Una fortezza tra gli stagni

Francia Camargue
(Foto © 2011 Giovy)
Quell'estate francese mi portò a prendere la strada che da Arles porta a Les Saintes Maries de la Mer.
Si viaggia tra etangs e allevamenti vari per poi sbucare in un luogo dove lo sguardo può ammirare da lontano la celebre cittadina camarguense. E da lì sembra piccolissima... e lo è.
E da lì la sua chiesa sembra immensa... ma si scoprirà solo dopo che non lo era.
Questo indica leggermente la grande magia che avvolge la Camargue.
Come già scrissi in un post qualche giorno fa, andai in Camargue perchè volevo finalmente vedere i paesaggi raccontati in un libro che lessi alle medie.
E poi il viaggio fino a Tolosa e all'Euskal Herria era lungo... bisognava spezzare.
Inoltre, in quel periodo risuonava dentro le mie orecchie quasi ogni giorno una canzone che diceva lungo la strada persi il coraggio, lo ritrovai alle Saintes Maries.
Io non avevo perso il coraggio ma ero in un periodo X della mia vita. X perché non era né bello né brutto... era solo incasinato e un po' disastrato.
Con mia immensa sorpresa, trovare un alloggio a Les Saintes anche in pieno Agosto (organizzazione del viaggio una settimana prima della partenza) è possibile.
Com'è possibile spendere circa 60€ per una doppia B&B. Probabilmente certi prezzi proibitivi agostani ci sono solo in Italia.
Les Saintes Maries mi accolse in un caldissimo pomeriggio d'agosto. Per puro caso camminavo a ridosso del più grande stagno e guardavo incredula al fatto che c'erano davvero dei fenicotteri rosa davanti a me.
Mi sembrava di essere ritornata la stessa ragazzina che leggeva Là dove soffia il Mistral e ripromisi a me stessa che sarei tornata, probabilmente, a fotografare l'incanto del tramonto.
Ora non era il momento... la stranissima chiesa di Les Saintes mi chiamava.
Volevo andare a scoprire la bellezza di Santa Sara... la Santa a furor di popolo, custodita gelosamente tra mura spessissime. E' tipico, quando si entra nelle chiese antiche d'estate, provave una sensazione di frescura ma lì non fu così. Quella chiesa, infatti, non è nata come chiesa ma come fortezza... costruita molto tempo fa da chi voleva divendere la bouche du Rhone.
Malgrado mura spessissime e pietre antiche, il calore era fortissimo ed io non capivo se venisse da fuori o fosse generato da dentro.
Pochi istanti dopo lo capii, scendendo i pochi gradini che mi separavano dal luogo dove era custodita la statua della Santa zingara per eccellenza.
Una strana devozione le girava attorno, perfetto sincretismo tra ciò che è pagano e ciò che è religioso.
Avevo notato un simile mix perfettamente bilanciato solo quando andai al Santuario della Virgen del Cobre, a Santiago de Cuba.
In quella strana fortezza-chiesa tutta buia e scura, al di fuori della cripta di Santa Sara, provai un sensazione stranissima. Poco dopo uscii, lasciando ai gitani il loro culto... come è giusto che sia.
Pagai un euro ed ebbi l'accesso alle scale che conducono al tetto, esperienza che consiglio fortemente, sopratutto verso il tardo pomeriggio... com'è successo a me.
Rimasi seduta lì sopra ad ammirare un sole alto che sembrava non volesse scendere e che mi parlava solo di Estate. Il vento mi faceva compagnia ed arrivava proprio da Nord come quel Mistral di cui tanto avevo letto. Quando ero piccolina il mio fratello più grande mi disse che il Maestrale e il Mistral sono la stessa cosa. Io mi arrabbiai perché dentro la mia testa ogni nazione aveva il suo vento e non si conforndeva mai con gli altri di nazionalità diverse.
Quel giorno, in quel momento sopra il tetto, sorrisi a quel pensiero.
Aperitivo e cena erano ormai d'obbligo ed ogni angolo de Les Saintes vi delizierà nel migliore di modi.
Ottimo un vin de sable rosé con moules a l'aioli possono essere una cena ottima che può essere gustata a prezzi super decenti. Se vi va di provare un'altra specialità del luogo, affidatevi ai ristorantini o ai mas che cucinano carne di toro. Vi sorprenderà la sua delicatezza e morbidezza.

Ciò che sorprese me maggiormente fu la tranquillità di quel luogo malgrado l'affollamento vacanziero in atto e la discreta quantità di italiani presenti.

Il giorno seguente andai ad Aigues Mortes e l'amai al primo secondo in cui la vidi.
Anni dopo, arrivando a Caernarfon per la prima volta, scoprii che Edoardo I aveva costruito il suo più bel castello Gallese (Caernarfon, per l'appunto) e la relativa fortificazione cittadina proprio prendendo ad esempio Aigues Mortes. Che strane a volte le concidenze dei nostri piccoli amori viaggerecci.
Come da programma del mio animo, non seppi resistere alla voglia di fare un giro tra Rodano e canali con una bella barchetta.
Mi sono detta che quel delta, infondo, non aveva nulla di sconosciuto ma valeva la pena di visitarlo ugualmente.
Il sole mi scottò ed io, poco dopo, pranzai con baguette et jambon seduta vicino ad una fontanella in Place Anatole France.
Poco prima di tornare a Les Saintes, mentre camminavo sotto degli alberi, vidi dei vecchietti giocare a bocce. Mi fermai a guardarli e loro sorrisero.
La Francia del Sud mi aveva definitivamente accolto.
Anche se per mer era già ora di riprendere la strada ed andare verso Ovest.

Metti una sera al Black Boy Inn

Pub in Galles
(Foto © 2011 Gianluca Vecchi)

(English translation at the bottom of the Italian post)
 
Oggi mi preme parlarvi del Black Boy Inn.
Sarà perché è uno di quei pub per i quali varrebbe la pena di costruire il teletrasporto.
Sarà perché non passa giorno che non mi chieda come starà, cosa farà, chi gli terrà compagnia.

Noi, Gian e io, di compagnia gliene abbiamo tenuta molta.
Dicesi Black Boy Inn uno dei pub più vecchi di tutto il Regno Unito.
Dicesi Black Boy Inn il miglio pub di Caernarfon.
Dicesi Black Boy Inn un'esperienza enogastronomica da non perdere.
Tanto tempo fa diciamo attorno al 1520, giunse a Caernarfon su di un bastimento carico di ... qualsiasi cosa vogliate, un omino proveniente dall'Africa.
Era probabilmente stato uno schiavo ma, al momento del suo arrivo in Galles, era stato liberato e poté tornare alla vita normale.
Lavorava, probabilmente, nel famoso porto gallese e, con un bel po' di soldi messi da parte, decise di aprire una locanda, proprio a ridosso dei dock.
La locanda funzionava, lui sposò una ragazza gallese e vissero la loro vita tranquilli, felici, gallesi e contenti.
Quell'omino Africano ora non c'è più ma il suo ritratto vi osserverà non appena vi avvicinerete al banco per ordinare una splendida pinta di Snowdonia Ale, probabilmente la migliore birra tra quelle prodotte dalla Purple Moose Brewery.
Il pub con gli anni si è ingrandito. Alla parte originaria se n'è aggiunta una più moderna e totalmente trasformata in ristorante. Troverete questa parte entrando, sulla vostra destra.
Sulla sinistra c'è la hall originaria, piccola e confortevole, spessissimo piena e non prenotabile.
Sicché, se vorrete avere un posto nella storia di quel luogo, arrivate presto e aspettate ora di cena pasteggiando  una Ale dopo l'altra. L'ostinazione di voler restare lì vi premierà.

E se riuscirete a sedervi nel tavolo vicino al camino, proprio dove svetta un trono in legno dedicato al Principe di Galles, pensatemi forte e chiaro ed io per osmosi proverò ad essere lì con voi.
Quando poi arriverà l'ora di cena, leggete bene la black board all'ingresso prima di decidere di mangiare qualsiasi cosa presente sul menù stampato.
Tipico di questo pub è il rifornirsi giornalmente da pescatori locali sicché l'approvvigionamento di pesce cambia spesso e, se sarete fortunati, vedrete le parole "Lobster" e "Crab" scritte col gesso bianco sulla lavagna nera.
I prezzi medi viaggiano attorno alle 10/12£ per un pasto normale ... se si tratta di aragosta o granchi si aggireranno sui 22£ ma ne vale troppo la pena.
In primis per la qualità di ciò che vi verrà presentato, in secondo luogo perché il pesce di quel mare è una cosa da non poter descrivere. In secondo luogo i piatti sono completi e così pieni di cose che bisognerebbe alzarsi e andare a ringraziare il cuoco per non lesinare sulle porzioni.
Lo stesso dicasi per il più comune e amatissimo Fish & Chips che qui è di proporzioni astrali in quanto a grandezza e bontà.

Mangiate con calma, lasciatevi avvolgere da quella stanza e dalla sua storia.
Pucciate tutto il pucciabile nelle salsine che vi porteranno o, nel caso sceglieste un piatto di carne (Steak & Ale Pie, Welsh Pie e Black Beef Burger consigliatissimi) adornate tutto con il gravy e la mitica salsa HP, fiori all'occhiello della cucina d'Oltre Manica.
Per aiutare la digestione e restare perfettamente nel mood del luogo consiglio un buon bicchiere di Penderyn, unico single malt distillato in Galles.
Poi non vi resterà altro che passeggiare, col pancino pieno e l'animo felice, verso il piccolo porto appena fuori dalle mura cittadine. Ci saranno gabbiani e cormorani a farvi compagnia, assieme al vento lieve del tramonto e l'immagine di un Menai Strait sempre bellissimo e pieno di cose da scoprire.
Restate lì un po'... fa parte anche questo della vostra serata.
E, come sempre, pensatemi. Io in quel frangente piango sempre perché la cornice è così bella che stento a credere di aver fatto parte, seppur per poco, di un quadro simile.


What about an evening at Black Boy Inn...

Today I’m willing to talk to you about Black Boy Inn.
Maybe because it iso ne of those pubs that anyone has to visit at least once.
Maybe because I’m asking about it anyday of my life… how it is, who’s there …
Gian & me spend many hours there.
Black Boy Inn iso ne of the oldest pub in UK.
Black Boy Inn is the best pub in Caernarfon.
Black Boy Inn is a great food experience that cannot be missed.
Once upon a time, circa1520, an African boy came to Caernarfon on a ship. He probably knew what slavery was but, at the moment of his arrival in Wales, he was a free man leading a normal life.
He was used to work, probably in Caernarfon harbor, to earn some money to open an Inn. And so he did, he opened the Black boy inn just near the docks.
The Inn was good and worked a lot, he married a Welsh girl and they lived their life happy, Welsh and joyful.
That African Boy is dead now but he will observe you as soon as you walk towards the bar to order a wonderful full pint of  
Snowdonia Ale, probably the best beer among the ones produced by Purple Moose Brewery.
The pub has expanded during the years. A new modern part, dedicated to the restaurant, has been added to the original one. Entering in the pub, this modern part is on the right.
On the left, comfortable and little, there is the original one, often full but really nice.

If you’d like to have your place in history… well… arrive soon and you will win the best place in the pub.
If you will be seated near the fireplace, where you can find the Prince of Wales throne, let’s think about me clearly and strongly.
When dinner time comes, read carefully the black board on the entrance before deciding what eat … or, better, before deciding which food experience to share.
This pub stock up fish daily, directly from local suppliers so you probably will see the words "Lobster" and "Crab" on the black board.
Price range is about 10/12£ for a typical dish ... if you choose Lobster consider about  22£. It deserves each pound you will spend.
Firstly because of the quality of the food. Secondly because dishes are complete and really full and anyone would like to say thanks to the chef because of the portions and presentations .
The same is for my beloved Fish & Chips: the taste, the quality and the portion are beautifully great.

Eat slowly, let yourself be wrapped into the atmosphere of that room and its history.
Dip anything you can did in the sauces taken together of your fish dish.
If you prefer meat dishes (
Steak & Ale Pie, Welsh Pie and Black Beef Burger super suggested), ask for  gravy e HP sauce, delicious flowers of overseas food.
In order to help digestion and keep yourself into that tasty mood I suggest a good sip of
Penderyn, the only Welsh single malt.
After that, you will only need to take a walk towards the little Marina just outside the Walls.
Gulls and Cormorans will be with you, together with a gentle sunset wind. In front of you a wonderful image of Menai Strait. Stop for a moment because landscape will be part of your evening experience.

As usual, think about me. In that moment I’m used to cry a little bit because it is so hard for me to believe that I’m a part of such a beautiful real painting

Fairy tale of Snowdonia

Visitare la Snowdonia

Le montagne ci accolsero abbracciandoci con la pioggia, ma così tanta pioggia che sembrava venisse giù anche in orizzontale.
Fu così, dentro ad un cruciverba pluviale, che conquistammo la Snowdonia.
Snowdonia... quando comprammo la guida del Galles mi lessi con curiosità il capitolo relativo a questa regione del North Wales che, con quel nome, mi sembrava uscita direttamente da un romanzo fantasy.
E invece no... a differenza di chissà che terra scomparsa, Snowdonia esiste e Giacobbo non c'ha mai fatto una puntata.
Mi chiedo come mai perché quei luoghi pullulano di leggende & Co.
Due fra tutte: sotto il monte Snowdon (da qui il nome della regione) giace il gigante Rhitta Gawr, sconfitto da re Artù. Come se questa storia non bastasse, aggiungo anche che Excalibur è stata gettata sul fondo del Glasyn, un bellissimo laghetto disperso tra quelle valli.
Avevo cercato di mettere assieme il programma per quel giorno per quasi tutto il mese di Luglio, scancherando su Internet in cerca del collante per mettere assieme questa e quell'altra cosa.
Alla fine ce la feci. Saremmo arrivati a Llanberis con l'autobus 88 da Caernafon. Il viaggio è corto ma ... vi sentirete in pericolo di vita data la guida lanciata dei mitici autisti gallesi. Tranquilli... paura finché volete, reggetevi ma non succede niente.
Dopo essere giunti nel ridente paesello montano, saremmo saliti sulla Snowdon Railway, unica concessione totalmente turistica di quel viaggio.
Per arrivare in cima allo Snowdon c'è il trenino (una delle più antiche ferrovie statali del Regno Unito) ... o i piedini. Per salire contate circa 3 ore la strada non è difficile e il sentiero è largo e ben battuto. Ha l'unica pecca di essere solo lunga. Ma con una giornata di sole dovrebbe essere fantastica.
Com'è fantastico il treno, da prenotare assolutamente se ci fate un pensierino e se siete troppo alti (oltre 1,90m) lasciate stare. I sedili sono stretti e il viaggio vi porterà via un'oretta a salire e una a tornare.
Tornando ai miei piani, successivamente al giro in treno, avevo incastrato tutti gli orari dei mitici Snowdon Sherpa (autobus, non persone) per arrivare al Pen Y Pass dove partiva il sentiero per andare a cercare Excalibur.
Dopo avero sudato e risudato sui miei programmi... ecco che ettolitri di pioggia impedirono la loro realizzazione.
Nella realtà andò così.
Giungemmo puntuali a Llanberis e ritirammo, sotto un diluvio degno di Noé, i nostri biglietti per il treno
Il K-Way di Gian non teneva più l'acqua, io invece avevo il mio amico Poncho. Occoreva trovare una soluzione per Gian e fu così che prendemmo la via, sbagliata, per il paesino.
Fortunamente ce ne accorgemmo e aggiustammo il tiro della nostra direzione trovandoci, felici e gioiosi, davanti ad un mega negozio di attrezzature per la montagna.
Se arrivate a Llanberis e vi accorgete che vi manca qualcosa ... keine Angst... lì troverete tutto.
Comprammo un bellissimo poncho per Gian. Eravamo pronti per sfidare, in sandali e braghe corte, il monte Snowdon e la sua pioggia.
Arrivati in cima, corremmo oltre la stazione del trenino per raggiungere la vetta.
Lo Snowdon non è una montagna così comune: Hillay ci si è allenato per l'Everest e salire su quelle ultime rocce che ti portano in vetta regala sempre una piccola emozione.
Giuro... la pioggia veniva giù anche in orizzontale e attorno a noi c'era un paesaggio tale da fare gola alle Highlands. Ce ne accorgemmo scendendo quando le nuvole cominciavano a diradarsi.
Laghi e pecore di alta montagna, corsì d'aqua e cascate che spuntano ovunque.
Questa è la Snowdonia.
Sul fondo valle, poi, se ne stava tranquillo il Castello di Dolbardarn, casa di Llywelyn.
Per raggiungerlo vi basterà camminare nel bosco che lo contorna seguendo i segnali del National Trust.
Attenti perché si scivola tantissimo dato che il sottobosco è sempre umido ma tenete bene aperti gli occhi anche per un secondo motivo: il verde di quel luogo.
I miei occhi non ci credevano ... ma mai vista una tonalità di verde tale. Neanche in Irlanda.
Avevo la sensazione che il bosco nel quale camminavo fosse stato dentro al miglior smeraldo del mondo.
Ed io ero lì... in quel silenzio... col mio poncho rosso e i capelli gocciolanti... che mi guardavo attorno come se mai avessi visto un regno così fantastico.
Non facemmo a tempo a raggiungere il Pen Y Pass quindi Excalibur è salva questa volta.
Salimmo sull'autobus per tornare a Caernarfon e fummo felicemente sorpresi del fatto che il riscaldamento fosse accesso. Rischiavamo di nuovo simpaticamente la vita ma almeno eravamo al caldo (badate bene, in macchina, secondo me rischiate di più).
Durante quel viaggio tutto curve e frenate riflettevo sul fatto che una regione come quella non poteva avere altro nome che uno che sembrava arrivare direttamente dalle favole.
I lived my fairy tale of Snowdonia...

Baldanzose Giovani Donne a Teotihuacan

Piramidi Azteche di Teotihuacan Messico

Eravamo arrivate a Città del Messico il giorno prima.
Uno sbattimento che non vi dico (anzi, un po' l'ho già scritto), ma ne è valsa troppo la pena.
Un viaggione enorme al quale dovete aggiungere la possibilità di qualche svarione al vostro arrivo per due esatti motivi: il primo è qualcosa che la gente spesso non cosidera ma Città del Messico (e tanto Messico) è a più di 2000 metri di altitudine.
A questa (e qui c'è il secondo motivo) dovete aggiungere milioni e milioni di abitanti.
Le stime ufficiali dicono attorno ai 10 milioni. Voi contatene almeno il doppio perché, come succede in molte città del Centro e Sud America, metà della popolazione non è censita regolarmente.
Sicché potete fare due più due e capire quanto inquinata possa essere l'aria di una città così alta con così tanti abitanti. A tutto ciò aggiungete il fatto che il nostro areo arrivò nel pomeriggio.
Malgrado una discreta preparazione sull'argomento, mi spaventai quando, andando dall'aeroporto alla metropolitana avevo il fiatone e arrancavo con un zaino di soli 12 kg. Le mie spalle avevano portato di peggio... ma non con tutto quell'inquinamento!
Tale sensazione diventò più carina e trastullante quando, verso sera, andammo a mangiare e io sentivo i miei piedi molli e la testa che andava per conto suo. Ero ubriaca senza aver bevuto. E lo ero ancora di più dopo una birra. Che vergogna!
Baldanzose nei nostri 26 anni decidemmo di restare a Città del Messico anche il giorno due del nostro viaggio. Infondo ci voleva ma non potevamo restar lì a pettinare le bambole e quindi decidemmo di prender su noi stesse e andarcene a vedere le meraviglie Azteche di Teotihuacan.
Raggiungemmo Mexico Tapo con la metropolitana, sfatando un bel mito che diceva che la metropolitana di Città del Messico sia pericolosa. Badate bene, state attenti come stareste attenti in qualsiasi metropolitana di una grande città ma, detto tra noi, stavo più tranquilla a Città del Messico che in metropolitana a Milano.
Per raggiungere il luogo tanto caro agli Aztechi vi basterà prendere un autobus degno di questo nome(di solito ce n'è uno all'ora sicché non vi preoccupate de non lo perdete), da Mexico Tapo.
Dopo circa un'oretta di viaggio, l'altitudine sarà di circa 2700 m e davanti a voi vedrete un sentiero che si addetra tra cespugli di Agave e alberi di Avocado... o per meglio dire Aguacate, come si chiama lì. Ha fatto un certo senso, a me che adoro il guacamole, vedere tanti esemplari di mango spiaciccati a terra come dei cachi fuori stagione. Del resto... paese che vai, frutta che trovi e anche da noi se ne lascia sugli alberi molta.
Camminavamo e faceva un caldo che non ve lo auguro.
Camminavamo e arrancavamo ed ecco di nuovo il fiatone farci compagnia mentra approffittavamo dell'unico bagno del comprensorio. Dopodiché pagammo il biglietto ed entrammo, innanzitutto, in un piccolo museo riportante statuette e utensili tipici degli Aztechi.
Tutto era molto ben spiegato, pur evitando l'effetto Super Quark.
Finito il museo fu il momento di gustarci in tutto e per tutto la Piramide del sole, quella della Luna, la Calzada de los muertos e tutti gli edifici lì attorno.
Un luogo di tale grandezza e di tale bellezza (malgrado in rovina) che mi venne in mente una domanda: chissà com'era quando gli spagnoli lo trovarono.
Baldanzosissime e cariche dell'energia dell'ambiente in cui eravamo, decidemmo di salire sulla piramide del Sole, come molti stavano facendo il quel momento.
Messico, Piramide Azteca, Esterno giorno. Sole a picco, altitudine e due giovani donne in canottiera, pantaloncini e nessuna protezione né solare né per le loro testoline.
Eccole avvicinarsi felici, non curanti del fatto che il battito cardiaco fosse già accelerato (non sembra ma il sentiero che vi porta all'ingresso è tutto in salita), eccole ora alle prese con i primi scalini.
"Cavolicchio... ma sti aztechi erano mica bassini? Che gradini han fatto?", fece la Giovy
"Gradini sto par di balle... ho il 37 e non mi ci sta il piede?", rispose la Fra.
Ma loro no... decise e convinte eccole salire, appoggiandosi al grandino davanti a loro.
Il bello delle piramidi Azteche (ma anche Maya e Zapoteche) sono le tre parti e quindi i tre stop obbligatori tra una scalinata e l'altra.
Fatta la prima... fiatone... tutto bene... non girarti che ti vengono le vertinigi.
Le vertigini colsero le nostre due eroine nell'affrontare la seconda scalinata, praticamente verticale e sempre più stretta.
Secondo stop... ulteriore fiatone e l'arrivo dello stato di falsa ebbrezza.
Ma loro no... sempre più decise e baldanzose si aggrapparono alle corde (perché le terze parti delle piramidi sono così brutte da salire che sembra di essere in ferrata) e su... fino all'ultimo gradino.

Finì che restammo stese 5 minuti almeno per darci tregua.
La testa girava, il cuore ballava ma respirando a fondo, con la schiena appoggiata alla sommità della piramide, l'energia di quel luogo ci infondeva nuova forza e nuova voglia di metterci sedute per osservare il mondo da dove eravamo approdate.
Mi ricordo che passai da stesa a seduta tenendo gli occhi chiusi. Poi li aprii piano.
Vedevo la gente... giù ... pronta a salire... vedevo chi si aggirava per il sito, tra una pietra e l'altra.
Vedevo perfettamente la Via Sacra... la gente camminava .... ma io non sentivo un rumore.
Forse era la magia di quel posto... forse davvero racchiude in sé un'energia tutta sua e specialissima.
Quello che so per certo è che quel luogo mi stregò davvero... oltre a darmi un certo stordimento fisico del tutto piacevole.

Quando fu il momento di scendere ci mettemmo a ridere... per non piangere.
Diciamo solo che la pendenza delle scale si nota di più scendendo che salendo. E vi ho detto tutto.
Ve lo ricordate uno spot di una bibita che si vedeva tanti anni fa? Ecco ... io avevo paura di rotolare giù proprio come quella lattina. Già mi vedevo.
Invece sono ancora tutta intera, come lo ero quel giorno.

Finimmo di visitare quel luogo con una certa sacralità regalataci proprio dalla scalata alla Piramide.

Con la stessa sacralità, usciti da lì' (si esce da un lato diverso da dove si entra), fummo conquistate da un signore che voleva portarci al suo ristorante proprio lì davanti.
Il posto si chiamava Comida Casera ed era praticamente un tendone da sagra con 4 tavoli e cibo preparato la momento. Praticamente il miglior pranzo (e non scherzo) di tutto quel viaggio in Messico.
Encilladas verdi (le più piccanti) e pollo. Nachos preparati al momento e il miglior guacamole di tutta la mia vita. Il tutto innaffiato dalla mitica birra Bohemia.

Ripartimmo per Città del Messico col pancino pieno e con l'anima ricolma di bellezze azteche.
Non sazie di interrogativi al confine tra mito e religione, sulla via del ritorno decidemmo di andare a vedere che cosa mai viene costudito dentro la chiesa di Guadalupe.
E lì ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare...

We few, we happy few, we band of brothers


WESTMORELAND. O that we now had here 
    But one ten thousand of those men in England 
    That do no work to-day! 
  
KING. What's he that wishes so? 
    My cousin Westmoreland? No, my fair cousin; 
    If we are mark'd to die, we are enow 
    To do our country loss;

William Shapekeare, Henry V, III Act - Saint Crispen's Day Speech (1599 ca.) 

Quel giorno, nel Castello di Beaumaris, Gian mi fece sorridere declamando Shakespeare dall'alto di un torrione.
Tempo fa, poi, durante un pomeriggio in cui avevo bisogno di incoraggiamento, mi sono ascoltata una splendida versione del discorso di San Crispino direttamente da Youtube.

Sicché mi sono ripromessa che ne avrei parlato ma cavolo!! e' Il 25 Ottobre ed io me ne stavo dimenticando, avrei dovuto postarlo ieri.
Non è da me, no... io non dimentico date, avvenimenti, battaglie, firme di trattati e simili. Io che infondo ho studiato Storia e la scelta non è stata casuale.

Quello che vi voglio raccontare oggi è la bellezze di pensare ad un viaggio tirandolo fuori da un pezzo di libro, dall'immagine di un quadro o dal gusto di qualcosa che ci piace tanto. Mettere quel pizzico di passione in più dentro ad una vacanza o ad un week end fuori porta è quello che ci fa rispondere in modo convincente quando qualcuno ci chiede "perché sei andato lì?"
Per quel che mi riguarda, e non me ne vogliano i grandi tour operator, trovo più spesso l'ispirazione per un viaggio da un grande classico piuttosto che da un patinatissimo catalogo.

Sicché, complice anche un film che ci è piaciuto da matti, quest'estate probabilmente (sperem) andremo a visitare il Nord-pas-de-Calais e probabilmente ci metteremo in mezzo al prato dove è stata combattuta la famossissima battaglia di Azincourt a declamare il bardo inglese e a giocare con le spade di legno facendo finta di essere il caro Enrico V (gallese, ci tengo a sottolinearlo) e il suo cugino Westmoreland.
Pensando a queste cose mi è venuto in mente il mio primo viaggio a New York e la mia ricerca ossessiva dell'appartamento di Ghost. Mai trovato.
Ho ripensato a tutti quelli che vanno alla HB di Monaco e cercano tracce del putsch di Hitler.
Poi mi è tornata in mente quella volta in cui, tranquilla e felice, mi sono letta l'incipit de "Il Piacere" di D'Annunzio seduta sulla scalinata di Trinità de' Monti, gustando tutto parola per parola.

Sono stata ad Aci Trezza e "i Malavoglia" letti lì hanno tutto un altro gusto.
E un sapore meraviglioso è quello di "Piccolo Mondo Antico" letto proprio guardando il Lago in Valsolda.
Sono andata in Camargue per un libro letto alle medie (pensate voi, alle medie!!) e perché, in quel periodo, adoravo una canzone de I Mercanti di Liquore.
Per non parlare di quella volta che, a Parigi, ho costretto le mie amiche a fare tutti il giro della zona di Place de la Bastille solo perché lì è ambientato gran parte de I Miserabili.
Parlando di cinema "Le conseguenze dell'Amore", di Sorrentino, mi hanno dilaniato piacevolmente l'anima proprio perché conosco uno ad uno i posti dove il film è stato girato. E ora, che non vivo più lì, non riuscire a riguardarlo senza farmi male.

Sicché ora mi chiedo che cos'altro mi piacerebbe fare.
Vorrei vivere la zona costiera e caraibica della Colombia per rileggere mille volte L'amore ai tempi del colera di Marquez.
Mi piacerebbe viaggiare attraverso gli Yorkshire Moors fino ad arrivare ad Haworth dove i fantasmi di Cathrine ed Heachcliff si stanno ancora rincorrendo.
Vorrei riuscire ad andare a Quimper, perché preparando un esame ho letto Fede e Bellezza di Tommaseo e mi sono chiesta come mai non si parla mai di un libro del genere.
Sarebbe bello ritrovare il Castello di Macbeth oppure rivedere qualcosa della Londra di Dickens.
Pensando all'Italia, inutile dire che leggere della fuga di Renzo Tramaglino sui bordi dell'Adda ha tutto un altro gusto e vi dirò anche che, quando ero poco più che ventenne, sognavo di fare in bici i colli bolognesi ripetendo dentro la mia testa "pedalava come un girardendo appena un po' più basso e rock".

Pensando ai telefilm, con Gian siamo andati a Portmeirion e lui, da buon appassionato di The Prisoner, si sentiva quasi un ragazzino e continuava a dirmi "I'm not a number, I'm a free man".

Rileggendo questo post mi accorgo di essere una persona dai gusti classici. Forse perché i classici mi sanno di storia, di cose belle ed hanno dentro loro il gene dell'eternità.
E a me piacerebbe sempre che i viaggi fossero eterni.
Anche quelli che non ho ancora fatto... per questo da oggi questo blog annovera anche l'etichetta "fantaviaggi".
Si tratta di tutti quei viaggi che non ho ancora fatto ma che ho già organizzato alla perfezione. Sono pazza, dite? Forse sì.
Ma mi adoro così.

E qual è il libro, l'opera d'arte, il verso di una canzone che vi ha portati in qualche posto o che semplicemente vi ha fatto mettere il piede fuori di casa?
Perché lo so che non sono l'unica ad avere queste inclinazioni... we few, we happy few, we band of Brothers.

Voi fatemelo sapere... nel frattempo io mi riascolto il discorso di San Crispino, questa volta in lingua originale... perché, ve lo dico, per Branagh andrei in capo al mondo.

Liverpool free as a bird


England Liverpool
(Foto © 2011 Gianluca Vecchi)

Ho riascoltato per caso
Free as a Bird dei Beatles.
Più che averla riascoltata, l'ho guardata e mi sono resa conto che, per la prima volta, guardavo quel video con la coscienza di chi è stato più volte a Liverpool.Lo so ... ho già dedicato vari post alla città dei Beatles ma ce n'è uno che non ho ancora scritto: quello in cui parlo di Liverpool vista dall'alto.
Ci sono due modi per vederla ... a vol d'oiseau, come direbbe Hugo.
Il primo è atterrare al John Lennon Airport durante il giorno.
Per imbroccare bene la pista, il pilota compirà una virata che vi permetterà di osservare per bene una bella parte del Mersey e di tutto quello che lo contorna. Di sera capirete meno dove starete volando ma la bellezza di osservare le rotonde illuminate e le macchinine imboccarle al contrario... non ha prezzo.
L'altro modo, più semplice e più terreste è regalarvi un bel giretto sulla Echo Wheel.
E' facilissima da trovare innanzi tutto perché si trova giusto di fianco l'Albert Dock. In secondo luogo, non potete sbagliarvi perché è grandissima (e bellissima, aggiungo io).
Se, dopo un giorno a zonzo, da una parte o dall'altra del Mersey, avrete voglia della "cigliegina sulla torta" non vi resterà che aspettare l'orario giusto (ovvero il quasi tramonto) per poter salire in un ovetto super accessoriato e comodissimo e godere della vista magica di una città dal cielo.
Non so se si tratta di una specie di rivalsa rispetto al fatto che io sono proprio bassina, ma quando mi trovo in alto mi sento tutta un'altra donna.
Quel pomeriggio, con Gian... altro che donna... ero tornata una bimba e mi tenevo addirittura alle maniglie dell'ovetto non appena quest'ultimo accennava ad alzarsi.
Non appena fummo all'altezza giusta vidi quello che la foto qui sopra ritrare.
La super mega galattica proveniente da Gotham City Cattedrale Protestante di Liverpool. Una chiesa, almeno mille perché che meritano un post (coming soon).
Quello che stupisce di una città come Liverpool è l'altezza delle case. Tralasciando la moderna parte difronte ai dock, la Liverpool storica è tutta bassa, fatta eccezione per le sue Cattedrali.
E quando la ruota panoramica vi porterà leggermente in alto vi si aprirà un orizzonte proprio difficile da trovare e da ammirare in altri posti.
In quel momento, ricordo bene, il Mersey scintillava per il riflesso del sole ed i miei occhi, spingendosi poco più in là del fiume, scorsero una marea di pale eoliche piantate nel mare.
Giravano e giravano ed erano bellissime.
Non me ne vogliano i paesaggisti (non saprei com'altro chiamarli) ma le pale eoliche sono proprio belle ed io le metterei ovunque. Nel mio inconscio sono come le girandole che tanto adoravo quando ero piccola, con l'unica differenza che loro sono enormi...  ed io sono sempre bassa.
Forse sono solo un po' sentimentale e fondamentalmente legata ad emozioni antiche, ma vedere Liverpool  dall'alto mi ha esaltato.
Avevo ormai imparato a conoscere il colore delle strade e dei muri di mattoni.
Avevo ormai imparato a conoscere l'effetto del cielo guardandolo dal basso.
Avevo imparato a stupirmi davanti ai riflessi che il sole regalava alle vetrate.

Ma non mi ero mai trovata alla stessa altezza della torre della cattedrale, se non più su.
As a bird, solo per un quarto d'ora ... è vero... ma che bello!
Ci sono tantissime cose che non dimenticherò mai dei miei vari viaggi... ma quest'esperienza, così semplice e se volete, così childish, è quasi in cima alla lista.

Scesi di lì, se vi verrà fame, approfittate pure della vicinissima Pump House, giusto dentro al Dock.
Prima di entrare a rifocillarvi... girate dietro ai vari edifici e finite di godervi il tramonto.
Non vi uscirà più dagli occhi. Parola mia.

Black Point e il bimbo che è in noi

Arrivare a Black Point Galles
(Foto © 2011 Gianluca Vecchi)

Altro giro, altro faro.
Bello, sempre più solitario degli altri due raccontati nei giorni scorsi, ecco a voi il Faro di Black Point.
Incontrammo quel fiero baluardo del Menai Strait durante il nostro ultimo giorno in Galles, quello in cui, fondamentalmente, avrei voluto combinare di tutto anziché ripartire e tornarmene a casa.
C'è spesso, nei viaggi, quel senso simpatetico, nell'accezzione più greca del termine.
Tu sei felice... e splende il sole.
Tu sei triste per il primo giorno dopo molti... e per il primo giorno dopo molti torna la pioggia.
In questi giorno probabilmente sono al culmine massimo di nostalgia da Regno Unito, comune malattia mentale che mi affligge ormai da anni. Tale disordine mi sta spingendo a giocare con Google Maps tutti i giorni senza accontentarmi della visione satellitare... no... io mi voglio fare ancora più male e gioco con la Street view... come se ci fossi io dentro l'immagine.
Sicché eccomi qui... a parlarvi di quel giorno in cui, dopo compere varie, decidemmo di salutare Anglesey e il Galles dal mare.
Lo so che fa "super turista a Venezia" ma quando sono all'estero e c'è una barca che va su di un fiume o nel mare... io ci devo andare. Proprio come una bimba capricciosa.
Le barche che portano verso Puffin Island partono dal molo di Beaumaris.E quest'ultima è così graziosa e piccolina che non potrete perdervi.
Dato il fatto che la visione di quell'isola attrae molte persone, vi consiglio o di arrivare il mattino presto a Beaumaris e prenotare da lì o di informarvi by phone presso le società che operano in questo senso ed accordarvi sul da farsi.
Badate bene al datto che le partenze subiscono sempre cambiamenti e sono decise day by day in base alla marea di quel giorno.
Una volta sulla barca non vi resterà che lasciarvi cullare da quel lento andare.
Super Consiglio del mondo dei consigli: sedetevi dal lato sinistro della barca. In quel modo avrete la visione diretta della costa di Anglesy all'andata; sarete vicinissimi a Puffin Island e, al ritorno, avrete una perfetta visione della costa da Conwy a Bangor... con tanto di cornice dei monti di Snowdonia.
Io, manco farlo apposta, ero seduta dal lato sbagliato ma forse è stato meglio così perché, come vi dicevo prima, sarei stata capace di scendere dalla barca e nuotare fino a Puffin Island per far compagnia alle magnifiche foche grigie che la popola.
Avrei fatto di tutto per raggiungere le bellissime Puffin (da leggersi Puffin e non Paffin), ovvero le pulcinelle di mare, placide nel loro sostare sulle rocce.
Per non parlare dei cormorani neri... di cui l'apertura alare mi ha tanto stupita.
Fare un giro a Puffin Island è come fare un tuffo dentro ad un documentario di Super Quark.
Se, durante il tragitto, vi capiterà di sentire l'Aria sulla Quarta Corda di Bach non vi preoccupate, è tutto nella norma perché certi posti sono magici. E quello lo è.
Quando la barca si fermerà in prossimità di Puffin Island lasciate che la meraviglia entri in voi e non abbiate mai paura di manifestarla.
La prima volta che mi sono trovata vicino ad una foca grigia (ero a Bardsey Island) mi sono stupita del fatto che fosse enorme. Bellissima e simpatica allo stesso tempo.
E lì ne vedrete molte... pronte anche a giocare con l'acqua perché loro sono così... curiose di capire chi è andato a trovarle.
Non abbiate mai paura di sentirvi bimbi alla scoperta del mondo quando andrete (perché ci andrete, lo so) a Puffin Island.
La barca girerà attorno alla piccola solitaria isola e, quando sarete dal lato opposto rispetto a Black Point alzerete lo squardo e vederete i resti di una piccola stazione postale.
Vi verrà raccontato che lì ci abitava qualcuno fino a molto tempo fa.
Se per un momento avrete sperato di essere quella persona ... beh... il contagio sarà completo.
Ne avrete nostalgia prima o poi.
E proprio come un bimbo tornerete a giocare con Google Maps per sentire quella strana e dolcissima stretta al cuore.

La lunga strada verso South Stack

Come arrivare a South Stack
(Foto © 2011 Gianluca Vecchi)


Preparate gambe, piedi e tutto... si parte per raggiungere South Stack! Il Galles del Nord possiede un luogo estremo, geografico e in quanto bellezza, chiamato Isola di Anglesey. L'isola di Anglesey ha anch'essa un'estremità chiamata Holy Island. All'estremità sud di Holy Island c'è South Stack. Più in là c'è solo il mare e poi l'Irlanda.

New Brighton... semplicemente "di là"

Inghilterra Merseyside
(Foto © 2011 Gianluca Vecchi)
(English version at the bottom of the Italian one)
C'è un posto poco frequentato al di là del Mersey, sulla Penisola di Wirral, pochissimo più su di Liverpool e vicino a Birkenhead. Quel posto si chiama New Brighton.
Più volte, restandomene seduta su di una panchina dell'Albert Dock, la sera, guardavo al di là della foce del Mersey e mi dicevo "chissà com'è guardare Liverpool da di là".
Sicché, sto giro, ci sono andata.
Io e Gian abbiamo preso l'autobus 432 (ma va bene anche il 433... quello che passa prima) da Sir Thomas Street, non lontano dal Lobster Pot.
Andata e ritorno circa 4£ a testa. New Brighton è il capolinea sicché potete fare come noi, sedervi al piano di sopra del double-decker e godervi quei circa 20 minuti di viaggio attraverso un'Inghilterra vera e viva, fatta di strade normali, per gente normale, impegnata nelle proprie attività, senza nessun contatto turistico di nessun tipo.
Tra Liverpool e la penisola di Wirral non ci sono ponti, ci sono solo tunnel.
Passato uno di quelli siamo spuntati in quel territorio che io continuavo a definire "di là".
E "di là" c'era un posto che volevamo visitare, Fort Perch Rock, ovvero baluardo ottocentesco costruito per difendere il porto di Liverpool.
Quando scendemmo dall'autobus rischiammo di essere portati via dal vento che soffiava come nel migliore dei miei sogni. A New Brighton c'eravamo solo noi... noi e un bagnino che pattugliava la spiaggia lasciata a vista dalla marea e un gruppo di operai che lavoravano alacremente per portare a termine un mega Travelodge che renderà sicuramente più popolata e più vacanziera quella zona.
Già, perché New Brighton altro non sembra che una stazione balneare abbandonata dagli anni '70, con un paio di fish & chips sempre ben graditi e una promenade appena rimessa a posto.
E' in una fase di riqualificazione sicché non vi nascondo che, a mio avviso, l'estate prossima potrebbe essere ben diversa.
Faceva freddino dato il vento e, fatalità, io indossavo lo stesso maglione che sto portanto ora.
Avvolta nella felpa col cappuccio e nella sciarpa (ma temeraria nei miei bermuda e sandali) camminavo con Gian verso una spiaggia tempestata dal vento ... ma così bella, così nordica, così atlantica, da non trovare altri aggettivi per definirla.
E lì, a far la guardia assieme al forte c'era il faro... solo e solitario, fiero sulla bassa marea.
Ed io già mi immaginavo come sarebbe stato in mezzo alle onde impetuose del freddo mare tra Liverpool e l'Irlanda.
Quel posto mi conquistò probabilmente per il fatto di essere solitario ed impetuoso, come tutti i fari dovrebbero essere nel migliore degli immaginari.
Cominciai a camminare sul quella specie di piccola diga di scogli che il braccio umano aveva messo a protezione della spiaggia.
Davanti a me il faro e il mare, dietro di me il forte, sulla mia sinistra ancora sabbia e tanto vento a mitragliarmi le gambe con minuscoli granellini che sembravano sassate in quel momento.
Alla mia destra il Mersey e la sua foce... un traghettto navigava placido e si guadagnava lentamente l'uscita dalla foce del fiume. Il suo fianco diceva Liverpool-Belfast Line.
Le nuvole cominciavano a radunarsi impetuose sopra di noi e il vento cominciava a portare le prime gocce di pioggia. Noi andammo verso la promenade dalla quale il panorama di Liverpool, delle sue due cattedrali (la cattolica, stranissima e la protestante, uscita da Gotham City) e della Radio Tower è un qualcosa di bellissimo.
Per la prima volta vidi Liverpool da un punto di osservazione diverso. Non da dentro, come sempre.
Non con il nasu in su ma da di fronte. O meglio, da "di là", come dicevo sempre.
E per me era ancora più bella.

Sicché devo ringraziare New Brighton e quel giorno pieno di vento per avermi spinto di nuovo a vedere le cose da un punto di vista diverso.
Perché anche un viaggio può essere sfaccettato e polytropos. Quasi fosse una persone da conoscere in tutti i suoi aspetti. Per questo motivo, probabilmente, ritornerò (potendolo fare) in posti già visti.

Tornammo in centro a Liverpool dopo aver bevuto un caldissimo e buonissimo tea nella caffetteria del Floral Pavillion, in mezzo ad infinite vecchiette inglesi dai vestiti e dai cappelli improbabili.
Tornammo... è vero... ma più consci del fatto che val sempre la pena di cercare, ovunque, un "di là" dal quale osservare le cose.

New Brighton ... simply "across"

There is a place that we can define not too crowed just across the Mersey, on Wirral, not too far from Liverpool and just near Birkenhead. That place is called New Brighton.

I observed it many times, sitted on a bench of the Albert Dock, in the evening. I watched just across the mouth of the river telling to myself “ how could it be observe Liverpool from the other side?”

So, this last summer, I went there.

Gian and me took the bus nr.432 ( the 433 is ok too ... take the one coming first) from Sir Thomas Street, not far from Lobster Pot.

Return ticket costs about 4£ each of us. New Brighton is the last stop so you can go on the bus, relax and live the 20 minutes trip from the second floor of the double-decker. You will discover a “new” Britain made of normal people fond of their day-by-day activities, without any contact with touristic reality.

There are no bridges between Liverpool and Wirral but tunnels.

Once went through one of these, we jumped out that territory I still was defining “across the river”.

And "across the river" there were a place we wanted to vistit, Fort Perch Rock, 19th century rampart built to defend Liverpool harbor.

As in the most perfect of my dreams, we  risked to fly away because of the wind as soon as we went down the. We were alone, there in New Brighton ... only us and and a lifeguard left alone on the shore. Near the bus stop, some workers were building a brand new Travelodge  that will give a certain sense of holiday to thata place. For sure it will be ready for next summer.

The impression I had once arrived was to be landed into a 70’s seaside resort, adorned by a couple of good fish & chips and a promenade with a new look.

It was a little bit cold because of the wind and,  by chance, I was wearing the same sweatshirt ad today.

Wrapped in my hoodie and my scarf (but with bermudas and sandals) I walked with Gian towards a beach  studded by the wind...so beautiful, so Nordic, so Atlantic … that I could not find any other adjective to describe it.

There, as the perfect guard-mate of the fort, there was the light house… alone and solitary, bold on the low tide.

I wa trying to imagine it in the middle of the stormy waves  of the cold sea between Liverpool and Ireland.

That place conquered me probably because of its being solitary and impetuous, as all the lighthouses should be.

I started walking on the rocks, places there as protection of the shore.
In front of me there were the lighthouse and the sea, behind me the fort. On my left still sand and a lot of wind ready to fired my legs with small grains that seemed to me like heavy stones in that moment.

On my right the Mersey and its mouth ... a ferry was placidly sailing joining slowly the exit of the mouth. Its side reported Liverpool-Belfast Line.

Clouds were starting collecting stormy above us and wind was caring the first raindrops. We wend on the promenade to watch Liverpool, its two cathedrals and the radio Tower.
Liverpool was gorgeous
.

I observed it from another point of view, for the first time… not from the inside, as usual. I was not in the street; I was in front of her. Just across the river, I as always told to me.

And for me it was more beautiful than ever.

For this reason I’d like to thank New Brighton because it gave me the opportunity and it pusher me, in that windy day,  to observe something from another point of view.

Any journey could multi-faced  and polytropos, as any person that can be discovered in many aspects. That why, if I could, I will go back to places already seen.

We went back to Liverpool after a warm pot of tea at Floral Pavillion, in the middle of a group of wonderful English old ladies.

We went back ... it’s right ... knowing that it is always worth to look for an “across place” to differently observe our reality.

Attenziò, Pubblicaziò...

Ringrazio nuovamente Nonsoloturisti.it per avermi pubblicato.
Spero che il mio Brasile piaccia a molti.

Lucerna, perchè no?

Viaggio a Lucerna

Quell'anno io e la mia migliore amica decidemmo di passare il capodanno a Lucerna.

Ci piaceva girare per le città di notte piuttosto che andare a qualche cena o cercare una festa.
Le città stesse, per San Silvestro, sono una grande festa. Bastava solo scegliere dove andare.
Io abitavo in Svizzera da quasi un annetto e mi ero presa la Lonely Planet della Confederazione Elvetica perché infondo la Svizzera è piccola e andava girata, week end dopo week end.
Piccola sto par de balle... non sono riuscita a vederla ancora tutta. Ed ora lì non ci vivo più (ma ci torno appena posso).
La scelta per quel capodanno cadde su Lucerna perché fondamentalmente piuttosto vicina al Ticino e perché ha proprio un bel aspetto svizzero. Per di più non è grande come Zurigo e Berna e, secondo la guida, c'erano un po' di cose da vedere.
Quello che vidi non tradì le mie aspettative e, a dirla tutta, in alcune cose le superò.
Mi riferisco alla fondazione Rosengart, collezione privata di ogni ben-di-Dio del Novecento pittorico scoperta quasi per caso gironzolando qua e là.
Lì scoprii per puro caso quanto potevo innamorarmi di Paul Klee oppure lasciarmi prendere dalla dolcezza di Chagall.
Se quel luogo allietò il nostro spirito, la Spycher Fondue House riempì per bene i nostri pancini (prenotate!!! Altrimenti non si trova posto).
Noi non fummo da meno e non mancammo di allietare tutto il ristorante proprio mentre gustavamo la nostra splendida fondue de Vacherin (il non plus ultra della fonduta). Io e la Fra, entrambe parlanti la lingua teutonica, eravamo un po' alticce.. diciamo. Siate consci che la fonduta stranisce un po' perché dentro alla splendida cremina di formaggio c'è sempre una base alcoolica (altrimenti si ingruma tutto) e considerate inoltre che la fonduta va sempre accompagnata da qualcosa di alcoolico (solitamente vino bianco del Valais) o da qualcosa di caldo o da qualcosa di frizzante (altrimenti si ingruma tutto nel vostro stomaco).
Siccome non avevamo voglia di berci dietro il tea e l'acqua frizzante non ci piace... beh, non ci restava che il vino.
Tornando a noi un po' alticce, scherzavamo (in italiano) sul fatto che la tipa del ristorante assomigliasse molto a Frau Blücher.
Continuavamo a ridere, complice il Fendant, finché alla Fra non venne la bella idea di lasciar uscire la sua passione teatrale ed esclamare a tutta voce "Ein groesses Schwanzstueck!" in perfetto modo teutonico.
A quel "un gran bel pezzo di membro sessuale maschile" tutto il ristorante si girò e la Fra mi guardò interrogativa come per dire "perché?" o meglio "warum?".
Ed io le risposi in Italiano dicendole "qui parlano tutti tedesco Fra". Dopo un nano secondo di imbarazzo la risata fu copiosa e noi fummo le più ben volute del ristorante.
Per riprenderci dalla fatica di quel siparietto fummo costrette ad ordinare anche il dolce dopo miliardi di kili di fonduta di Vacherin. Il fegato già ci picchiava a più mani quando comparve davanti a noi la foduta di cioccolato assieme a della bellissima frutta e ... udite udite... dei pezzettini di pane imbevuti di crema al whiskey.
Il giorno dopo avrebbero potuto darci in pasto alla vecchina di Hansel e Gretel ma riuscimmo a tornare all'ostello e riuscimmo a dormire senza strani incubi.
Il giorno dopo nevicava che Dio la mancava e decidemmo di tornare bambine e andare a giocare a palle di neve (leggasi ... ecco un modo per smaltire le fondute) in un parco trovato per caso seguendo le mura della città.
Ci divertimmo e ci inzuppammo così tanto che perdemmo il senso del tempo.
Era ormai buio quando attraversammo il 
Kapellbrücke  per l'ennesima volta. 
Mi sporsi da un lato e osservai la città vecchia dietro di me.
Avevo davvero scelto bene la mia destinazione per quel viaggio ed ora, quando qualcuno mi chiede dove andare in Svizzera (Ticino escluso) dico sempre ... Lucerna, perché no?
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