ho lasciato che il forno mi preparasse la cena.
Certo, dopo una giornata d'ufficio e mille ore di computer spesso non ho voglia di cucinare.
Non mi posso lamentare, perché c'è chi ha lavori più pesanti di me.
Quello che davvero mi piacerebbe se potessi esprimere un desiderio, sarebbe il fatto di poter avere del tempo in più.
Del tempo per scrivere, viaggiare, amare, pensare, leggere, riposare, dormire, nuotare o ricominciare a giocare a rugby.
Del tempo prezioso per entrare nella mia cucina arancione intenso e tirare fuori le mie pentole per portare la tradizione che è dentro di me vero il futuro.
E, se ci guardate bene, la tradizione è dentro tutti. Basta cercare.
E questo Torino l'ha fatto benissimo.

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