La Città Proibita: geometrica e magica

Pechino Città Proibita
Picture by Alexander Hogstrom @500px.com
Quando sono atterrata a Pechino e l'ufficiale della dogana cinese ha messo il timbro sul mio passaporto, la mia mente si mise a sentire vicini quei tre sogni che sognavo dal giorno in cui pagai il biglietto per la Cina: la muraglia, la Città Proibita e Piazza Tien'anmen.
Potrebbero sembrare dei grandi stereotipi comuni a tutti i viaggiatori diretti in quel della Cina ma io vi (e mi) dico che non c'è nulla di male nel voler cedere alle cose comuni ogni tanto.
Devo essere sincera: quando sono approdata nella capitale cinese non sapevo che cosa aspettarmi.
Era il 2000 e quindi un bel po' prima di quelle olimpiadi che hanno letteralmente trasformato la città.
Il primo giorno ero davvero fusa, sia per il viaggio che per le emozioni.
Il secondo giorno, di buona mattina, corsi subito a vedere la piazza resa (purtroppo) nota dai fatti del 1989. Mi sentii quasi un puntino misero in mezzo a quella moltitudine di grandezza.
Fu per questo che, entrando, nella Città Proibita, mi sentii quasi sollevata perché c'erano delle mura a proteggermi dalla vastità di una piazza che non si può nemmeno immaginare.
Varcare la porta della Città proibita mi regalava la sensazione di entrare dentro ad un film di Bertolucci.
Guardavo la porta con il ritratto gigantesco di Mao e mi facevo mille domande: un po' su quell'uomo che voleva portare la Rivoluzione in Cina.
Un bel po' di domande riguardavano l'ignoto che si trovava dietro quella porta.
Mille volte l'avevo immaginata, mille altre volte avevo cercato di capire come si componesse un palazzo imperiale così grande.
Numerologia, astrologia e tanta architettura: ecco alcuni fondamenti di un luogo che venne detto "proibito", non per quello che si combinava lì dentro ma per il fatto che il popolo non potesse entrare.
Tutto si sviluppa attorno ad un cortile con un dato numero di fossati, corsi d'acqua, ponti ed edifici.
Il tutto preso a ripetizione, ripetizione e ancora ripetizione.
La Città Probità è formata da una serie infinita (o quasi) di ripetizioni architettoniche che creano un ordine immenso negli occhi di chi guarda ma anche un bel po' di smarrimento per troppa perfezione.
O almeno quello è ciò che pensavo io.
Ad un certo punto della visita (se potete, fatela con la guida) mi guardavo a torno e mi dicevo "ma qui non ci sono già stata?"; poi osservavo per bene la realtà attorno a me, cogliendo magari qualche piccolo dettaglio che mi garantiva la differenza con il "modulo" visitato poco prima.
Una degli ambienti che mi ha colpito di più è stata quella porzione di palazzo dedicata alle concubine.
La mia mente era corsa subito a "Lanterne Rosse" di Zhang Yimou e cercavo di immaginare al meglio quella porzione di palazzo illuminata in piena notte.
Mi immaginavo vita e dolori della combina preferita, nel momento in cui un'altra preferita sarebbe subentrata a lei.
Sarebbe stata uccisa, forse. O sbattuta fuori dal palazzo.
O forse tenuta lì ad insegnare alle ragazze giovani.
Per visitare la Città Proibita ci vuole davvero tempo... perché va gustata, va ponderata, va lasciata scorrere sulla propria pelle.
Una volta usciti si verrà risucchiati nel traffico e nel rumore di Pechino.
La Città Proibita è davvero l'essenza ordinata di una città caotica.
Le sere successive a quella visita, andai a passeggiare di nuovo in piazza Tien'anmen.
Guardando verso la porta d'ingresso, sotto il faccione di Mao, ora vedevo qualcosa di diverso.

4 commenti:

  1. Giovy... andarci così, di prima mattina... un pò assonnata... wow! grazie per averci codotto anche me!

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    1. Felice di averti fatto viaggiare di prima mattina! :)

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  2. Mi sembra bellissimo e sei stata fortunata, dal mio punto di vista, aver potuto vedere questa bellissima città prima delle olimpiadi!!
    Credo che ora sia molto cambiata e spero che non abbia del tutto perso la sua tradizione per lanciarsi in un capitalismo sfrenato!!
    domani partiamo, la cosa che ti dovevo spedire è in viaggio, latiterò un poco ma sarò sempre presente in questo tuo mondo perfetto che con le tue grandi capacità descrittive ed emozionali hai creato!! un grande abbraccio piccola Giovy :)

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  3. Sono convinta anch'io che sia stato meglio aver incontrato la Cina pre-olimpiadi.

    Cari Wyw, vi penserò da matti.
    Ci posso scrivere ogni tanto mentre siete lungo la strada, vero? :)

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