Santiago e quei muri che raccontano

Santiago de Cuba Caserma Moncada
Oggi è il giorno di Santiago.
Oggi è il giorno del Moncada.

Dentro al mio baule pieno di ricordi ci sono moltissime cose che riportano la sottoscritta a Cuba.
Fogli, foglietti pieni di appunti, studi fatti per la tesi... libri che sembravano perduti e che invece si sono fatti trovare.
Quando atterrai a Santiago ero davvero emozionata.
Per certe cose sono davvero una bimba e nel vedere Santiago dal finestrino dell'aereo mi sono commossa.
Probabilmente ero l'unica su quell'aereo che vedeva Cuba diversamente da una nota meta di vacanza.
Probabilmente ... non lo so.
Quello che so è che il giorno dopo, di primo mattino, ero bella e piazzata davanti ai cancelli del Moncada, pronta a visitare un luogo simbolo dell'Isola di Cuba.
La (ex) Caserma Moncada era, nel 1953, il quartier generale dell'esercito che rispondeva ed obbediva a Batista. Cuba era in fermento, Fidel era in Messico e incontrò il Che.
L'isola sobbolliva politicamente e non solo in quell'anno.
Il bollore era iniziato alla fine degli anni '20 e portava il nome di Julio Antonio Mella e José Echevarria.
A Santiago c'erano Frank Pais, Haydée Santamaria e non solo.
Era il 26 Luglio del 1953 quando la gente arrivata a Cuba a bordo del Granma arrivò a Santiago e lotto fino alla fine per la conquista del Moncada.
L'assalto fallì ma divenne il simbolo di un cambiamento necessario.
Dentro al mio baule di ricordi c'è una piccola bandiera del Movimento 26 Luglio e la custodisco come un qualcosa di preziosissimo. Perché è preziosa... contiene la Storia.
Quel giorno, a Santiago, visitai quella caserma con molta attenzione.
Ora è un complesso scolastico che va dall'asilo alle medie.
Gironzolare per quei corridoi è impressionante perché spesso si trova l'immagine di Elpidio Valdes di fianco a segni di pallottole di quel lontano giorno del 1953.
Demagogia da regime o volontà storica... non sta a me in questa sede giudicare o pontificare.
Quando si viaggia è giusto osservare, capire e farsi un'idea.
Appunto per questo vi consiglio di fare un giro al Moncada.
Santiago è una città incredibile: è un pezzo di Africa inserito nel Caribe, mescolato con un pizzico di colonialismo spagnolo, con l'aggiunta di goccio di storie di Pirati che non fanno mai male.
Non tutta Cuba è autentica ma Santiago lo è e porta sulle spalle il peso di essere stata la prima capitale dell'isola e di essere stata centro di compravendite schiaviste di ogni genere.
Camminando in centro potrete avere l'impressione di trovarvi dentro ad una telenovela in piena regola.
Cambiando semplicemente strada potrete trovarvi invece in pieni anni '50.
Questa è la forza di quella città che si alimente anche della bellezza della Provincia de Oriente di fa parte.
Molta gente non entra al Mondaca, guarda solo le sue giallissime pareti da fuori e ascolta le guide che dicono "vedete quei buchi sulla facciata? Sono i segni dei proiettili dell'assalto del 26 Luglio".
Spesso ho sperato, sognato, immaginato di essere a Santiago il 26 Luglio.
La città ricorda quel giorno che non fu l'inizio "ufficiale" della Rivoluzione come molti dicono.
Il 26 Luglio fu un atto di un processo importante che durò quasi trent'anni.
Il 26 Luglio Cuba si racconta, si lascia vivere e si mostra nei volti delle persone, della gente che balla per strada e nei racconti di chi può dire qualcosa su quel giorno.
Tralasciate i discorsi ufficiali e le cerimonie in pompa magna.
Il 26 Luglio è la gente e per questo io oggi vorrei essere lì.

Se capitate a Santiago entrate al Mondaca, perdetevi in quei corridoi, toccate le pareti, immaginatevi le riunioni segrete, la voglia di rivalsa, la volontà di avere una nazione diversa.
Siempre es 26!




2 commenti:

  1. Risposte
    1. Ed io ti auguro di riuscire a farlo perché merita tantissimo! :)

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