Gente che si incontra

Galles

Questo è uno di quei post che stringono il cuore. Forse il vostro, di sicuro il mio.
Sarà che, questa è una settimana un po' così per il mio personale mondo dei ricordi; sarà che infondo c'è il Sei Nazioni e quindi i ricordi legati a questo periodo dell'anno si intersecano con quelli più vecchi, sarà perché ci sono sempre degli incontri che ti cambiano, anche se non sai in cosa, ma restano lì come pietre miliari nel tuo cuore e ti aspetti di diventare vecchia e raccontare ancora questa storia.
Anni fa ... nel 2009, Gian ed io decidemmo di andare con alcuni amici e con mia nipote a vedere una partita del Sei Nazioni della Nazionale Femminile di Rugby. Per coloro che si stupissero, il Sei Nazioni è anche Femminile e si possono vedere partire di tutto rispetto. Nazionali come quella Inglese e Gallese sono formate da atlete spettacolari che saprebbero dar giù di brutto e vincere sui nostri giocatori di massima serie e campionato.
La Nazionale Femminile ogni hanno fa una partita fuori Roma (normale sede del Six Nations) ospite di solito di qualche club. Quell'anno toccava a Mira (VE) sede tra l'altro di una delle squadre italiane femminili più importanti. Mira e il rugby femminile sono un binomio con un po' di storia ed io mi aspettavo che la partita del Sei Nazione venisse accolta a braccia aperte.
Mi sbagliavo e con mia somma delusione dovetti constatare come non fosse stato organizzato niente per accogliere eventuali persone che, dal Galles (la partita era Italia-Galles), fossero arrivate a seguito della strada. Può sembrare strano, ma all'estero il rugby femminile è seguito e può capitare di andare ad una partita di una squadra del massimo campionato maschile e trovare omoni grandi e grossi sugli spalti pronti a sostenere la squadra femminile indossandone la maglia davanti a tutti.
Lo stadio che doveva ospitare la partita era chiuso che più chiuso non si può. Non un bar o un baracchino che vendesse bibite, panini ... niente.
Io e Gian ci aggiravamo nei pressi dell'entrata per cercare di capire se e quando lo stadio aprisse quando vedemmo un uomo con la distinguibilissima maglia del Galles (è rossa rossissima, non si può non vedere) venirci incontro. "Povero", pensai io, "è qui che non sa da che parte girarsi".
C'era da capirlo! Lo stadio si trovava in un quartiere residenziale e non c'era l'ombra manco di un bar.
Lui si avvicinò a noi e le sue prime parole furono "Do you speak Welsh?"
Io e Gian sorridemmo, saremmo dovuti partire per Cardiff un mesetto dopo e sapevamo solo che buongiorno si diceva Bore Da.
Rispondemmo di no ... dicemmo che potevamo parlare inglese ma lui non sembrava molto contento.
Ci disse che era il padre di una giocatrice, che arrivava da Llanelli e che era venuto a seguire sua figlia.
Si lamentava della mancata organizzazione e noi eravamo concordi con lui.
Poco dopo si aggiunsero a lui altre persone venute apposta dal Galles. Quasi mi vergognavo ad essere lì e non sapere aiutarli. L'Italia ci stava facendo una grama figura e di certo non sarebbe finita lì.
Poco dopo con i nostri amici andammo in cerca di un posto per recuperare dei panini.
Trovammo una rosticceria e fummo salvi grazie a dei buonissimi panini al roastbeef. Il signore Gallese, che di nome faceva Gerard Thomas, ci raggiunse e gli spiegai dove trovare la rosticceria. Era felice che sembrava un bimbo.
Poco prima della partita tornò vicino a noi e sembrava che avesse una voglia matta di parlare.
Ci raccontò che lui arrivava dal South Wales si definiva Celtic ... pronunciato Keltik.
Era fiero di essere Gallese al 100%.
Era fiero di quella passione per il rugby che manifestava in tutti i modi.
Gli chiesi se fosse andato a Venezia, data la vicinanza del luogo.
Lui mi rispose in un modo che non dimenticherò mai e mi raccontò di aver noleggiato un'auto e di aver raggiunto Treviso.
A Treviso ha sede il club rugbistico più antico d'Italia e lui lo sapeva.
Sperava, nel suo cuore gallese, di trovare una club house come quelle che si trovano dalle sue parti.
A malincuore scoprì che non era così ... che non c'erano luoghi da visitare dove porter vedere maglie di campionati precedenti o foto delle prime squadre.
Un po' sconsolata gli feci capire che in Italia la cultura legata alla palla ovale è ben diversa.
Lo stadio aprì ed entrammo per vedere il riscaldamento e poi la partita.
La disorganizzazione era talmente alta che nessuno aveva recuperato nemmeno un mp3 con la musica dell'inno gallese.
Le ragazze della nazionale del Dragone cantarono l'inno come fossero un coro e fu un momento davvero toccante.
Ogni tanto lo osservavo durante la partita. Seguiva le azioni di sua figlia come se egli stesso fosse in campo.
Il Galles vinse, manco a dirlo.
A fine partita era felice come un bimbo il giorno di Natale. Ci rincontrammo prima di uscire.
Regalò a me e Gian il suo berretto e la sua sciarpa dove la scritta Cymru sembrava quasi una dichiarazione d'amore verso il suo paese e quello sport tanto amato.
Ci scambiammo gli indirizzi ... quello di casa e la mail. Ci si scriveva poco ma la presenza era sempre costante. Parlavamo della Celtic League e della nazionale.
Parlavamo del nostro primo viaggione nel Galles del Nord, quello che ci fece innamorare di quella terra tanto bella e tanto immensa dentro il nostro cuore.
Uno dei simboli del Galles è il narciso e viene portato proprio come un emblema nazionale come spilla, immagine o semplicemente riempendo il giardino di splendidi fiori gialli.
Dopo il primo viaggio in Galles io e Gian piantammo dei narcisi sul nostro terrazzo.
Quei Narcisi ci fanno compagnia tutte le primavere e sono talmente importanti per noi da avere ognuno un proprio nome, gallese ovviamente: c'è Daffydd (San Davide, patrono del Galles), c'è Non (è la madre di San Davide), c'è sempre Gareth Thomas (ex Capitano del Galles), c'è Halfpenny.
Ma il primo che nasce è sempre il Signor Thomas ... quel Signor Gerard Thomas che tifava col cuore in mano la sua nazionale e sua figlia.
Poco più di un anno fa proprio lei ci scrisse, proprio quella che giocava quel giorno.
Il Signor Thomas aveva lasciato questo mondo e la cosa mi rattristò e non poco.
E' strano come certi incontri inaspettati lascino nel cuore tante cose belle e restino lì quasi fossero un punto fermo.
Per me... per noi ... me e Gian... il Signor Thomas è stato il principio, l'inizio, il via di una passione e di un amore verso un luogo, la sua cultura, il suo modo di essere.
Il suo Do you speak Welsh resterà davvero il motivo di un sorriso sincero, misto a quella punta amara di nostalgia perché ora lui non c'è più.
Sarà per questo che il primo narciso di ogni stagione porterà per sempre il suo nome.
Sarà per questo che ogni viaggio in Galles sarà sempre, anche per un piccolo minuto, dedicato a lui.

15 commenti:

  1. Bel post, davvero toccante.
    Sei proprio in gamba, cara Giovy!

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    1. Grazie mille... ma è il ricordo ad essere bello.
      Io ci metto solo un po' di parole :)

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  2. È proprio vero: condivido MaiMaturo è veramente toccante. Ma... Se ti dicessi che non avevo maisentito dire sei nazioni mi elimini? Mamma mia che ignorante! Ma ti giuro: mai sentito dire!!!!

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    1. Ti salvo solo perché sei un lettore adorabile!! :)
      Adesso che frequenti questo blog è obbligatorio informarsi sul miglior tornero di rugby del mondo! :)

      Ti ringrazio per i complimenti!

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  3. Your blog is very good~

    Look at this!! Good video

    Click "good news"

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  4. Accidenti a te, quasi mi fai venire le lacrime agli occhi!!! ;)

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    1. ohhhhhhhhhh... sapessi a me mentre scrivevo!!

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  5. e io c'ero...e anche io mi ricordo con tenerezza del Sig Thomas, della splendida partita, dell'orribile organizzazione e di quell'inno Gallese cantato dalle giocatrici tanto bene da toccarti l'anima. Sembrava di essere in un universo parallelo.
    Questo è il classico incontro che non avviene per caso. Sono quelle persone che ti cambiano la vita anche se ci sono rimaste per 2 ore soltanto, sono quegli esseri speciali che il destino ci fa incrociare.
    Grazie per il bel ricordo Gio, a presto un bacione

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    1. Cara la mia Lindauz,
      che bello trovarti (anche e di nuovo) qui! :)
      Il signor Thomas davvero resterà un punto fermo ... come quell'inno cantato con tanto amore

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  6. Brividi di emozione con questo post, tesoro...mi sono commossa, tanto.
    Un abbraccio tesoro, non ti venisse mai in mente di smettere di scrivere, eh?
    Bacio!

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    1. Smettere di scrivere??? What's smettere di scrivere? :)))

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  7. Che splendido racconto, quanto dobbiamo imparare,
    la fierezza di quel popolo è straordinaria.
    Ho una borsa di bulbi di narciso che ho acquistato quest'anno
    in un supermercato Lidl di Carmarthen.
    Quando fioriranno penserò al tuo racconto.
    Angela

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    1. E mi raccomando ... dà loro un nome!! :)

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  8. Il mio cuore si è stretto, eccome. E' bello sapere che quella persona è sempre nei vostri ricordi...

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