Caro Joao...

 Joao - Foto © 2012 Giovy
Caro Joao,
Il carnevale è finito da poco e giorni fa mi sei venuto in mente.
Ho qui quella foto che ti feci quando avevi tra i quattro e i cinque anni.
Dico così perché non sapevi dirmi quanti anni avevi per l'esattezza e me lo dicevi sorridendo quasi per timidezza quando ti vidi la prima volta nella favela do Bode a Recife.
Mi dissero di te che il tuo soprannome era Mamao perché non ti veniva bene dire il tuo nome senza sbagliarlo.
Ho ascoltato per caso una canzone che adoro e che ho conosciuto molto dopo aver conosciuto te. Si chiama Anjo da Guardia e spesso mi fa pensare a quei giorni pensati a capire il Brasile e capire me.
La ascolto e tu torni alla mia mente e cercando di fare il conto di quanti anni potresti avere adesso ho provato un po' di emozione perché, per la prima volta, penso a quanto tempo realmente è passato da quei giorni.
Ormai dovresti avere 17 anni e chissà mai se sei diventato come tanti di quei diciassettenni della favela dove vivevi.
Mi ricordo che un giorno, mentre ci stavamo rincorrendo ridendo come pazzi, ti sei fermato e ti sei messo a chiedermi da dove venissi.
Ti risposi che arrivavo dall'Italia e tu incalzasti chiedendo se Italia era la mia favela.
Sorrisi quasi imbarazzata, anche se capii ben dopo l'importanza della tua risposta.
Ti chiesi io da dove venivi tu: dal Bode, dicevi quasi come fosse la cosa più scontata del mondo.
E il Bode dov'e? Continuai io.
Il Bode è qui ... da nessun altra parte, fu la tua risposta.
Ci sedemmo per terra e tu mi guardavi quasi serio per la prima volta in tutti quei giorni.
Cercai di farti capire nel mio portoghese un po' stentato che il Bode è una parte di Recife e che Recife è in Brasile.
Appena dissi Brasile ti illuminasti.
Io pensavo avessi compreso in pieno il mio ragionamento ma tu, con quel Brasil detto a piena voce, capivi benissimo che la tua nazionale era quella che quell'anno aveva quasi vinto il mondiale.
Giravi le tue giornate con una maglia col faccione di Ronaldo ben impresso a mille colori ed era facilmente intuibile il tuo amore per la Seleçao.
Brasil ... Brasil... e cominciavi a saltellare davanti a me urlando con tutta felicità uno ad uno i nomi dei tuoi beniamini. Dentro di me pensavo che non ero mai riuscita da imparare nemmeno una formazione di nessuna cosa mi interessasse.
Ti guardavo saltare felice e poi fu il tuo turno di fare domande.
Ma Italia è in Brasile?
Rimasi lì un po' e poi cercai di fare un disegno per farti capire quanto distante fosse il mio paese.
Mi guardasti un po' a bocca aperta.
Qualche giorno dopo, chiacchierando con le suore del centro sociale della favela, scoprii un po' di più la tua storia. Seppi che tua madre aveva circa 18 anni ... il che vuol dire che ti aveva avuto a 14.
Una tua zia era una delle bimbe che frequentavano il centro e non mi pareva possibile ce tu potessi avere zie così "piccole" ma era così.
Lei ti prendeva in spalla tutte le sere e ti portava a casa, chissà che casa... ma di sicuro un luogo dove la tua mamma ti dava tutto l'amore possibile perché eri sorridente, felice, sereno... con quel testone grande come un pallone del tuo adorato calcio.
Un pomeriggio poi, in piena pioggia, correvi per le strade giocando come un saltimbanco sotto l'acqua.
Ti divertivi talmente tanto che non ebbi il coraggio di urlarti dietro di andare a coprirti e di scappar via dalla pioggia.
Un giorno ti portai al mare, assieme a tanti altri bimbi e quando entrammo in acqua ti aggrappasti forte a me per non lasciarmi più.
Forse era uno dei tuoi primi bagni, chi lo sa... non capii mai ... ma era così bello vederti ridere a crepapelle non appena prendesti fiducia e ti lasciasti andare a giocare con l'acqua.
Di te mi rimane un'immagine splendida... quella di un bimbo nato in circostanze difficilissime ma che lottava per il suo diritto di rimanere ancora bimbo senza lasciarsi sopraffare dalla realtà.
Hai avuto la fortuna di avere una mamma che, malgrado tutto, ha fatto la mamma e non ha mai mollato un attimo.
Per questo mi piace pensare che ora, a 17 anni, sarai da qualche parte a studiare perché te lo sei meritato e perché dentro quel testone grande come un pallone c'è un cervello che vuole ancora crescere.
Adoro immaginare che tu sia uscito dal quella favela e vorrei davvero che avessi pensato a me quel giorno che capisti davvero che il Brasile è una nazione e che l'Italia è molto distante.
Ho voglia di pensare che tutto questo possa essere vero e che tu sia ancora vivo.
Ripenso per un secondo a quando mi dicevi che tu volevi essere come Ronaldo.
Oddio... adesso Ronaldo non è un granché ma è facile capire come per un bimbo brasiliano fosse importante avere davanti agli occhi la figura di un altro bimbo di favela che ce l'avesse fatta.
Tu avevi già ben in mente chi volevi essere.
Io cominciavo solo in fase embrionale a capire chi volevo essere.

 Joao sotto la pioggia - Foto © 2012 Giovy

15 commenti:

  1. C'ho messo giorni a scrivere questo post perché ad ogni paragrafo mi veniva da piangere...

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  2. ok.
    una grande scrittrice.
    Il blogging è altro.

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    1. Adesso divento super rossa... grazie mille per i complimenti. Mi faccio piccola piccola e gongolo un po'

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  3. concordo con cielosopramilano... SEI una grande scrittrice...
    Hai una maniera di scrivere le cose unica! E... maledetta! :d mi hai fatto commuovere!!!!

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    1. La prossima volta metto in dotazione al post una scatola di kleenex! :)
      Grazie ancora per i complimenti.
      Se continuate a dirmelo comincio a crederci

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  4. Ho voglia di pensare che tutto questo possa essere vero e che "tu sia ancora vivo".
    Perché?

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    1. Perché nel luogo dove incontrai Joao la gente muore giorno dopo giorno, notte dopo notte.
      La favela non guarda in faccia nessuno

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  5. Che storia... un abbraccio virtuale a Joao...

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  6. La galleria dei volti che hai conosciuto è così lunga e ricca... Fa piacere girovagarci grazie ad i tuoi post.

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  7. È ancora vivo e ricorda ancora benissimo il vostro incontro, sono sicura.
    Bacio, Giovy.

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  8. Bellissima lettere, stupendo post!! emozionante il tuo ricordo, le parole sfiorano la malinconia devi essere proprio una grande viaggiatrice: senti, vedi e parli ;) Complimenti per l'emozione che hai fatto trapelare in ogni parole del post. Sei bravissima!

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