Rita & Me (Storie di un Brasile Lontano)


C'era una volta una donna che avrebbe lasciato un'impronta grande dentro al cuore.
Ci incontrammo in Brasile, in quel lontano 1998 che mi fa talmente impressione da non riuscire a scriverlo.
Lei si chiamava (e si chiama ancora, almeno lo spero) Rita.
Quando la conobbi aveva quell'età indefinibile che hanno spesso le suore. Già, Rita è una suora.
Non saprei dirvi di che ordine ma quello che vi posso dire è che grazie a lei ho capito molte cose della terra che mi accingevo a scoprire quell'estate.
Osservavo Rita muoversi con estrema leggerezza tra le strade della favela dove passavo tante ore in quei giorni.
Mi sembrava un essere saltato fuori da un mondo diverso.
Ti arrivava alle spalle e non te ne accorgevi. Mentre si lavorava, in strada, lei arrivava dal nulla con delle bottiglie piene di succo di lime e carote. Quel succo aveva una dolcezza immensa e ristorava tutti noi durante il lavoro, non del tutto semplice con i bimbi.
Si avvicinava a me e sorridendo mi diceva in un portoghese splendido che avrei dovuto bere, altrimenti mi disidratavo.
La sera poi si occupava della cena non facendoci mai mancare niente, anche se gli ingredienti erano sempre pollo, pesce, riso e carote.
Si inventava sempre qualcosa di nuovo e si scusava per non trovare del pane decente, visto che noi italiani eravamo abituati a del pane troppo buono.
Successe un giorno che poi mi venne la febbre.
Dentro di me già immaginavo di aver preso ogni genere di malattia tropicale esistente.
Continuavo a dirmi che fosse dengue ... poi pensavo a chissà che febbre ... poi arrivavo alla malaria.
Poi la febbre venne anche al mio amico Hermano Andre e fummo portati via da dove dormivamo assieme ai nostri amici e compagni di viaggio.
Minacciai i miei travel mates affinché non mi portassero in ospedale. Sarei morta all'ospedale di Recife.
Andrea fece lo stesso e ci portarono da Rita affinché potessimo avere qualcuno che si prendesse cura di noi.
La prima sera diventai matta: le zanzare erano molte, la febbre ancora di più, il mal di testa non ne parliamo.
Fuori sentivo i rumori atroci della favela di notte. Non restare mai in favela dopo il tramonto, mi dicevano.
Capii perché. Spari ... forse ... scoppi ... chi lo sa... urla, quello è certo.
Immaginavo la vita fuori da quei cancelli e mi sentivo preda di chissà che delirio di preoccupazione. Non tanto per me stessa ma per il mondo in cui vivevo.
Nel mezzo della notte, nel profondo del buio arrivava lei... Rita... con i suoi intrugli (davvero, a tutt'oggi non so che cosa mi abbia dato) dal sapore acre e forte, con la sua presenza rassicurante.
Mi stupivo nel ritrovarla dentro la stanza perché non la sentivo arrivare... come se volasse.
Era quasi impressionante notarla in mezzo al buio perché leri era così nera che forse solo la pece poteva avvicinarsi al suo colore.
Nera, forti lineamenti africani marcatissimi. Donna, di Bahia, Suora vestita sempre da laica, con i capelli raccolti sempre in turbanti coloratissimi
Il giorno dopo stavo meglio e parlammo un po' di lei.
Mi spiegò che prima di essere suora era una donna, africana, di Bahia. E questo in Brasile vuol dire solo una cosa, forse due: sincretismo, santeria.
Mi raccontò fiera delle sue antenate, come le definiva lei, e mi spiegò la forza e la potenza del ruolo femminile nel Brasile di quegli anni. Non a caso lo slogan di quella specie di oratorio dove vivevano e operavano lei e le sue consorelle (donna cazzutissime, perdonate il francesismo) era "Vuoi salvare un bambino? Adotta la madre..".
Fu da quel giorno che notai, nel microcosmo complesso della favela, il troppo frequente ruolo parassitario maschile e quello super attivo delle donne. Erano loro che tiravano fuori i denti per sopravvivere.
E Rita lo sapeva benissimo.
In secondo luogo mi parlo del suo essere Bahiana... Salvador de Bahia è un polmone culturale immenso per il Brasile e porta con se la summa delle radici africane.
Quel luogo e la sua gente sono il trait d'union fondamentale tra la modernità attuale e la storica discendenza africana di una terra come il Brasile.
E Bahia vuol dire santeria, Xango ... Yemanja e Candomblé.
Mi sembrava impossibile che una suora cattolica fosse legata così tanto al sincretismo santero.
Eppure... eppure Rita mi spiegò quanto le cose fossero indissolubili.
Per una donna, africana, di Bahia.
Parlare con lei in quei due giorni in cui mi curò fu come studiare almeno 10 enciclopedie di antropologia, storia e religione.
Spesso la penso ... la carissima Rita... la rivedo intenta ad ammazzare le carote, come le dicevo sempre quando preparava il suo magnifico succo di frutta.
La rivedo arrivare leggera e raggiungermi nelle strade di Recife.
La rivedo felice nella sua Bahia.
Io nel frattempo ascolto Clara Nunes e ringrazio Rita per avermi insegnato il valore della diversità.

...Contam que toda a tristeza
que tem na Bahia
Nasceu de uns olhos morenos 
molhados de mar...

12 commenti:

  1. Secondo me hai incontrato un angelo.

    RispondiElimina
  2. Potrebbe essere proprio così...

    RispondiElimina
  3. Che splendido ritratto, la potenza del femminile.

    RispondiElimina
  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  5. Giovy, anche questo racconto è bellissimo. Senti, ma non hai mai pensato di raccogliere tutte le tue descrizioni di luoghi in un libro ed inviarlo a qualche editore?

    RispondiElimina
  6. Grazie mille Niko.
    Diciamo che tra i vari sogni che mi sono rimasti in testa c'è proprio quello di vedermi pubblicata un giorno o l'altro...
    Mi sento una piccola Jo March :)

    RispondiElimina
  7. Per dovere di cronaca vi devo dire che la mia febbre era dovuta ad un'insolazione. Portate sempre il cappellino se andate in Brasile, anche se vi dicono che là è inverno e il sole non splende!

    RispondiElimina
  8. Mamma mia che racconto questo.... Mi ha tenuto con il fiato sospeso fino all'ultimo.
    Grazie Jo March!!!!
    Ti vedo molto come lei, si si!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero?? Ecco... adesso divento rossa! :)

      Elimina
  9. Persone come Rita sono più uniche che rare!
    Comunque è vero, dovresti proprio scrivere un bel libro :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se continuate a dirmelo comincio a crederci :)

      Elimina

Benvenuto in questo mondo fatto di viaggi e di emozioni.
Siamo tanto felici se ci lasci un commento!
Gli Anonimi non ci piacciano e se ci spammi ti scateniamo contro Torchwood

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...