La vita è sempre oltre il ponte



La mia personale storia di resitenza arriva da un passato che non ho conosciuto perché il suo protagonista ed io non ci siamo mai incontrati.

Lui sicuramente mi ha vista nascere e sicuramente c'era in tutte le mie avventure ma io non ho mai sentito la sua voce chiamare il mio nome perché mio nonno è morto prima che io nascessi e prima che potessi dirgli quanto mio padre, fisicamente, gli somigli.
Di lui so che ha passato il colore degli occhi a mio padre: un verde-grigio molto bello che io,però, non ho preso. Stando a mia madre io da mio nonno paterno non ho preso niente. Del mio nonno materno (nemmeno lui ho conosciuto) ho preso i ricci. Almeno quello.
Quando ero piccola non ci pensavo ma ora mi pesa non avere qualcosa che mi colleghi la passato dal quale, infondo, vengo anch'io.
Questa storia di resistenza non è avvenuta il 25 aprile di chissà che anno.
E' avvenuta poco dopo il 31 Agosto del 1943, giorno in cui nacque mio padre.
Il mio nonno in questione era parte dell'esercito italiano in quei giorni ed era di stanza sul Po, dalle parti del Pavese... luogo che l'aveva visto crescere.
Tra risaie e pioppi gli arrivò la notizia, la sera del 31 Agosto, che mio padre era nato. Il primo figlio maschio dopo due femmine. Un po' di anni dopo fu l'unico figlio maschio nato in mezzo a 4 sorelle: due prima e due dopo di lui.
Vuoi non andare a casa a festeggiare? Vuoi non andare a casa a vederlo?
Ok la guerra... ma un figlio maschio è una cosa grossa e così lo lasciarono andare a casa... tanto non era molto distante. Sarebbe potuto stare in licenza un po' di giorno, giusto per godersi moglie, bimbe e il nuovo nato.
Giusto per dimenticare la guerra per un po' e rifugiarsi in una campagna fatta di gente che lavora la terra e il riso. Fatta di gente che era pronta ad alzare i calici per festeggiare un maschietto finalmente giunto.
31 Agosto del 1943 ... strani giorni quelli lì per l'Italia. Ancora più strani quelli a venire dove la parola "Armistizio" risuovana per radio e sulle colonne di tutti i giornali.
Mio nonno però i giornali non li guardava. Lui c'aveva il primo maschio per le mani e pensava a quel bimbo che sembrava tanto un cinesino con i capelli scuri e gli occhi stretti stretti proprio come il padre.
I giorni passarono veloci e l'armistizio fu realtà: 8  Settembre 1943, una settimana poco più di vita di mio padre. Una settimana passata troppo velocemente per il mio sconosciutissimo nonno che doveva tornare oltre il Po, dai suoi commilitoni ed amici.
Gliel'avevano detto, al nonno, che l'Italia si era arresa e che da lì a poco sarebbe stato un gran casino perché bisognava pensare da che parte stare.
Lui però partì in divisa con l'intenzione, così me l'hanno raccontata, di parlare con i suoi compagni d'armi e vedere che cosa avrebbero fatto le altre guarnigioni sul Po.
E lui ci arrivò su quel ponte sul Po.
Era il ponte che attraversò a piedi qualche giorno prima per andare incontro alla vita che era appena nata.
Era lo stesso ponte che passava quel giorno per andare incontro all'ignoto di un' Italia sicuramente dilaniata e pronta a passare dalla guerra mondiale alla guerra di resistenza.
I tedeschi che lo videro attraversare il ponte non ci pensarono due volte a catturarlo perché, da una settimana all'altra, l'Italia aveva cambiato sponda storica.
E lui ora era il nemico.
E come nemico venne mandato chissà dove in Germania.
Tornò circa un anno e mezzo dopo.
Vide mio padre in fasce e lo rivide che giocava e camminava da solo in cortile.
Tornò dalla Germania a piedi, come molti assieme a lui.

Riattraversò chissà quanti ponti in quel ritorno e, ad ognuno di loro, avrà sicuramente pensato alla casa che si avvicinava.

E' una cosa strana ma spesso ci sono momenti della mia vita in cui mi sento come davanti ad un ponte senza sapere che cosa ci sia dall'altra parte.
Quello che ho imparato dalla storia di mio nonno è che mai si deve aver paura di attraversare il ponte perché, più o meno nascosta, la vita ci attende sempre.

Quando il calendario mi dice che il 25 Aprile è vicino, io ascolto sempre una canzone (pochi lo sanno, ma il testo è di Italo Calvino) che mi fa pensare a lui. E penso anche a tutti coloro che, in nome della loro resistenza, oltrepassano ponti ogni giorno.

16 commenti:

  1. Bello! Ho letto con molta attenzione il tuo racconto e sono stato rapito dalla narrazione :-)

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  2. proprio stasera a pochi passi da qui ci sarà un concerto gratuito dei Modena... pensavo di disertare, ne ho visti fin troppi, ma il tuo post mi ha messo addosso la voglia di andarci.
    Buona giornata della Liberazione

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    1. ah, mi sono permessa di copiare una tua frase e farla un mio mantra pensiero nel mio blog...:)

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  3. Non sono mai troppi... :)
    Cmq grazie per aver copiato la frase :)
    Spero che il concerto sia bello

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  4. ...io della Liberazione ho un'opinione particolare... dettata da un SuperNonno di stanza in Germania, che per i partigiani decisamente aveva un'idea silenziosamente negativa...

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Un racconto magnifico,
    mi è venuta la pelle d'oca.
    Non aggiungo altro.
    Un abbraccio
    Angela

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  7. @Claudia: granzie!! :)

    @Patalice: è giusto avere opinioni differenti. E' giusto ricordare tutto.

    @Angela: grazie mille!! :)

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  8. Che bella canzone :)
    Anche io custodisco un ricordo di Resistenza..

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  9. bellissima storia, grazie per averci dato la possibilità di leggerla e per aver condiviso con noi questi bei ricordi di tuo nonno.
    Hai proprio ragione ogni giorno la vita ci mette di fronte a dei ponti. Alcuni ci metti mesi per attraversarli, altri sono interrotti e ti tocca tornare indietro e cercare un'altra via. Ma quello che più conta è avere il coraggio di iniziare a percorrerli, tutti, con gioia e curiosità!
    Un bacione e a prestissimo, Lindauz

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    Risposte
    1. Grazie Lindauz, a prestissimo :) (che bello!!!)

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  10. Mamma mia Giovy...
    Questo post spacca!!!
    Mi hai fatto venire la pelle d'oca...
    Grazie

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  11. E tu sei sempre gentilissimo con i tuoi giudizi verso di me! :)
    J'adore!!

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