Torino: io, la Mole e il cielo blu

Visitare la Mole Antonelliana Torino
© 2013 Giovy 
C'è un brano in Notre-Dame de Paris di Hugo che spesso viene citato in tutte le antologie di letteratura francese. Hugo era un mago con le Parole e in questo brano immagina un Quasimodo giocoso e allegro che, grazie alle campane, vede Paris à vol d'oiseau.
Così viene chiamato ... Paris à vol d'oiseau ed è uno dei miei pezzi preferiti di quel romanzo perché va a centrare un qualcosa che ho sempre sognato: il volo.
Non ho mai "peccato" di altezza, anzi... sono piuttosto bassina e mi capita pochissime volte di poter guardare qualcuno o qualcosa da una posizione un po' alta e privilegia perciò una delle mi aspirazioni più grandi quando visito una città è riuscire a trovare un punto che mi porti su quel vol d'oiseau che tanto Hugo descriveva.
Detto questo, vi racconto che sono andata a Torino molto volte e, non appena arrivavo in città, cercavo il profilo della mole che si stagliava nel cielo. E' sempre stata un po' il mio punto di riferimento per farmi dire "ecco, sono a Torino".
Come già sapete, poco prima della fine dell'Anno, io e Gian siamo andati a Torino per vivere un po' il magico #NataleATorino.
Il primo giorno c'era una gran nebbia e della Mole si vedeva solo una timidissima ombra.
La mattina dopo, però, l'azzurro era protagonista del cielo della prima capitale d'Italia.
Non potevamo chiedere di meglio perché i nostri passi ci stavano portando proprio verso quel simbolo tanto caro alla mia anima viaggiante.
Da piazza Castello, percorrendo via Po, si entra proprio in una Torino che ben si accorda con quello che la mia mente aveva sempre messo nel cassettino "Torino" della mia mente: portici signorili, alti e spaziosi. Caffé dall'entrata disegnata da legni importanti e decorazioni che parlano di fine ottocento.
La Gran Madre sullo sfondo e la Mole nascosta alla mia vista ma non alla mia anima.
Spesso quando si cammina si guarda sempre avanti a sé e si perde quello che i lati della strada regalano.
Quando camminerete su via Po, da piazza Castello verso la Gran Madre, e arriverete all'altezza di via San Massimo fermatevi un attimo e guardate alla vostra sinistra.
Lei, la Mole, sarà lì.

© 2013 Giovy
Non so quale sia lo strano appiglio fascinoso di questo monumento.
Quando ero piccola e vedevo il cartone animato del Libro Cuore io rimanevo estasiata dalla sigla perché mostrava il panorama di Torino.
Anni dopo avrei visto quel panorama (dalla Chiesa dei Capuccini) dicendo dentro di me "era come la disegnavano". 
Ho pensato lo stesso circa una decina di giorni fa quando, finalmente, mi sono trovata così vicina alla Mole da poterla toccare e da poterla visitare.
Forse può sembrare stupido, ma io ero veramente felice.
Quell'edificio venne pensato da Alessandro Antonelli nella seconda metà dell'Ottocento  e venne progettato per essere una sinagoga monumentale.
Non ebbe mai questa funzione e, anzi, per moltissimi anni resto vuoto e chiuso.
Quello che fu vero fin dall'inizio e che è valido anche ora è che la Mole è l'edificio più alto di Torino e trovo tutto questo magnifico.
Guardando la città si nota moltissimo una certa misura negli edifici.
Malgrado il boom economico degli anni '60 e la conseguente speculazione edilizia, Torino ha mantenuto una certa misura urbanistica, una sorta di comportamento architettonico che l'hanno preservata e ne rivelano l'anima in ogni momento.
Il pensiero scritto qui sopra non è una mia elucubrazione artistica ma un pensiero a vol d'oiseau.
Perché il bello della Mole è che si può risalire con un bellissimo ascensore che sembra parente del Tardis del Doctor Who.
E grazie a quella magia contemporanea fatta di cavi e vetro, ho potuto vederla da dentro, esplorarne i contrafforti e le colonne.
Ho guardato uno ad uno i fregi chiedendomi il perché di tante teste di medusa.
L'ho adorata ancora prima di posare i piedi sulla sua superficie.
Io volavo dentro la Mole.
Un'emozione salire, un'emozione starsene là sopra in una giornata in cui le Alpi sembravano essersi fatte belle per l'occasione.
Ero a Torino e vivevo Torino in quel momento.
Mi sentivo come Quasimodo e capivo la sensazione raccontata da Hugo ... quel "ho la città in pugno" che tanto si nota in quel pezzo del romanzo.
Ero là sopra ed osservavo vie, case, angoli, montagne e chiese.
Sorridevo e cambiavo lato... e così non so per quanto.
Che dite... Torino mi ha fatto felice?
E quello era solo l'inizio...

Giovy Malfiori Travel blogger
© 2013 Giovy

4 commenti:

  1. Felice che la mia città ti abbia reso felice, cara amica, a presto!

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    1. Spero a prestissimo!
      Che bello averti conosciutata!

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  2. che bel post! mi sono riconosciuta nelle tue parole, anche io sono innamorata di Torino e della sua Mole, anche se è difficile spiegare a parole perchè mi piace questa città. a volte i torinesi me lo chiedono e io rispondo "boh... perchè è bella!". mica ci riesco a spiegare i 1000 motivi che rendono torino speciale ai miei occhi...

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    1. @Claudia: ti capisco in pieno.
      Io non sono molto una tipa da città ma se dovessi scegliere una città grande dove vivere questa sarebbe sicuramente Torino :)

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