Un anno pari e uno dispari


Se mi avessero chiesto se mi piacessero di più gli anni pari o quelli dispari io avrei risposto sicuramente gli anni pari.
Sono nata in un anno pari e ho sempre amato la mia età quando era pari, come quest'anno.
L'unico anno dispari che mi è piaciuto a priori è stato quello dei miei 29, senza nessun motivo particolare.
Quando è arrivato il 2012 ero molto felice perché avevo iniziato da poco una nuova fase lavorativa e mi sentivo di nuovo io, di nuovo "ragionante", di nuovo creativa e di nuovo piena di cose da dire.
I periodi di stasi capitano un po' a tutti ed io venivo proprio fuori da uno di quelli.
Quando il 2012 è iniziato mai avrei pensato di vivere tutto ciò che ha portato nella mia vita.
Anno bisesto, anno funesto... o almeno così dicono.
Diciamo che la morte di mia madre e il terremoto hanno occupato cronologicamente solo 12 giorni consecutivi nel mio 2012 ma sono valsi come 365.
Ad un genitore che se ne va dai sempre un perché, anche se non mai tardi abbastanza.
E' la natura che vuole che noi figli sopravviviamo ai nostri genitori e in questo non c'è nulla di male.
Il dolore però è stato grande e, devo ammetterlo, mi ha segnata più di quel che credevo.
Devo dare sempre "colpa" alla Natura per aver scosso, in tutti i sensi, quella che sono.
Ora come ora, a mesi e mesi da quel 29 Maggio, mi sono rimaste addosso delle paure e delle sensazioni che mai avrei creduto di provare.
Mia madre, il terremoto... io ... ho capito che aver vissuto delle situazioni dove non potevo avere il controllo di ciò che accadeva hanno pesantemente minato il mio equilibrio.
Ora sono qui che rinforzo quelle crepe che si sono aperte in me. Mi guardo indietro e vedo di essere sul sentiero giusto. La paura, però, è una grande bastarda e non si sa mai quando ti abbandonerà.
Questo 2012 ha portato però una grande serie di cose belle nella mia vita e gli ultimi giorni torinesi hanno regalato 1000 punti al lato positivo di quest'anno pari.
Ho viaggiato moltissimo, sia per piccoli momenti, week end lunghi o pochi giorni, sia per periodi più lunghi in terre vicine o lontane che mai avrei pensato così belle.
Non li conto, non l'ho mai fatto perché ho sempre dato grande peso alla qualità e non alla quantità, anche se questa non guasta.
Io penso ai miei luoghi che ho conquistato anche a piedi e studiando viaggi in ogni momento libero. 
Di sorprese positive ce ne sono state molte.
Avete presente quando immaginate di vivere un luogo che pensate già bello e poi è mille volte più entusiasmante? Ecco. E' andata proprio così.
Ora è proprio il momento di voltare pagina e di farlo per bene.
Quest'anno pari se ne sta andando ed io voglio imparare dalle cose brutte, per essere una Giovy più forte.
Voglio tenermi stretto tutto il buono che c'è stato e tutti i viaggi fatti ma soprattutto quelli da fare che si sono insinuati nella mia mente e restano lì come tarli a punzecchiarmi finché non diventeranno realtà.
Giorni fa vi parlavo di una nuova era, di un nuovo sole.
E' a questo sole che io ora voglio guardare.
E questo sole è pieno di cose belle e di persone davvero care e grandi per il mio cuore.
Tutto il resto lo metto via, lo lascio lì ... nella lista delle cose accadute in un anno pari che speravo migliore ma che, a conti fatti, non posso proprio calpestare.
Il 2013 è qui ed io forse comincio a voler dare una possibilità anche agli anni dispari e alla mia età che il 19 Gennaio diventerà dispari anche lei.
Non è così male abbracciare un persiero nuovo, no? 

New York, New York ...

Visitare il Moma
Picture from ScopriNY.it
Una città che popola i sogni di grandi e piccini: nell’immaginario di tutti, New York è “il viaggio” da fare almeno una volta nella vita, e la città da sognare tutto il resto del tempo.
Mille nomi, mille aggettivi, mille immagini, non bastano nemmeno per iniziare a descriverla.
È “troppa” New York, è “troppo” quello che c’è da vedere, da sentire, da ricordare.
Ma noi ci vogliamo provare lo stesso. Mettiamo come sottofondo “New York New York” della mitica Liza Minelli e facciamoci dare il benvenuto dal simbolo dei simboli, la Statua della Libertà, 93 metri che svettano all’entrata del porto sul fiume Hudson.
Poi addentriamoci per giungere a Manhattan, uno dei cinque distretti newyorkesi (gli altri sono Bronx, Queens, Brooklyn e Staten Island), senza dubbio il più famoso: qui infatti sono concentrati i luoghi più importanti della metropoli. Architettura, teatro, arte, storia, cultura, politica, economia e sport, è tutto qui: dall’Empire State Building ai teatri di Broadway, dal Chrysler Building al Palazzo di Vetro dell’ONU, dal Metropolitan Opera House – il più grande teatro d’opera del mondo,noto anche come Met – al cuore pulsante dell’economia mondiale, Wall
Street, dal Madison Square Garden al più prestigioso museo d’arte moderna del mondo, il MoMa. 
E ancora, a Manhattan troviamo Times Square, Central Park, il ponte di Brooklyn e tutti i quartieri più famosi della città – Soho, Chinatown, Little Italy.
Questo e molto altro offre New York ai 50 milioni di visitatori che arrivano ogni anno da ogni altra parte del mondo: un viaggio nella storia della musica, del teatro, dei nostri antenati in cerca di fortuna; un
viaggio nell’architettura moderna, nell’arte che sa rinnovarsi tanto che, a marzo 2013, verrà inaugurata persino una mostra di videogiochi da non perdere al MoMa.
Ogni cosa, a New York, potrebbe essere descritta come grande, super, “oltremisura”: dal grattacielo al parco, dal teatro fino al negozio infinito di Converse.
Insomma è tutto da vedere e tutto da vivere, perché della “Grande Mela” non si può perdere nulla. Zaino in spalla, caffè di Starbucks in una mano, macchina fotografica nell’altra, e siamo pronti.

Chiudiamo gli occhi e sogniamo…oppure partiamo!

Torino on my mind


Vorrete mica che stia a casa ora che ho qualche giorno di ferie, no?
Vorrete mica che rimetta il mio zaino assieme alle altre borse e borsoni a dormire?
Eh no... non si fa.
Lasciamo passare i giorni festivi con pranzi, cenoni e regali da scartare.
Lasciamoci digerire tutti i kili di cappelletti e di pandori vari per qualche giorno e aspettiamo tutti con ansia il 27 Dicembre.
E cosa succede il 27 Dicembre?
Tante domande in questo post ma solo un'unica risposta.
Io e Gian ce ne andiamo a Torino per qualche giorno giusto per recuperare un po' di spirito sabaudo e lustrarci gli occhi con tutte le meraviglia che la prima Capitale d'Italia riserva.
Non solo meraviglie per gli occhi ma anche per il gusto, dato che avremo anche la possibilità di addentrarci al meglio nei sapori piemontesi.
Misteri, monumenti immensi, la Mole e il museo del Cinema, tanta e tantissima storia.
Questo è quello che ci aspetta.
Consigli di ogni genere? Scrivetemi attraverso Twitter o via mail.
Ringrazio fin da ora Barbara Oggero che ci farà da guida nella sua città.
Grazie anche a TurismoTorino, sempre disponibile ad accogliere viaggiatori nella bellissima città sabauda. 
Noi partiamo il 27 Dicembre e restiamo a Torino fino al 29 Dicembre.
L'hashtag per seguirci è #nataleatorino, l'account di Twitter è sempre il mio.
Stay Tuned! 

Aspettando un nuovo sole


Nelle lingue che discendono da quella Vichinga, Natale si dice Jul (Jól in islandese).
In inglese (britannico) Yule significa tutt'ora "periodo di natale".
Questa parola sprofonda le sue radici nella cultura pagana e precristiana che tutto il Nord Europa ha vissuto per centinaia e centinaia di anni.
Le leggende sono molteplici e hanno regnato su terre splendide come la Norvegia, la Svezia, l'Inghilterra, la Danimarca, l'Islanda e molte altre.
Poi è arrivato il papa Giulio I che, nel 300 D.C. circa, ha stabilito che il Natale di Cristo dovesse essere celebrato il 25 Dicembre, a ridosso di quel 21 Dicembre tanto importante per le popolazioni nordiche.
Probabilmente è stata una scelta dettata dalla volontà di placare il paganesimo senza stravolgere del tutto l'abitudine dei popoli al festeggiamento.
Giulio I aveva visto una sorta di parallelismo tra il Sole celebrato nel solstizio e il Sole nascente che avrebbe portato poi il Cristianesimo nel mondo.
Ma in effetti ...cosa celebra il Solstizio d'inverno?
E' una sorta di puntina da disegno fissata su di un calendario per ricordare che la vita rinasce.
Il Solstizio d'inverno è la celebrazione della Vita che torna, della luce, del sole che è fermo e si fa vedere e torna nei nostri cieli.
Già lo scrissi, si pensa sempre all'inverno come al buio, al freddo, al gelo ma sui tre mesi di questa stagione solo uno è realmente freddo, gli altri sono una rinascita totate.
La luce solare cala costantemente dall'estate al 13 Dicembre circa.
Dal 13 al 21 la durata del giorno praticamente non cambia ma già dal 25 la luce cresce, seppur di pochi minuti, ogni giorno.
E non è una cosa da festeggiare questa?
Pensate a popolazioni con pochissime ore di luce al giorno, sapere che da un tal giorno in poi tutto torna a vivere è davvero una liberazione e una cosa che rende felici.
Oggi, 21 Dicembre 2012, i nostri cari Maya prevedono la fine del mondo.
Quando andai in Messico vidi quel famoso calendario in pietra.
Era il 2004 e mi dissi che mi sarei segnata questa data del 2012.
Ora ci sono arrivata e questo post andarà online alle 8.30 circa.
Secondo quanto detto, alle 11.15 finisce tutto. Finisce questa era.
Io mi sento in una fase di stasi da fine maggio/giugno, quando la mia mamma se n'è andata a vivere con gli Angeli e il terremoto ha scosso la mia anima pesantemente (senza conseguenze fisiche però).
La mia nuova era forse è già iniziata.
Chissà cosa c'è in programma per il mondo ora.
Quello che so è che quest'anno vi auguro un Gleadelig Jul o un God Jol e che il sole segua sempre le vostre vite.
Ci troviamo qui. Sempre.


Donegal is like...

Viaggio in Donegal Irlanda
Hills of Donegal - Picture for courtesy of Failte Ireland
Ci trovavamo a Sligo e l'idea era quella di andare averso Derry, in quel dell'Ulster.
Tra Sligo e l'Ulster si trova il Donegal, terra bellissima e piena di magia.
Quando io e il mio Hermano Michi arrivammo in Irlanda ci dissero "Go West".
E noi lo facemmo.
Arrivati in quel che è il selvaggio West dell'Irlanda, l'antifona fu "Go North".
E secondo voi noi cosa abbiamo fatto?
Il viaggio a Derry era nelle nostre intenzioni e, di buona mattina, vi avviammo verso la stazione della Buss Eirann di Sligo per predere la corriera verso l'Ulster.
Il giorno prima eravamo rimasti a piedi in quel del cimitero dove si trova sepolto Yeats perché l'autobus aveva un estremo ritardo.
In quel viaggio non era mai successo e ne restammo stupiti.
Eravamo però ignari del fatto che, il giorno successivo, avremmo scoperto perché.

Tornando a noi... saliamo in corriera, siamo pochi.
Ci sediamo e poco dopo arriva l'autista... un irlandese che più irish non poteva essere.
Se dovessi immaginare di dare un volto al folletto Finnegan, ecco... sarebbe così.
L'autista si mette alla guida che notiamo essere subito molto baldanzosa. Allegramente mossa, diciamo.
Forse era l'abitudine a quelle strade, forse anche la musica che l'autista ascoltava e cantava alla grande durante il viaggio.
Una di queste canzoni, tipicamente folk, raccontava di emigrati che dal Donegal arrivavano a Las Vegas. Io e il mio Hermano Michi la soprannominammo "Las Vegas is like Donegal".
Il Dio della tecnologia e dei tempi moderni mi hanno aiutato oggi a ritrovarla e riascoltarla proprio mentre scrivo questo post.
Quel viaggio mi regalò immagini di luoghi fantastici.
Guardavo fuori dal finestrino e, finché non arrivammo alla periferia di Derry, sognavo ad occhi aperti.
Capii che se l'Ovest Irlanda è una terra selvaggia, bellissima e sferzata dal vento il suo Nord è qualcosa che ha in sé molto altro di speciale.
Non fraintendetemi, l'Irlanda è tutta magnifica, ma quel Nord Ovest chiamato Donegal ti mostra davvero l'Irlanda sterminatamente verde e ventosa che tutti ci immaginiamo.
La corriera passava di paese in paese: in tutti l'autista scendeva perché nel vano bagagli c'era di tutto.
Posta da consegnare all'ufficio postale locale, giornali, pacchi di generi alimentari per i negozi della zona.
Ad ogni fermata un sorriso, una chiacchiera e (solo in un paio) anche una pinta se c'era tempo.
Fermata dopo fermata ho capito come mai, il giorno prima, l'autobus non è mai passato mentre io lo aspettavo.
Ho capito anche che quel viaggio era stato arricchito anche da qualcosa di inaspettato.
Il Donegal mi aveva invaso occhi e cuore e a questo ero quasi preparata.
Non ero pronta a tutta la quotidianità che avrei visto e non avrei mai immaginato che questa mi sarebbe entrata nel cuore.
Solo in quel momento capii la meraviglia di quella canzone che parlava delle Hills of Donegal.
Per questo motivo vorrei tanto tornare in Donegal prima o poi.

Cascade: il miglior auto-regalo

Terme Cascade Campo Tures
Picture for courtesy of Cascade
A Natale, uno dei pensieri più comuni in tutti noi è il fatto di trovare il regalo giusto per chi amiamo.
Io, personalmente, non ho fatto acquisti ma non mancherò di far sentire importanti tutte le persone del mio cuore.
Uno cosa che ho sempre fatto da quano ho qualche soldino da parte è farmi un auto-regalo.
Un Auto-Regalo non è come qualcosa che ti compri in tutto il resto dell'anno.
Un Auto-Regalo è qualcosa da mettere sotto l'albero e scartare, è qualcosa che si fa per deliziarsi e per dire a se stessi quanto si è importanti.
Volersi bene è una delle cose più importante in questo mondo che diventa ogni giorno più difficile.
Il mio modo di volermi bene è regalarmi un viaggio che sogno da tempo oppure sublimare il tempo che ho per me. Che è sempre davvero poco.
Per questo uno dei luoghi che ho sempre tenuto per i miei "momenti regalosi" è Andeer, perché nel silenzio della montagna e nella magia dell'acqua io lasciavo andare il mondo circonstante e concentravo l'energia su di me, sul mio respiro, sulle mie sensazioni.
Lo scorso week end io e Gian siamo stati in Valle Aurina e abbiamo voluto concludere le nostre intense giornate di esplorazione con una sorta di auto-regalo.
Questo bellissimo cadeau si chiama Cascade, e un paio di giorni fa l'avevo segnalata sulla mia pagina di Facebook.

Si tratta di una struttura di nuovissima costruzione che come design esterno e concept esterno richiama le tre cascate di Riva di Tures, che si trovano per l'appunto lì vicino.
E' un edificio con un basso impatto ambientale ed in dialogo perfetto con la natura circostante.
Cascade è innazitutto acqua e relax.

Terme a Campo Tures
Picture for courtesy of Cascade

Ci sono una gran quantità di piscine che vanno da quella sportiva dove si nuota a volontà alle vasche più indicate per il relax. In alcune vasche l'acqua è sui 33° ed è perfetta per rilassarsi.
Il meglio, a mia opinione personale, è la vasca esterna, riscaltada e illuminata quando è buio.
Terme in Valle Aurina
Picture for courtesy of Cascade
 L'altra sera io e Gian ce ne stavamo lì tranquilli a guardare i profili delle montagne confondersi col buio e a dirci quanto fosse strano e bello essere immersi in una piscina con tantissima neve attorno.
L'aria frizzante sul volto e l'acqua calda mi facevano stare benissimo.
Per completare l'opera, ci siamo diretti nella zona sauna che è davvero spettacolare.

Sauna in Valle Aurina
Picture for courtesy of Cascade
Ci sono saunee a varie temperature ed umidità. Sono molto grandi e confortevoli.
La zona sauna è divisa da quella delle piscine perchè in sauna non si possono tenere i costumi.
Come si usa nelle migliori terme, la nudità è un obbligo sanitario prima di una consuetudine termale.
In questa zona c'è un'altra piscina esterna riscaldata e, a differenza dell'altra nella quale si entra dall'interno e si esce fuori tramite una porta scorrevole, questa richiede un'entrata normale e pertanto si resta esposti alla temperatura esterna per temprare il fisico e l'animo. Finlandia docet!
Cascade offre poi degli spazi dove distendersi e lasciare che tutti gli influssi benefici di acqua e sauna entrino noi per bene.
Io l'altra sera non sarei mai venuta a casa e sto davvero pensando di regalarmi un'altra giornata lì per staccare dal mondo e godermi davvero me stessa e la natura.
Le tariffe sono molto competitive per un centro benessere come questo, a pochissimi minuti da Campo Tures.
Questo è davvero il luogo ideale per vivere dei giorni al 100% puri, pieni, veri, per noi stessi.

Helsingør ... nulla di marcio in Danimarca

Danimarca Helsingør
Picture for courtesy of slke.dk
"C'è del marcio in Danimarca" o meglio "Something is rotten in the State of Denmark".
Non so voi, ma io già mi vedo a scendere dall'aereo (quando mai lo prenderò) per la Danimarca ed esordire così.
Lo so, non è originale, ma una cosa alla quale non posso smettere di pensare è proprio come potesse Shakespeare immaginare un luogo che non aveva mai visto.
Ok, esistevano libri che viaggiavano da una parte all'altra d'Europa e c'erano moltissimi scrittori da ascoltare con molta attenzione.
Proprio in questo risiede il genio di una persona come Willian Shakespeare: prendere una cronaca comune, una leggenda, un luogo comune raccontato a furor di popolo e trasformarlo in successo eterno.
Se pensiamo ad Amleto, il castello che ci viene in mente è di sicuro più somigliante a qualche maniero del medioevo in rovina, come molti se ne possono vedere nella campagna inglese.
Il castello del Prince of Denmark è in realtà Kronborg, in quel della città di Helsingør, che tutti conoscono come Elsinore.
E' una costruzione molto più rinascimentale (e successiva) piuttosto che medievale, anche se fonda le sue radici in tempi molto più antichi.
Vanta moltissime visite all'anno, giustamente attirate dalle parole del buon Bardo inglese che probabilmente è stato il miglior marketing manager per questa struttura (e molte altre in Europa).
Il castello è ovviamente visitabile e, a seconda dei periodi dell'anno, si possono vedere anche rappresentazioni del dramma shakespeariano proprio nel luogo in cui, giustamente, dovrebbe essere ambientato.
Questa è una cosa che adoro: io amo prender su un libro, una poesia, un testo teatrale e andarmelo a leggere nel luogo in cui dovrebbe svolgersi tutti.
E questo fa nascere in me la voglia di mille viaggi nuovi.
E' come se un dato testo appartenesse ad un luogo e in quel modo ve lo si riportasse.

Ancora una volta la Danimarca mi entra nei pensieri e conquista il mio cuore prima che i miei piedi potessero posarvi su parte del suo suolo.
La città di Helsingør mi ispira da matti proprio perché è un luogo molto borderline, secondo me.
E' affacciata sul mare e guarda la Svezia, giocando al mutuo scambio con questa regione.
Io adoro quando posso cogliere in un luogo quella specie di mescolanza che rende quella zona così peculiare. E' per questo che amo le zone di confine... o borderline, come le chiamo io.
Dall'altra parte del mare, a brevissima distanza c'è Helsinborg... ovvero la Helsingør svedese, con un nome in lingua svedese.
Non è bello questo?
Il Nordsjeallang, questa regione della Danimarca, è sicuramente un luogo da scoprire e apprendre par coeur, come si dice in francese.
Per andare al di là della grandezza di Amleto e della sua vicenda.
Proprio per risalire sull'aereo del ritorno e pensare ad alta voce "nulla di marcio in Danimarca".

Buon Compleanno Mart!

© 2012 Gianluca Vecchi
Data importante per il Trentino e l'Italia ieri.
Il Mart ha compiuto ben 10 anni!
Piano a dire che sembrano pochi.
Far screscere una proposta culturale nuova e innovativa è mica facile!
Vien da dire che son tutti bravi con le Gioconde degli altri.
Uno dei vanti del Mart, di Rovereto e del Trentino è proprio il fatto di aver messo all'interno di una città (in apparenza) assopita ma interessante un qualcosa che sapesse scuotere gli animi.
E l'ha fatto benissimo.
Il Mart si è inserito come un missile nel panorama artistico italiano e ha saputo davvero portare una ventata di novità su più pronti.
La sua struttura esterna è davvero un abbraccio grande, come vi avevo già scritto.
L'interno è curato in un modo davvero pazzesco, a partire dai corrimano delle scale.
Segnatevi questa cosa: osservate i corrimano del Mart e poi andate a vedere quelle del Museo Futurista Casa Depero.
C'è nello stesso tempo una continuità di note visive e strutturali e una rottura che vuole indicare che il Mart è più contemporaneo e vuole collocarsi ai giorni nostri pur non rinnegando una realtà, il futurismo, che alimenta ampliamente l'anima del museo e di Rovereto.


© 2012 Gianluca Vecchi
Il modo migliore per celebrare questi dieci anni e andare a far capire al Mart quanto ci teniamo all'arte è visitare La Magnifica Ossessione.
E' un puzzle artistico che si autocompone e che è destinato a crescere anno dopo anno.
E' l'insieme della collezione permanente del Mart.
Ci vuole un bel po' di tempo per visitarla, sicché non abbiate fretta e lasciatevi trasportare stanza dopo stanza dentro a cento, mille e più mondi artistici.
Ogni mondo porta con sé una sua capacità di pensiero ed un suo fulcro centrale.
Anche per questo richiede tempo perché la nostra mente dev'essere pronta a seguire un percorso davvero impegnativo.
Espressionismo (Schiele!!! e non vi dico altro), Futurismo, Grafica Pubblicitaria, Progetti di Architettura Razionalista, Foto, Installazioni e molto altro.
Voglio davvero fare i complimenti a tutti i curatori del museo perché mettere assieme, con tanto di logica, così tanto materiale non è davvero un'impresa semplice.
Quello che è ancora più difficile è il fatto di avvolgere il visitatore con un'esperienza che va molto al di là del solo momento visivo.
© 2012 Gianluca Vecchi
Una cosa che ho capito mentre visitavo il Mart un mesetto fa è che è capace di farti pensare, ragionare e spesso rivoluziona i tuoi pensieri.
In Italia, per me, non è secondo a nessuno in questo intento.
Il Mart è una Sfida e la Magnifica Ossessione è la sua migliore espressione.
Tanti Auguri Mart... 100, 1000 e più di questi giorni.
Sei già sulle spalle dei giganti!

Vi ricordo che la TrentoRovereto Card prevede anche l'entata al Mart.
Cosa aspettate!?!

La Giovy on air!

Non nel senso che la Giovy è per aria ma nel senso che la Giovy è in onda.
Potrete sentire la mia vocina con marcato accento veneto e la mia r gutturale un po' teutonica sulle frequenza di Radio Capital proprio oggi, dalle 12 alle 13, durante il programma Capital In the World.

Le previsioni dicono che sarò on air circa alle 12.45!
Vero che mi ascoltate?


Non scordatevi si seguirci in Valle Aurina da oggi a domenica!!
#Krampus per tutti!


Aggioranmento del 17/12:
Se vi siete persi la trasmissione, il podcast è pronto per il download.
Lo trovate qui.
E' la trasmissione sul trekking.

Teroldego: una tavolozza di sapori

Convivio e Vino, cosa c'è di meglio? © 2012 Gianluca Vecchi
Fu così che, dopo un tweet che parlava di Teroldego, ricevetti un invito per partecipare ad una serata dedicata a questo splendido vino Trentino.
Mettete una sera di quasi inverno, con la pioggia che non sa se cadere o no.
Prendete una vecchia osteria ristrutturata con la coscienza di voler sottolineare il passato senza voler cancellare nessuna orma presente su di un pavimento che ha mille storie da raccontare.
Condite il tutto con del cibo di prima qualità, scelto e composto come "stagione comanda".
Il tutto ovviamente innaffiato dalla grande eccellenza Trentina.
Cosa si può dire di una serata così?
Ve la metto giù proprio come viene.
Ogni cena che si rispetti inizia con un aperitivo che ha l'arduo compito di preparare il palato.
Mica facile il compito dell'aperitivo? E' l'apripista ... un po' come la prima linea dell'hockey su ghiaccio.
Il Trentino ha un vasto ventaglio di offerta in "bollicine" per plasmare un perfetto aperitivo.
L'Osteria della Luna ci ha portati alla conoscenza di un gusto davvero sorprendente.
Sto parlando del Cimbrus, che il buon Alfio Nicolodi produce con una pazienza e costanza che davvero fa invidia. Fa invidia, ma quella buona, la sua forza nella creazione di un vino che è tutt'altro che semplice.
Il Cimbrus è uno spumante metodo classico prodotto da vitigno Lagarino Bianco.
Questo tipo d'uva è coltivato nel territorio della Val di Cembra, posto che io conosco fin da piccola ma che, come già successo per Rovereto, non ho mai approfondito molto. Shame on me!
Il gusto del Cimbrus è davvero distinto e non confondibile con nessuna altra bollicina italiana.
Prima di degustarlo, ci è stato ampiamente raccontato dal suo produttore e devo dire che l'assaggio non ha tradito nessuna aspettativa.


Alfio Nicolodi e il Cimbrus, la sua creatura © 2012 Gianluca Vecchi
Con una entrées simile, la serata non poteva procedere poi in modo migliore.
Dopo il Cimbrus si è passati alla degustazione di ben 5 Teroldeghi, fratelli in nome dello stesso bouquet di uve ma diversi come tutti i fratelli delle migliori famiglie sono.
Pronti a segnarvi i nomi?
Cominciamo con un Terloldego "Armilo" Bolognani, anno 2010, pieno nel suo gusto e perfetto nel bellissimo color rubino.
Secondo, ma solo nell'ordine, uno dei miei preferiti.
Si tratta del Teroldego Rotaliano di Casata Montfort, sempre 2010.
Ho adorato la sua punta leggermente più dolce, nelle note di fondo e l'abbinamento a dir poco perfetto con un risotto fatto con le mele Granny Smith.
Federico Simoni - Casata Montfort © 2012 Gianluca Vecchi
La cosa davvero importante in questa degustazione e caratteristica che tutte le degustazioni dovrebbero avere è stato il contatto diretto con i produttori che ci hanno spiegato per bene le peculiarità della loro produzione.
E' l'esempio di Federico Simoni di Casata Montfort e Giulio de Vescovi di De Vescovi Ulzbach.
Quest'ultimo è stato il mio secondo Teroldego preferito della serata.
A dir la verità è stato molto difficile trovare i preferiti perché con un vino così... cosa puoi dire?
Questa famiglia dalla bontà tutta trentina si è composta anche da ben due diverse produzioni della casa Cipriano Fedrizzi, una di annata 2010 e una 2011.
Stando a quanto i produttori ci hanno comunicato, il 2009 e il 2011 sono state due annate particolarmente importanti per questo vino.
Sicché se siete in vena di un buon acquisto per queste feste di natale, sapere cosa scegliere.
Quella sera non sarei mai venuta via.
Quell'osteria, le chiacchiere, le bontà e tutto il corollario sono state il contorno perfetto per una serata che non voleva finire.
Ammetto che, oltre ai produttori, anche l'Oste ha avuto la sua parte fontamentale e, a dirla tutta, non vedo l'ora di tornare a fare una cena da quelle parti.

Venendo via pensavo ad una definizione per il Teroldego Rotaliano.
L'unica cosa che m'è venuta in mente è che quel vino è il Trentino in un bicchiere.

Jennings Brewery: il gusto di Cockermouth

Inghilterra Birrifici Artigianali
© 2012 Gianluca Vecchi

Il Lake District è un parco nazionale con dei confini ben distinti.
Ci sono dei luoghi molto interessanti anche fuori dal parco e questo è proprio il caso di Cockermouth.
Ben tre motivi importanti vi possono spingere a fare un giro a Cockermouth almeno una volta nella vita. 

In primis, la casa natale di William Wordsworth che ormai, lo so, vi va fuori dagli occhi per tutte le mie parole su di lui.
Comunque, la sua bella casetta è proprio qui. E' nato e cresciuto qui per poi spostarsi a Grasmere.
Il secondo motivo si chiama Fletcher Christian che molti di voi indentificano con il volto di Marlon Brando ne "Gli ammutinati del Bounty". Il caro Fletcher abitava proprio a Cockermouth e la sua famiglia era originaria in parte del Lake District e in parte dell'Isola di Man.
C'è poco che ricorda questo marinaio famosissimo ma val comunque la pena di fare un giretto qui.
Il terzo motivo mi porta giusta giusta dentro al post odierno.
A Cockermouth c'è la
Jennings Brewery, colonna portante della birrificazione del Nord dell'Inghilterra. 
C'è una puntata dell'Ispettore Barnaby in cui c'è un omicidio in una vecchia fabbrica di salse inglesi.
© 2012 Gianluca Vecchi

Mettere piede anche solo nel cortile della Jennings ricorda questa puntata.
La fabbrica esiste dalla fine dell'Ottocento quando la famiglia Jennings cominciò a produrre della grande birra sfruttando l'immensa acqua che la zona offre.
La produzione andò avanti per molto tempo tranquilla, garantendo anche un certo numero di posti di lavoro a Cockermouth che non è che abbia tutto questo gran da fare, oltre a una bellissima campagna e il retaggio culturale del romanticismo inglese.
L'arrivo sul mercato inglese delle birre commerciali e quindi di aziende economicamente molto più forti ha fatto sì che la nostra cara Jennings Brewery patisse un bel po' di crisi.
Di recente l'azienda è stata acquistata da un gruppo inglese molto attivo nella produzione della Real Ale.
E' stata comprata, è vero, ma i nuovi proprietari non hanno torto un capello alla bellissima fabbrica di Cockermouth, conservandola nella sua storicità e, soprattutto, garantendo ancora lunga vita alla Real Ale made in Cumbria.
La fabbrica si può visitare per la modica cifra di 8£.
Se non avete mai visto un birrificio, vi consiglio di non perdervi il tour di due ore all'interno di questa fabbrica.
Primo perché il personale è estremamente competente e simpatico.
Inoltre, cosa che non guasta, alla fine del tour avrete l'opportunità di assaggiare 3 birre a scelta tra quelle proposte dal pub interno alla fabbrica.
Quando si dice birra a km 0! 


© 2012 Gianluca Vecchi
Una delle cose più interessanti di quel giorno alla Jennings è stata la "visione" della cisterna in cui acqua e malto si incontrano.
Il signore che vedete qui sopra la stava proprio pulendo e non scherzo quando vi dico che ci saremmo stati in dieci dentro a quel mega silos.
Cercavo di immaginarlo pieno di birra e non sapevo se quel pensiero mi veniva dal fatto che forse l'aria era pervasa da birra in fermentazione.
Scherzi a parte, la nostra guida ci ha portati nel locale dove la birra fermenta facendo un bel disclaimer per assicurarsi che non avremmo buttato la testa dentro alle cisterne.
Una simile quantità di anidride carbonica mista ad alcool in fermentazione ci avrebbe steso.
Non si hanno stesso ma ci hanno resi più felici le tre mezze pinte offerte al pub alla fine del tour.
Premesso che non vedevo un bicchiere da mezza pinta da anni... mi sono gustata tre birre a dir poco buonissime.
La mia Top Choice di quel giorno fu la Cooker Hoop, birra chiara dal retrogusto un po' "acido" ma molto fresca, adattissima all'estate.
Quasi a pari merito ci metto la Sneck Lifter, che è davvero una birra dalla gradazione alta e parecchio... come dire... capace di rapire. Questa birra lascia sentire fin da subito il gusto intenso del malto in versione "tostatura chocolate" e il suo colore scuro è bellissimo.

© 2012 Gianluca Vecchi

Pure Lake, this is Jennings.
Questa birra è la più distribuita in tutta la Cumbria.
Quindi se passerete in quelle zone, non ci sarà modo di perdersela.
La fabbrica però è qualcosa di diverso.
Regala un valore aggiunto ad un gusto che è tanto buono.
Aggiunge quel fattore umano che ti fa pensare in maniera definitiva che la birra non nasce dalle spine ma prende vita da un processo naturale che l'uomo gestisce e arricchisce con la sua saggezza, gusto, pazienza e volontà.
Per questo conoscere la Jennings è conoscere un pezzo d'Inghilterra.

Lugano: la Resega e mille altre anime di una città

Foto di Tommaso Gianaroli @500px
 Se vi chiedessi qual è lo sport nazionale Svizzero cosa mi rispondereste?
Ok, il calcio ha il suo appeal anche in terra elvetica ma lo sport nazionale rosso-crociato è l'hockey su Ghiaccio.
Il campionato Svizzero è una competizione ad altissimo livello e vanta la presenza di molti giocatori scandinavi e altri che arrivano direttamente dalla mitica Nordamericana (Canada+USA) NHL.

Sono stata abituata all'hockey su ghiaccio fin da piccola.
Quando ero alle elementari e andavo a passare il Natale ad Asiago, i miei zii mi portavano a vedere le partite della squadra di Asiago.
Ho dei ricordi di una accesissima Asiago-Bolzano... o forse sembrava accesa a me visto che ero piccola.
Quando mi sono trasferita in Svizzera, molte colleghe frequentavano la Resega.
All'inizio io mi chiedevo che fosse questa Resega e mi chiedevo anche perché ci sono mille partite di hockey in una settimana.
Anno dopo anno ho cominciato a buttare sempre più l'occhio su questa tradizione sportiva d'oltralpe e me ne sono appassionata.
All'inizio è difficile perché il puk (il dischetto) viaggia velocissimo sul ghiaccio e le linee dei giocatori sulla pista cambiano dopo pochi minuti.

Insomma, non fai a tempo a capire chi è in campo che subito subentra il cambio.
Fare un giro alla Resega, vedere una partita e fermarsi dopo la partita a mangiare nall club house del Lugano Hockey è un modo per vivere un pieno momento luganese nel modo giusto.
E' un calarsi in pieno nel gusto di una città che, pur essendo piccolina, ha mille anime.
Chiudete gli occhi un attimo e immaginate una lunga discesa che termina proprio davanti al lago.
Li siete costretti a girare a destra o sinistra.
Noi prendiamo la strada a sinistra e cominciamo a percorrere il Lungolago.
Alla nostra destra il nostro caro Ceresio, il nome latino del Lago di Lugano mentre alla nostra sinistra scorrono piano piano tutti gli hotel costruiti in periodo di Art Déco.
Nel guardarli e nell'immaginare il loro interno vi parrà di fare un salto all'indietro di quasi 100 anni.
Gli hotel sono intermezzati da case che richiamamo lo stesso importante stile.
C'è un museo ad un certo punto. Fondamentale e molto importante per la città.
E poi l'orizzonte si apre e poco dopo, sempre sulla nostra sinistra, possiamo cominciare a leggere nomi altisonanti di grandi firme. Quella alla quale ci siamo avvicinati è via Nassa, la "Monte Napo" di Lugano e non è difficile capire il tono di questa zona della città.
Io ci giravo sempre in sandali e zainetto e la cosa bella, molto diversa da Monte Napo, è che nessuno ci faceva caso. Nascoste dietro a Via Nassa ci sono tante viuzze porticate che rivelano la storia di Lugano. Quando sarete a piedi, dentro la città, andateci.
Seguendo il nostro itinerario arriviamo vicino a Piazza Riforma.
Qui io mi fermo e vado in uno dei bar della piazza, con i tavolini all'aperto anche a Gennaio, a bere qualcosa e a gustarmi il lago che è lì vicino.

Su quella piazza ci sono tanti passerotti.
Di solito si posano sulle sedie e aspettano le briciole dei clienti del bar.
Ecco, io resto qui. Aspetto la partita di hockey per andare alla Resega.
Resto a Lugano, nella mia Svizzera.

E come sempre, Forza Lugano!


Manchester: sorprendersi di luce e colori

Media City Manchester
Questa foto bellissima è di Gianluca Vecchi
Un po' di tempo fa, il blog The Baldhiker di Paul Steel ha pubblicato la foto qui sopra.
E' stata scattata da Gian il primo giorno in cui eravamo a Manchester.
Quel giorno eravamo euforici perché ritornati sul suolo della perfida Albione dopo un po' di tempo.
Avevamo pensato a quel viaggio per tanto ed essere finalmente giunti alla partenza ufficiale ci metteva addosso un bel po' di adrenalina.
Personalmente, ero già stata a Manchester in pieno inverno ed ero stata investita dal fiume dei saldi invernali e ... si salvi chi può!
Credo fosse stata la mia sessione di shopping più intensa (e a buon prezzo) della mia vita.
Anyway, la città mi era passata attraverso.
L'avevo osservata nel suo essere così "urbana" e molto "north England".
Me la immaginavo in anni passati, magari ad inizio '90, quando gli Oasis stavano muovendo i primi passi seri e quando c'era tanta voglia di ripartire dopo un periodo economico e politico non del tutto facile per l'Inghilterra.
Ogni tanto vorrei avere la macchina del tempo per poter vivere una determinata zona in un dato tempo storico che non può tornare. A voi capita mai?
La voglia di conoscere per bene Manchester, quest'estate, era il mio primo pensiero.
Già innamorata persa di Liverpool, volevo capire che effetto mi facesse quella Big City del Nord.
Non appena arrivata, camminammo verso il nostro albergo che si trova in Portland Street.
Mi confermerà bene qualcuno che vive a Manchester, ma Portland Street è un vero e proprio spartiacque tra il Village e la China Town della città.
E' una via molto lunga, costellata da buoni pub, ottimi chippy e tanti edifici alti, strabilianti e tutti riflettenti.
Tra tutti non perdertevi The Old Monkey, dove potrete gustare sicuramente della fantastica Real Ale.
Percorrendola tutta si giunge a Piccadilly Gardens, centro nevralgico del trasporto cittadino.
Quel giorno c'era moltissimo vento e la nostra intenzione era di raggiungere i Salford Quays per poter vedere il War Museum.
Ve lo dico subito: quel giorno non ci riuscimmo perché la zona dei Salford Quays fu così magnetica per noi che perdemmo la cognizione del tempo e ci passò l'ora per entrare al museo in tempo utile per vederlo.
Scrivendo questo post penso a chi dice che il Nord dell'Inghilterra è brutto.
Il Nord dell'Inghilterra è bellissimo e sa regalare grandi paesaggi.
Quello che maggiormente soprende è la luce, così intensa e così cangiante.
Quel giorno il tempo cambiò non so quante volte.
I nuvoloni che si vedono sulla foto di Gian non erano un impedimento alla fotografia ma un'esaltazione del colore e del momento in cui lo scatto è stato fatto.
Questo è il Nord dell'Inghilterra, con il suo correre immenso di nuvole bianche e di mille tonalità del grigio.
Quello che si capisce da città come Liverpool o Manchester è che i colori sono davvero molteplici: tanti livelli di azzurro, tanti livelli di bianco, tanti livelli di grigio e infinite sfumature sul verde, sul giallo, sul marrone e sui colori dei fiori.
Potrai mai essere brutto un posto così?
E che cosa vi fa dire che un luogo è brutto?

Zona di Salford Quays dal mio cellulare - © 2012 Giovy



Valle Aurina: sulle Tracce dei Krampus

Krampus in Valle Aurina

Adoro le leggende del periodo Natalizio: le adoro perché richiamano l'essenza nordica del Natale.
Sono molti gli antropologi che lo dicono ed io ne sono convinta: non è un caso che il Natale casa proprio in un periodo importanissimo per tutto il foclore e le tradizioni pagane.
Adoro la storia di Santa Lucia, che porta la luce e rischiara le ultime buie notti prima che la luce torni a crescere.
Adoro la storia di San Nicola, che dalla turchia è finito per essere il protettore e santo principale di terre super-nordiche e di tradizione mitteleuropea come il nostro Alto Adige.
E proprio San Nicola si è festeggiato ieri.

Ma come mai in questi giorni (e in alcuni della settimana prossima) l'Alto Adige viene invaso da creature che sono un misto tra animali e diavoli danzanti vicino al fuoco?
Queste creature sono i Krampus e la loro origine si perde davvero in mille tradizioni lontane.

Essi raffigurano il "male" che viene ammaestrato ed ammasito dal "bene", una lotta eterna in cui una forza può prevalere sull'altra.
Proprio come l'alternarsi di luce e buio, della notte e del giorno, dell'inverno e della rinascita che segue.
Vi racconto questo perché io e Gian molto presto saremo ospiti della Valle Aurina e dell'Alto Adige per andare proprio alla scoperta di questa leggenda e per raccontarvi un territorio che, anche da solo, avrebbe mille cose da dire e bellezze da mostrare.

Ci recheremo a Campo Tures e da lì, in circa 3 giorni, esploreremo una valle che è a dir poco meravigliosa.
Campo Tures, il suo castello, le cascate del torrente Aurino (ghiaccio o no).
Ci saranno dei mercatini davvero magici e la sfilata dei Krampus.
Cercheremo di documentarla con foto, tweet, emozioni raccontate sul posto.


Vi invito quindi a scrivervi un bel post-it che vi ricordi di seguite #krampus nei giorni dal 14 al 16 Dicembre.

Occhio che magari, ispirata dai Krampus, vi faccio qualche scherzo e twitto in Tedesco!
L'account è, as usual, @Giovyfh !


Aiuto!! I krampus

Sylt: Terra Tedesca, Mare Nordico

Isole Frisone Sylt Germania
Picture for courtesy of Tripadvisor.it
Io sono un po' la donna delle isole.
Sono dei territori che mi affascinano. Cerco di inserire quasi sempre un'isola nei miei viaggi e non so perché.
E' come se qui luoghi circoscritti dal mare avessero in loro una calamita ed io non riuscissi a sottrarmi dal loro.
Oggi facciamo un fantaviaggio, uno di quelli che è nella mia testa dal liceo.
Ci sono delle isole che sono in parte olandesi e in parte tedesche.
Si trovano nel mare del Nord e si chiamano Isole Frisone.
Se mentre leggete "frisone" vi vengono in mente solo le mucche, non vi preoccupate.

La relazione tra le mucche e queste terre esiste dato che le mucche sono originarie della Frisia, la regione olandese che comprende anche parte di queste isole.
Quando ero al liceo, c'era una lettura sul mio libro di tedesco che parlava della gioia del tutto teutonica dell'andare al mare sul mare del Nord.
Questa lettura elencava molte attività e nelle foto correlate si vedevano delle specie di divani in vimini con tanto di protezione per il vento.
Ecco, io sognavo un giorno su quei divani e, tra tutte le attività, la mia preferita era "im Watt zu wandern".
In primis perché mi piaceva e mi piace tutt'ora il verbo wanderen/wandern (vagare, camminare, passeggiare).
In secondo luogo, perché basse maree così spettacolari ci sono sulo sul mare del Nord.
Attrazzione principali delle spiagge frisone sono infatti dei mega banchi di sabbia o secche che, durante le ore di bassa marea, si formano anche molto al largo e si possono raggiungere a piedi.
Questi sono i Watten e sono fenomeni molto interessanti benchè pericolosi se uno non conosce l'orario di salita della marea.
La lettura che feci al liceo descriveva una delle frisono, forse la più famosa: Sylt.
La mia prof ci faceva ripetere fino alla nausea il nome dell'isola che non è Silt con la i ma Sult con la u. Una u un po' stranina però.
Anyway, Sylt è entrata a prepotenza nei miei sogni da quel momento.
Nulla è riuscito a scalfirla dalla lista dei miei fantaviaggia, nemmeno la conoscenza di un'abitante donna di quell'isola con la quale non ebbi proprio un rapporto di lavoro felice.
Di Sylt immagino il vento e la sabbia che si alza al suo soffio molto forte.
Immagino l'erba verde che arriva quasi ai limiti della spiaggia.
Sento in me la bontà del suo pesce e di tutto quello che ha da offrire.

Le mie orecchie captano quel tedesco molto duro e dal dialetto molto vicino al danese e cercano di capirlo in tutti i suoi suoini.
Arrivare su Sylt è facile: ci sono gli aerei, i traghetti e ... udite udite... ci si può arrivare in macchina sfruttando il passaggio dei treni che, in circa 40 minuti, vengono trasportati fin sull'isola.
Su quell'isola è possibile campeggiare e ci sono moltissime Gasthaus che offrono camere doppie per circa 80€. Non proprio economico ma di sicuro il luogo vale un piccolo sacrificio.

La Germania del Nord è davvero un luogo misto: la presenza danese è forte e quella del mare lo è ancora di più.
Se avete voglia di un territorio nuovo e poco esplorato (da noi Italiani) mettere Sylt in lista e, mi raccomando, imparate bene la pronuncia del nome!


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