Vienna in una parola: Secessione

Vienna Museo della Secessione
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Al Tempo la sua Arte.
All'Arte la sua Libertà.



Questo è ciò che dice la scritta che si trova sopra l'ingresso del Museo della Secessione a Vienna.
Giorni fa ho pensato alla capitale austriaca e per me Vienna si riassume in una parola: Secessione. Qui non centrano i deliri leghisti di chissà che padano, qui centra la voglia di rottura col passato. La capitale austriaca è sinceramente ben rappresentata da questo museo capace di catturare ogni viaggiatore fin dal primo sguardo dall'esterno.

Torchwood, dice?!

Location di Torchwood in Galles
Cardiff Bay é il luogo dove é ambientato Torchwood 
Torchwood dice? Dire Torchwood significa dire Cardiff Bay.
Un paio di settimane fa si discorreva con amici a riguardo di quello splendido telefilm della BBC.
Torchwood non è solo un telefilm è parte di un mondo che di cognome fa Doctor Who.
Per chi di voi non avesse idea di quello che sto raccontando, Torchwood è lo spin-off della storicissima serie inglese Doctor Who e racconta di un'organizzazione molto importante che si chiama come il maniero scozzese dove è stata fondata.

Bellinzona: meraviglia oltre il monte

Signori miei,
oggi ce ne andiamo nella mia amata Elvezia.
Tutti in Svizzera, a Bellinzona, dove ci sono tre castelli meravigliosi da vedere ed ammirare.
Dove è giusto lasciare un po' di cuore per poi avere la scusa di dover fare un altro viaggio per tornare a prenderselo.
E la Svizzera, sapevatelo, è più vicina di quel che si crede.
Vi racconto tutto su NonSoloTuristi.it

Stay Tuned!

Alogastronomia... questa sconosciuta

Birre Artigianali

Parlare di Alogastronomia è un po' come cercare di definire l'origine del mondo.
La prima difficoltà che si trova nei nostri possibili lettori o interlocutori e sta nel fatto che spesso non si conosca la definizione di questo termine.
Quando diciamo enogastronomia tutti noi siamo pronti a riconoscere il vino dentro quella parola.
Dire Alogastronomia equivale a mettere la birra vicino alla buona cucina.
Questa fetta di mondo del gusto è ben spiegata e testimoniata da un gruppo di persone e da una manifestazione che trova in Apecchio (nelle Marche) la sua capitale e centro nevralgico.

Ho conosciuto per caso sul web Apecchio, le sue iniziative e le persone che sono dietro al Festival di Alogastronomia e mi sono ripromessa subito di segnarmi in agenda il prossimo festival, che si terrà l'anno prossimo.
Mi piace spesso parlare di chi ci crede, di chi ha una passione e la vuole far fruttare.
In Italia paghiamo un po' lo scotto culturale e la pesante presenza di vino di alta qualità. Lungi da me pensare che questo sia un difetto, tutt'altro.
Quello che manca nel nostro paese è una certa cultura legata alla birra di qualità e dobbiamo questo al fatto che, per anni e anni, la birra sia legata a ricordi festaioli dove le bottiglie acquistate non superavano i 60 centesimi a chissà che discount.
E' giusto alzarsi in piedi, mettersi in un punto bello alto e dire all'Italia che il nostro paese è capace di produrre un qualcosa di qualitativamente comparabile ai migliori vini. La sorpresa, per molti, è che questo qualcosa si chiami birra.
Mi capita, a volte, di andare a casa di amici e di portare con me una buona bottiglia di birra artigianale. Se non si fosse con le persone giuste, sembrerebbe un omaggio alquanto cheap, passatemi il termine.
Niente di più sbagliato: come scrivevo prima, l'Italia è capace di grandi produzioni e sul sito del Festival di Alogastronomia ne avete dei buonissimi esempi.
La birra è una bevanda completa con delle proprietà nutritive e organiche davvero complesse che possono essere studiate al pari di un Brunello d'annata.
Bisogna cercare di uscire dal binomio pizza-birra o birra-festa e pensare a questo prodotto come ciò che realmente è: un'eccelleza.
Certo, nei nostri supermercati troviamo di tutto e di più... come del resto si trova quel vino in brick che... te lo do io il promemoria!
Scherzi a parte, trasformatevi in segugi e nasate la micro-produzione dei luoghi dove vivete.
Assaggiatela, sostenetela, trovate il vostro gusto perché non è obbligatorio amare tutte le birre ma il giusto punto di partenza è quello di aprirsi ad un'esperienza che vuole trovare il proprio posto.
Provate ad abbinare una buona birra di qualità (e dove qualità è la parola chiave) ad un piatto ricercato: a del pesce oppure ad un arrosto bello gustoso.
Non solo di tannino vive l'esaltazione del gusto.
C'è anche il malto, il luppolo e l'acqua a fare grandi magie.

Per questo motivo e per il grande amore che ho per il gusto amaro di certe birre che parlano al mio cuore, eccomi qui ad accogliere l'invito del Festival di Alogastronomia.
Ecco qui un contest che fa per me ma sicuramente può fare anche per voi.
Il concorso prevede che venga realizzato un piatto, una ricetta a vostro piacere dove l'ingrediente chiave deve essere la Birra Artigianale.
Sarà sufficiente mandare al vostra ricetta e la foto del piatto all'indirizzo mail info@apecchiocittadellabirra.com entro e non oltre il 10 Novembre 2012.
Siate audaci, creativi e un po' pionieri.
Metterevi alla ricerca della Vostra birra (che sarà citata con tanto di Nome e Birrificio nella ricetta) e create un vostro piatto.

Io sto già pensando a qualcosa di mio.
Nel frattempo ho trovato la mia birra.
Viene da un luogo bellissimo chiamato Dada, dove mani esperte e gusti eccelsi la creano.
A breve vi racconterò tutto.

Perché viaggiare, lo sapete, è anche gusto e cucina. E birra, almeno per me.

Old Keswickian e l'entropia

Keswick Chippy
Market Square - Keswick - by SwaloPhoto
Signore e Signori, qui l'argomento è serio. Anzi serissimo.
Quando parlo di Fish&Chips ho sempre due soluzioni davanti a me: o prendo un aereo e torno in Inghilterra. O compro il merluzzo e me lo preparo da me.
Ad ogni paese, la sua cucina. Lo dicevamo giusto qualche settimana fa.
Lungi da noi tutti fare confronti del tipo "la cucina inglese è pesante" o "la cucina italiana è la regina del mondo".
Oggi vi voglio portare a Keswick (che si pronuncia Chesik), nel Lake District che, come vi ho detto, era la nostra base durante i giorni passati lì lo scorso agosto.
Keswick è un paesino davvero incantevole, piccolino e molto ben curato.
Market Square è il centro di quel mondo e vi potrete trovare ogni bene di assoluta necessità come l'attrezzatura da montagna, il pane, l'acqua e assolutamente il Fish&Chips.
Chi legge questo blog da un po' conosce il mio totale amore per quella piatanza britannica.
In equal modo, mi avrete sicuramente sentito parlare più volte di quell'Impero del Fish&Chips chiamato Lobster Pot, sito in quel della mia amata Liverpool.
Ecco, sappiate che da quest'estate il Lobster Pot ha un degnissimo avversario: vi sto parlando dell'Old Keswickian, ovviamente di Keswick.
Erano varie sere che io e Gian ci dicevamo "Chippy tonight?" e quella sera cedemmo.
L'Old Keswickian non è l'unico Chippy (dicesi Chippy il posto dove si fa il fish&chips) in town ma qualcosa ci aveva particolarmente attirato verso di lui.
Che non sia un luogo cattivo lo si capisce, in primis, dalla mega-coda che spesso, attorno alle 18.30, si forma lì davanti.
Non preoccupatevi di ciò: mettetevi in fila tranquilli che il vostro turno arriva presto. Approfittate di questo tempo per fare mente locale su cosa volete: diciamo che una porzione regular di chips e un merluzzo (Cod, altrimenti c'è l'eglefino che si chiama Haddock) altrettanto regular sono davvero un pasto più che degno e sostanzioso.
Non ho mai azzardato alle porzioni Jumbo e tremo al solo pensiero.
La seconda caratteristica è che da fuori l'odore di fritto si sente ma, una volta stati lì dentro, magicamente non puzzerete. E questa è garanzia pura.
Il personale è scaltro, veloce, molto chiaro e, malgrado il numero di persone in attesa, non ti mette affatto fretta. Ottima la scelta di aggiungere al vostro Fish&Chips la Garlic Mayo (scelta mia) o la Curry Sauce (scelta di Gian).
Vedrete comporre davanti a voi la vostra cena e la osserverete mentre verrà riposta su di un vassoietto mentre sia la cena che il commesso sfidano ogni legge della fisica.
Come fa a stare tutto impilato senza cadere ed in perfetto ordine?
L'entropia non si addice al Fish&Chips.
Il Fish&Chips è un mondo perfetto, in perfetto equilibrio.
Per la cena appena citata spenderete circa 5£ e vi assicuro che saranno molto ben spesi.
La qualità del pesce è ottima, la frittura è asciutta e croccante.
Le patate, in perfetto English Style... ovvero tagliate belle grosse, sono spettacolari.
Ora però viene il difficile?
E che c'è di difficile nel mangiare qualcosa di buono?!?
Ehehehe, non si tratta di mangiare ma si tratta di prendere quel vassoio dall'equilibrio perfetto e affrontarlo con una forchettina piccolina, mentre state in equilibrio da qualche parte.
La fortuna però sarà vostra alleata e, proprio su Market Square ci sono (poche) bellissime panchine pronti ad accogliervi.
Consiglio: se siete in due, uno occupa la panchina, l'altro fa la fila.
Mangiare così alla buona un piatto come il Fish&Chips dell'Old Keswickian è un'esperienza da fare e da mettere assieme a tutte quelle Fell Walks che potrete fare nel Lake District.
Una volta finito lì, entrate in uno dei vari pub su Market Square e ordinate una Jennings Bitter.
Completerà la perfezione di quella cena.
Questo Chippy possiede anche un Diner che si trova upstairs (ma come scrivo oggi!?!?).
La qualità è la medesima, il prezzo di poco più alto.
Sapevatelo, nel caso voleste una cena con meno sfide verso i mondi in perfetto equilibrio o magari se dovesse piovere.
Fame? Io ho già ordinato il mio merluzzo per stasera.

Surf in Euskadi

Fare surf nei paesi baschi

I paesi baschi sono una grande cosa e mi piacciono da matti.
Vi ho raccontato Gasteiz, vi ho parlato di come mi sono innamorata di Bilbao e di come mi sono divertita all'Aste Nagusia.
Ci fu un giorno, durante il mio viaggio in Euskal Herria, dove dovetti combattere con la pioggia.
Ero sempre in campeggio a Mutriku, piccolo luogo vicino ad Ondarroa.
Campeggio piccolino, direi essenziale ma vicinissimo alla spiaggia.
Perfetto per passare qualche giorno in terra basca.
Tutto andava bene, nessun problema di nessun tipo e una bella notte, a insaputa mia e di tutto il campeggio, scoppiò un temporale di quelli che non ti aspetti.
Mi sebrava di essere dentro "La Tempesta Perfetta" e la mia mitica tenda era la barca.
Fu proprio quella notte che capii quanto i paesi baschi fossero considerati "luogo atlantico".
Non so quanta acqua scese e in quanto tempo.
Quella non era il problema, la tenda era montata bene e teneva. Modestamente.
Il problema era il vento. La tenda teneva ma il problema era la flessibilità. Quei cavolo di spettacoli paletti della mia Ferrino tre posti si piegavano, si contorcevano sotto la forza del vento Atlantico.
Ogni tanto la tenda si piegava sopra di me.
Non che abbia dormito tanto quella notte. Il cielo che mi attendeva al mattino era grigino e tutto mi sembrava già sapere di autunno.
Non avevo però considerato la mitica connection che si crea in certi luoghi nei giorni ti totale burrasca.
In quei giorni fa la sua comparsa assoluta una specie umana diffusa sui lidi oceanici di tutto il globo; una di quelle specie che viene spesso ammirrato e che molte donzelle vorrebbero anche toccare per benino: il surfista.
Prima cosa da tener presente al cospetto di un surfista: lui è totally free ride.
Non gliene frega se il mondo cade, se sta in piedi, se chi ha davanti porta vestiti firmati o se è nudo. Lui è focalizzato sul mare e il suo grande amore si chiama "onda".
A Puerto Escondido badavano solo alla loro tavola e al profilo dell'Oceano.
Tutto il resto era noia totale.
Seconda cosa: il surfista è felice delle giornate burrascose. Sono il suo ossigeno perché ingrossano il mare di fronte a lui. Quindi non lamentatevi del vento e del tempo. Non fa bene.
Il surfista va osservato, contemplato. Nel caso abbiate domande, dubbi, interrogazioni di vario genere o voleste semplicemente imparate vi conviene aspettare che lui abbia finito di cavalcare le sue onde.
Il surf è davvero uno sport serio (e qui non sono ironica): richiede preparazione e concentrazione.
Quel giorno a Mutriku a me venne una certa voglia di dire "perché non provo?"
Mi diedi la risposta da sola e quella risposta fu strettamente legato al fatto che volevo rimanere viva.
Capii infatti da sola la potenza di un tube di circa 4 metri.
Credetemi... potete saper nuotare quanto volete ma se non sapete come affrontarlo non è proprio uno scherzo.
Detto ciò, se mai doveste passare un po' di tempo in zone da surf (ovunque nel mondo), vi consiglio di perdere un po' di tempo ad osservare cavalieri e cavallerizze dell'onda.
Osservare un simile sport aiuta a sognare e ci fa perdere in mille viaggi.
Quel giorno mi sedetti su di uno scoglio e, armata della mia felpina, rimasi lì a guardare il divertimento di chi è capace di godere a pieno del brutto tempo.
Un giorno, magari in un'altra vita, capiterà anche a me di cavalcare un'onda e gioire di tutta quell'adrenalina nelle vene.
Ecco qualche luogo dove surfare in Euskadi

Le Fragole di Liverpool

Liverpool England
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Premessa doverosa: a Liverpool le fragole non ci sono.
E non so nemmeno se in passato ci fossero dei bei campi di fragole ai bordi di una città che era già grande quando è nata.
Secondo disclaimer: se mai vi venisse voglia di cercare Strawberry Field a Liverpool, dimenticatevi che esiste una Strawberry Road. Quella non centra con quello che state cercando.
Detto ciò, partiamo. Siamo nel Merseyside, West England. Posto adorato.
C'erano dei bimbi che giocavano dalle parti di Newcastle road e Penny Lane e in tutto il circondario.
Un tale John e quel tale Paul si conobbero là, ormai lo sa anche l'asfalto posato ben dopo gli anni '60.
Strawberry field altro non è che un orfanotrofio (in disuso) molto vicino alle zone di giochi del nostro caro John Lennon.
L'origine della canzone che l'ha reso noto al mondo è oscura e criptica.
Quello che invece è molto chiaro è che molta gente che raggiunge Liverpool per celebrare i Beatles voglia per forza vedere i cancelli del celebre luogo.
Spesso la gente fa molto di più, ahimé. Come accade ancora con Penny Lane e con Abbey Road (quest'ultima a Londra), c'è chi si ruba il cartello col nome della strada. Piccoli grandi vandali crescono.
Strawberry field un tempo aveva una bella placca in ottone che ne citava il nome.
Quella placca venne rubata molteplici volte. L'amministrazione di Liverpool si stufò di sostituirla e pertanto il nome dell'orfanotrofio venne dipinto su una delle colonnine all'ingresso.
Ora è così e quell'ingresso è spesso chiuso con mille lucchetti, che non hanno di certo qualcosa a che fare con le mode messe in giro da Moccia.
Io ebbi la fortuna di trovare quel cancello aperto e lo era perché stavano facendo un po' di manuntenzione a quel giardino.
Malgrado l'orfanotrofio chiuso, malgrado il fatto che lì non ci sia niente (oltre al ricordo dei Fab Four), quel giorno stavano manutentando il parco.
Quella cosa mi colpì moltissimo perché pensai a tutte quelle zone in disuso nella nostra cara Italia e a tutto il casino che ci si può trovare.
Una delle cose che più amo di Liverpool è proprio il suo understatement relativo ad un'impronta così grande come quella dei Beatles: vero che in Mathew Street ci sono i negozi con le mille memorabilia di Paul & Co.
Vero che ce lo si ricorda ad ogni passo che siamo nella città dei Beatles, ma non troveremo mai quella assidua voglia di accalappiare il fan o il turista che c'è troppo spesso nel Belpaese.
Ho vistro Strawberry field il silenzio, in un giorno d'inverno, proprio quando la luce si trasformava in crepuscolo.
Ho calpestato la terra di Strawberry field pensando alle mille storie che l'hanno vista protagonista: i giochi di un John Lennon bimbo e le vicende di tutti quei bimbi senza genitori che, in quel parco, riconoscevano la loro casa.
Sono stata felice di esserci andata perché quel luogo è un altro tassello del puzzle che rappresenta Liverpool dentro al mio cuore.
Let me take you down 'cause I'm going to Strawberry Field, nothing is real...
Se vi andrete, vi sarà impossibile non ricordarla al primo accenno di queste parole.
Per raggiungere Strawberry Field dal centro di Liverpool prendete l'autobus 75, quello che va verso Halewood e chiedete all'autista di segnalarvi dove scendere.
Se invece siete in vena di passeggiare per un pezzo di Liverpool alquanto real and strong... beh, prendete (sempre dal centro) l'autobus 86 e chiedete di scendere a Penny Lane.
Da lì c'è un po' di strada ma di sicuro non è male.
Mi sento di dirvi che non è una zona turistica e pertanto non fate sentire le persone che vi abitano come degli animali osservati allo zoo.
Siete in mezzo ad una vera Beatles experience e sono sicuri che l'apprezzerete.


La Fantascienza è viva!


Ecco la sorpresa di cui vi parlavo.
Ebbene, pile e pile di libri fantasy di tutte le librerie stanno tremando.
Tremano, sudano, hanno paura perché la fantascienza ha rialzato la testa e prentende il proprio spazio.
La fantascienza è viva ed ha moltissime voci.
Barabba le ha magistralmente raccolte, impilate, impaginate, corrette, pubblicate.

Ed eccolo qui ... l'ennesimo libro di Fantascienza... e abbiamo detto Fantascienza.
Mi dicono dalla Regia che la versione è stata riveduta e corretta.
Scaricatela tutti a questo link.

Alcune buone ragioni per scaricare l'ebook in questione.
La prima buona ragione è che certi generi letterari vanno difesi e alimentati.
La seconda buona ragione è che ci ho scritto anch'io, assieme a Gian e a tanta altra gente meritevole.
La terza ragione buonissima è che è gratis.

Non l'avete ancora scaricato!!!?!? Forza e coraggio, altrimenti gli alieni vi rapiscono.

Think as a local...


Quando si viaggia, diciamocelo, non è facile avere del gran budget a disposizione per mangiare e bere.
C'è un solo segreto capace di rendere felici i nostri pancini, le papille gustative e il nostro portafoglio.
E ve lo racconto su NonSoloTuristi.it


Oggi è proprio il caso di dirvi "Stay Tuned" perché in giornata potrebbe arrivare qualche novità...
Curiosi???

C'era una volta il Teide



Quando ascolto Man on the Moon dei R.E.M quello che mi viene in mente è un grande vulcano.
Successivamente a questo pensiero, la mia mente salta dall'Etna al Teide come stesse giocando a ping-pong. A tutto ciò va aggiunta la sottoscritta che canta Starzinger e il gioco è fatto. Non so se vi è mai capitato di salire su di un vulcano (probabilmente sì) ma più che la salita in sé, ciò che segna è essenzialmente lo spazio che circonda il grande gigante di fuoco. Oggi vi racconto di quella volta a Tenerife. Io, il Teide e un viaggio da vivere

Un sale che sa di Galles

Sale Halen Mon Anglesey Galles

Halen Mon
Due parole in Gallese che significano esattamente Sale (halen) di Anglesey (Mon).
L'isola di Anglesey è la madre del Galles per suo proprio nome (Mon Mam Cymru) e da sempre è considerata una parte davvero speciale per i Britanni di orgine diversa da quella sassone.
L'isola di Anglesey offre moltissime cose da vedere e, credetemi, malgrado sia piccolina non bastano due settimane per conoscerla a fonto.
Una delle sorprese che si sono palesate ai miei occhi è la produzione di sale che si può trovare sull'isola.
Siamo portati a pensare che il sale sia tutto uguale.
Niente di più errato.
Per averne un'idea precisa provate a salare l'acqua della pasta con il sale dolce di Cervia e poi provate a fare la stessa cosa con il sale di Margherita di Savoia.
Colori, gusti, sapidità e miliardi di caratteristiche diverse rendono ogni sale diverso dall'altro.
Lo stesso vale per l'acqua che, in luoghi diversi, ha sapori davvero molto diversi.
Anni fa parlavo con una mia collega che sosteneva che il brodo fatto con l'acqua dell'Emilia è più buono del brodo fatto con l'acqua del Veneto.
Noi siamo spesso portati a non considerare l'apporto immenso che certi elementi base danno alle cose che mangiamo.

Sull'Isola di Anglesey ogni cosa è spesso insaporita con un sale che sa davvero di nord e di mare d'Irlanda.
Strano... pensi alle saline e pensi sempre al mediterraneo.
Anglesey mi ha insegnato anche questo.
Custodisco vari tipi di questo sale nella dispensa della mia cucina.
Lo sto dosando a dosi piccolissime perché per me è parte di un ricordo di viaggio davvero prezioso.
Ci sono varie versioni di questo sale, con sapori ed usi diverse.
La versione "plain", quella senza aromi, rappresenta davvero una sorpresa.
Il suo apporto è simile al sale di Cervia, con un sentore di "mare aperto" in più.
Lo trovo assolutamente adatto a delle zuppe di verdura o a della carne bianca.
Molto più forte ed estremamente intenso è il sale affumicato col legno di quercia. Se avete un bel pezzo di carne rossa... beh... non sto nemmeno qui a dirvi cosa dovete farne.
Particolare e dal gusto diversissimo dal nostro italiano è il Sale aromatizzato al Sedano.
L'apporto di questa verdura gli conferisce una certa freschezza che, secondo me, è perfetta col pesce.
Adoro mettere un po' di Galles nelle cose che cucino e vorrei che quella scorta non finisse mai.
E' un po' come quando si torna da qualche luogo lontano e si apre un sacchettino di spezie.
C'è tutto iun viaggio dentro al profumo che scaturisce da quel sacchettino ed è come se tutte le nostre memorie tornassero davanti a me.
Quello che io sento quando uso il sale di Anglesey è la stessa cosa.
Ripenso al giorno in cui l'acquistai a Beaumaris, a quando feci per la prima volta il maiale al sidro e volli usarlo. Ripenso al profumo che il Menai Strait emanava tutte le sere.
Mi basta prendere un piccolo cristallo di sale e assaggiarlo per sentirmi di nuovo là.
Questa è proprio la potenza del viaggio... quando ti entra nello stomaco e si avvolge in te non lasciandoti più.

Per fortuna che esiste lo shop online.

Baviera: un'altra Oktoberfest è possibile

Baviera Regensburg

Avete presente Monaco e l'Oktoberfest?
Ecco, dimenticatela! Oggi vi parlo di un posto in Baviera, un luogo davvero speciale dove la famosissima Festa d'Ottobre ha un senso immenso, vero e sarà capace di prendervi il cuore.
Andiamo per gradi e proviamo a dire due paroline su Monaco: io la amo, adoro quella città e la conosco ormai come le mie tasche. Monaco è capace di parlare ai viaggiatori e li accoglie come fosse una madre con un grande abbraccio per tutti.
Ma tra la fine di settembre e inizio ottobre, beh, ha un po' il nervoso ed è meglio lasciarla stare per non litigarci.
Badate bene, l'Oktober Fest è un'esperienza che, a mio avviso, va fatto almeno una volta nella vita ma, in egual modo, va presa col contagoccie (l'esperienza, non la birra) per la grande massa di persone (soprattutto dall'Italia) che attira. Proprio un annetto fa scrivevo un post su Monaco, raccontandovi di tutta la birra che vale. Oggi vi voglio indicare, invece, un Oktober Fest alternativa, per scoprire una Baviera probabilmente più silente e meno appariscente. Ma dove la bellezza e la bontà del luppolo certo non mancano.
C'era una volta Ratisbona, che ora ovviamente si chiama Regensburg... il luogo della pioggia, patrimonio universale dell'Unesco.
Non che piova molto lì... ma di acqua ce n'è molta ed è l'acqua del Danubio, die Donau.
Regensburg è un luogo che va visitato angolo dopo angolo. Facendo così vi accorgerete che la cattedrale non vi perderà mai di vista e sarà semplicissimo ammirare quel Westwerk gotico e restarne ammaliati.
Regensburg non è immensa e troverete con molta facilità le birrerie pronte ad accogliervi. Potranno essere commerciali o microbirrifici, potranno essere conosciute o meno ma quello che assaggerete è quasi a km zero perchè proprio in quella zona della Baviera i campi di luppolo sono ovunque.
Me li ricordo bene io da quella famosa (per me) estate del 1992 per il mio soggiorno a Neustadt.
La prima volta che vidi Regensburg fu proprio durante quell'estate e poi vi tornai anni dopo, per scoprirla un po' di più.
Una delle migliori cose che si possa fare lì è prendere un bel battello e percorrere dei tratti del Danubio. Ci sono micro-viaggi per tutti i gusti e uno di questi, quello che vi consiglio io, è quello che vi porterà a Kloster Weltenburg dove, cari miei, dovrete aprirvi allo stupore.
Stupore nr.1: il luogo.
Questo convento (Kloster, per l'appunto) si trovare su di un'ansa del Danunio, tra l'acqua blu che vi farà pensare solo ai Nibelunghi e rupi verticalissime che dicolo solo "Lorelei" e Heinrich Heine.
Stupore nr.2: la birra.
E' ormai di comune memoria che la birra e i frati, soprattutto in Germania e Belgio, vadano un po' di pari passo. Ecco, a Kloster Weltenburg si produce ancora una birra di qualità eccelsa e, udite udite, si può anche bere!
Questo posto infatti, dove i frati gironzolano ancora, ha un biergarten splendido dove i litri di Pils o Weiz si sposano benissimo con stinchi e wurst di ogni genere. Consiglio mio: la rossa che viene prodotta lì è un qualcosa capace di rapire. Provatela con l'insalata di patate e cipolle e poi mi direte!
Stupore nr.3: il Barocco.
Quando si dice Barocco, noi Italiani pensiamo a Bernini, Borromini, alla Roma del '600, alla Sicilia, a Lecce. C'è un altro luogo in Europa (o meglio, ce ne sono tanti) dove il Barocco ha lasciato il segno è questo posto è proprio la Baviera.
La chiesa del convento ne è un esempio ricco, strabigliante e anche abbagliante.
Regensburg e Kloster Weltenburg sono una buonissima alternativa a Monaco e regalano la tranquillità di un luogo che, per il turismo di origine italiana, è secondario ma non lo è di certo per la gente del Niederbayer.
L'Oktober Fest di queste zone ... tutte le feste che troverete di paese in paese in quel periodo ... sono un qualcosa di così autentico da restare nel cuore.



Il Danubio a Regensburg

Vicenza sui miei passi

Oggi vi porto in una zona che sento mia.
E' il capoluogo della mia provicina di nascita e crescita: è Vicenza.
Proprio ieri pensavo e scrivevo ad alcuni compagni di liceo che vent'anni fa cominciavamo la nostra avventura al linguistico.
Fa strano pensare che hai passato più tempo della tua vita conoscendo qualcuno che senza di lui.
A Vicenza ci ho fatto il liceo.
A 14 anni era tutta una scoperta e quell'ora e passa di corriera al mattino e al pomeriggio erano un'avventura.
A quella città devo molto e mi piace sempre ricordarla.
Oggi vi porto in giro e ve la faccio conoscere.
Andate subito a leggere su NonSoloTuristi.it
Stay tuned!



Castlerigg: uno stone circle umano e magnifico


Inghilterra Castlerigg
Foto © 2012 Gianluca Vecchi

Difficile mettersi qui, guardare queste foto e poi riordinare le idee e ripensare a quel giorno, di quasi esattamente un mese fa quando, passo dopo passo, io e Gian raggiungemmo Castlerigg.
Come già scrissi per il Galles, cè un regola applicabile a tutto il Regno Unito: ti devi conquistare ciò che è bello a suon di passi, salite, discese e sentieri.
Avete presente la copertina della Lonely Planet dell'Inghilterra?
Ecco... Castlerigg è proprio lo stone circle che vi è raffigurato.
Non è Stonehenge, non è Westminster, non è la Cattedrale di Canterbury.
A rappresentare l'Inghilterra c'è proprio uno sperdutissimo Stone Circle del Lake District dove conviene arrivare a piedi perché, malgrado sia segnalato, il parcheggio prioprio non esiste.
Quando cominciai a pensare al viaggio che volevo fare e a dove volevo soggiornare nel Lake District ero molto indecisa. Poi lessi di Keswick e soprattutto lessi della vicinanza di quelle pietre e del villaggio.
Detto... fatto. Ero decisa. Saremmo andati lì.
Gli Stone Circle affascinano molte persone e probabilmente in tantissimi collocano queste meraviglie nel periodo storico sbagliato.
Siamo abituati, infatti, a pensare a druidi e riti celtici e collochiamo tutto questo in un primo Medioevo già molto distante da noi.
Ma per compredere davvero gli stone circle sparsi nel Regno Unito e non solo il salto da fare è molto più grande. Vi basti pensare che Castlerigg è di mille anni più vecchio di Stonehenge e pertanto va collocato nel Neolitico.
Credetemi, le pietre di Castlerigg (circa una quarantina) non sono dei megaliti ma variano gran parte tra il 1,40m e 1,60m.
Stonehenge è immenso, alto e grande, raggiunbile.
Castlerigg è più "umano" a livello di dimensioni, è disperso e va conquistato.
Partendo dal centro di Keswick vi basterà attraversare il parco e tenere la direzione dei vostri passi verso Est. Alla fine del parco (seguite la via pedonale dentro il parco, non sbaglierete) incrocerete la vecchia ferrovia del paese, ora in disuso. Salite sul tracciato della ferrovia che ora è diventato un sentiero e seguitelo finché la strada non si dividerà. Il sentiero della ferrovia andrà avanti dritto e una piccola deviazione sulla destra vi farà salire sulla strada asfaltata.
Quella strada porta verso Chesnut Hill. Lì troverete i segnali per Castlerigg e, gambe in spalla perché la pendenza è pesa, salirete finché la strada non tornerà pianeggiante. Lì troverete lo stone circle e dovrete fare un bel respiro perché non è un qualcosa di semplice pensare di stare al cospetto di un qualcosa che ha 5000 anni circa e rimane ancora un mistero.
E' un po' come succede con le piramidi in Egitto.
Non c'era molta gente quel giorno ed io ne ero felice. Sia io che Gian eravamo molto straniti dal luogo.
Si percepisce una specie di forza quando si è lì. Saranno i monti, saranno le pietre o sarà anche suggestione... chi lo sa... ma quel luogo è davvero magico.
C'è chi ci va per il solstizio d'estate, c'è chi vuole semplicemente ritrarlo, fotografarlo e osservarlo.
Io toccavo le pietre perché questa è una di quelle cose che a Castlerigg puoi fare e che a Stonehenge no.
Una signora che visitava Castlerigg nel nostro stesso momento raccontava ad una sua amica di andare in cerca di stone circle. Amava particolarmente Castlerigg per il mistero, l'età e per il fatto che tra te e le pietre non c'è niente e tu le puoi, a modo tuo, amare.
Io le ho osservate con tutto il cuore e il cervello possibile.
A minuti alterni mi chiedevo chi le avesse messe lì e per che motivo.
In altri momenti invece non mi chiedevo niente e contemplavo quella meraviglia antica davanti ai miei occhi.
Sono rimasta seduta su quel prato per un bel po' di ore e, che strano, le uniche parole che sfioravano la mia mente erano quelle iniziali di un poema di Wordsworth.
A slumber did my spirit seal, I have no human fears...
Wordsworth lo scrisse con un intento diversissimo dal mio pensiero in quel momento ma, dentro di me, ci stava tutto.
Seduta là, immersa in un verde che solo lì è possibile, pensavo di essere in un sogno.
Un sonno particolare mi aveva portata via ed io non avevo paure umane.
Come se per un momento pensassi che fosse tutto possibile.


Aspettarsi il mare, ricevere bellissima terra

La Spezia Entroterra Ligure
Foto di ikeharel
Succede quando dici Liguria e pensi subito a pesce, mare cristallino, focaccia, 5 terre.
Succede davvero e non c'è niente di male in tutto questo; non c'è niente di male nell'identicare una regione con ciò che la fa conoscere di più al mondo.
Personalmente, quando dico Liguria penso alla provincia di La Spezia e questo perché, anni fa, ci trascorrevo molto tempo e perché lì vive uno dei miei fratelli.
Complice una brandina a casa sua, mi sentivo libera di prendere il treno e raggiungere l'estremo est ligure quando volevo: primavera, estate, autunno, inverno.
E' bello potersi appoggiare a qualcuno: ti concedi la possibilità di tornare spesso in quel luogo. E non è poco per chi vuole scoprire ogni angolo di mondo.
Ho adorato il mare che sono riuscita a conoscere nelle mie varie giornate spezzine.
Quello che però non mi aspettavo era di innamormi dell'entroterra di quella zona.
Perché quando pensi alla Liguria pensi al mare... ma davanti a quel mare c'è molto, molto di più.
Tante volte, girando con mio fratello, guardavo a tutti i borghi arrocati sulle cime dei colli o monti che dir si voglia.
Li osservavo e chiedevo ripetutamente di come si chiamassero, di cosa ci fosse.
Poi sono andata ad esplorarne uno. Quel posto è Vezzano Ligure.
Ho gironzolato per le viuzze inerpicate di questo paesino di 7000 anime più volte e, ad ognuna di esse mi stupivo di qualche angolo che si palesava davanti ai miei occhi.
Di storia ce n'è molta su quelle strade, Storia grande e famosa e storia piccola di gente comune.
E' proprio quello che andavo cercando io: un gatto su di una finestra, una persona che stendeva i panni, un sorriso o lo stupore colto per caso.
E dopo Vezzano mi sono stupita con Follo, dove le mie gambe si sono allenate per bene tra salite e discese di ogni genere.
Gerare per l'entroterra spezzino è una bella occasione per allenare le nostre gambe in modo non indifferente.
Molto di più di esse, saranno i nostri occhi, le nostre emozioni e i nostri cuori ad allenarsi perché è proprio in questa "Italia Minore" (che minore non è) che si nasconde la più bella essenza del nostro paese.
C'è la genuinità in questi borghi ed la bellezza di mostrarsi per come si è realmente.
Lo stupore continua poi a tavola perché questa parte della Liguria non è seconda a nessuna in quanto a cibo.
Lo Spezzino è una terra di confine, con tutti gli annessi e connessi che ciò si porta dietro.
Ed io amo i confini, le linee che permettono alle culture non di dividersi ma di mescolarsi come mai in altre occasioni accade.
La cucina tipica di questa zona vi porterà ad assaggiare testaroli e panigacci (soprattutto in Val di Vara e nella zona di Podenzana) proprio come si fa nella zona di Aulla e in alcune parti della Lunigiana.


I panigacci (si chiamano testaroli nella loro versione cotta in pentola come se fosse pasta) sono delle forme di pasta cotta nel forno a legno e schiacciato sotto dei testi (da qui il nome) pesanti che danno loro la forma simile a quella di una piadina. La ricetta prevede che siano impastati semplicemente della farina, del sale, dell'acqua.
Niente di più semplice, niente di più antico, niente di più buono.
I testaroli vengono cotti in acqua e conditi con pesto o olio e formaggio.
Nella versione asciutta, ovvero come panigacci, vengono mangiati con quintali di salume e stracchino.
Spettacolo puro!

 Ciò che maggiormente ricordo con piacere dell'entroterra spezzino è il colore verde dei boschi perchè sembra un verde così diverso dal resto del bosco appenninico che conosco.
Sarà l'umidità del vicino mare, sarà il clima che di sicuro è molto diverso da quello continentale del nord Italia, sarà semplicemente il sole... quello che è vero è che l'entroterra è capace di stregare al pari della zona costiera. Almeno ha stregato me.

Sensi & Sensibility


La grande Jane Austen mi perdonerà per il titolo e quanto ho fatto.
Ma c'è questa bella iniziativa di Blink Booking che si chiama "Dimmi che senso ha" e a me va di partecipare.
Si tratta di abbinare a piacere 5 grandi città Italiane ai nostri 5 sensi e di raccontarle in un post.
Questi sono i miei personali abbinamenti.



Venezia - Vista
Venezia è la vista per la sua luce del tutto particolare, capace di stregare pittori di ogni epoca e rendersi elemento fondamentale di una città che senza tutto quel riflesso dorato dei canali sarebbe sicuramente qualcosa di diverso.
E' come quando arrivi in Laguna (come diciamo noi veneti) ed esci dalla stazione di Santa Lucia. Ad accoglierti c'è il canale con i suoi mille riflessi. E' lui a presentarti il luogo in cui sei approdato.

Firenze - Gusto
Il capoluogo toscano per me è il gusto perché fu lì che capii che il pane non è uguale ovunque.
Il gusto del tutto particolare del pane toscano mi ha sempre sorpreso e capire che il pane è buono anche senza sale per me è stata una rivelazione parte dei miei 18 anni.
Firenze è il gusto forte della carne al sangue e il sapore delicato dei cannellini con l'olio nuovo.


Roma - Udito
Roma per me è l'udito per un episodio successo molti anni fa.
C'era il derby e la città era deserta in un sabato sera di fine Aprile che aveva già in se il calore di un'estate precoce.
Camminavo con amici verso i fori imperiali e regnava il silenzio.
Prendemmo la metro e arrivammo in Via delle Province. Usciti dalla metro ci fu un goal della Roma. Il boato assoluto. Quel contrasto tra silenzio e vociare da stadio abbina la "mia" Roma all'udito.


Napoli - Olfatto
Napoli è l'Olfatto per l'odore vogliosissimo della pizza fritta che ho saputo cogliere nel centro città.
E' il profumo del cibo che ti fa gustare Napoli ancora prima di addentare qualsiasi cosa: dai dolci al salato, quella città è un trionfo di aromi.


Milano - Tatto
Milano è il Tatto di sentore metropolitano.
Per me, che sono ragazza di ben altri lidi, la sensazione urbana del freddo dei sostegni della metropolitana è sempre stata sinonimo della frase "ecco, sei arrivata in città".


Il concorso prevede che nomini altri cinque travel blogger, destinati poi a raccontare i loro sensi e le loro città. 
Ecco qui le mie nomination:



Buona sensibilità e sensitività a tutti.

Clonmacnoise... mito e storia d'Irlanda

Viaggio in Irlanda a Clonmacnoise
Picture from Discover Ireland
C'è un luogo irlandese che mi è rimasto particolarmente nel cuore.
Un mesetto fa, mentre giravo per Peel ... splendido luogo sull'Isola di Man... mi è tornato in mente.
Vuoi per la vicinanza fisica, vuoi perché chissà quale associazione di idee dentro la mia mente.
Ripensare a quando volli raggiungere Clonmacnoise mi fa venir da ridere perché non so quanti autobus ho cambiato quel giorno e non mi ricordo quante peripezie nel trovare linee, fermate o quant'altro.
Mi ci sono impegnata, è vero, ma una volta arrivata la vista e l'atmosfera hanno ripagato ogni mio immenso sforzo.
L'impronuciabile nome di questo luogo deriva, ovviamente, dal gaelico irlandese e significia Prato dei figli di Nos. Potete trovare Clonmacnoise dalle parti dello Shannon, sulla strada che da Galway va a Dublino. Molto più verso Galway.
La storia di Clonmacnoise si perde nella ntote dei tempi, o meglio si perde in quei giorni in cui l'Irlanda venne cristianizzata da San Patrizio.

In quei giorni venne fondato uno sorta di castello/monostero tipico della prima cristianizzazione delle isole britanniche.
Era di per sé un luogo sicuro, dove monaci o persone influenti potevano ritirarsi, stare in pace e governare in tutta tranquillità.
Si dice che il periodo di maggiore splendore per Clonmacnoise fu quello del nono secolo quando vennero scolpite ed erette le croci che sono simbolo di quella mistura splendida che celti e vichinghi seppero creare.
Ero un po' ignorante, nel senso puramente letterario del termine, o forse ero troppo giovane quando andai a Clonmacnoise per capire realmente l'essenza di un insediamento simile.

Sono convinta che bisognerebbe riuscire a rivedere certi luoghi visitati da ventenni qualche anno più tardi semplicemente per un fatto di attenzione e di coscienza.
Io sono sempre stata invasata con la Storia e già al tempo mi ero ben documentata.
Ora, a 34 anni, con un bel tot di mondo e vita in più sulle spalle, saprei dare a quel luogo la sua giusta interpretazione ed attenzione.
Passare una giornata o un pomeriggio a Clonmacnoise è come sedersi dentro la migliore delle biblioteche e avere la possibilità di leggere e toccare con mano codici miniati che vanno dal quinto secolo fino al tredicesimo.
Ripercorrere le vie del monachesimo sulle isole britanniche, in Irlanda in primis, è un qualcosa che non ha pari.
E non lo dico a livello religioso... il monachesimo di quel periodo è fondamentale per saper leggere quella nazione nel giusto modo.
Clonmacnoise non è solo l'insieme di un'abbazia o di altri edifici correlati.
E' proprio un capitolo della storia di tutta l'Irlanda.

Dunque, Sono Affidabile

Dunque, ieri sera ho saputo di essere Affidabile.
E sorrido.
Sorrido perché me lo chiedo tutti i giorni se sono una persona Affidabile.
Ed, evidentemente, lo sono.
O meglio, lo è questo blog che ha vinto il Premio di Blog Affidabile perché scrivo cose autentiche, vere, originali e comprovate.
Gli Affidabili.it sono una community di professionisti e artigiani che dimostrano al mondo di essere affidabili grazie ai feedback ricevuti.
Io, un po' artigiana dei viaggi e della parola, ho aperto questo blog circa un anno fa perchè infondo ho una gran voglia di metter giù a parole scritte tutto il mio eterno girovagare.
Lo faccio un po' per me, perché scripta manent, ma lo faccio soprattutto perché credo, senza troppa esaltazione, che qualcosa di interessante possa uscire dalle mie dita e, voi che mi leggete me lo dimostrate ogni giorno e vi ringrazio.
Raccontarsi può essere facilissimo e difficilissimo ma a me questo non spaventa.
Mi piace così tanto che lo farei in eterno, come viaggerei in eterno.

Per questo sorrido felice del fatto di essere Affidabile.
E, qualora mi sentissi insicura sulla mia vita, mi basterà tornare qui e vedere il mio distintivo di Affidabile.
Mi dirò così che sono capace di fare qualcosa di bello.

Il premio prevede che io suggerisca altri 5 blog, l'affidabilità dei quali verrà poi verificata. Ho già effettuato la segnalazione sicché, voi nominati, non dovete fare niente.
Ecco le mie personali nomination:
 

Ci vuole un po' di gente a cui affidarsi in questo mondo, no?

La Bodeguita: croce e delizia de La Habana

Allora, di Cuba ho già scritto un bel po'.
Dentro di me però non è mai abbastanza e quindi spero che voi abbiate la pazienza di leggere ancora un bel po' di cose sulla mia amata Isla Grande.
Un bel po' di tempo fa scrissi un post un po' nostalgico che vi raccontava un bel giro un po' alcolico per la Habana.
Oggi, per delizia di tutti, ci concentriamo solo su uno degli emblemi più conosciuti della capitale Cubana: la Bodeguita del Medio.
Questo luogo dell'Avana Centro è praticamente su ogni programma di viaggi, indipendente o organizzato che sia.
In qualsiasi ora del giorno, in qualsiasi periodo dell'anno voi andrete a Cuba, la Bodeguita sarà sempre piena.
E questo è il primo comandamento da ricordare a memoria quando vi rechere nel luogo dove è nato il mojito.
Per questo motivo, armatevi della pazienza più grande di tutte le terre emerse perché riuscire ad avvicinarsi al banco e dire "un mojito por favor" è una delle 18.000 fatiche di Ercole.
Non è finita qui: vi verrà ancora più fatica e caldo quando vi diranno che per un mojito ci vogliono almeno 6$. Un po' come nel centro delle nostre città insomma.
A dirla tutta, quei 6$ saranno poi spesi molto bene perché il mojito lì è davvero buono anche se non è di sicuro il migliore della capitale.
La Bodeguita è un must de la Habana.
Non puoi andare a La Habana e non andarci. Non puoi non cercare di raggiungere con lo sguardo il posticino dove Hemingway si metteva sempre. Non puoi non chiudere gli occhi per almeno un momento e pensare di essere in una Cuba di altri tempi.
Poi d'improvviso arriva l'ennesimo turista all inclusive che ti spinge e non ti chiede nemmeno scusa e il sogno finisce.
No, il sogno non finisce perché ce l'hai nel cuore e te l'ha seminato proprio quel mojito a 6$ che hai appena finito di gustare.
Dentro di te pensi che te ne berresti una cariola di quei mojiti e cerchi di trovare le parole per dire al cameriere "ma in caraffa non lo servite?".
La magia di quel minuscolo posticino (perché ce le ha davvero tutte... è anche piccolino) è che ti strega e, malgrado gli spintoni, i soldi, l'atmosfera fin troppo turistica... beh... malgrado questo lui ti avrà stregato.
E' proprio croce e delizia della Capitale Cubana.
Fa affrontato, visto, amato e forse anche odiato.
Quando mai vi troverete in quella piccola via vicino alla Cattedrale, buttate la testa dentro e cercate di capire se c'è posto anche per voi.
Focalizzate la posizione del banco, cominciate a cercare lo sguardo del cameriere ancora prima di metter dentro il primo piede e poi dritti come un missile verso la vostra destinazione.
Il vostro pensiero sarà il vero, unico, primo nella storia, inimitabile mojito.
Solo quello è il Mojito che il mondo può contemplare.
Dimenticate qualsiasi cosa obrobriosa vi abbiano appioppato in Italia o non so dove: non esistono mojitos scuri, con la vodka o con la fragola.
Esiste solo un Mojto: e l'ha inventato la Bodeguita.

Soave... di nome e di fatto

Visitare Soave

Quello di oggi è un post un po' catartico per me.
Soave è uno di quei posti che per me volevano dire "dai che sei quasi arrivata".
Quando vivevo in Svizzera capitava che ogni tanto tornassi dai miei in Veneto.
Percorrendo la A4 cercando di sopravvivere, osservavo sempre con occhi sognanti quel castello che vedevo alla mia sinistra, andando verso Vicenza.
Mi è sempre piaciuto, fin da quando ero piccola.
Quando andavo in autostrada con i miei genitori speravo sempre andassimo da quella parte in modo da porterlo vedere.
Così, tutte le volte che passavo, mi ricordavo quel desiderio di bimba e dentro di me dicevo "cavoli, ci devo tornare".
La prima volta che visitai Soave fu con la scuola, ormai un millennio fa.
Io sono sempre stata una di quelle che nelle gite sta attenta e che poi fai il resoconto migliore di tutti.
A scuola ero un po' secchia pur non passando i millenni sui libri.
Quel giorno a Soave imparai molto su quel castello, sulle sue difese e sul fatto che Dante vi soggiornò.
Il Castello di Soave fu uno dei più importanti costruiti da Can Grande della Scala.
La sua fondazioni risale al X secolo e alla dominazione longobarda e alla fine del 1200 la magione fu in mano alla famiglia Scaligera.
Al suo interno vi era una vera e propria civiltà a servizio della famiglia Veronese.
Dante vi soggiornò in un periodo del suo esilio e nel momento di scrittura della Divina Commedia.
Soave non è solo questo: è una bellissima città fortificata dove storia, gastronimia e ottimo vino si sposano con la possibilità di passeggiare tra vie e viuzze chiedendosi chissà com'era in pieno medioevo.
Questa è un po' la bellezza e la gran fortuna dei molti borghi italiani.

Visitare un luogo come Soave è un'esperienza completa che può rendere fantastico una domenica di pieno autunno.
Gironzolare per le strade di Soave, infatti, in piena vendemmi è anche un'esperienza olfattiva.
Il profumo invade benevolmente ogni zona.
Chi c'è abituato probabilmente non lo sente ma scendendo dalla macchina la cosa è lampante.
Ed è anche questo che amo di certi luoghi. Amo il fatto che t'avvolgano.
Dopo una passeggiata, un ottimo spritz e qualche chiacchiera, è tempo ovviamente di deliziare lo stomaco.
Niente di meglio che un ottimo risotto fatto con il vialone nano e del fantastico Amarone per rendere una giornata bella qualcosa di irresistibile.
Non sto facendo le fusa a Soave, lo sto raccontando davvero per quello che è.
Sto raccontando il bello che porta con sè perché là ho vissuto davvero giornate così.
E così lo voglio imprimere nella mia mente e liberarmi da ogni altro tipo di ricordo.
Soave è il nome giusto per questo paesino del Veronese.
Soave sarà l'aggettivo più adatto per raccontare ai vostri amici una domenica o un sabata passato senza pensieri nella mente.
Storia, bellissimi paesaggi, buon vino e ottimo cibo.
Qualcosa in più?


Ho fatto il Soda Bread

Ricetta Soda Bread
Il Soda Bread della Giovy - direttamente dal cellulare
Ecco... l'altra sera ho fatto il mio primo Soda Bread.
Ma che cos'è il Soda Bread!??! Niente di speciale, è solo del pane fatto col bicarbonato al posto del lievito.
Mentre gironzolavo per l'Inghilterra e l'Isola di Man un mesetto fa, mi capitava spesso di leggere "soda bread" nei menù dei vari pub, soprattutto nella parte "colazione".
Nel Lake District, noi dormivamo in un B&B davvero speciale di cui vi parlerò a breve.
Capitò così che una mattina feci colazione con delle buonissime uova alla benedict, prosciutto della Cumbria e soda bread.
Adoro la colazione inglese... ok, un po' pesantina, ma quando si è in vacanza e si cammina tutto il giorno non c'è niente di meglio che qualcosa come le uova col bacon. Ed io adoro il bacon.
Il Soda Bread è stato protagonista anche di momenti vissuti al di fuori della colazione.
Si tratta infatti di un alimento molto diffuso nella tradizione del Nord dell'Inghilterra e del resto delle Isole Britanniche.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli inglesi hanno vissuto per un periodo con la tessera di razionamento: un uovo,poca carne, poca farina, pochissimi grassi e zucchero. Le verdure arrivavano dall'orto e mangiava bene solo chi riusciva a coltivarle al meglio.
Il lievito era un sogno e si faceva lievitare l'impasto delle varie cake o del pane con la birra, se si aveva la fortuna di avere un pub vicino per recuperarne un goccio... oppure con il bicarbonato che, per fortuna non mancava.
Il Soda Bread è un pane che resta particolarmente morbido anche se non cresce molto.
E' importante lasciarlo lievitare almeno due ore e mezza in un luogo che resta un po' "caldino" e dove non ci sono correnti d'aria.

Ecco la ricetta:

  • 450g di farina
  • 300 ml di liquido (80% acqua - 20% latte)
  • un cucchiaino di sale
  • un cucchiaino di bicarbonato
  • un cucchiaino di zucchero
Ovviamente, come per tutti i pani, amalgamate farina, sale, zucchero e bicarbonato con i 300ml di liquido.
Impastate energicamente perché tutta la forza che metterete aiuterà la lievitazione.
Dopo le due ore e mezza necessarie per la crescita dell'impasto, mettete in forno (ventilato) a circa 220°.
Il forno dovrà essere preriscaldato.


Cosa ne faccio poi del Soda Bread una volta cotto?
Ma semplice!!

Vi consiglio di avere in casa due belli ovetti freschi e buoni.
Cucinateli a piacere.
Adagiate due fette di Soda Bread sul piatto.
Metteteci sopra del prosciutto (cotto) o del bacon a piacere e aggiungete i vostri ovetti.


Nelle isole britanniche sarebbe una colazione, da noi va bene anche per cena.
Il Soda Bread e le uova stanno benissimo con la salsa olandese.
Se vi mancasse quest'ultima, va bene anche della maionese.
Il fegato fa festa, il vostro umore pure... ma ogni tanto può andare bene.
La vita è già abbastanza complicata lo stesso!


La Nostalgia viaggereccia è una brutta bestia e va combattuta essenzialmente anche a tavola.

La Cena in Nostalgia Britanniae

Camminando, camminando


Oggi parliamo di un lungo viaggio a piedi.
E per raccontarvi questo viaggio, ho intervistato il mio amico Fabio.
Correte a leggere su NonSoloTuristi.it
Stay Tuned!


Lake District: how to, varie ed eventuali

Inghilterra Lake District
Derwent Water dal cellulare della Giovy
Io e Gian, dopo Manchester e prima dell'Isola di Man, siamo approdati per un po' di giorni in quel del Lake District.
Dicesi Lake District quell'aera del North West England dove, grazie a glaciazioni di miliardi di anni fa, si sono sviluppati moltissimi laghi. Facile, lo diceva il nome.
Il Lake District divenne famosissimo nella prima metà del XIX Secolo data la presenza dei cosidetti "Lake Writers" ovvero dei poeti importanissimi per il Romanticismo Inglese che traevano la loro ispirazione principale dal luogo dove vivevano.
Primo fra tutti il grande William Wordsworth che con le sue "emotion recollected in tranquillity" (come ho già detto più volte, il titolo del blog l'ho rubato a lui e alla Preface to Lyrical Ballads).
Il buon William non era da solo e con lui c'era il suo amico Samuel Taylor Coleridge che proprio a Keswick (che si pronuncia Chesik), dove abbiamo soggiornato noi, ha scritto Frost at Midnight ed ha trovato ispirazione grande per la sua produzione letteraria successiva.
Insomma, molta della poesia inglese è risciacquata nel Windermere, nel Buttermere e anche nel Derwent Water, giusto per citarne alcuni.
Il Lake District è un'area naturale per la quale moltissima gente si è sempre battuta fin dalla rivoluzione industriale. A prima vista sembra un quadretto intonso dell'Inghilterra d'altri tempi.
In parte lo è, in parte no. Ed è incantevole.
Molte guide dedicano una sezione particolare per questa zona della Cumbria (da pronunciare rigorosamente con la U).
In Italiano non sono disponibili, per il momento, guide complete sulla zona.
Premesso che come ogni micro-regione del mondo, i giorni non sono mai abbastanza per conoscere un luogo, anche per il Lake District vi scriverò qualche consiglio che spero possa tornarvi utile.

  • Dimenticate di saper guidare e dimenticate che la macchina esiste: le strade del Lake District non sono proprio larghe e belle e soprattutto un'aerea come quella non va inquinata.
    Ci sono moltissime opzioni di abbonamenti dell'autobus per girare in tutta libertà.
    Noi abbiamo preso il North West MegaRider Gold Ticket che, con 25£, ci dava viaggi illimitati per una settimana.
    Se arrivate a Windermere in treno, potete fare il biglietto proprio sul marciapiede dove si prende l'autobus. Munitevi di contanti.
  • Le Fermate degli autobus sono ovunque: quindi se sei stanco dopo aver camminato, non disperare... di sicuro c'è una fermata vicino a te.
  • Munitevi di scarpe comode: si cammina, si marcia, si marcia e si cammina.
  • Considerate che "The life is outside": il Lake District è fatto di posti da visitare, boschi, laghi (ma va?) Per questo motivo al mattino si parte attrezzati: poncho, giacca, felpa... tutto perché tutto piò succedere a livello metereologico.
  • Alzatevi presto: qualsiasi cosa voi facciate, cosiderate che musei o cose simili chiudono presto. In secondo luogo, gli autobus del mattino sono i più vuoti e potrete mettere un po' di distanza tra voi e la massa.
  • Occhio al week end: se potete, evitatelo. Se non potete cercate di pianficare le vostre visite del fine settimana in modo attento. Se avete una camminata in un luogo sperduto, fatela nel week end e tenete il resto per i giorni feriali. Il Lake Distict è bello, facilmente raggiunbile e si riempie di gente durante il fine settimana
  • Prenotate il vostro B&B per tempo: diciamo che la ricettività è immensa. I prezzi buoni però vanno a ruba. 
  • Se vi fermate a Keswick, il giovedì c'è il mercato. E giù Cumbrian Cheddar per tutti!
  • Evitate, o dosate con parsimonia Winderemere, Grasmere e Ambleside.
    Bellissimi paesini, spettacolari visioni ma cercate almeno di non dormire lì. La massa, di cui parlavo prima, si concentra tutta in quelle zone. Andate oltre. Go North!
  • Non ripartite senza prima aver mangiato quantità immense di Cumberland Sausage, detta Banger per gli amici.
  • I Fells non sono le Alpi e i Dales non sono chissà che cosa ma la montagna pretende rispetto, attenzione e conoscenza.
  • Andate alla Jennings Brewery di Cockermouth e mangiate all'Old Keswickian e all'Oddfellow Arms di Keswick... stay tuned perché arriveranno post dedicati per tutto ciò.
  • Se passerete mai per Workington, ricordatevi che il mondo è bello perché è vario (vi spiegherò).
A prestissimo per i racconti di tutto ciò. 
  
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