Un pezzo di Capo Verde in piena Alfama

Visitare Lisbona

Un bellissimo post di Serena aka Mercoledì mi ha fatto venire in mente un momento splendido dell'improvvisatissimo viaggio a Lisbona con i miei due hermanos.
Siamo arrivati a Lisbona proprio allo sbaraglio e, in pieno sbaraglio, abbiamo trovato la Pensao Estrela che per noi è stata un po' come la casa della zia lontana che non vedi mai.
Avevo appena fatto a tempo a leggere la guida recuperata, se non erro, in una libreria di Cordoba per puro caso, dato che il Portogallo non era in programma.
Una sera, credo fosse la seconda a Lisbona, decidemmo di voler provare per cena qualcosa di diverso.
Come dicevo ieri per Berlino, le capitali regalano quel meltin pot tutto particolare.
Lisbona, che è una città di mare e la capitale di un popolo di navigatori e conquistatori enfatizza questo concetto all'ennesima potenza.
La mescolanza delle razze è un qualcosa di tipicamente portoghese, tipicamnete lisbonese.
Girando per strada si incrociano di quegli sguardi e certi colori che solo una lavatrice storica può aver creato.
Ripensando a tutte le nazioni che il Portogallo ha conquistato (nel bene o nel male), mi è venuto in mente Capo Verde.
Nell'arcipelago Capo verdiano non sono mai andata ma ho conosciuto la gente che lo abita.
Quando ero in Senegal, il Ramadan era nel suo pieno e uno dei modi per reperire cibo durante il giorno era mangiare dai Libanesi, che sono cristiani. L'altro modo, al quale attingevo spesso la sera, era andare dai Capo Verdiani. I Senegalesi mi dissero che i capo verdiani sono cuochi spettacolari ed io avevo troppa voglia di provare.
Si tratta di cucina povera, essenziale ma estremamente gustosa.
I piatti sono quasi tutti a base di pesce o di pollo.
Di norma contengono condimenti fatti di verdura (carote, patate e poco altro) e molto riso.
I piatti sono speziati e il sughetto nel quale sono, spesso, annegati è un toccasana per riuscire a rendere tutto più fluido.
Memore di quelle bellissime cene africane, dissi ai miei due Hermanos che avremmo potuto cercare un ristorante Capo Verdiano a Lisbona.
Michi era entusiasta, Andre forse un po' meno ma ci avviammo comunque su per le pazzesche salite dell'Alfama perché, ci dissero, che da quelle parti Capo Verde imperava.
Ci mettemmo circa 5 minuti a trovare un ristorante senza nome che sembrava casa di qualcuno.
Ci fecero accomodare proprio al centro di una stanza che aveva altri 4 tavoli da due/tre persone.
Proprio di fronte a noi c'era una coppia, probabilmente di Lisbona ... chi lo sa.
Nel guardarli durante la cena ci venne proprio in mente che fossero al primo appuntamento. Captavo i discorsi e, per quel poco di portoghese che capisco, erano in piena fase conosciutiva.
Ma si piacevano, Dio mio se si piacevano.
Lei aveva negli occhi lo stupore e la felicità di essere lì con lui, forse soli per la prima volta.
Lui sembrava un po' timido ma estremamente interessanto.
Nei loro sguardi c'era una tensione emozionale pazzesca e, con i miei Hermanos, scommettavamo per scherzo su quanto ci avrebbero messo a baciarci una volta usciti dal quella specie di casa-ristorante.
Tutto questo osservarli potrebbe sembrare poco cortese ma erano così belli.
E sicuramente non si sono accorti di noi.
E probabilmente non si sono accorti nemmeno della bontà del cibo che la cuoca capo verdiana faceva arrivare a tutte le tavole.
Niente scelte, il menù era unico e lo faceva lei.
La cena fu ottima. I miei due hermanos apprezzarono molto.
Se mi ritrovassi a Lisbona oggi credo che riuscirei a ritrovare quel portone.
Mi chiedo solo se quella mitica cuoca è ancora là.
I due commensali al primo appuntamento uscirono quasi con noi dal ristorante.
Ci misero, credo, mezzo minuto a baciarsi.
Quel giorno mi sono detta che se mai avessi scritto una qualche storia d'amore sarebbe iniziata con quella scena che, da quel momento, è una delle mie Lisbon Story.

Un'altra Berlino: Friedrichshain e trekking

Friedrichshain Berlino

Oggi torniamo a Berlino perché proprio giorni fa pensavo a quanto bene si mangia nella capitale tedesca.
Le Capitali hanno questo di bello: sono mondi e ci puoi trovare il mondo.
A me piace viaggiare ed esplorare le capitali ma non credo ci vivrei mai.
Apprezzo, però, quando ci sono possibilità cosmopolite di cenre indiamo una sera e, la sera dopo, sprofondare nel curry wurst più buono del mondo.
Mi piace il perfetto di mix di totale identità berlinese e quel meltin pot del tutto speciale che si può trovare solo dove c'è stata e c'è ancora una forte migrazione i persone.
A mio avvisio, uno dei quartieri modernamente più affascinati di Berlino è senz'altro Friedrichshain.
Molto vicino a Kreuzberg e parte integrante della grande Ost Berlin. Dove Ost è senza dubbio Est.
Friedrichshain a prima vista potrebbe sembrare un posto un po' strambo e con pochissime cose da vedere.
Strambo lo è di certo, eccentrico lo è all'ennesima potenza ed ha moltissime cose da vedere.
Questo quartiere è perfetto per una gran bella giornata di trekking urbano.
Passando da una via all'altra potrete avere la percezione di transitare da un luogo completamente bohèmien ad uno perfettamente punk. C'è posto per la grande boutique di alta moda e c'è posto per il negozio dove si servono le drag-queen.
Essere eterogenei... questo è l'incipit di Friedrichshain.
Personalmente, vi consiglio il quartiere in una domenica mattina. Proprio come ho fatto io.
Sveglia non proprio tardi, intorno alle 9  o giù di lì.
Scendete dalla metropolitana a Samaritaner Strasse e poi recatevi a piedi (ci vuole poco) verso Gruenberger Strasse. Al numero 81 trovare il Kurhaus Korsakow dove, per me, si può godere del miglior brunch buffet di tutta la capitale tedesca.
Di norma, a Berlino, si può approfittare di un ottimo brunch dalle 9 del mattino alle 14.
Il Kurhaus Korsakow è un locale dove davvero potrete trovare di tutto e per tutti i gusti e le necessità. C'è, ad esempio, un buffet completamente vegetariano ed uno per persone allergiche al glutine.
I tedeschi sono molto accorti da questo punto di vista e non c'è problema per nessuno.
Il prezzo per il brunch è fisso e si aggira attorno ai 10/12€.
Considerando che potrete mangiare e bere (solo analcolici fino alle 11) a volontà non mi sembra proprio male.
Quando il vostro pancino sarà pieno, gambe in spalla ... come si sul dire ...e  giù a camminare.
Il mio consiglio è quello di raggiungere Alexander Plaz.
Da Samaritanerstrasse alla famosissima piazza la distanza è circa di un kilometro e mezzo... giusta giusta per smaltire il Brunch.
Una volta arrivati ad Alexander Platz, dopo esservi goduti la vista sulla piazza ed aver immaginato (se siete come me) mille scene storiche ambientate nella Berlino Est, prendete i vostri piedini e dirigeteli verso Karl Liebknecht Strasse.
Tenendovi AlexanderPlatz alle spalle, proseguite la vostra camminata verso sinistra imboccando la Karl Liebknechtstrasse.
Questa via ... o meglio, questo viale davvero grande... era il fulcro della vita sociale di un certo rilievo nella Berlino Est di un tempo.
Lungo la Karl Liebknecht strasse troverete anche un parco dove si trovano le celebri statue di Marx ed Engels. Non vi preoccupate di riconoscerle... trovete orde di turisti pronti ad abbracciare il buon Karl Marx per farsi una foto.
Continuate, camminate... godetevi il percorso.
Finita quella via vi renderete presto conto di essere entrati nella celeberrima Unter den Linden... sotto i tigli.
Camminare su Unter den Linden è un'esperienza immensa, sia dal punto di vista umano e di conoscenza, sia dal punto di vista storico.
Passo dopo passo, arriverete ad un punto importante per Berlino: BebelPlatz.
Su quella piazza, nel 1933 avvenne il rogo dei libri da parte dei nazisti.
Su quella piazza, si trova da molto prima la Humbolt Univesitaet, baluardo immenso della cultura europea che ha resistito alla guerra e alla barbarie e che durerà per sempre.
Ancora pochi passi, ammirando il luogo che state percorrendo e arrivetete alla Porta di Brandeburgo.
Avrete percorso quasi 6 km dalla partenza, avrete digerito perfettamente il vostro brunch e sarete pronti per scegliere un nuovo luogo dove andare a cena.
Infondo siete a Berlino... è una capitale... potete scegliere di mangiare tedesco, indiano, cinese, tailandese, turco. Potete scegliere in che nazione trovarvi... anche solo per cena e poi, come per magia, aprire una porta e ritrovarvi nel cuore pulsante di una Berlino in costante cambiamento.




Quanti viaggi nei libri


Carissimi e Carissime,
a grande richiesta è arrivata la terza parte della mia rubrica di Viaggi & Libri.
Correte su NonSoloTuristi.it per leggere la versione Revolution.
Stay Tuned!

Santiago e quei muri che raccontano

Santiago de Cuba Caserma Moncada
Oggi è il giorno di Santiago.
Oggi è il giorno del Moncada.

Dentro al mio baule pieno di ricordi ci sono moltissime cose che riportano la sottoscritta a Cuba.
Fogli, foglietti pieni di appunti, studi fatti per la tesi... libri che sembravano perduti e che invece si sono fatti trovare.
Quando atterrai a Santiago ero davvero emozionata.
Per certe cose sono davvero una bimba e nel vedere Santiago dal finestrino dell'aereo mi sono commossa.
Probabilmente ero l'unica su quell'aereo che vedeva Cuba diversamente da una nota meta di vacanza.
Probabilmente ... non lo so.
Quello che so è che il giorno dopo, di primo mattino, ero bella e piazzata davanti ai cancelli del Moncada, pronta a visitare un luogo simbolo dell'Isola di Cuba.
La (ex) Caserma Moncada era, nel 1953, il quartier generale dell'esercito che rispondeva ed obbediva a Batista. Cuba era in fermento, Fidel era in Messico e incontrò il Che.
L'isola sobbolliva politicamente e non solo in quell'anno.
Il bollore era iniziato alla fine degli anni '20 e portava il nome di Julio Antonio Mella e José Echevarria.
A Santiago c'erano Frank Pais, Haydée Santamaria e non solo.
Era il 26 Luglio del 1953 quando la gente arrivata a Cuba a bordo del Granma arrivò a Santiago e lotto fino alla fine per la conquista del Moncada.
L'assalto fallì ma divenne il simbolo di un cambiamento necessario.
Dentro al mio baule di ricordi c'è una piccola bandiera del Movimento 26 Luglio e la custodisco come un qualcosa di preziosissimo. Perché è preziosa... contiene la Storia.
Quel giorno, a Santiago, visitai quella caserma con molta attenzione.
Ora è un complesso scolastico che va dall'asilo alle medie.
Gironzolare per quei corridoi è impressionante perché spesso si trova l'immagine di Elpidio Valdes di fianco a segni di pallottole di quel lontano giorno del 1953.
Demagogia da regime o volontà storica... non sta a me in questa sede giudicare o pontificare.
Quando si viaggia è giusto osservare, capire e farsi un'idea.
Appunto per questo vi consiglio di fare un giro al Moncada.
Santiago è una città incredibile: è un pezzo di Africa inserito nel Caribe, mescolato con un pizzico di colonialismo spagnolo, con l'aggiunta di goccio di storie di Pirati che non fanno mai male.
Non tutta Cuba è autentica ma Santiago lo è e porta sulle spalle il peso di essere stata la prima capitale dell'isola e di essere stata centro di compravendite schiaviste di ogni genere.
Camminando in centro potrete avere l'impressione di trovarvi dentro ad una telenovela in piena regola.
Cambiando semplicemente strada potrete trovarvi invece in pieni anni '50.
Questa è la forza di quella città che si alimente anche della bellezza della Provincia de Oriente di fa parte.
Molta gente non entra al Mondaca, guarda solo le sue giallissime pareti da fuori e ascolta le guide che dicono "vedete quei buchi sulla facciata? Sono i segni dei proiettili dell'assalto del 26 Luglio".
Spesso ho sperato, sognato, immaginato di essere a Santiago il 26 Luglio.
La città ricorda quel giorno che non fu l'inizio "ufficiale" della Rivoluzione come molti dicono.
Il 26 Luglio fu un atto di un processo importante che durò quasi trent'anni.
Il 26 Luglio Cuba si racconta, si lascia vivere e si mostra nei volti delle persone, della gente che balla per strada e nei racconti di chi può dire qualcosa su quel giorno.
Tralasciate i discorsi ufficiali e le cerimonie in pompa magna.
Il 26 Luglio è la gente e per questo io oggi vorrei essere lì.

Se capitate a Santiago entrate al Mondaca, perdetevi in quei corridoi, toccate le pareti, immaginatevi le riunioni segrete, la voglia di rivalsa, la volontà di avere una nazione diversa.
Siempre es 26!




Under the Blue Suburban Sky


Lo so... ve ne ho già raccontate molte di cose su Liverpool.
Ma su What you love ve ne racconto ancora.
Correte a leggere il post che è appena stato pubblicato e sognate con me quel cielo grigio-azzurro tipico del Merseyside.
Lettura perfetta per rendere migliore il vostro mercoledì sera.

No Panic: ovvero manca poco...

Consigli quando manca poco alla partenza
E' un po' di giorni che ci penso e poi è arrivato un post di Claudia che mi ha fatto dire che era definitivamente ora di metter giù qualche parola sul concetto di No Panic pre-viaggio.
Di come scegliere i giusti compagni di viaggio e su come fare i bagagli senza cedere ad eccessi ho già scritto.
C'è però da gestire una serie di questioni, materiali e emozionali, che ... insomma... diciamocelo... ogni tanto, prima di una partenza, andiamo in panico.
Io, personalmente, tendo alla super organizzazione pre-partenza, anche se sono capace di cavarmela alla grande anche in fase di "partiamo tra un'ora".
Spesso sogno talmente tanto i miei viaggi da vivere una vera e propria gestazione di mesi prima di poter spiccare il volo.
Durante questa gestazione ho la possibilità di organizzare tutto l'organizzabile e arrivare ad un paio di settimane dal viaggio un po' tranquilla giusto per far sì che la fase organizzativa dorma e che si svegli quella dell'agitazione.
Proprio come raccontava Claudia.
Uno dei pensieri che mi prende più i di altri è quello di dire cose tipo "tra una settimana a quest'ora sono là" oppure "tra dieci giorni a quest'ora sono in compagnia di una buona real Ale".
Proprio ieri, in ufficio, m'è uscita una cosa del genere.

Premesso che ognuno di voi è diverso da altri e probabilmente da me, ecco qualche semplice modus operandi pre viaggio:

  • Mancano 15 giorni: fate mente locale su quello che dovete portarvi via.
    Non sempre nella destinazione che abbiamo scelto c'è lo stesso clima di casa nostra. Onde evitare di arrivare a frasi tipo "ti ricordi dove ho messo il maglione pesante?" un giorno prima della partenza, meglio cercare di localizzare le cose che servono all'interno della nostra casa.
    Per me, ad esempio, è necessario ricordarmi dove ho metto l'adattatore alla presa elettrica inglese.
  • Mancano 10 giorni: check list dei medicinali.
    A volte servono, a volte no... meglio controllare quello che abbiamo in casa e per avere tutto il tempo di richiedere eventuali ricette al nostro medico o di andare in farmacia
  • Manca una settimana: hai pagato tutto quello che riguarda la casa?
    Le bollette scadono anche mentre siamo in vacanza. Meglio evitare problemi e fare un piccolo controllo su quello che dovrebbe scadere mentre siamo in viaggio. Così quando tornerere non ci saranno brutti solleciti nella cassetta della posta.
  • Manca una settimana/2: tu lo sai quante mutande hai nell'armadio? Io no e le conto prima di ogni viaggio per controllare di averne abbastanza da usare e da portarmi dietro. Giusto per non arrivare a lavatrici di emergenza la sera prima di partire con annessa asciugatura col phon.
  • Manca una settimana/3: metti da parte tutto quello che vuoi portarti via e che non è indispensabile usare. Hai presente quella maglietta che è infondo all'armadio e che ti sei scordato di avere? Ecco, è il momento di usarla al posto della tua preferita che, ovviamente, viaggerà con te.
  • Meno 4 giorni: questa è una mia personale scadenza:
    Trattasi della prova generale della partenza... ovvero controllo tutti i documenti che devo portar con me come se fossi al check-in dell'aeroporto.
    Ricontrollo anche il meteo... giusto per vedere se c'è qualcosa di eccessivo nel mio zaino
Arrivata qui io ho già mille farfalle di felicità dentro allo stomaco e la mia mente è già partita.
A dire il vero sono mesi che è partita. Devo solo farla ricongiungere col mio corpo.

E voi, cosa fate prima di partire? Come vi organizzate?

Vicino a Berlino... Wannsee

C'è un luogo dalla duplice faccia vicino a Berlino.
Avete presente uno di quei luoghi belli, tranquilli, dove andare alla domenica per godere un po' di aria buona e stare al contatto con la natura?
Ecco... sono proprio quei posti dove andare con gli amici per le grigliate o con la famiglia per stare tranquilli.
Sto parlando di Wannsee ... o meglio del Wannsee... visto che si tratta di un lago.
Come succede per il Sud con lo Strandbergersee e Monaco, il Wannsee è un po' la "marina" di Berlino e vi si trova la più grande stazione balneare Europea non sul mare.
E' come unire il concetto di Estate con quello di MittlEuropa e tornare con la mente a tempi in cui il costume da bagno era tutto tranne che "mostrante" le parti del nostro corpo.
Wannsee è quel polmone e quel rifugio che i Berlinesi sanno di avere e che sanno di poter sfruttare.
Come quando ti alzi al mattino e ti chiedi "cosa facciamo oggi che non si lavora?"
La risposta potrebbe essere "ma dai ... si va a fare un giro a Wannsee".
Ma c'è qualcosa che blocca spesso i Berlinesi, e non solo, nell'intraprendere quei pochi km che, dalla città, portano verso il lago.
E pensare che bastano anche i mezzi pubblici per giungervi... eppure.
E pensare anche che ci sono i battelli che fanno il giro del lago, ci sono i ristoranti ci sono mille cose che possono allietare la vita delle persone. Seppur per un giorno.
Ma Wannsee nasconde un fanstama.
Wannsee nasconde un fantasma così pesante da essere legato indissolubilmente al nome del lago.
Se provate a scrivere "Wannsee" su Google o qualsiasi motore di ricerca troverete la natura di questo fantasma e capirete come mai fare un giretto in quel luogo non è proprio una cosa leggera da "una grigliata e via".
Eccola qui la seconda faccia di Wannsee, ecco qui il suo volto unito indissolubilmente con la Storia.
Ecco qui la Conferenza di Wannsee e la villa che lo ospitò.
Quando viaggio sono sempre in cerca della Storia e questo non significa trovare sempre belle vicende da raccontare, anzi.
Ci sono troppo spesso brutte vicende e per questo vanno raccontate in una sorta di memento eterno verso l'umanità.
Per questo vorrei andare a Wannsee: per vedere quella casa, vederne gli atti che decretarono le peggiori atrocità e passeggiare poi in mezzo agli alberi per ricordarmi che, per fortuna, io ho una vita "al sicuro" da certe follie.
Al massimo posso subire i colpi dello spread.
E per quanto cattivo questo spread mi possa sembrare, non è niente contro gli atti di quella conferenza.
Se avete visto il film Conspirancy sapere di cosa parlo.
Se non l'avete visto, guardatelo perché merita e racconta la storia proprio com'è andata.
Il passato fa male e non si può sottrarvisi. Data questa ineluttabilità è bene affrontarlo a viso aperto e visitarlo intenzionalmente.
Se siete dalle parti di Berlino vi basterà prendere la S-Bahn 1 o 7 e scendere a Wannsee.
Da lì si prender il bus nr. 114 in direzione Heckeshorn.
La fermata è proprio davanti alla villa.
Credo che il potere di un viaggio sia anche nella consapevolezza che regala, che offre o che, a volte, impone.
Questo è proprio il caso di Wannsee, del suo lago, delle sue sponde, della sua acqua e della sua villa.




Bergues: così diversa da attirarmi un mondo

Nord della Francia Bergues

Ho rivisto ieri sera un film che mi fa troppo ridere e che adoro che mi ha fatto pensare a Bergues, in Francia.
Lo vidi per la prima volta circa un'annetto fa, era appena iniziato l'autunno e ci arrivai per puro caso.
Mi piacque e soprattutto stimolò in me la voglia di andare a scoprire come fosse in lingua originale.
Certi film, per quanto doppiati bene, rendono la metà quando vengono privati dei giochi di parole originali.
Lo stesso vale per certi capolavori letterari come The Importance of being Ernest, ad esempio.
Il film in questione è Bienvenue chez le Ch'Tis, nato dalla ironica e geniale mente di Dany Boon, attore comico francese... o meglio Ch'ti.
Tratta infatti di un direttore di posta che, per una sorta di punizione, viene spostato dal Sud della Francia al puro Nord.
Il Nord, a detta di molti francesi, è come la morte.
Pensate un attimo alla grandezza della Francia e soprattutto alla sua estensione da Nord a Sud.
Il Sud assomiglia molto alla nostra Toscana o comunque al centro Italia, sia come modo di vivere, mangiare e come clima.
Il Nord è attaccato al Belgio e perfettamente ad un'ora poco più dall'Inghilterra.
In mezzo c'è proprio un mondo.
Un francese abituato al Sud viene spedito al Nord. Altro che punizione... nell'immaginario del protagonista il nord era una specie di circolo polare artico popolato di trogloditi.
Era tutto tranne che questo. Era però un mondo diverso.
Ho visto il film anche in fracese (grazie ancora Lindauz per il regalo) e, vi giuro, è un qualcosa di imperdibile perché il fulcro centrale della differenza Nord-Sud sta nel modo di parlare (vi consiglio questo video per avere un'idea).
Non so se è stato il film o se sia stata la visione della spiaggia di Dunquerke, ma io a Nord-Pas de Calais ci andrei anche domani.
Sinceramente era stato il mio primo progetto per la vacanza di quest'estate ma poi non si è realizzato.
Quando si pensa al nord della Francia il primo pensiero che arriva alla mente di molti è un viaggio tra la Normandia e la Bretagna.
Regioni immense, bellissime e piene di storia... niente da dire... ma pochissimi pensano alla Regione che sta ad est, al confine con il Belgio.
Un tempo erano terre scure, sporche del carbone e sicuramente molto diverse dalla Francia che comunemente si dipinge nella nostra mente ma ora sono un luogo sicuramente da scoprire.
Grazie anche a quel film (il soggetto del quale è stato ripreso poi da Bisio & Co in Benvenuti al Sud), Dany Boon è riuscito a riportare il turismo e i viaggiatori nella sua bellissima regione.
Si tratta di luoghi dall'archittettura più fiamminga che francese, dove in ogni paese trionfano i Belfroy (campanili costruiti nel tardo medioevo per sorvegliare la città e suonare "l'allarme" in caso di attacco nemico) e municipi in perfetto stile nordico.
La città di Bergues, dove il film si svolge, è un piccolo paradiso di storia, cultura, canali e corsi d'acqua e tante tantissime cose da vedere.
Si trova non distante da una vecchia città mineraria, retaggio di un passato che è giusto ricordare come è giusto ricordare il fronte della prima guerra mondiale che proprio di qui passava.
Mentre ripenso al film, penso anche al fatto che davvero a Bergues ci andrei anche ora per provare specialità locali come la frincandelles o chissà che pesce pescato nella Manica.
Quello che vi sto descrivendo in questo post è proprio un fantaviaggio, il mio fantaviaggio che prima o poi diventerà reale.
Proust diceva che viaggiare non significa spostarsi da un luogo all'altro ma significa avere occhi nuovi e un film, all'apparenza stupido e leggero come Bienvenue chez les Ch'tis, può aiutare in questo intento e mettere dentro noi il seme della curiosità verso un posto nuovo.
Per me è stato così e Bergues, Lille e tutto il Nord-Pas de Calais sono ora dentro la mia mente e iscritti ufficialmente nella lista dei viaggi da fare.


Innsbruck: non solo inverno

Innsbruck... il ponte sul fiume Inn.
Per questo la città si chiama così.
Quando pensiamo al Tirolo l'immagine che arriva alla nostra mente è essenzialmente è essenzialmente invernale: pendii innevati, vette da raggiungere con gli sci ai piedi ed incantevoli (anche se troppo full) mercatini legati al natale.
Io quando penso a quella zona dell'Austria penso essensialmente all'estate.
Ero piccola piccolina quando ci andai con i miei genitori ma lo ricordo come se fosse ieri.
La prima cosa che mi rapì fu lo spettacolo dell'altezza del Ponte Europa: mio padre mi reggeva mentre guardavo giù e restavo a bocca aperta.
Anni dopo, ci ripassai e non so quante volte mi capito. Provai lo stesso immenso stupore e sentivo una sorta di paura. Forse si chiama vertigine verso il vuoto ma davvero mi tremavano un po' le gambe malgrado i miei occhi abbiano ammitato altezze maggiori.
Amai fin da subito Innsbruck come una bimba ama una città che sembra uscita dalle favole: gli edifici e il centro storico erano così diversi rispetto a quelli che ero abituata a vedere io.
E poi, a quell'età, ero ancora fortemente legata a quell'immagine (falsa) romantica della Principessa Sissi e nella mia testa si formava un sillogismo capace di portarmi tra le nuvole.
Innsbruck vanta una folta presenza di edifici di epoca imperiale e il romanticismo è comunque assicurato da un paesaggio che è sempre capace di portare via.
Sarà per la cornice delle montagne, sarà per il luccichio di molte vetrate, sarà per l'ordine che sposa l'austerità... non lo so... ma Innsbruck spesso mi sa di impero molto più di Vienna.
Proprio per questo Innsbruck è molto più che inverno.
Proprio per questo per me è una meta splendida soprattutto in primavera ed in estate.
Se non siete amanti della spiaggia e se amate camminare per un centro storico davvero interessante escludendo temperature particolarmente estreme.
Ho un ricordo dentro al cuore che non uscirà davvero mai.
In pieno centro ad Innsbruck c'è una casa dal tetto d'oro.
Con i miei genitori mi fermai 4 giorni in quella città e tutte le sere chiedevo ai miei di portarmi perché volevo ammirare quell'oro luccicare con le luci della città.
Si tratta di un'importante residenza imperiale, che fu decorata con delle tegole d'oro in occasione di  un matrimonio nobilissimo e importantissimo.
Non so come mai, ma quel luogo mi attirava più di altri.
Il secondo ricordo riguarda la signora che gestiva la Gasthaus dove dormivamo.
Io a quel tempo sapevo già un po' di tedesco, malgrado la tenera età.
Questa signora mi chiamava Johanna e mi chiedeva sempre quello che volevo per colazione.
Io sorridevo e nel mio tedesco da bimba di cinque anni (se volete vedere com'ero cliccate qui) dicevo a gran voce "Schokolade danke".
Una volta cresciuta (ma dove???), sono tornata nella Capitale del Tirolo e l'ho amata di nuovo intensamente.
Adoro la costante presenza di una donna come Maria Teresa d'Austria tra le sue vie.
Adoro l'ordine non ostentato e naturale di un popolo come gli austriaci.
Mi piace quel tentativo eterno di essere il "Sud" di un mondo nordico e completamente diverso da quello che appare dopo le Alpi... ovvero la nostra Italia.
So per certo che ho ancora bisogno di scoprire molta Austria e so che ce la farò.
La sento un po' mia perché è da lì che parte del mio DNA arriva (la mia bisnonna materna).
Non so precisamente da dove, dovrei studiare miliardi di scartoffie e non solo.
Può essere che un giorno parta per recuperare almeno una radice della mia costante linea di vita.

Parlando con John...

Oggi vi parlo di John.
Anzi, ho parlato con John perché lui ha per le mani un progetto molto interessante che vale la pena di conoscere.
Val la pena di conoscere la sua passione, la sua preparazione, la sua competenza e il suo entusiasmo.
Andate a leggere l'intervista che gli ho fatto su NonSoloTuristi.it
Stay Tuned!

English version also available here!

PS: e se siete curiosi di sapere come e dove ho conosciuto John, la risposta è qui.

I Pirenei: nascosti, sconosciuti e belli

Pirenei Francia

Quando andavo a scuola mi accorgevo che era maggio per tre motivi principali: cambiava il tempo, avevo un casino di compiti in classe e al pomeriggio in Tv c'era sempre il ciclismo.
E a me non piaceva.
Maggio è il mese del Giro d'Italia. Dopo quello arriva il Tour de France.
Ormai lo sanno anche i muri.
L'estate scorsa, durante un sabato caliente di luglio, me ne stavo buona buona a padire il pranzo sul divano e sono capitata a vedere il Tour per caso.
A guardare i ciclisti mi annoio ma quella volta fui rapita dal luogo che ospitava la gara: erano i Pirenei.
Non si trattava del Tour Mallet, notissimo picco e tappa impossibile del Tour, bensì del Plateau de Beille che, in quanto a salita, non si faceva mancare niente.
Non chiedetemi chi vinse, chi perse, chi iniziò la volata... io guardavo solo il panorama.
E lo guardavo così bene che mi si è impresso il Col d'Agnes dentro il cuore.
La reazione a tutto ciò fu di dirmi stupida mille volte.
Stupida sì perché, come mi era successo con l'Appennino Reggiano, avevo considerato i Pirenei montagne di serie B.
Quando viaggiai da Tolosa alla Spagna notai la bellezza del luogo dove mi trovavo ma proabilmente non lo feci abbastanza.
Una zona che vorrei tanto visitare è l'Haut Couserans, che è proprio la regione dove si trova il Col d'Agnes.
Mentre guardavo i ciclisti pedalare, venivo rapita da una montagna molto aspra e selvaggia.
Nel contempo, stavo guardando luoghi immensamente pieni di verdi radure.
Non so come spiegarvi... ma dalla bocca continuava ad uscirmi uno splendido Ohhhhhhhhh continuo.
Sicché, manco a dirlo, mi è venuta voglia di andarci e nel frattempo mi sono fatta uno splendido fantaviaggio.
Niente aeroporti troppo vicini (per fortuna) ma, dall'Italia, è abbastanza semplice raggiungere le zone ai piedi dei Pirenei.
Se proprio si vuole, basterà considerare Tolosa come approdo principale e lì ci arrivano autostrade, treni e aerei da ogni dove.
Ci pensavo stamattina: i Pirenei possono essere chiamati Baschi, Occitani, Catalani ma mai propriamente Francesi perché delineano il loro tragitto in zone marcatamente storiche con un'identità regionale davvero importante.
Amo moltissimo caratteristiche politiche e territoriali come questa: effettivamente l'unica zona che può chiamarsi propriamente Francia è solo l'Ile-de-France. Tutto il resto è un qualcosa di così diverso da non sembrare nemmeno la stessa nazione, eccezione fatta per la costante baguette sotto braccio e il fatto che la lingua inglese non venga contemplata.
Poco male, davvero poco male quando si possono trovare paesaggi spettacolari e tradizioni secolari che ci accolgono.
Quelle zone sono piene di case di montagna ristrutturate e di chambres d'hotes di tutto rispetto.
Spesso situate tra i 600 e gli 850 metri d'altezza, sono l'ambiente ideale per chi vuole sfuggire ad un'estate mediterranea ma che nel contempo non è abituato a grandi altitudini.
Più scrivo, più mi viene voglia di essere già là.
Adoro scovare questa Francia-non-Francia, poco conosciuta e un po' nascosta agli occhi del grande turismo estivo.
Adoro pensare queste zone anche in pieno autunno, quando i colori hanno la meglio sul mondo.
Adoro pensare che potrei essere là, a dirmi stupida e a sorridere mille volte perché al mondo non esiste montagna di serie A e di serie B.
Esiste la montagna, punto.
E nel mio cuore ha un posto del tutto particolare.

Nòsa: Val di Fiemme da bere

Trentino Birra Nosa Val di Fiemme

Piccolo spazio enogastronomico che con la mente mi fa tornare ad una splendida cena in Val di Non.
Ho scritto già lungamente della bontà di certi tipi di birre e della bellezza relativa al fatto che microbirrifici di qualità stanno nascendo un po' ovunque.
Sono sempre disponibile a degustare un buon prodotto di qualità e non mi stancherò mai a dire che la Birra buona può essere paragonata ad un vino buono senza dire chissà che eresia.
In Italia, obviously, abbiamo molta più tradizione vinicola e, fin troppo spesso, la birra italiana è legata a marchi immensamente commerciali che forse hanno lasciato la qualità in fondo alle botti.
Quella sera in Val di Non, al ristorante Nerina, uan delle piatanze che ci sarebbe stata servita era uno stinchetto di maiale cucinato a bassa temperatura (8 ore a circa 85° e una passata a 200° circa prima di essere servito). Questa primizia era accompagnata da una salsa alla birra della Val di Fiemme.
Io, Gian e altri commensali eravamo curiosissimi di assaggiare questa birra artigianale e il nostro ospite non perse di certo tempo a proporcela.
La Birra Nòsa ...  se non ho mal capito... Nòsa indica l'aggettivo "nostra" e quindi sottolinea un legame forte con chi la produce... dicevo... la birra Nosa viene prodotta da un microbirrificio della Val di Fiemme nato nel 1999 per volonta del suo proprietario, Stefano Gilmozzi.
L'ispirazione era quella di voler riportare una birra altamente di qualità in una delle Valli più belle d'Italia.
Si voleva unire la qualità del territorio ad un'esperienza di degustazione che poteva aiutare a legare i ricordi ad un particolare gusto e ad una ben definita sensazione.
Avete presente quando assaggiate qualcosa e la prima cosa che vi viene da dire è "questa cosa sa di montagna..." oppure "c'è il gusto del mare".
Ecco, la sensazione è proprio quella: a me capita di viverla quando mangio le alici marinate che per me hanno tutto il gusto del mare.
Una cosa simile m'è successa quel sabato sera in Val di Non.
L'assaggio della Birra Nòsa è avvenuto usando dei bicchieri bombati stile quelli che si usano per il brandy.
Non tutte le birre, infatti, sono adatte ai boccali che tutti conosciamo.
Quel bicchiere ben si adattava alle caratteristiche della Nòsa che, data la sua preparazione, ha bisogno di spazio, aria e rotondità per sprigionare nel giusto modo tutto il suo gusto.
Il colore è ambrato scuro, leggermente torbido.
Il gusto è deciso ma non invasivo e, dopo il sentore amaro tipico di questa birra, quello che resta in bocca è la freschezza e la purezza del profumo dell'erba dei pascoli di montagna.
Ed è lì che arriva a chi la beve la nota tipica del gusto delle Valli trentine.
In questo si distingue da molte produzioni artigianali qualitativamente molto elevate.
E' bello assaggiare vari prodotti e trovarci dentro un'esperienza che si sta vivendo.
Penso che ciò che mangiamo e beviamo faccia parte del viaggio che intraprendiamo.
Aprire una bottoglia di birra e trovarci dentro il profumo dell'erba appena tagliata con l'aggiunta di un delicato sentore di miele di montagna è comunque un'esperienza grande e, sinceramente, non me l'aspettavo.
Il viaggio è fatto di strada, incontri, parole scambiate, emozioni provate, gusti che ci prendono e anche un sorso di qualcosa che ci porta via.
Nel mio caso e nel caso di quel week end, la birra Nòsa non ha fatto altro che sugellare un profondo patto d'amicizia tra il mio cuore e il territorio che stavo esplorando.
Ne è bastato un bicchiere gustato con calma per capire la grandezza e l'importanza del lavoro di chi sta dietro questa produzione.
Come avevo già detto per Elisabetta Foradori e il suo Teroldego, ci sono persone che ci credono e amano il proprio territorio a tal punto da trovare il giusto modo di produrre e raccontare.
E' anche il caso del Birrifico della Val di Fiemme, dove ai conservanti viene sbarrata la porta, ma dove il portone della qualità accoglie chi vuole andare oltre il gusto di un semplice sorso di ottima birra.

La Cienaga e il suo splendore

Cuba Cienaga de Zapata
Picture from Google Images
C'è un luogo a Cuba che non sempre viene preso in considerazione da chi decide di sbarcare sull'Isla Grande.
Vi sto parlando della Cienaga de Zapata, zona paludosa che guarda il mar dei Caraibi proprio vicino alla celeberrima Baia dei Porci.
Ora è un parco nazionale e quindi è zona protetta.
In questi giorni mi è tornata in mente perché ho visto un tot di documentari e programmi dai quali saltavano fuori dei coccodrilli immensi.
Alla vista di quei grandi animali, la mia mente corre subito a quando li ho visti con i miei occhi e a quando, seppur per qualche giorno, ho vissuto sulla mia pelle e attraverso i miei piedi un ambiente che più tropicale di così non si può.
Ma che più Cuba di così non si può.
Quando si pensa ai Caraibi il primo pensiero sono le spiagge incantate e un mare cristallino.
Ma i Caraibi non sono solo quello: ci sono monti, selve, paludi, colline, piantagioni.
C'è una vita immensa su quelle isole e sarebbe riduttivo visitarle.
Ero andata alla Baia dei Porci in cerca di un po' di Storia di Cuba: ci ho trovato la storia, i coccodrilli, un mare impetuoso e profondissimo e una palude che mi ha preso il cuore.
Ma andiamo con ordine.
Ricordo che arrivai alla Baia dei Porci in pieno tramonto.
Andai a cercare il famoso punto dello sbarco dei "mercenari" che attaccarono l'isola il 17 Aprile del 1961.
Trovai quel punto e restai lì a fare qualche foto e a cercare di immaginare come fosse andata.
Poi mi spostai di poco e vidi una barca che rientrava. A bordo c'erano dei Sub.
Fu proprio lì che notai come fosse diverso il mare rispetto al comune immaginario caraibico.
Tastai l'acqua con i piedi e la temperatura era la stessa della costa Est.
Ma era il colore a lasciarmi stupefatta: un blu intenso in tutte le sue sfumature scure aveva preso il posto di quel verde acqua intenso che di solito contraddistingue il mare caraibico.
L'acqua era impetuosa, sembrava arrabbiata e aveva tutto il sentore di essere molto profonda.
Parlai con uno dei sub e mi dissero che quello era uno dei punti più profondi di quella zona e che lì la natura era sovrana. Natura sovrana= presenza di animali, pesci e cose simili. Ergo ... c'erano gli squali.
Poco dopo fui rapita da un tramonto dai colori intensi e dai poteri magici particolari: sembrava avesse la capacità di fermare il mondo e di far calare il silenzio su tutto quello che era attorno a me.
Passai la notte in compagnia di un condizionatore russo degli anni '70. A qualche ora, non so dirvi quale, si fermò ed io mi gettai in doccia così com'ero vestita... in pigiama per poi ributtarmi completamente gocciolante sul letto in modo da ritrovare un po' di sonno in mezzo alla frescura datami dalla doccia.
Ai Caraibi non si scherza col caldo e il condizionatore, seppur datato e rumoroso, spesso è il nostro miglior amico.
Il mattino dopo, all'alba, ero sveglia. Dormivo in una specie di camping dove c'erano dei piccoli bungalow essenziali ma perfetti per il mio viaggio.
Avevo della frutta con me e quella fu la mia colazione, condita dal venticello che arrivava dalla baia.
Mi attendeva il centro della Cienaga con Aldea Taina e tutti i canali piene di mangrovie.
Il luogo è interessante ma andateci molto preso al mattino: il clima è migliore (leggete: c'è meno umidità) e non si sono pullman immensi di turisti che arrivano dai villaggi turistici dell'isola.
Aldea Taina è la ricostruzione di un villaggio pre-colombiano, i resti dei quali sono stati trovati non moltissimi anni fa.
A Cuba non c'è nulla di pre-colombiano perché quando gli spagnoli arrivarono fecero razzia di tutto, portarono malattie sconosciute agli indigeni e anni e anni di civiltà andarono in fumo.
Aldea Taina è importante per questo perché, seppur ricostruita, segue fedelmente la struttura degli antichi villaggi dei Tainos e ci aiuta a capire come fosse quel mondo prima di quell'uomo chiamato Colombo.
Piccola avvertenza: il sole picchia e non c'è riparo... sicché attrezzatevi di crema solare e copricapi perché lì non si scherza davvero.
Secondo avvertimento: le zanzare sono davvero cattive lì. Non abbiate paura di malattie o cose simili. La malaria non esiste a Cuba ma essere ripetutamente punzecchiati non è bello.
Quindi... o vi coprite o vi riempite di repellete.
Ma quel luogo non è solo Storia ... è anche Natura... fortemente Natura.
I canali di acqua salmastra che compongono parte dell'ambiente della Cienaga de Zapata sono stracolmi di coccodrilli ... o meglio, di caimani.
Non a caso questo rettile dall'aria preistorica è simbolo di Cuba.
Ci sono molti allevamenti da poter visitare e vi consiglio di farlo per redervi conto di che cosa possa essere quell'animale.
"... e se lo trovo per strada un giorno?" ho chiesto tutta timorosa ad un allevatore.
Lui mi rispose così: "Spera di essere in macchina".
Il caimano è velocissimo, potente e forte. La Cienaga è piena e non è strano trovarli per strada in certi periodi, soprattutto col buio.
Per questo molte abitazioni della zona sono sollevate da terra e sembrano delle palafitte.
Per questo lo era anche il mio bungalow vicino alla Baia dei Porci.
La Cienaga racconta una Cuba diversa.
Nel corso dei tre viaggi che ho fatto sull'Isla Grande vi posso dire di aver visto non so quante Cuba.
Le ho amate tutte, incondizionatamente e in modo profondo.
Le ho volute conoscere tutte perché, in quel modo, mi sembrava di rendere omaggio ad un luogo che, dentro al mio cuore, è una pietra preziosa.
L'ultima sera alla Baia dei Porci me ne stavo seduta fuori dal mio Bungalow, attenta ad ogni rumore per paura dei caimani.
Quella paura passò in secondo piano mentro guardavo quei pochi attimi di tramonto.
Il cielo si tingeva di mille colori e, dentro ognuno di quelli, io vedevo un pezzo di quell'isola.




Stoccolma gioca a nascondino

Viaggio a Stoccolma
 Foto © 2012 Gianluca Vecchi

Sto ascoltando Yann Tiersen e, invece di abbinare la sua Comptine d'une autre été con la Francia, la mia mente parte e approda a Stoccolma.
Ho tante cose da dire del mio viaggio a Stoccolma ma oggi vi racconterò di quella bellezza mista a leggerezza che mi arrivò addosso come una nuvola quando, uscendo dalla metropolitana al Gamla Stan, mi ritrovai vicino al Riddarholmen.
Avevo proprio voglia di cominciare la mia visita da quel luogo perché, non so dirvi come, la mia immagine tipica di Stoccolma era proprio legata alla guglia in ferro della chiesa.
Inoltre... mi incuriosiva il nome del luogo ... Riddar come Reiter, Holmen come Hof ... il luogo dei cavalieri.
Aveva, dentro il mio cuore, già un piccolo posto tra la sacralità e il misterioso.
Grazie alla mitica e immancabile Stockholm card, all'entrata non occorre prendere il biglietto.
La chiesa è propria del gusto nordico verso la religione...molto pulito, lineare, semplice... molto importante per la monarchia svedese e per tutta la tradizione a cui legata.
E', infatti, una sorta di Sacra Sacrorum o Valhalla del posto, dove pullulano le tombe di cavalieri o persone influenti per la monarchia.
Fa un certo che, lo ammetto, camminare sul tale conte di nonsochecosa o su di un nobile le gesta del quale sono cantate in un epitaffio lì vicino.
Però non c'è niente di pomposo o di chissà che esagerato... ma è proprio quella semplicità che mi ha conquistato.
Quando sono uscita da lì, mi sentivo già parte di un certo vivere nordico che tanto amo.
Mi lasciavo prendere dal vento che lambiva il baltico... chiudevo gli occhi e mi sembrava di volare sopra quella guglia in ferro, sopra quegli edifici e vicino a quel sole che era brillante, chiaro e quasi unico.
Di Stoccolma mi restano dentro molte cose ma sono particolarmente legata alle emozioni del Riddarholmen proprio perché hanno costituito il mio incontro con la città.
Avete presente quando vi presentano qualcuno che avevate già occhiato e provate quella strana emozione dentro? Ecco... tra me e Stoccolma è andata così e il Riddarholmen è segnato da questo incontro.
Un'altra cosa che mi ha pienamente conquistato era il cielo che sembrava vicinissimo e non mi sono mai spiegata il perché.
Ero felice quel giorno, felice felicissima per la Svezia, perché ero lì e, soprattutto, perché ero con Gian e l'avevo portato per la prima volta in viaggio con me.
E anche lui ha vissuto e "subito" il fascino di quella giornata di inizio estate.
Ha amato e si è lasciato conquistare da quella luce magnifica e praticamente indescrivibile se non tramite foto e immagini.
E sul Riddarholmen la luce era speciale perché il Baltico rifletteva il sole e tutto si fondeva in un tono di chiarezza che non può essere definito a parole.
Lì cominciò la nostra esplorazione della capitale della Svezia.
E questa esplorazione è diventata immagine.
E l'immagine è diventata, in parte, un E-Book bellissimo da sfogliare, comprare, amare.
Perché è fatto di mente e cuore.
Perché è nato da un viaggio che è stato un inizio importante.
Perché è Stoccolma è arte per suo stesso modo di essere.
Come passeggiare in un museo a cielo aperto, dove le opere giocano a nascondino e tu non devi far altro che trovarle.
E noi l'abbiamo fatto. Andate a vedere.

Torcello: Gioiello dormiente della laguna


Avete presente la Laguna di Venezia?
Avete presente il Canal Grande, San Marco e la Giudecca?
Beh... dimenticate quest'ultimi perché oggi si torna all'essenza primordiale della Laguna.
Oggi vi porto a Torcello, gioiello dormiente della Laguna veneta.
Correte a leggere su NonSoloTuristi.it
Stay Tuned!

Viaggio: Questione (anche) di misure


E' successo l'altro giorno.
Ero lì che scartabellavo tra info cartecee e info online e solo in quel momento ho capito che, spesso, per valutare se un pub mi piace oppure no, osservo sempre le solite cose.
Guardo le birre, controllo le produzioni locali e poi, se c'è la possibilità di consultare un menù, osservo quanto costa il fish and chips, la steak and ale pie e poi chiedo quanto costa una pinta.
Dentro la mia mente poi, queste info si combinano con dei parametri di valutazione del tutto miei per poi formare un'opinione che dice "qui ci posso andare" oppure "qui non ci posso andare".
In ogni caso, tutti noi abbiamo i nostri parametri di valutazione delle cose.
Tempo fa, agli albori di questo blog, scrissi anche un mio personale vademecum su come prepararsi al meglio per un viaggio e su come preparare i bagagli.
Questa cosa dei parametri si sposa benissimo con quel post e con un altro che ho scritto per NonSoloTuristi.It che parlava del viaggio ai tempi dello spread. E questi tempi, purtroppo, continuano.
Quando rileggo quello che ho scritto e quando ripenso ai miei personali parametri mi rendo conto pienamente che il viaggio è, spesso (o troppo spesso) anche questione di misure.
Quanto spendere, quanto deve pesare il bagaglio, quanti soldi portarsi dietro, quali e quante cose portarsi a casa dai luoghi che visitiamo.
I limiti (giusti o no) delle compagnie aeree di certo non ci aiutano a liberare la nostra mente dal pensiero dei limiti, dei kili e anche dei grammi.
Le capacità del nostro fisico di trascinare o portare sulle spalle i bagagli non sono da meno.
Non so voi... ma a me il bagalio proprio non mi tocca.
E' raro che mi preoccupi del suo peso perché, probabilmente, mi conosco e conosco il mio modo di viaggiare.
Quello che invece mi fa soppesare di più le cose è il budget perché di questi tempi proprio non si può sbagliare. Ed è qui che entrano in gioco i miei personali paletti ai quali facevo menzione prima e che ora vi illustrerò qui di seguito.
Le guide mi possono dire mille volte cosa è di budget basso, alto, altissimo o inarrivabile ma io mi fido di più della mia esperienza e forse  in questo potrei peccare un po' di presunzione.
Quello che segue è il mio personale metro di giudizio applicato alle Isole Brianniche in generale.
Per me, un luogo è affordable quando:
  • Una pinta si aggira al massimo attorno alle 2,80£
  • Un sandwich (al pub) costa attorno alle 5£ e un fish&chips nel menù serale (che spesso è più costoso) non supera le 9£
  • Lobsters e Crabs possono essere affrontati sotto le 25£ ma solo un paio di volte a viaggio
  • Un B&B chiede al massimo 35£ a persona a notte (per una doppia col bagno in camera)
Sarò materiale, ma questo mi fa capire se la sottoscritta ce la può fare.
Ieri sentivo per radio che il Club Sandwich è entrato nel paniere di valutazione per capire se una città è costosa oppure no.
Quando penso ai miei viaggi, mi piace pensare a quelle cose (come il cibo o le birre) che spesso non vengono contate perché facente parte di quei soliti "extra" che raramente vengono definiti.
Io li definisco perché so che le esperienze di gusto sono parte del mio viaggiare.
E come tale vanno contate.

Per questo ho il mio personale metro.
E voi... cosa e come misurate prima di partire o durante i vostri viaggi?

Stilton, non il topo... il formaggio


Stilton, stilton, stilton... ovvero come farsi male e alimentare una grande nostalgia che viaggia nell'anima.
L'ho già detto, l'ho già scritto e lo ripeto... più puzzano e più mi piacciono.
Come cosa??? I formaggi, no??!
Non so come mai mi sono messa a pensare allo Stilton.
Forse perché lo Stilton mi ricorda un panino buonissimo preso vicino al Castello di Cardiff e pensare a Cardiff mi fa stare bene.
Avete presente quando rifugiarsi in un pensiero aiuta a vedere tutto meglio?
Ecco... oggi il mio pensiero è lo Stilton.
Corre voce nel mondo che in Inghilterra non si sappia mangiare bene.
Niente di più falso. Mangiare bene o mangiare male sono giudizi davvero difficili da dare.
Quando si viaggia, la prima cosa che si dovrebbe imparare è che di norma si mangia diversamente da come si è abituati. Per questo spesso ci escono giudizi un po' troppo affrettati.
Non è il caso mio ... io con la perfida Albione mi ci trovo bene... il punto è che un giorno gradirei davvero andare a trovare quella grande creazione chiamata Stilton.
Trattasi di un formaggio D.O.P. tipico della fascia centrale dell'Inghilterra ...ovvero la zona compresa tra le contee di Derby, Nottingham e Leicester... giusto giusto all'aeroporto delle East Midlands, nel caso gradiste passare qualche giorno lì.
Se non vi piacciono i formaggi puzzosi... beh... forse vi conviene starvi alla larga.
Vedete anche voi dalla foto: si tratta di un formaggio erborinato dalla forte presenza di muffe commestibili.
Come il nostro Gorgonzola, sono proprio quelle muffine a rendere il tutto un qualcosa di speciale.
Sono le stesse muffine del nostro amico Roquefort ma l'aria inglese e il latte delle belle mucchine free range rendono questa creazione qualcosa di speciale.
Con lo Stilton si possono fare moltissime cose buone, anche delle salsine tipicamente inglesi da mangiare come gracy su di un buon arrosto... magari di domenica.
Quello che farei io con lo Stilton è quello che, infondo, ho già fatto a casa della mia amica Lindauz.
Una bella tavola di amici, pane buono e delle patate novelle lesse, ancora caldine.
E con tutto questo un ottimo Lambrusco Tirelli che, vi dirò, con il gusto forte dello Stilton è proprio un'esperienza da provare.
Ah... ecco... sono qui che sospriro nel ricordarmi quel gusto tanto buono.
Così buono che se solo avessi un aereo a disposizione adesso sarei già là.
E ve lo dico che sarei già là.
Invece sono qui, in ufficio che conto i giorni che mi separano dalla prossima partenza.
Sono qui che spero di trovare, sulla mia via, del gran formaggio anche quest'anno.
Sono qui che penso già a quanta nostalgia proverò.
Ma infondo non val la pensa di pensare al ritorno quando la partenza deva ancora avvenire.
E poi le forme di Stilton restano là pazienti .... e questo fa parte di quella grande arte e di quella grande magia che solo poche mani esperte riescono a mettere in scena con magistrale capacità.
Ringrazio davvero per l'esistenza dei mastri casari.
Loro fanno il formaggio, io lo immagino e lo racconto.
Fantastico capire quante cose possano essere un'esperienza di viaggio.

Brunate in un giorno d'Ottobre

Italia Como Brunate
Dal Faro - Foto © 2012 Gianluca Vecchi

Questo è uno di quei post che scrivo affinché, se vi va, mettiate in saccoccia l'idea di un giretto davvero speciale.
 Ho vissuto per un bel po' di anni vicino a Como e mi gustavo un po' di quella città ogni volta che potevo.
C'era una cosa che però non avevo ancora fatto e, con l'avvicinarsi del mio ri-trasloco in Italia (quando, infatti, ho lasciato la Svizzera) ho pensato bene di non farmi mancare il giro in funicolare.
Vedevo quel trenino non so quante volte durante le mie scorribande in città e tutte le volte mi chiedevo chissà come sarebbe stato il paesaggio e tutto quel mondo viste dai finestrini della funicolare.
Fu così che una splendida domenica di inizio ottobre, io e Gian andammo a Brunate.
Primo consiglio per questo genere di gita: prendete la funicolare presto e non cercate di parcheggiare vicino alla partenza di questo trenino speciale.
Il viaggio vale la fatica di trovare un parcheggio in quella città dove è davvero tanto difficile trovare un buco per la propria macchina.
Ho sempre amato i laghi e il paesaggio che fa loro da cornice e quello di Como ha sempre riservato un posticino speciale nel mio cuore.
Man mano che la funicolare saltiva lo vedevo definirsi davanti ai miei occhi.
Lui si definiva ed io pensavo che da lì a poco l'avrei lasciato per cominciare una nuova fase della mia vita.
Adoro certi giorni d'inizio autunno: la luce è del tutto speciale e i colori sono un qualcosa di magnifico.
Quel giorno era proprio così.
Arrivati a Brunate sembra di approdare in un altro mondo.
Non sarà facile vivere lì per via dei trasporti e della strada che porta a Como ... ma, signori miei, credo che la vista ripaghi ogni sacrificio.
Dopo la vista imperdibile, uno dei motivi fondamentali per recarsi a Brunate è La Polenteria di San Maurizio.
Sita, per l'appunto, in località San Maurizio (davanti al faro, dall'arrivo della funicolare ci sono alcuni autobus mooooolto piccoli che lo raggiungono) è un bellissimo posto dove deliziare il proprio palato. I piatti offerti sono tutti legati alla tradizione lombarda e la Polenta, dato il nome del posto, la fa da padrona.
Questa viene offerta accompagnata da carne, in terrina ricoperta da formaggio e in altri mille modi che vi invito a scoprire. Ottimi sono anche i piatti di carne e gli antipasti.
Insomma... è sicuramente un posto dove portare in gita il proprio gusto.
Per un pranzo "come si deve", vino in bottiglia compreso, metterte in conto circa 30€ a testa.
Non è poco ma il luogo merita e sono davvero ben spesi.
Altro consiglio: prenotate, soprattutto se pensate di recarvi a Brunate di domenica.
Una volta riempito per bene lo stomaco, avete a disposizione ben due cose da fare per smaltire il buonissimo pranzo.
Prima opzione. il faro voltiano
Unico esempio italiano di Faro in cima ad un monte, fu costruito per celebrare Alessandro Volta ma anche per  far si che gli idrovolanti che atterravano sul lago non si schiantassero sul monte di notte. Merita, merita, merita ... anche se la scalinata può farvi fatica solo a guardarla.
Inoltre merita anche la vista che potrete godervi una volta arrivati in cima (la foto che apre il post è presa proprio dalla cima del faro voltiano).
La seconda "opzione digestione" è data dalla bellissima passeggiata che potete fare dal faro fino alla partenza della funicolare.
Si tratta di pochi km percorribili tra case che sembrano uscite da un romanzo dell'Ottocento e alberi che, in quell'inizio ottobre, davano il meglio dei loro colori.
Ho ancora quel giorno nel cuore.
Ieri ho rivisto le foto e mi sono sentita dentro una stretta che non credevo saltasse fuori.
E ne ero felice.
La gita a Brunate può sembrare quasi scontata, troppo facile o chissà che cosa.
Io ve la consiglio e spero che quei luoghi possano entrare nel vostro cuore così come lo sono entrati nel mio.
E, quando sarete lassù, guardate il lago e ditegli che lo penso.
Lo penso e mi canto una canzone che mi ricorda proprio il lago in autunno.


La finestra la sbàtt i all,
ma la sà che po' mea na' via
e i stèll g'hann la facia lüstra
cumè i öcc de la nustalgìa
in questa stanza senza nissöen,
vàrdi luntàn e se vedi in facia
in questa stanza de un òltru teemp,
i mè fantasmi i làssen la traccia.....

Como Trasporto Funicolare

Arcadia: pane, amore ed armonia


Oggi vi racconto Caldes e la splendida atmosfera che ho vissuto assieme a Gian il 24/06 scorso.
Grazie ancora a Melinda che ha reso possibile tutto ciò.
Amo le feste di paese, ma questa le ha superate tutte.
Cosa aspettate ad andare a leggere il mio racconto su NonSoloTuristi.it?
Stay Tuned!

Malta: Britannia Mediterranea

Mediterraneo Malta
Foto di Tom Wiebe
Personalmente non sono una tipa da sole,sale e spiaggia.
Amo girovagare, camminare ed esplorare. E poi la mia pelle da bionda mal si combina con il sole immenso.
Però sto pensando a Malta, e ci penso da qualche giorno.
Il punto è che mi sembra così strano trovare un pezzo di Britannia proprio in mezzo al mediterraneo.
C'è una mia amica che quest'estate vorrebbe tanto andare a Malta... infondo, mi ha detto, è come andare in Inghilterra ma con un clima che è mille volte più Mediterraneo.
Sole, mare, pesce buonissimo, spiagge pazzesche, mare da fare invidia ai Caraibi.
Quando dico Malta dentro la mia mente si apre il cassetto che contiene la Mitologia.
Secondo alcune interpretazioni, il regno dei Feaci dove Ulisse naufragò è proprio Malta, o meglio Gozo.
Non so voi, ma se potessi, Settembre sarebbe il mese ideale per  trovare il meglio dell'isola.
Proprio per non imitare Ulisse (per quanto lo ami), ce la metterei tutta per trovare volo economico verso l'isola. Per non smentirmi poi, cercherei Hotel Malta su quel motore di ricerca che tutti conosciamo e troverei l'hotel adatto a me e al mio viaggio.
Trovare un Hotel economico, ben gestito e ben fatto a Malta è proprio un'impresa facile e alla portata di tutti. Queste genere di accomodation è proprio di casa sull'isola e di hotel Malta ne ha proprio tanti, pronti a soddisfare le esigenze di tutti (le mie di certo).
Altro punto da considerare: come mi sposto?
Malta non è poi piccolina e spesso si rendere indispensabile il noleggio auto, anche se il sevizio pubblico ce la mette tutta per rendere possibile il fatto di non predere la macchina anche perché Be aware... si tratta di possedimenti britannici... si guida a sinistra e, per quel che mi riguarda, si salvi chi può.
Mi è arrivata voce che le spiagge del Nord siano le migliori e che vadano sicuramente visitate.
Sapete io che farei?
Mi perderei per le vie de La Valletta in cerca di chissà quale segno relativo al passaggio dei cavalieri templari oppure cercherei ogni segno del passato capace di raccontarmi la storia di quell'isola.
Ormai credo si sia capito, io amo le lingue e gli idiomi che hanno in loro il sentore del passato.
A Malta si parla una lingua propria che ha in se la totalità stessa del Mediterraneo.
Come trait d'union verso la Madre Patria England, una delle cose che non mi perderei per nulla al mondo sull'isola di Malta sono i Megaliti sparsi sull'isola principale.
Come delle Stonehenge locali, non è dato sapere perchè siano a Gozo e chi ce li abbia portati o costruiti, fatto sta che si tratta di uno di quei misteri fitti, intrisi di Mediterraneo, di cui tanto poco si parla.
Temo che la mia curiosità mi porterebbe ovunque su quelle isole magnifiche.
Una delle cose che non mi perderei mai è il Museo delle Antichità Romane che si trova a Rabat.
Lo vidi una volta in una delle esplorazioni di quel meraviglioso uomo di sapienza che è Philippe Daverio e da quel giorno è appuntato sulla mia Moleskine.
Ciò che non mi perderei per nulla al mondo sarebbe gustare la cucina tipica del posto che, a mio avviso, è qualcosa di imperdibile.
Mangio poco il pesce (abito in mezzo alla pianura padana... difficile avere il pesce freschissimo qui) ma so che a Malta non potrei esimermi da farlo.
La cucina maltese è un meltin pot di tutte le dominazioni passate sull'isola e, si sa, dalle mescolanze risulta sempre il meglio del meglio.
Insomma... oggi sono qui nella morsa del caldo e penso che Malta sarebbe proprio il posto adatto dove naufragare e far approdare la mia mente in questa estate appena iniziata e già così torrida.
L'ho scritto ieri su Facebook, la mia capacità di sopportare il cado è direttamente proporzionale alla mia vicinanza a qualche fonte d'acqua dove possa fare il bagno.
Credo che non avrei nessun problema a vivere un'estate maltese.
Per il momento metto tutte le informazioni dentro i cassettini della mia mente, pronte per essere estratte al momento giusto ... quando guardando il mio conto ferie potrò dire "toh... avanzo dei giorni...".


Foto di Keith Pace

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...